La vicenda da cui prende le mosse questo saggio è nota al grande pubblico. Il filosofo Cartesio, nato in Francia nel 1596 e padre spirituale dell’età moderna, morì l’11 febbraio 1650 a Stoccolma, dove era stato chiamato dalla giovane Cristina di Svezia, che voleva essere istruita da lui sulle questioni di filosofia. Ancora oggi si discute sulle vere cause della morte del filosofo francese – una polmonite dovuta al rigido inverno svedese, o una congiura di palazzo causata da un suo legame troppo stretto con la regina? Meno invece si parla della misteriosa sorte toccata alle sue ossa. Obiettivo di questo originale saggio è invece proprio ripercorrere il bizzarro e spesso dimenticato destino occorso alle sue spoglie. Dov’è finito il teschio del grande pensatore, separato dal resto del corpo? È davvero quello conservato al Musée de l’Homme di Parigi? Seguendo il cammino delle ossa di Cartesio – che girarono per sei Paesi, in un arco di tempo di tre secoli e che furono più volte riesumate – a partire dalla prima tormentata sepoltura, che la regina volle dargli in terra protestante ma che fu ben presto rivendicata dalla cattolica Francia, Shorto ricostruisce una storia dell’Europa moderna. Le complicate vicende delle spoglie cartesiane rifletterebbero infatti l’altrettanto complicato intreccio di eventi e idee che animarono tre secoli di storia europea.
Agosto di Federico Garcia Lorca

Agosto
Controluce a un tramonto
di pesca e zucchero.
E il sole all’interno del vespro,
come il nocciolo in un frutto.
La pannocchia serba intatto
il suo riso giallo e duro.
Agosto.
I bambini mangiano
pane scuro e saporita luna.
Il mare è tutto azzurro di Sandro Penna

Il mare è tutto azzurro.
Il mare è tutto calmo.
Nel cuore è quasi un urlo
di gioia. E’ tutto calmo.
Testo tratto da: Sandro Penna, Poesie, Parenti, Firenze 1939
Una stella – Una poesia di Vincenzo Mancuso

Una stella
Si aprirà fra le sue nubi il cielo
e più su la coltre
dopo che avrò tracimato
l’intera nebbia dagl’occhi
il marcio dal petto ed astri ancora.
Ferito di Percival Everett
Percival Everett
Ferito
Traduzione dall’inglese di Marco Rossari
Nutrimenti (Greenwich – 7), Roma 2009
236 p. ; 16 €
Il romanzo ambientato nel Far West, trasporta il lettore all’interno del ranch del tollerante John Hunt , in una natura incontaminata vicino a un paese dove l’omosessualità si scontra con il perbenismo provinciale e il pregiudizio. Ecco che allora la frontiera diventa confine, separazione tra etero e gay, tra chi accoglie e chi si erige a giudice usando la violenza fisica o quella spirituale come il padre del ragazzo scomparso.
Davanti a certi alberi
Da iomare: terzo mare
foto Beatrice Cignoni
terzo mare
Te sola, fra tante ch’io son stata,/ sola te non ricordo quale m’appari/ in questa di me remota immagine./ Così ero? Ancora in specchi non ti miravi,/ sapere non potevo se m’assomigliavi./ E or s’incontrano i nostri sguardi./ Come seria sei, piccina e assorta,/ parrebbe quasi veramente tu vedessi /quella che oggi io sono. (S. Aleramo )
In mondi sconosciuti a ricercarsi,
sulla coda marina d’invernata ribelle,
L’astratto – di Silvia Molesini
Per cui con l’astratto si può dire tutto. Non presa posizione definita il mondo svolge spirali e non s’incaglia.
L’astrazione è rara virtù dell’intelligenza e traguardo finale dello spirito. Finalmente sbarazzati di quel profilo continuamente sopravvenente gli animi raggiungeranno orbita e sposeranno il nero totale , ma non definitivo.
Per cui ti rosso asperrima e mi resusciterai viso. Per cui ti amo interrima e sorri-so. Per cui la linea avrà frattale incontro e solo gli ingrandimenti mentiranno un vero, e solo ma no, non solo abbaini di luce, spicchiarli a grani mossi superiori agli insieme.
Quando mi immagino le membra seducenti immagino un sé-duce. E vorrei che fossero le tue unghie reduci a spaccare la tela in quattro, mandalesca, e a non fermare l’abbraccio con l’analisi e l’olio, la sfumatura tintoretta, il tizianesco groviglio, vaghe prospettive a veleonardo o, cazzo, la crocefissione della francesca.
NIENTE PLACA LA SUA SETE di Villa Dominica Balbinot
In quei giorni ,
niente placa la sua sete,
rimane solo quel respiro ripetitivo
- lì al centro-
da crespi segnali è attraversata, la notte:
ovunque è un luogo di foglie.
“La vita davanti a sé ” di Romain Gary
Il pomeriggio del 3 dicembre del 1980, Romain Gary si recò da Charvet, in place Vendôme a Parigi, e acquistò una vestaglia di seta rossa. Aveva deciso di ammazzarsi con un colpo di pistola alla testa e, per delicatezza verso il prossimo, aveva pensato di indossare una vestaglia di quel colore perché il sangue non si notasse troppo. Nella sua casa di rue du Bac sistemò tutto con cura, gli oggetti personali, la pistola, la vestaglia. Poi prese un biglietto e vi scrisse: «Nessun rapporto con Jean Seberg. I patiti dei cuori infranti sono pregati di rivolgersi altrove». L’anno prima Jean Seberg, la sua ex moglie, l’attrice americana, l’adolescente triste di Bonjour tristesse, era stata trovata nuda, sbronza e morta dentro una macchina. Aveva 40 anni. Si erano sposati nel 1962, 24 anni lei, il doppio lui.
Il colpo di pistola con cui Romain Gary si uccise la notte del 3 dicembre 1980 fece scalpore nella società letteraria parigina, ma non giunse completamente inaspettato. Eroe di guerra, diplomatico, viaggiatore, cineasta, tombeur de femmes , vincitore di un Goncourt, Gary era considerato un sopravvissuto, un romanziere a fine corsa, senza più nulla da dire. Pochi mesi dopo la sua morte, il colpo di scena. Con la pubblicazione postuma di Vie et mort d’Emile Ajar, si seppe che Emile Ajar, il romanziere più promettente degli anni Settanta, il vincitore, cinque anni prima, del Goncourt con La vita davanti a sé, l’inventore di un gergo da banlieu e da emigrazione, il cantore di quella Francia multietnica che cominciava a cambiare il volto di Parigi, altri non era che Romain Gary. A trent’anni di distanza dalla sua prima edizione, la Biblioteca Neri Pozza pubblica questo capolavoro della letteratura francese contemporanea. «Venti anni prima di Pennac e degli scrittori dell’immigrazione araba, ecco la storia di Momo, ragazzino arabo nella banlieu di Belleville, figlio di nessuno, accudito da una vecchia prostituta ebrea, Madame Rosa» (Stenio Solinas).
È la storia di un amore materno in un condominio della periferia francese dove non contano i legami di sangue e le tragedie della storia svaniscono davanti alla vita, al semplice desiderio e alla gioia di vivere. Un romanzo toccato dalla grazia, in cui l’esistenza è vista e raccontata con l’innocenza di un bambino, per il quale le puttane sono «gente che si difende con il proprio culo», e «gli incubi sogni quando invecchiano».
La donna invisibile di Paolo Zardi

