Alice in manicomio, di Antonin Artaud

2009 Maggio 16

ARTAUD-A_alice1[tratto da A. Artaud, Alice in manicomio. Lettere e traduzioni da Rodez, Nuovi equilibri 2008, trad. it a cura di Leonardo Boero]

Alice rimase in silenzio.
In primavera quando gli alberi si ornano di verde
Tenterò di spiegarle che cosa dir intendo.

— Molte grazie — annuì Alice.

D’estate, quando le giornate sono lunghe
Forse potrà meglio capire la mia canzone.

In autunno, quando le foglie si tingono di rosso
Prenda inchiostro e penna, e tutta la riscriva.

— Lo farò, se riesco a ricordarmi una cosa così lunga — esclamò Alice.

— Potrebbe evitare di fare delle simili osservazioni — dichiarò Ciccio Frittella [1] — non hanno senso e mi fanno perdere il filo.

Sul mare mi sono sporto
Volevo il mio messaggio ai pesci
Comunicare:
— Ecco quel che cerco e che vorrei sapere.

Gli argentei pesciolini
Dalle profondità del mar son risaliti
Per dare una risposta alla domanda posta.

Tale fu l’opinion dei pesci:
— Non glielo possiam dire,
Caro signor

PERCHÉ…

A quel punto arrivati, il mare li ha bloccati.

Allora ho scostato il mare
Per meglio vederli in volto
E il mio dilemma a loro ho ancor rivolto:
— È meglio essere o meglio è obbedire?

I pesci il naso han storto:
— Dove hai cotto il tuo cervello
Per porti un tal rovello?

Ancora ho chiesto, di nuovo ho domandato
Ma anche se tutt’intorno ho ben gridato
Non hanno voluto intendere ragione!

Allora ho preso una secchia nuova
Eccellente per ’sta prova
In cui il mare andavo a dominare.

Il mio cuor faceva tic, il mio cuor faceva tac
Mentre empivo, per punirli,
La secchia d’acqua dolce alla fontana.

Mi disse un che mise fuor la testa:
— Dei pesciolini neppure un ne resta.

— Per veder se li risvegli —
Strepitai nelle sue orecchie
— Scendi giù fin in fondo al mare.

Ciccio Frittella mentre declamava questi ultimi tre versi aveva alzato la voce fino ad urlare, e Alice con un brivido pensò: “Per nulla al mondo avrei voluto essere quel messaggero!”:

Chi non c’è non sa
Chi obbedisce non patisce.

Questo lui deve sapere
Perché la vera sommissione
È per chi non ha mai sofferto

Mentre l’Essere si disgrega
Come il mar tutto d’un pezzo.

Liberarti mai più potrai,
Al fin loro vanno e tu t’inguai,
Il più amaro è il tuo destino.

I pesci del mar son morti
Perché d’esistere han scelto
Di giungere fino in fondo senza sapere
Nulla di ciò che obbedir tu intendi.

Solo Dio non obbedisce,
Ogni altro esser patisce
perché dio ancora non è.

Soffron questi ma non son vivi né morti.
Perché?

Vivon gli obbedienti in fin dei conti,
Questo non lo si può negar.

Ma pur vivendo non esistono
Perché?

– Perché? Bisogna far crollar la porta
Che tiene l’Esser dall’obbedir distante!

– L’Essere è colui che crede d’esser
Essere quanto basta dal dispensarsi
D’imparare ciò che vuole il mare…

— Ma ogni pesciolin questo lo sa!

Ci fu una lunga pausa.

– È tutto qui? – chiese timidamente Alice.

– È tutto qui – confessò Ciccio Frittella. – Addio.

***

[il testo originale si trova in Œuvres Complètes tome IX, Gallimard, Nouveaux écrits de Rodez, pp. 133-146 - L'Arve et l'Aume. Tentative anti-grammaticale contre Lewis Carroll]

[1] Nel testo originale Dodu Mafflu (guance paffute) ovvero Humpty Dumpty nel testo di Carroll.

2 Risposte leave one →
  1. 2009 Maggio 16

    non conoscevo quest’aspetto di Artaud, anche perchè non ho la sua opera completa nè avevo notizia di questa recentissima edizione italiana , l’impadronirsi della fiaba – per me – più bella e anche, forse, più complessa rielaborandola a modo suo. francamente il tutto mi stranisce non poco …

  2. 2009 Maggio 16
    Paola renzetti permalink

    L’impressione è di “essere” in pieno “non sense”.
    Una cosa sola rimane: Alice o qualsiasi umano nei pressi di quel mare, di cui instancabilmente si ascolta l’affascinante voce, che nulla dice e insieme “tutto” dice.

Lascia un commento

Note: You can use basic XHTML in your comments. Your email address will never be published.

Abbonati ai feed di questi commenti tramite RSS