GO-FUN

2009 Aprile 28
by marinaraccanelli

shell_sand_sun_ii_by_zargmark1

foto di Zargmark

oltre il balzo del frangiflutti
le conchiglie spiaggiate in massa
qualche raro passante
spezza

fra tappeti scrocchianti e macerie
la fanciulla stupita
con un’unghia di porcellana
sfiora scaglie

tu puoi romperle o carezzarle, questo è niente:
l’assassino già le ha trafitte, succhiate dai fori a cono
conoscono sventramenti e tempeste
lo sfinimento d’inverno, sferza d’acqua crudele

così è più dolce la fine, ora
lungo le inquiete correnti del mare -
un prato mormora a destra
ondeggiano fiori di sole

conchiglie sfatte
in ventagli svaniscono, spirali ellissi
cangianti in collo di tortora
stelle diventano, informi macchie
gioielli o grani di sabbia

folgorato dall’onda non vedo
il bianco go-fun giapponese
ma creature marine rugose
sognanti una pace imperfetta

11 Risposte Lascia un →
  1. 2009 Aprile 29
    M.Gisella Catuogno permalink

    Che bella Marina, questa descrizione delle conchiglie come creature che cercano pace sulle spiagge, come naufraghi stanchi…
    un caro saluto
    Gisella

  2. 2009 Aprile 29

    alcuni versi e alcune strofe mi hanno colpita in particolare, ad esempio la strofa che inizia con” tu puoi romperle o accarezzarle…” e anche quella delle ” conchiglie sfatte-…”e rileggendola però mi verrebbe da notare: ma perchè questa pressocchè totale assenza di “articoli” ?.. ( tieni presente si tratta opinione soggettiva)

  3. 2009 Aprile 29

    mi si è affacciato alla mente un aggettivo per questa poesia, Marina, e te lo porgo: SOAVE.

  4. 2009 Aprile 29

    Ti ringrazio, Gisella, per il tuo apprezzamento:-)
    ti abbraccio
    marina

  5. 2009 Aprile 29

    e grazie a te, Blumy, per il tuo dolce aggettivo! povere conchiglie, tutte rotte per terra, hanno bisogno di essere consolate:-)
    marina

  6. 2009 Aprile 29

    vedo che giustamente, Domaccia, hai focalizzato la tua attenzione sulla strofa che sottolinea la brutalità della natura: ci sono creature marine che aggrediscono e forano con un buco per mangiarle le loro simili, poi tutte diventano dopo morte conchiglie aggraziate e decorative, del resto è la legge di natura, non ci nutriamo anche noi di altri esseri viventi?
    la mancanza di articolo non è costante in questo testo, l’ho tolto dove mi scorreva meglio il verso senza – grazie per l’attenzione:-)
    marina

  7. 2009 Aprile 30
    sandrapalombo permalink

    Incantata dalle tue conchiglie che hai reso in maniera originale sia come stile che come tema. Sandra

  8. 2009 Maggio 2

    grazie, “incantata” Sandra:-) apprezzo molto l’aggettivo “originale”
    marina

  9. 2009 Maggio 7
    maebasciutti permalink

    Hai una bella potenza lessicale Marina.
    “conchiglie sfatte
    in ventagli svaniscono, spirali ellissi
    cangianti in collo di tortora
    stelle diventano, informi macchie
    gioielli o grani di sabbia”
    anche se ora mi affascina particolarmentel’essenziale, lo scarno e non sono particolarmente incline alla bellezza, non posso non riconoscerla qui in alcuni momenti semantici.

  10. 2009 Maggio 7

    ciao Maeba, dici di non essere “particolarmente incline alla bellezza”, ma penso che ci siano molte forme di bellezza, e le migliori siano quelle non convenzionali; sicuramente le più difficili da raggiungere, quanto a me non penso di riuscirci che , forse, raramente…
    grazie!
    marina

  11. 2009 Luglio 13
    Graziano Marchetti permalink

    La mia foto………Onorato di vederla accostata a questa tua bella Poesia :)
    ….E l’inizio e’ cio che era…oltre il balzo dei frangiflutti. Complimenti

Lascia un commento

Note: You can use basic XHTML in your comments. Your email address will never be published.

Abbonati ai feed di questi commenti tramite RSS