“Ma cos’è mai la poesia?
Più di una risposta incerta
è stata data in proposito.
Ma io non lo so,non lo so e mi aggrappo a questo
come alla salvezza di un corrimano. “
Wislawa Szymbowska
Sfronda le molte parole che ti vengono in mente,
non farne d’una cento, ma di cento, una:
la parola è come la perla e il poeta n’è il palombaro;
non è facile cosa afferrare una perla speciale!
[Nezāmī in Khosrov-o-Shīrīn]
Eh, ironia con te la disperazione è filosofia! Ma senza di te, ahinoi, la poesia è pura (mera) melanconia. (Pietro Pancamo)
"Il poeta è prima di tutto cittadino" Antonio Fiori
"Io credo che una poesia al giorno tolga il conformismo di torno..." Narda Fattori
"Cos’è la poesia? non chiedermelo più, guardati nello specchio, la poesia sei tu." (La tigre e la neve, R.Benigni)
È morto oggi, nella sua casa di Taormina, il poeta ed umorista Renzino Barbera; aveva 85 anni.
LA SCAFFA (di Renzino Barbera)
Sintissi amico mio,
non mi dicissi camurrusu
ma c’è purtusu e purtusu.
La scaffa siciliana è un’altra cosa: scaffa che vale!
Non è la scaffa usuale, settentrionale,
che campa massimo ‘na simana e menza
ed è senza esperienza.
Carta e Penna Editore, Torino 2009, pp. 68. euro 6,90
Trama: Alain ha finito settanta anni e ha deciso di lasciare definitivamente la vita in mare, chiudendo l’attività commerciale intrapresa con l’amico medico Nicolas De Blégny, dopo essere stato congedato dalla marina per limiti d’età e vendendo l’imbarcazione che aveva comprato cinque anni prima. Alla ricerca di chiarimenti e di giustificazioni relative al segreto che pesa da due secoli sulla sua famiglia ha voluto, però, nel suo ultimo viaggio con la propria nave, fare scalo al porto di Londra.
Omaggio sentito al Maestro Ingmar Bergman e alla sua lucida e implacabile capacità
di leggere tra le righe di una certa disperazione all’interno di certe coppie in crisi.
Intervista a Franco Loi, in assenza di Franco Loi. di Flora Restivo
Sembra un gioco di parole, non troppo originale né tanto intelligente, in realtà si tratta semplicemente di un ritratto del tutto personale del grande poeta che io farò, senza certezza di ottenere il suo consenso, ma speranzosa di ottenerlo.
Sarà, comunque, una vera intervista, pertanto le risposte che verranno date alle mie domande saranno tutte assolutamente, parola per parola, di Franco Loi.
Il problema, se così volessimo chiamarlo, riguarderebbe solo la mia idea di quello che è questo grande artista, indipendentemente da ciò che, di lui, si conosce.
Dirò qualcosa di nuovo, non dirò nulla che già non si sappia? Non lo so, ci provo.
Bompiani 2008 (Narratori Italiani) pp.440, 18,00 euro
La vita di Astrid e Pietro scorre tranquilla nella loro casa nelle colline marchigiane. Un giorno di maggio, in una pausa del lavoro – la coppia crea tessuti artigianali a telaio – Pietro esce in giardino e, mentre il sole scalda le spalle e i pensieri vagano nella noia della tranquillità, Durante fa la sua comparsa nelle loro vite, creando confusione e portando alla luce questioni irrisolte.
Durante ha un comportamento sincero e istintivo che confonde i suoi interlocutori, e un fascino impossibile da evitare. Le donne dei dintorni non gli resistono, nessuna esclusa. Anche Astrid e la sorella Ingrid, giunta dall’Austria in visita, si dimostrano interessate a lui. E Pietro ne è geloso fino a detestarlo. Ma forse Pietro detesta quella parte di se stesso che ha lasciato sfuggire Ingrid, di cui ora si scopre innamorato.
Teatri e teatranti, mani che gesticolano in versi. Il ratto delle sabine a Catania, tra tradizione e sperimentazione.
Catania 26/05/09. Al teatro Tezzano si è appena conclusa la tre giorni in cartellone de “Il ratto delle sabine”, commedia in tre atti di Franz e Paul von Schönthan, diretta del regista Aldo Mangiù sotto la supervisione del direttore artistico Enzo Sasso.
Uno sposalizio lodevole quello tra questi due artisti che ha coinvolto il pubblico in sala mettendo in scena la storia del professor Molmenti, uomo di lettere con un sogno nel cassetto: far rivivere gli scritti di Tito Livio in cui si narrava il furto (il ratto appunto) delle donne del vicino popolo Sabino a opera dei romani (Romolo imperatore invitò con l’inganno tutta la popolazione dei Sabini a uno spettacolo e poi ne fece rapire le mogli con lo scopo di rimpinguare le città romane di nuove generazioni). Ma non solo questo.
