Vitagliano, Amnesie amniotiche

2009 Luglio 8
by fioriantonio

Pasquale Vitagliano
Amnesie amniotiche
Lietocolle, 2009

Amnesie

.

.

Per non disperdere il senso profondo di questa poesia – così accorta, lucida e variegata – è davvero indispensabile tirarne le fila, scegliere i testi, offrirne una lettura. Lo fa per primo Giovanni Nuscis, che in prefazione sottolinea opportunamente l’anelito alla bellezza, l’ “originalità iconica”, l’intertestualità, il “pensiero vigile sul mondo” di Pasquale Vitagliano. Dunque una poesia che si rivela densa, ricca d’echi e di rimandi.
L’autore ha certamente evitato gli errori di molte raccolte d’esordio; a questa attenzione sono da attribuire l’originale articolazione delle sezioni, l’alternarsi di addensamenti e asciugature d’aggettivi, la convivenza di ironia e malinconia. Pasquale Vitagliano affronta l’autoanalisi ma si misura anche con la tradizione, racconta di sè ma arriva ad una soggettività collettiva. Potremmo dire che la sua poesia si muove nel liquido amniotico della vita e dei ricordi ma fa il possibile per non restare invischiata nelle sue apparenze, nei fraintendimenti. Alla fine il verso trova la sua cifra e la sua autonomia nella continuità del movimento, quasi il poeta sappia che la verità – o un suo barlume – possa manifestarsi soltanto nel pellegrinaggio artistico, nel mutare quotidiano di vita e parola, nella continua insoddisfazione metapoetica: “Perduto,/cerco frenetico/una luce,/un rifugio,/e intorno/niente nel buio./Poi deluso,/digiuno e ritorno…”(Oggi); “E’ difficile dire ancora,/senza adire il mare o il tempo…”(Parole); “Alle nostre parole esangui/successe col verso il/roseo incarnato del tempo” (La parola è il guscio del mondo); “…cos’altro resta da dire?/Rimetto tra le cose la parola,/ metto a bagno i versi…”(Pop Art Pops). E l’apice della consapevolezza è in questo verso, altamente caproniano: “Adesso sarà l’afasia/la nostra poesia?” (Dejà vu).

Antonio Fiori

Salmo breve

Avorio esotico arancio,
ebano sole acceso d’alba,
gioiosa festa pagana,

stola devota e felice
di celebrare il cielo terrestre,
capovolto nelle bianche pozze

di pioggia nelle quali si specchia
questo nostro comune sole lunare.

La parola è il guscio del mondo

La parola è il guscio del mondo.
Il mondo parlato è seduto
sull’uscio bagnato tra
il corso del tempo e
il luogo del vuoto.

il vuoto del tempo
è il silenzio del mondo.
Il mondo dei corpi che scarta
l’involucro opaco del
nostro primordiale elemento.

Il dialogo dei volti
è il sangue del mondo.
Il sangue che affiora sotto
la pelle opalina dei
nostri umani discorsi.

Alle nostre parole esangui
successe col verso il
roseo incarnato del tempo.

Tutto torna traccia

Tutto torna traccia,
sotto gli spilli
sul tavolo di pixel,
senza portare fiumi
nell’alveo di saliva,

che dalle vertebre risale
fino al sudore che scende
nella clesidra adagiata
sulle spente vestigia dello schermo.

Un’altra vita

E’ comparsa inattesa,
come una crepa,
sul bordo del tavolo,
nell’angolo;

come per caso,
presa di taglio
da una luce fredda,
come una resa:

l’inattesa scossa,
il tuffo, l’idea
che questa

è un’altra vita.

Pasquale Vitagliano (Lecce 1965) vive e lavora a Terlizzi (BA). Gior­nalista ed editor per riviste locali e nazionali. Già presente in diverse Antologie di LietoColle, ha scritto per Lapoesiaelospirito, Italialibri, Na­zione Indiana.

2 Risposte leave one →
  1. 2009 Luglio 8
    pasquale vitagliano permalink

    Grazie Antonio. Affettuoso ma lucido. Articolato ma illuminante.
    PVita

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