[...] cammino per un bosco di larici e ogni mio passo è storia; io penso: ti amo, Adriana, e questo è storia, ha grandi conseguenze, io agirò domani in battaglia come un uomo che ha pensato stanotte: « ti amo, Adriana ». Forse non farò cose importanti, ma la storia è fatta di piccoli gesti anonimi, forse domani morirò, magari prima di quel tedesco, ma tutte le cose che farò prima di morire e la mia morte stessa saranno pezzetti di storia,
Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino
“Io me ne frego!”COMPAGNIA QUELLI DI GROCK di Milano
Uno spettacolo sul bullismo
testo di Valeria Cavalli
con Andrea Battistella e Antonio Brugnano
regia di Valeria Cavalli e Claudio Intropido
“Io me ne frego!” racconta l’amicizia fra due ragazzi che si conoscono fin dall’infanzia: il racconto svela un rapporto che nel tempo diventa oppressione di uno nei confronti dell’altro. “Biglia”, questo è il soprannome del più debole, si rende conto dei cambiamenti dell’amico, traviato da cattive compagnie, ma non vuole e non riesce a rompere il legame che li unisce, accettando dunque angherie e vessazioni. Allo stesso tempo, l’altro procede inesorabilmente verso un tragico abbruttimento, che lo porterà a non riconoscere più il confine fra il lecito e l’illecito. L’amicizia, che all’inizio era caratterizzata da una spensierata leggerezza, si incrina, diventando una continua prevaricazione: le parole facili che scorrevano fra i due ragazzi diventano macigni e tutto sembra precipitare. Ma, ad un certo punto, Biglia, il sottomesso, trova il coraggio di dire no, di ribellarsi, rompendo il silenzio e ostacolando le malefatte del suo persecutore.
DALLE SPECOLE SOLE di Villa Dominica Balbinot
Dalle specole sole lo si vedeva,
presagendolo dove non stava,
quel feu sacrè cauterizzato,
l’angelo condannato al marciume…
Nell’inconcepibile sospetto
- che lei stessa fosse poi mortale-
e per sfuggire anche, all’indecenza dell’amore
Intervista a Franco Loi, in assenza di Franco Loi – seconda parte – di Flora Restivo
Intervista a Franco Loi, in assenza di Franco Loi.
D.“ Che peso ha ed ha avuto , nella tua poetica il ruolo di figlio, padre, marito, nonno e da cosa è stata provocata la tua sterzata verso una ben delineata forma di religiosità?”
R. “ Beh, questa è una domanda da romanzo. Intanto bisogna distinguere due domande in una: quella sul peso dei rapporti umani, familiari e non e l’altra, sulla religiosità.
Mio padre aveva fatto la quinta tecnica. Rimasto orfano ad otto anni, della madre e ad undici del padre, fu allevato da un fratello, a Genova e mia madre, orfana di padre a diciotto anni, aveva fatto solo le tre elementari.
Mio padre ha fatto il marinaio, il disegnatore meccanico, lo spedizioniere e poi è stato assunto, come direttore dello Scalo Merci di Milano Smistamento, da una ditta di appalti ferroviari. Mio padre non l’ho mai visto con un libro in mano e, però, era un intenditore di musica lirica, mentre mia madre, oltre ad amare anche lei la musica lirica, leggeva di tutto, dai libri della Delly a Delitto e Castigo.
Da piccolo io leggevo i libretti d’opera e ascoltavo musica. Può anche darsi che questa educazione musicale abbia influito su di me, ma non gli darei un valore decisivo. Certo, tutto può aver contato. Come ho detto in un’altra risposta, la vita di un uomo, fin dagli inizi, è un’incessante scoperta e non si può distinguere tra un evento, anche insignificante e un altro a cui la nostra mente può dare più importanza. Così è anche per la moglie, i figli ecc.. Facciamo parte di un tutto e tutto penetra in noi e ci condiziona. La libertà consiste, appunto, nel non lasciarsi condizionare totalmente.
Oximoron per un amore – Gian Paolo Guerini

Ho pensato Oximoron per un amore condotto seguendo uno dei principi più importanti del surrealismo: la libera associazione dove ogni suggestione, anche sensoriale, apre la porta ad altro apparentemente lontano da un fulcro comune ma in realtà riconducibile all’unico perno possibile. Il perno è la mente co/decostruttiva dell’artista.
Ma la commistione evidente è quella con una matrice lirica, di pura bellezza nei rimandi. Una bellezza che, sovente, la logica perseguita nell’ostinazione di un racconto massificato (e tendente a sconfiggere la paura del caos con l’ordine cercato a discapito di tutto, bellezza inclusa) taglia, opprime, cancella o, tragicamente, schematizza.
Faccio finta, di Margherita Gadenz
°°°
mi assopisco come un vecchio accanto al fuoco
col pensiero che arrotola le maglie
di pesanti imperativi
in mente mi germoglia acqua di canneto
ogni cosa prende polvere di tiglio
e s’infittisce
faccio finta
che le voci non escano da bocche arrugginite
che i capelli tutti bianchi conservino l’odore
delle tue carinerie che il tempo ha confiscato
come tremi col biscotto tra le dita
e la testa riversa su di un lato
faccio finta
d’ignorare la fine della storia
del suo eterno sibilare accanto ai nidi
e noi a redimere l’errore tra le lacrime
margherita, 14 maggio
Zitto e nuota!

Quando pensi di averne viste tante e ti senti a corto di energia, ecco che ti può capitare qualcosa di veramente nuovo, come la visita a un carcere.











