A Pina Bausch
Andrea Zanzotto – Poesie

Il percorso poetico di Andrea Zanzotto si dipana attraverso un progressivo lavoro sulla lingua. Dal lirismo dominante nei primi scritti passa all’ermetismo, tocca il surrealismo e le avanguardie fino a superarle. Dominando completamente il linguaggio arriva a creare, a inventare il nuovo dissodando la nostra esperienza linguistica nelle sue unità prime fino a trovare, in un percorso di decostruzione e ricreazione di senso, il morfema da cui il bambino incomincia, attraverso il balbettio e la lallazione, la sua partecipazione al mondo impadronendosi di quell’insieme di significati socialmente condivisi di cui il linguaggio è il sunto, l’esempio e il veicolo (“bambucci-ucci“;”gnam gnam“;”yum yum“;”cloffete cloffete ch ch“;”fru-fruire“;”pini-ini-ini“;”fa-favola“). Un veicolo artificiale nato all’interno di un patto sociale e che vede nell’uomo il creatore e lo sfruttatore unico del mezzo usato per creare un senso che dia ordine all’esperienza.
Quinto Colore
Un incontro con Virginia Foderaro
di Salvo Zappulla
Quando la scrittura è d’oro, e come l’oro brilla di vivida luce. Un libro che nasce dal desiderio di vivere attraverso un sito letterario emozioni, sentimenti legati alla letteratura. Un angolo di mondo virtuale che dà ospitalità ai sogni. Questa antologia di poesie e racconti (Edizioni www. opposto.net. pagg. 93, € 8,00, a cura di Virginia Foderaro), ha raccolto adesioni di poeti e scrittori di ogni parte d’Italia, ben felici di contribuire allo scopo benefico dell’iniziativa. Un volume che è un piccolo scrigno da conservare, affinché rimanga inalterato nel tempo, a sorreggere la memoria di quanti hanno condiviso momenti per loro significativi.
Liliana Zinetti – Nel solo ordine riconosciuto
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Liliana Zinetti – Nel solo ordine riconosciuto – 2009 – Edizioni L’arcolaio
C’è nella poesia della Zinetti un forte senso di perdita, di dolore, quasi di disperazione, di incompiutezza, si legge l’incapacità a fermare il tempo, la vita, e nulla serve e neppure le parole.
Se potessi mangerei la morte di Costantino Simonelli

Se potessi
mi mangerei la mia morte
con il suo corpo e la sua anima
tutto mischiato in quel po’ di polpetta
di carne e fiato macinati tutta la vita.
Estate in poesia
Estate
Improvvisamente fu piena estate.
I campi verdi di grano, cresciuti e
riempiti nelle lunghe settimane di piogge,
cominciavano a imbiancarsi,
in ogni campo il papavero lampeggiava
col suo rosso smagliante.
La bianca e polverosa strada maestra era arroventata,
dai boschi diventati più scuri risuonava più spossato,
più greve e penetrante il richiamo del cuculo,
nei prati delle alture, sui loro flessibili steli,
si cullavano le margherite e le lupinelle,
la sabbia e le scabbiose, già tutte in pieno rigoglio
e nel febbrile, folle anelito della dissipazione
dell’approssimarsi della morte
perché a sera si sentiva qua e là nei villaggi il chiaro,
inesorabile avvertimento delle falci in azione.
H. Hesse
Stefano Serato, Frammenti – Le mie parole sono poche
QUELLA VOLTA di Villa Dominica Balbinot
Quella fu la mattina in cui, proprio al di sotto di un materassino di gommapiuma ricoperto di una specie di rivestimento multicolore che pareva fin incollato nonostante una cerniera attestasse che si trattava di un coprimaterasso di quelli sfoderabili– vi erano disegnati grandi fiori anonimi di quelli stampati in serie su un fondo giallastro di un tessuto rasposo ma certo lavabile a grandi temperature- e proprio in corrispondenza della zona dove tre cuscinetti di minimo spessore, dei cuscinetti leziosi da camere di bambine- e tutti nella tonalità del violaceo virante sul rosa garanza -venivano d’abitudine malamente ingolfati
Mariangela Gualtieri – Poesie

Volevo uccidere il serpente
mi ha fermato la mano uno stupore
di lingua levata come un’offesa.
E’ caduta la pietra rotolando
sul mio passo all’indietro
tutto il cielo ha corso più forte.
***
Tu manchi da questa camera e le cose non chiamano,
oggi. Ho deciso che il tempo non passi. In tuo onore.
Che non passi di qui e si fermi di sotto -dove gli uomi-
ni chiaccherano seduti barbaramente. Amore mio.
***
Merja Virolainen
Aiuto mio padre ad indossare la vestaglia.
Si è svigorito, le vespe
hanno abbandonato il cuore del loro nido.
Come si potrebbe odiare qualcosa così
fragile, inerme? Adesso avrei il coraggio,
soltanto che non c’è il cuore:
lo accompagno alla porta,
fuori fioriscono i narcisi.
Maria Gisella Catuogno RIVIERE – Racconti – Aletti Editore, 2009
Maria Gisella Catuogno
RIVIERE – Racconti -
Aletti Editore, 2009
Collana “Gli Emersi – Narrativa “
pp.84 €13.00
Maria Gisella Catuogno, insegnante di lettere a Portoferraio, collaboratrice di riviste e giornali, presente in varie antologie con racconti e poesie, ha ottenuto riconoscimenti e premi e ha pubblicato l’opera memoriale, Il mio Cavo tra immagini e memorie, ( Nidiaci ) e le sillogi poetiche Parole per amore ( Libroitaliano, 2003 ), Mare more e colibrì ( Studio 64, 2006 ), Brezza di Mare ( Ibiskos, 2007 ), Fiori di campo (Montedit, 2009) nei quali il mare e la vita isolana ritornano nei versi dell’autrice assieme a momenti intimistici e a riflessioni sulla società contemporanea.
E di mare e di donne è tornata a scrivere in Riviere, un’antologica di racconti nella prima parte della quale troviamo i tre brani Infanzia di mare, Primo Amore, Olga.
In Infanzia di mare, come già fa intuire il titolo, l’autrice ricorda il suo essere bambina a Cavo, un paesino affacciato sul mare, quel mare ora agitato ora leggermente mosso ora calmo che ha formato la sua crescita. Il mare è stato, infatti, per la Catuogno il “ referente assoluto” dell’infanzia, l’elemento reale che lambiva lo scorrere delle giornate ed anche l’elemento immaginario di quando, con nostalgia, pensava al babbo che navigava lontano.
Appunti collaterali n.2

