Se chiudi gli occhi

2009 Luglio 10

sechiudi gli occhi

     
 SE CHIUDI GLI OCCHI  

regia: Lisa Romano

cast: Giovanna Di Rauso, Anna Foglietta, Nino Frassica, Mehmet Gunsur, Ignazio Oliva, Alisa Bystrova, Yoon C. Joyce, Guja Jelo, Turi Catanzaro, Elvio La Pira

Veronica, madre single, rimane coinvolta in un incidente d’auto con una  vettura che sopraggiunge dalla corsia opposta. Scampata miracolosamente allo scontro, scappa quando si accorge che l’altra auto finisce in mare. Quando decide di costituirsi è troppo tardi, ma la polizia, che sta indagando sull’accaduto, si mette sulle sue tracce cercando di identificarla. Come non bastasse, l’incidente porta alla luce  un traffico di organi clandestino: una vicenda che getta Veronica nel panico, non potendo confidarsi con nessuno se non con l’amica fidata Sara.

Intervista a Lisa Romano

Partiamo dall’inizio. Dopo corti, documentari e svariati “aiuti “ sul set, approdi al cinema con l’opera prima “Se chiudi gli occhi”. Come sei arrivata alla scelta di un soggetto così serio e complesso come il traffico d’organi?

In realtà io definisco questo film “commedia gialla”, nel senso che ha il lato commedia molto sviluppato e quindi per me il soggetto non è così serio. Certamente tratta una problematica molto seria che s’incastra con la storia di queste due donne sicule che in realtà sono due donne abbastanza matte e non si accorgono, per volere del regista, che la loro vita s’incrocia casualmente con un traffico d’organi. La problematica del traffico d’organi credo sia trattata in maniera molto delicata, onde evitare di entrare in tematiche troppo complesse da giudicare.

Infatti, l’incipit del film richiama il classico giallo di provincia, con tutta la serie di luoghi annessi e connessi, ma ci accorgiamo ben presto di essere calati in una vivace commedia femminile. La formula è originale: intreccia, infatti, con disinvoltura la commedia rosa e il giallo civile…

Esatto. Io credo tantissimo nella possibilità di commistione. Credo che in quest’epoca sia già stato fatto tutto e le nuove forme d’arte che vediamo, non solo nel cinema – ci insegna in primis la musica – sono di grandissima commistione di generi e quindi anche il mio tentativo è stato quello di andare verso questa direzione.

Il film è ambientato in Sicilia, a Siracusa, la tua terra, mi spieghi questa decisione?

La scelta è avvenuta abbastanza spontaneamente. Avendo io girato molto in Italia e non, in vari set, scrivendo il mio primo film mi è venuto quasi istintivo inserirlo e raccontarlo in una Sicilia della quotidianità. Non volevo assolutamente legarlo al fatto che la mafia esiste, anche se purtroppo il cinema siciliano è sempre raccontato parlando di mafia e dunque anche le location seguono questa strada. Il mio film è quindi un’affermazione che in Sicilia non esiste solo la mafia, ma esistono anche delle storie normalissime di persone che vivono come in qualsiasi altra parte del mondo.

Anche la scelta della colonna sonora, che tu hai definito “jazz mediterraneo” ricade su un artista siciliano, Roy Paci… com’è nata questa collaborazione?

Conosco Roy da molto tempo. Nell’istante in cui ho pensato alla colonna sonora del film è stato quasi istintivo affidarla a lui perché anche lui è un artista e un musicista dalla forti commistioni. Roy, infatti, spazia dal jazz al folklore… e mi sembrava molto adatto per esprimere il mio film in questo caso.

Perché questo titolo?

L’idea di dare questo titolo  al film mi è venuta la prima volta che ho riletto tutta la sceneggiatura. È stato il momento in cui mi sono accorta che, dopo vari tentativi, ero definitivamente arrivata alla decisione di lasciare completamente allo spettatore la visione e il tono del film. In genere, nella costruzione di una sceneggiatura troviamo il tecnico dietro la macchina da presa, il regista che ti guida, la voce narrante… per me il tutto viene poi ricostruito dallo spettatore ed è quindi un ribaltamento di visione. “Se chiudi gli occhi” ti accorgerai che è lo spettatore che tiene le fila… è anche un messaggio lanciato ai miei personaggi, perché tutti noi viviamo in maniera soggettiva la vita. Spesso non abbiamo oggettività e dunque non ci accorgiamo di tutto quello che ci accade intorno.

Il forte legame fra le protagoniste potrebbe far pensare a Thelma e Louise di Ridley Scott…

È vero… più di una volta il film è stato definito un Thelma e Louise alla sicula. Devo dire che io inizialmente non ci avevo neanche pensato. Per me era appunto l’affermazione dell’amicizia tra due donne. È stata questa convinzione che mi ha spinto a raccontare di queste due donne… perché spesso e volentieri ci sentiamo dire che noi non riusciamo ad essere amiche mentre gli uomini sì. In questo sono assolutamente convinta che sia un Thelma e Louise alla sicula perché questo volevo fare… affermare che non è così… che le donne possono essere molto amiche.

Credo che l’originalità di questo lavoro stia nel punto di vista ironico, a dispetto della gravità della vicenda, messo in scena dalle due protagoniste: i provini teatrali, le preghiere a Santa Lucia, il travestimento, la fuga…

Esatto. Io ho sempre affermato questa cosa perché in realtà ci credo molto. Sono due donne un po’ più giovani di me, ma sono due donne, di base, non per volere proprio, precarie nell’anima. Nel senso che, spesso e volentieri, messe davanti a particolari situazioni dove devono reagire in maniera impulsiva, prendono delle scelte precarie. Credo anche che questo atteggiamento sia molto comune nella nostra società… credo che sia comune il fatto di non avere più dei riferimenti così forti tanto da farci pensare: “Ce la dobbiamo cavare da sole”.

Il finale del film sembra volerci dire che ciò a cui abbiamo assistito non è altro che un gioco. Utilizzando le parole della protagonista “Cos’era successo?”

Che cosa era successo… è proprio quello di cui parlavo prima. All’inizio del film la protagonista e alla fine, insieme, la protagonista e la co-protagonista, in maniera molto brechtiana , si girano e rivolgono lo sguardo allo spettatore. Questo succede proprio per quel “se chiudi gli occhi” che spiegavo prima… per questo legame che ho cercato di creare tra lo spettatore e la storia… perché i film possono raccontare delle grandissime verità, ma in realtà non sono altro che un gioco. Oppure la vita è un gioco?. A questa domanda ognuno può rispondere in modo diverso.

Il film è stato riconosciuto dal Ministero film d’interesse culturale nazionale con finalità artistiche ed è stato premiato al Festival di Annecy. Come debutto niente male.

Esatto. Il film ha vinto anche altri premi nel frattempo: il premio come miglior attrice per Giovanna Rauso Al Busto Arsizio Film Festival e il Premio dello Sguardo al  Femminile, premio Etruria cinema per le donne nel cinema, come miglior sceneggiatura al femminile 2008.

(Intervista realizzata da Silvia Bonini, 14/05/2009 )

2 Risposte leave one →
  1. 2009 Luglio 10

    non ho mai sentiro parlare di questo film nè della regista. ci sarà in videoteca ?

  2. 2009 Luglio 10
    donatellarighi permalink

    Il film è un’opera prima di questa autrice che ha lavorato finora come aiuto regista e che finalmente ha debuttato con un prodotto tutto suo. E come esordio non mi sembra male.
    No, dubito che tu possa trovarla in videoteca, almeno per ora.

    Grazie, Blumy.

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