Il tripalio – di Sara Rosenberg

3. A casa
(P)
Luce sagomata su Maite che sta sul proscenio, in piedi.
MAITE: Non devo disperarmi…non devo, non voglio. Devo tranquillizzarmi e pensare, <cambiare atteggiamento>. Essere positiva…Po-si-ti-va.
(Pausa. Va verso una libreria che sta in penombra su un lato del palcoscenico. Prende il dizionario, si dirige verso la luce e lo apre. E’ un dizionario latino-spagnolo)
Solo il dizionario mi capisce e mi rincuora. Ho un rapporto fraterno col dizionario, lo ascolto sempre.
(Legge) .<Lavoro, fatica, travaglio>…vuol dire soffrire, sforzarsi . La sua etimologia è inappellabile: <Lavoro, Lavorare, Travagliare, proviene dal latino volgare, Tripaliare, che significa torturare e deriva dalla parola Tripalio…una specie di gogna o strumento di tortura, fatto con tre pali. Tri-palium. Tri-paliare>
Tripaliare
(Pausa)
Ossia… che dovrei poter dire che quando mi presento e parlo con estranei della mia vita, inzia la tortura. Gli estranei si siedono dietro la scrivania e fanno <selezione del personale>. Ti guardano con diffidenza. L’ultima addetta al personale mi ha detto perfino che i miei capelli erano aggressivi e che dovevo farmi bionda e liscia.
(Pausa)
Non posso essere nè liscia nè bionda. Le ho spiegato che non mi pice tingermi e che avevo bisogno di quel maledetto posto di inchieste telefoniche, chi avrebbe mai visto i miei capelli al telefono?
(Pausa)
<Tripalium…strumento costruito con tre-pali al quale erano sottoposti i rei o gli schiavi condannati nel sesto secolo. Usato anche per attaccare i buoi alle carrette o agli attrezzi per lavorare la terra>
(Pausa, fa alcuni passi, riflette)
Un bue. Sarà per questo che mi dicono sempre <lei non ha il profilo adeguato>, altra parola odiosa. <La chiameremo>. Ma, a chi giova lavorare per gli altri? Quello che ti accomoda il tripalio al collo non dovrebbe pretendere che tu sia anche felice e che ti senta utile…Mi servono quei soldi, calma, sorridi. Po-si-ti-va-men-te.
(Maite cammina, entra ed esce dalla luce, mentre continua a parlare. Si illumina uno specchio sul fondo e si vede deformata)
Una rea del sesto secolo. Esperienza, tempo, esigono il tuo tempo, ma ti assumono per tre mesi. Ti toccano il culo e se li rinchiusi per stare tranquilla qualche minuto, chiamano i pompieri.
Devo riordinare le idee, ora che ne ho il tempo.
devo pensare come fare e cosa fare. Devo riflettere, positivamente: po-si-ti-va, guardare indietro per andare avanti.
Ecco cosa devo fare: ordinare, rivedere, ricordare.
Si spegne la luce. Va verso un altro fascio di luce che si illumnina alla sua destra.
***
Estratto dal testo teatrale Il tripalio di Sara Rosenberg, contenuto in La scrittura della differenza. Testi di drammaturghe dal Sud, a cura di Anna Maria Crispino, Manifestolibri, 2006.
SARA ROSENBERG (1954) scrittrice argentina, drammaturga e artista visiva, nel 1975 ha scelto l’esilio e dal 1982 risiede a Madrid. Ha pubblicato tre romanzi, Un libro rojo (1998), Cuaderno de invierno (2000) e La edad de barro (2003) e ha tenuto numerose mostre di arte visiva.
La scrittura della differenza è un volumetto di particolare densità e spessore. Curato da Anna Maria Crispino, ospita i 4 testi teatrali vincitori della III Biennale Internazionale delle Drammaturghe (2005-2006), che si svolge a Napoli per dare voce alla differenza.
Insieme al bellissimo testo di Sara Rosenberg del quale si consiglia vivamente la lettura integrale, il volume accoglie Frontera, di Gabriella De Fina, Io non sono Charlot, di Liliam Ojeda Hernàndez, L’altra tempesta, di Raquel Carriò e Flora Lanten.






Lettura davvero interessante. Amo la scrittura teatrale. L’anno scorso ho lavorato alla composizione di un testo per un reading sulla poetica della beat generation. La scrittura teatrale ha un segreto: il tempo della parola,che ne costituisce il senso indimenticabile ed incisivo. Grazie Alessandra per questo nuovo orizzonte di significato!!!
Erika
bella lettura, con rimandi ad etimi che, immagino, non si conoscevano
non è certa l’etimologia di travaglio (in siciliano travagghiu) il vocabolario siciliano etimologico, italiano e latino, Volumes 4-5 Di Michele Pasqualino a pag. 438 fra le tante supposizioni parla di derivazione dal latino vannum- vaglio e quindi vagliare, agitare, scuotere, passare dal vaglio il grano, oppure dal celtico trafael – faticare, comunque sia è un bel testo e il travagghiu sempre un tripalium che percia è