Nell’ambito delle manifestazioni collaterali della Biennale d’arte, la sala dei Mercanti, situata proprio a fianco della stupenda chiesa della Madonna dell’Orto, ospita in questo periodo (cioè dal 3 giugno al 10 settembre) una spettacolare esposizione, che fonde Oriente con Occidente: il pittore italiano Sandro Chia ha dipinto con colori vivaci, densi, a contrasto, venti guerrieri di terracotta appositamente costruiti quasi identici agli originali dal Museo di Xi’an. Si tratta del famoso esercito dell’Imperatore Qin Shi Huang (259 – 210 a.C.), riportato alla luce da uno scavo archeologico tra i più importanti al mondo, dal 1974 e dichiarato, nel 1987, Patrimonio dell’Umanità, e la mostra s’intitola “The warriors”.
Silvio Pellico e gli ambienti cattolici torinesi…
Torino nell’800
Silvio Pellico aveva superato le sofferenze patite, sia durante il periodo del processo sia negli anni della detenzione allo Spielberg, grazie alla fede religiosa.
Questa fede dopo l’uscita dal carcere continua a nutrirsi di letture che spaziano dalla Bibbia ai libri di devozione.
Nelle lettere indirizzate al padre somasco Giovani Antonio Bottari,[1] vengono citati, oltre a due classici come la Filotea e L’Imitazione di Cristo (di cui viene ricordata una traduzione dell’abate Antonio Cesari),[2] anche gli scritti teologici del cardinale Wisemann,[3] il Seminario ecclesiastico del padre gesuita Augustin Theiner, le opere del padre gesuita Antonio Bresciani,[4] le poesie del padre somasco Antonio Buonfiglio,[5] il catechismo scritto dal vescovo di Pinerolo per i Valdesi che volevano convertirsi al cattolicesimo.[6]
Rimbaud aube tombeau (traduzione di due illuminazioni)

J’ai embrassé l’aube d’été.
Rien ne bougeait encore au front des palais. L’eau était morte. Les camps d’ombres ne quittaient pas la route du bois. J’ai marché, réveillant les haleines vives et tièdes, et les pierreries regardèrent, et les ailes se levèrent sans bruit.
La première entreprise fut, dans le sentier déjà empli de frais et blêmes éclats, une fleur qui me dit son nom.
Je ris au wasserfall blond qui s’échevela à travers les sapins : à la cime argentée je reconnus la déesse.
Alors, je levai un à un les voiles. Dans l’allée, en agitant les bras. Par la plaine, où je l’ai dénoncée au coq. A la grand’ville elle fuyait parmi les clochers et les dômes, et courant comme un mendiant sur les quais de marbre, je la chassais.
Tre poesie di Federica Nightingale

Mi preme forzare
quell’ombra fuori dall’uscio
Sentirne scivolare via lo strascico
zoppo
E ritornare indietro nel pensarla
integra
Rimango spenta come fuoco
esausto fra braci
Abbandonata dal tremulo stupore
dei picchi arancio
Altrove sussurrano le migliaia
d’offese e le arie d’opera
Teheran. Lettera della sorella di Neda: “Neda era mia sorella…”
dalle note di di Roberto Di Nunzio in fb
Lettera della sorella di Neda. [Diffusa oggi 22 Giugno (13.30 italiane) in lingua Farsi, tradotta in inglese da un amico a Teheran che me l'ha inviata. La sorella di Neda ha aggiunto alcune correzioni al testo (più breve) di una 'nota' che lei stessa avea scritto ieri (21 Giugno) e che era stata pubblicata per qualche ora da un Blog iraniano. La sorella di Neda chiede esplicitamente che questa lettera sia diffusa il più possibile da tutti coloro che la leggeranno per ricordare Neda e tutte le vittime della violenza omicida della polizia dei Mullah. (rdn)]
Estate, vestiti, tessuti, una Monna Lisa e poco altro

Simona Weller - “Dorme l’estate nel vergine miele” – 2007
Estate. E nella mia mente con l’immediatezza di una scarica elettrica si sprigionano immagini di abbigliamento e di tessuti. Non so darmene una ragione accettabile, una spiegazione plausibile.
Non posso che accogliere queste visioni che si ridestano dalle lontananze delle canicole estive della mia infanzia per regalarmi il fresco torpore del ricordo.
Il primo a riaffiorare è decisamente quello che porta con sé anche una sinestesia irrefrenabile.














