COME QUANDO NEL PAESE È FESTA di Erminia Passannanti


COME QUANDO NEL PAESE È FESTA

L’insolitamente colto partecipa alle trasmissioni nazionali
quale surrogato del sapere, indossa un abito talare
desunto da illustrazioni enciclopediche,
dietro richiesta mostra alle telecamere
le mani sue stigmatizzate e offre
ampie delucidazioni in merito.

Messo a tacere il malcontento popolare con premi e lotterie,
hanno disposto in semicerchio i dotti simili a grassi santi
a gustare il tepore degli applausi in diretta,
interrotti da arguti comunicati commerciali.

Ai liceali in ressa fuori porta vengono distribuiti inviti
a desistere, concili improvvisati nelle sale-stampa
promettono clemenza e tolleranza.

Bande armate di bambini attendono tra le colonne di cartapesta
l’inizio dei loro spettacolo, sfogliano opuscoli illustrati,
sistemano ordigni sotto il coprivivande del buffet
col beneplacito del Comitato di Sicurezza.

Alle disposizioni puntuali del regista, l’elettricista
monta tralicci addizionali, tende cavi sopra la platea.
Il dispendio sembra invogli a una festosa compresenza.
Il custode mette in guardia l’insolitamente colto
circa i rischi effettivi di una massa.

Nelle pause contemplative, circospezione tra i chiamati
ad obbedire ai molti imperativi. Sotto il palco
nella penombra, l’orchestra dei pensionati sonnecchia,
il trombone russa, la viola ha appoggiato la testa
alla spalla dei clavicembalo.

L’insolitamente colto non concepisce l’dea del riposo,
ne approfitta per compilare Errata, ideare smentite,
oppresso dal sospetto di essere frainteso o preso
troppo alla lettera.

Flagellanti, chierici, profeti, rei confessi
stanno ordinatamente in fila dinanzi a un camerino
per sottoporsi al supplizio del trucco. I più sfrontati
sfoggiano cilici, uniformi d’aculei, sguardi bianchi. Boriose,
le passerelle dinanzi agli ascensori, allo scader dei turni.

Ballerine in lamé offrono assistenza volontaria ai deboli
di cuore, rammendano arterie, spillano valvole artificiali,
reggono la fronte a chi ha la nausea. Nelle sputacchiere il livello sale.

Quasi trabocca. L’insolitamente colto getta
uno sguardo a quella calca e si allontana con un moto di ripulsa.
Nell’andirivieni di lettighe e portantine, la trasmissione
consolida la sua audience, pupille si dilatano,
crollano i volti.

Brevemente stupite tra i vapori alcolici
dei video, le bande armate sono schiere blu
di angeli, nel loro sogni cattedrali di fuochi pirotecnici.

AS WHEN THERE IS A NATION FESTIVAL

The exceptionally cultured man participates in the national broadcasts

as a substitute for knowledge, puts on a cassock

derived from illustrations in encyclopaedias,

on request shows the television cameras

the stigmata on his hands and offers

plentiful explanations on the subject.

Having allayed popular discontent with prizes and lotteries

they have arranged the scholars in a semicircle like fat saints

to enjoy directly the warmth of the applause,

interrupted by witty commercials.

To the high-school pupils crowding outside the door

are distributed formal requests

to desist, improvised councils in the TV production rooms

promise clemency and tolerance.

Armed bands of children await among papier-maché columns

the start of their show, turn the pages of illustrated booklets,

set explosives under the covers of the buffet

with the approval of the Security Committee.

Following the instructions of the producer, the electrician

builds additional frames, stretches cables over the orchestra pit.

The expense seems intended to encourage a festive collective mood.

The guard keeps a close eye on the exceptionally cultured man

because of the real danger of a mass revolt.

In the contemplative pauses, those called to obey

the many instructions are disconcerted. Under the stage

in the shadow, the pensioners’ orchestra dozes,

the trombone snores, the viola is resting his head

on the shoulder of the harpsichord.

The exceptionally cultured man does not conceive of the idea of rest,

he takes advantage of it to compile‘Errata’, to compose rebuttals,

oppressed by the idea of being misunderstood or taken too literally.

Flagellants, clerics, prophets, sinners pleading guilty

stand neatly in line before a dressing-room

to submit themselves to the torture of make-up. The most shameless

parade their sackcloth, crowns of thorns, blank looks. Haughty,

the fashion shows in front of the lifts, as each new turn comes.

Dancers in lamé give willing assistance to those with weak

hearts, repair arteries, tap artificial valves,

wipe the brow of those who feel nauseous. In the spittoons the level rises.