Dono del cielo, la tranquilla vita di paese di questo professore viene sconvolta dall’arrivo di una compagnia di attori girovaghi (i tromboni). Il capocomico Trombone va a casa del professore con l’intento di fargli prenotare dei posti a teatro. Questo è il punctum; il terreno in comune da cui parte la narrazione. Il teatro che scopre il teatro.
Forte della passione comune il professore confessa a Trombone d’aver scritto una tragedia e vorrebbe che lui la mettesse in scena. Affida quindi il copione (e il segreto della sua stesura) a questo scapestrato Chaplin, che pesandolo (letteralmente, lo pesa) comprendendone quindi, a suo modo, lo “spessore”, dà infine il suo supporto alla messa in opera di questa tragedia. Ma l’entusiasmo iniziale del professore che vede finalmente l’onirico trasformato in materia durerà poco.
Galleggiamo in un mezzo molto esteso, sempre incertamente alla deriva, sospinti dal vento qua e là; quando pensiamo di aver trovato un punto fisso a cui aggrapparci, esso si dilegua e ci abbandona; se lo seguiamo, ci scappa, scivola via e fugge eternamente davanti a noi. Nulla sta fermo per noi. Questa è la nostra condizione naturale, eppure la condizione più contraria alle nostre propensioni. Ardiamo di desiderio di trovare un solido punto d’appoggio, una base durevole su cui costruire una torre che si innalzi fino all’infinito; ma le nostre fondamenta si spaccano e la terra si apre. [Virginia Woolf]
***
Rosi Braidotti, In metamorfosi, lettura di CHIARA ZAMBONI
Il libro di Rosi Braidotti intitolato In metamorfosi. Verso una teoria materialistica del divenire si situa nel dibattito contemporaneo, entrando in più di un conflitto. Situarsi è quello che vuole fare Braidotti, scrivendo quelle che lei chiama cartografie politiche e teoriche, che sono poi le mappe del pensiero ricostruibili dal luogo parziale dal quale ci si guarda attorno.
Solo quando la città evapora di luglio, solo allora t’accorgi come ti si affianca e resiste al tuo passo fermo che tende a cancellare le ombre. Come un cucciolo sperduto, con il muso umido che ti spintona leggermente le gambe, l’occhio avvinto del destino di tutti.
Solo allora puoi scendere nel mondo buio vicino terra, prenderti questa pena, guardare il suo piccolo nasoinsù palpitante simile a un cuoricino di carta lucida che ha smarrito il proprio indirizzo.
Qualcun altro riceverà questi auguri muti, di nessun tempo, dopo aver atteso a una finestra, sospirerà nel sospiro teso dell’estate che matura.
La realtà ce la fa benissimo ad abbandonarti, quando chiedi, lei risponde, seziona storie che non avresti immaginato, per farti credere ogni altro bene irraggiungibile.
Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti.
Ho il piacere di annunciare a tutti voi e a soprattutto a quanti hanno già partecipato al progetto di Recensione del Comitato Vibrarte, la trasformazione del Comitato in una vera e propria Associazione culturale, pronta a diffondere con passione la sua mission culturale attraverso progetti artistici, laboratoriali, sperimentali .Pronta ad esprimersi attraverso ogni linguaggio e ogni forma, ogni idea ed ogni mente che liberamente voglia esprimerla. Il sito della nostra Associazione è http://www.associazionevibrarte.it/.
Chi racconta che l’arrivo dei migranti sui barconi porta valanghe di criminali, chi racconta che incrementa violenza e degrado, sta dimenticando forse due episodi recentissimi ed estremamente significativi, che sono entrati nella storia della nostra Repubblica. Le due più importanti rivolte spontanee contro le mafie, in Italia, non sono partite da italiani ma da africani. In dieci anni è successo soltanto due volte che vi fossero, sull’onda dello sdegno e della fine della sopportazione, manifestazioni di piazza non organizzate da associazioni, sindacati, senza pullman e partiti. Manifestazioni spontanee. E sono stati africani a farle. Chi ha urlato: “Ora basta” ai capizona, ai clan, alle famiglie sono stati africani.
Internet è destinato a diventare l’invenzione del secolo, ha rivoluzionato il sistema della comunicazione. E’ una finestra sul mondo. Ha dato libero accesso a tutti, visibilità a quanti desiderano esercitare il loro diritto all’esistenza, dalla casalinga al poeta locale cui nessuno voleva dare credito letterario. Un oceano popolato da pesci multiformi che si muovono sconnessi alla ricerca di luce. Nel bene e nel male ha sovvertito certi strumenti di potere, egemonia della stampa e della televisione. Una rivoluzione in piena regola. Fioriscono i siti on-line, proliferano i blog.