La comunicazione è un processo che prevede almeno due punti fermi: una sorgente e un destinatario. E se l’arte è (anche, o soprattutto: dipende dai punti di vista) comunicazione, un pittore che dipinge un quadro sta realizzando solo la prima metà della sua opera: opera che sarà conclusa solo nel momento in cui qualcuno aprirà i propri occhi di fronte alla tela, e aggiungerà, a ciò che sta vedendo, tutto il proprio mondo. Esiste, quindi, una relazione stretta, tra chi crea e chi guarda, una sorta di contratto i cui termini continuano a variare nel corso del tempo. [...]
continua sulla Rivista di Viadellebelledonne: qui
libero professionista ed imprenditore nel settore dell’ informatica, Zardi
ha scoperto all’ inizio del 2006 il mondo del blog che gli ha fatto rifiorire
la passione per lo scrivere abbandonata poco dopo la fine del liceo classico.
Ama la letteratura americana degli ultimi cinquan’ anni con speciale amore
per Roth, Wallace, Kundera e John Le Carrè.
il blog di Paolo Zardi: Grafemi
immagine: inconcluso
( paola lovisolo)
L’oro di Dongo di Luigi Cignoni

LA TRAMA
E’ la storia di due uomini-soldato: l’uno repubblichino, l’altro inquadrato nell’esercito regolare, il primo originario di Como, il secondo dell’Elba. Si scopriranno protagonisti di eventi che hanno scritto la storia contemporanea d’Italia: il passaggio della fine della dittatura alla nascita della Repubblica.
Astrazioni I – Alessandro Ghignoli

“La vita non è quella apparente che noi vediamo: ma è immensa, totale, illimitata, senza confini – e minima, invisibile, fatta di segni infimi, di particelle trasparenti, delle pulsazioni dell’aria, dei battiti segreti dell’universo”.[1]
Louis Fürnberg di Stefano Zangrando

Luis Fürnberg
Quest’anno cade il centenario della nascita di Louis Fürnberg, uno scrittore di lingua tedesca poco conosciuto. Recentemente la Literaturwerkstatt di Berlino gli ha dedicato una serata di letture. Tempo addietro, l’amico Reimund Frenzel di Weimar mi aveva spedito alcune poesie che aveva antologizzato per l’occasione, chiedendomi di poter dare visibilità a questo autore anche in Italia. Lo faccio volentieri con i mezzi di cui dispongo, traducendo quasi per intero la voce che a Fürnberg dedica Wikipedia tedesca e aggiungendo in calce una poesia e la sua traduzione.
Da iomare: secondo mare
foto di Beatrice Cignoni
secondo mare
L’infanzia ho sotterrato/ Nel fondo delle notti/ E ora, spada invisibile,/ Mi separa da tutto. (G. Ungaretti)
Il mio paese era senza chiesa, privo di negozi, con quattro palazzi principali dai nomi e dagli stili altisonanti: prima navetta, scoglio di sale, piramide, seconda navetta; aveva una piscina azzurra nascosta da alte rocce e conosciuta solo dai paesani.
D ’inverno, solitaria, vi coglievo alghe d’ogni varietà e d’estate mi cibavo di patelle; discese scivolose portavano a raggiungerlo via mare e lì trovavo amici a volontà .
Lo osservo oggi, ma scorgo solo un arcipelago di scogli.










