Tre poesie di Federica Nightingale

2009 Giugno 23
by antonellapizzo

Mi preme forzare
quell’ombra fuori dall’uscio
Sentirne scivolare via lo strascico
zoppo
E ritornare indietro nel pensarla
integra
Rimango spenta come fuoco
esausto fra braci
Abbandonata dal tremulo stupore
dei picchi arancio
Altrove sussurrano le migliaia
d’offese e le arie d’opera
come un simposio eclettico delle membra
consumate nel vizio
A tratti non conosco che un suono
Smorzate le pupille incendiate e arse
Perché il crepitare solenne di un tonfo
raggiunge le vette dei sensi a perdere
Come quando sfogliavo la vita per scorgere
la morte
Di un sogno
Pentito

***
Sono sementi legate a filo
D’erba a rami di ciliegio e prugna
invaghiti l’uno dell’altra
Spariti fra cieli spartani di nubi
incallite
E mosse membrane accidentali
sul ciglio rude del solco
Saltando s’accostano ai venti
che hanno della rosa pietà
Nel multiplo s’incagliano e s’agitano
Dentro è così
Moltitudine di restanti quesiti
senza appigli d’amore
sperperano denari di fiori gravidi
al di là dei possibili ripensamenti
Erbacce mai nate che soffocano bene
e non si vedono tremare
Seppiate le conche intorpidiscono
e abbaiano ai passeri
che sembrano fauci con piume
nel gozzo
E’ morte apparente quella vista sul fosso
Mentre ali grottesche s’accoppiano
e spiano il mondo fra templi in rovina
Che sono case vive
Dei canti a corolla
E falci di sole
Godono gli alberi
Invaghiti l’un l’altro
Nei ceppi

***

Ci sono le lampade accese
dentro quel portico lastricato
Le regole hanno ampliato archi
e le volte contornano roghi sospesi
Avevo legato alle travi migliaia d’ossa,
concentrico pendente sui nomi offesi,
ad asciugare le bizzarre sacche d’acqua
che lambivano il sole
E allora si trova nel mezzo un solo modo
Una sola precisa determinazione
Ma si rendono deboli gli occhi e le mani
I corpi non camminano
S’affronta uno spazio ristretto come in una
chiesa gremita
In silenzio e affanno
Perché non c’è più rima al suono della voce
Non c’è più nessuno seduto al tavolo
a desinare con noi
E noi neppure
Incapaci ormai,
digiuniamo


7 Risposte Lascia un →
  1. 2009 Giugno 23

    confesso che non conosco questa poetessa …
    ha passaggi che mi piacciono, altri in cui elimineri qualch aggettivo di troppo.

  2. 2009 Giugno 25

    Ebbene si,confesso di non essere Anna Achmatova ma sono comunque felice del tuo commento : ) Grazie per l’attenzione.

    Federica Nightingale

  3. 2009 Giugno 25

    mi piacciono soprattutto la prima e la terza poesia; trovo che ci sia un’atmosfera particolare, un controllo stilistico evoluto, uno scavo interiore coraggioso
    marina

  4. 2009 Giugno 26

    Grazie anche a te Marina, per esserti soffermata.

  5. 2009 Luglio 11
    paola lovisolo (cara polvere) permalink

    né l’ Achmatova è Federica Nightingale :-)

    nella prima il poeta è una lettera che ha quasi finito di bruciare
    essa stessa è fuoco. una poesia di autocombustione e autopulsione
    nel senso di espulsione – chi scrive espelle gli oggetti che vive
    quando non può viverli ma solo più desiderarli, quando non può nemmeno
    più desiderarli quando si impone di non desiderarli chi scrive ingloba
    - e ciò che necessita al fuoco per bruciare brucia il fuoco -
    è una disperata catarsi.un dramma immenso nellì infinitesimale immenso che è l’ uomo rispetto all’ universo. bello il sogno che si pente di essere sogno
    forse per diventare oscenità maestra (le direzioni sono varie non c’è tutto bene tutto male)

    nelle altre due che sento meno fragili per andare per il mondo
    più mature di una consapevolezza acquisita rispetto alla fragilità umana

    E allora si trova nel mezzo un solo modo/
    Una sola precisa determinazione

    una sorta di accettazione del destino

    Non c’è più nessuno seduto al tavolo/
    a desinare con noi/
    E noi neppure/
    Incapaci ormai,/
    digiuniamo.

    – ma senza la sottomissione
    vittimista che invece è viva nela prima composizione e per questo meno
    pregnante più superficiale se pure le immagini dicono altro.

    non sempre le parole ubbidiscono a chi scrive
    vogliono dire altro e lo dicono anche se si fa di tutto
    per non farle dire (ci si dovrebbe spogliare sempre
    nudi per scrivere – nudi nudi)

    in conclusione la poesia della Nightingale è ancora in nuce
    c’è del emerso e molto di sommerso. scarseggia la nudità
    e anche la spontaneità a discapito di una ricerca formale
    che non valorizza ma spersonalizza il barlume individuale
    di una possibile nuova poetica che si intravede sotto il pelo (troppo poco trasparente) della superficie

    mi auguro di non aver tediato nell’ esporre i miei opinabilissimi
    pareri – non si riesce mai a scrivere tutto quello che si vorrebbe
    e mi scuso per gli errori.
    un saluto
    paola

  6. 2009 Luglio 12

    Cara Paola, grazie per esserti soffermata e per l’impegno profuso nell’analizzare la mia poetica. Si, temo tu abbia centrato il punto.Dico temo perchè sono cosciente di avere ancora molto di cui “denudarmi” per scrivere come vorrei : )Vero è che un certo ermetismo fa parte di una mia inflessione interiore, frutto di disperata catarsi come tu stessa accenni.Tento ogni giorno di scrivere davvero tutto ciò che vorrei e non mi fermo mai, credimi.Ho coscienza che la mia poetica è ancora in nuce e lavoro sodo per trovare la mia voce,quella vera e trasparente, che emerga da sotto il pelo.Ti ringrazio tantissimo per questo intervento, non potevi farmi un regalo più bello.
    Saluti cari

    Federica Nightingale

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