Rino Cammilleri, Il crocifisso del samurai, Rizzoli 2009, pagine: 275,
euro 18,50, ISBN-13: 9788817030373
Si tratta di un romanzo storico attorno a un episodio poco noto della storia: la grande rivolta dei samurai cristiani nel 1637. Circa quarantamila cristiani giapponesi, donne e bambini compresi, si ribellarono alla persecuzione e si arroccarono nella penisola di Shimabara, nel castello in disuso di Hara. Qui tennero testa per cinque mesi al più grande esercito di samurai che la storia del Giappone avesse mai visto. Vennero massacrati fino all’ultimo e fu la loro rivolta a provocare la chiusura ermetica del Giappone al mondo esterno per due secoli. Quando i missionari europei poterono tornare, nella seconda metà dell’Ottocento, trovarono che i discendenti di quegli antichi cristiani avevano conservato la fede nella clandestinità, tramandandosela di generazione in generazione. Solo alla fine del XIX secolo cessarono le persecuzioni dei cristiani nel Sol Levante. I pochi rimasti erano quasi tutti concentrati a Nagasaki. E furono centrati, com’è noto, da una delle due bombe atomiche.
Rino Cammilleri Il ventiduesimo giorno del settimo mese, l’anno diciottesimo dell’era di Tembun, una giunca cinese entrò nel porticciolo di Kagoshima, nella parte meridionale del Kyūshū. La comandava il capitano Avan, che i portoghesi chiamavano «o ladrão», il ladrone. A bordo c’erano il gesuita Francisco Xavier e i suoi confratelli Cosme de Torres e Juan Fernandez. Con loro c’era anche il giapponese Anjirō,
Chi mi conosce sa che non è possibile uscire da me senza recarne marchio o traccia. Non sono una stanza né una stazione, sono una persona, una donna per l’esattezza, una donna con il rogo nel calamaio, sono una stiratrice con un esercizio nel centro storico con la vetrina vuota e due sedie scompagnate, impagliate, poste una davanti all’altra, settecento una, ottocento l’altra, e due piante alte e ben nutrite ai lati. Io sto all’interno, nella penombra, vivo comunemente aleggiata di vapori caldi di ferro con serbatoio capiente d’acqua a cento gradi. All’ultimo uomo che ho conosciuto sto raccontando il mio desiderio. L’entrata non è stata gradevole. Primo sintomo, il caos. Gli confesso di voler morire impiccata alla terza bifora con intarsi policromi della fila in alto di palazzo Steri, a piazza Marina. Le spalle di lui, incalcolabilmente spirituali, si sollevano piano dal cuscino, e io mi aggrego a ogni cosa che nella stanza riluca.
L’autore nasce a Sant’Agata del Bianco, un piccolo paese in provincia di Reggio Calabria, il 16 agosto 1924. Fa prima il muratore, poi si dedica agli studi conseguendo la maturità classica a Catanzaro e infine si iscrive alla Facoltà di Lettere presso l’università di Messina, dove sarà decisivo per il suo avvenire l’incontro con il critico letterario Giacomo Debenedetti, il quale gli farà pubblicare da Mondadori, nel 1956, il suo primo lavoro, una raccolta di dodici racconti intitolata “La Marchesina“. L’anno dopo uscirà il suo primo romanzo “La Teda“. Sarà l’avvio di una carriera lunga e costellata da vari riconoscimenti. “La Marchesina” riceve il premio Villa San Giovanni, nel 1956; “Gente in viaggio” il premio Sila nel 1966; “Noi lazzaroni”, del 1972, il premio Napoli nello stesso anno; “Il selvaggio di Santa Venere”, 1977, il premio Campiello. Trasferitosi a Firenze nel 1953 vi resterà fino al 1958 quando, sposata una ragazza svizzera, si trasferirà in Svizzera fino al 1964 allorché ritornerà a Firenze, e più precisamente a Scandicci. Collabora alle migliori riviste letterarie italiane: Paragone, Il Ponte e al quotidiano Nuovo Corriere di Romano Bilenchi (cui dedica il racconto “Per una manciata di more”).
Osservo quello che mi sta intorno, il suo evolversi, il suo mutare negli anni, come noi mutiamo. Lo osservo e non posso evitare un sottile senso di angoscia, perché quello che di grave accade nel mondo (le guerre, le ingiustizie, l’arroganza dei poteri malati, la povertà, questa crisi globale che sta scoperchiando situazioni di follia collettiva che subito vengono coperte da un mare di demenza propagandistica il cui scopo sarebbe quello di rassicurarci, di non farci preoccupare…) osservo tutto questo e penso che la parola e la poesia ormai sono squalificate. La parola sta contaminandosi di significati che non gli appartengono e se andiamo avanti così in breve potremo esprimere mille concetti con cento parole e non cento concetti con mille parole. I sapori si mischiano, i cibi non hanno più sapori veri, così come le parole. E sull’onda di questo frullato di senso e non senso intrisi l’uno nell’altro la poesia e l’arte ne fanno le spese. Il silenzio muore.
Carbonia, 23 Maggio 2009 ore 19, Chiesa di San Ponziano
La Chiesa di S. Ponziano di Carbonia era già stata cornice di una inaspettata e magica interpretazione a cappella del “Deus ti Salvet Maria” da parte di Andrea Parodi prima di una sua esibizione nella piazza antistante.