It almost overflows. The exceptionally cultured man glances

at the crowd and moves away with a gesture of revulsion.

In the coming and going of stretchers and litters, the broadcast

increases its audience, pupils dilate, faces collapse.

Briefly stupefied by the alcoholic vapours

of the videos, the armed bands are blue formations of angels,

in their dreams cathedrals of pyrotechnic fires.

[1993]

Erminia Passannanti, “Come quando nel Paese è Festa”, in I 5 poeti del Premio Laura Nobile, Milan, Vanni Scheiwiller, 1993.

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9 risposte a COME QUANDO NEL PAESE È FESTA di Erminia Passannanti

  1. Erminia scrive:

    Grazie Antonella, per avere dato visibilità a questa mia poesia del 1993. Si riferiva, reagendovi (già allora nell’unico modo concessoci) con l’ironia ripiegata dello spettatore impotente, alla politica spettacolo dei talk-show, inaugurata in quella fase storica dal Maurizo Costanzo Show, che iniziava a imporre all’audience ignara i suoi cocktail quotidiani di ideologia, politica ed avanspettacolo, con una contaminazione a tutto danno della politica e chiaramente a vantaggio dello spettacolo. La figura dell’ “insolitamente colto” ( i vari ospiti regolari del Costanzo Show dotati di “aura intellettuale”) è la figura di un osservatore disgustato dal dilagare di tale decadenza nazionale e culturale, e tuttavia incapace di sottrarsi al gioco e agli allettamenti della popolarità che questo tipo di politica-spettacolo fornisce. Io credo che questa mia poesia sia più che mai attuale, e dunque ve la (ri)propongo. Un abbraccio, erminia

  2. domaccia scrive:

    visto gli anni di composizione, anche tu sei stata un’annunciatrice- profeta di ciò che si è poi venuto a determinare, “tra flagellanti, chierici, profeti, rei confessi”, un occhio davvero acuto!

  3. sandrapalombo scrive:

    Profeta sei davvero Erminia. Ciao Sandra

  4. Erminia scrive:

    Ma io, al tempo (ero studentessa), non lo potevo sapere, che ero ‘profeta’ —
    pensavo solo di ‘esagerare’, ‘visioneggiare’. :)

    ….e invece no! era tutto ‘a venire’…
    :(
    grazie dei commenti care Sandra e Dominika

  5. erminia fortunatamente per indole e per carattere ho sempre detestato il nazionalpopolare! ho sempre avuto in “odio” il chiattone marito della più celebre quanto stupida de filippa, poi quando poi seppi che faceva il consigliere a dalema (di cosa poi?, non è dato sapere a parte, ricordo, per cose di cultura!) compresi che la sionistra era morta. Lo è, morta e defunta. Pessimista? si. un abbraccio
    r.m.

  6. mi chiedo quanto e cosa sia cambiato da allora. Forse soltanto in peggio.
    Attualità attualissima, come non mai.
    Ma al di là di questo aspetto disarmante – direi dei demagoci effetti del video – cui, forse, è cambiato soltanto il lato b.
    Adesso è al plasma.

    Straordinario spessore e grande poesia, qui

  7. alessandrapigliaru scrive:

    Complimenti a Erminia, letta d’un fiato e amaramente condivisa: siamo già nello spettacolo integrato.
    Cari saluti.

  8. erma scrive:

    Cari Alessandra, Francesca e Roberto: grazie per avere condiviso questo testo del 1993, e per l’apprezzamento. Siamo nella stessa amara ‘Nave dei Folli’, da cui vorremmo saltare perchè sarebbero preferibili le impervie del mare aperto, coi veri flutti, vere tempeste e veri pirati o squali, allo starvi comodamente a bordo.
    Un abbraccio, erminia

  9. erminia son in sintonia ma la vedo nera! senso di impotenza politica e culturale: politica perchè noto che a troppa gente le dette stronbolate del cavaliere piacciono e piacciono le sue maniere di rapportarsi al femminile, come a tanto femminile piace essere considerate per tette e per culo, scusa la volgarità per favore! culturale perchè noto che in libreria siamo 109 persone che girano, sempre i soliti, mai facce nuove… e al cinema se danno un film un po’ più intelligente dei vanzina (noiosi) sempre i soliti 10 frequentatori.. dimenticavo: apprendo ora che la ragazzotta di napoli , quella dello stucchevole “papi”, ha dichiarato di essere “vergine”: per auto celebrazione furbetta? ma chi se ne frega eppure sembra intrigare la maggioranza.. che tristezza..

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