quanto avrei conservato di te, quanto avrei tenuto te
con la tua lingua balbettante, mugugni quasi, come fossi down
e non camminare , non da sola, per le mani una bambina
coi capelli bianchi pesante senza più parole nè pensieri
(forse confusi, intrecciati come quando si agita una boule
e dentro ci sono nomi lettere cifre misteriose)
che ha bisogno di una madre
(ero io, piccola magra senza forze,
ero io la tua nuova madre, e tu mia figlia, in uno scambio magico
miracoloso inverosimile)
che ti raccontasse fiabe prima di dormire
come l’ultima notte, l’ultima prima che in silenzio piano piano
senza far rumore per non svegliarmi, te ne andasti via, madre mia
santa, madre mia.







Non ho parole Blumy per questo struggente ricordo di Tua Madre. Un abbraccio Sandra
Bella e difficile poesia, vera e commovente.
Grazie
un abbraccio a te, Sandra, le parole le hai e dicono molto.
si, Paola, vera, soprattutto vera. grazie del tuo passaggio.
Non ci si trattiene dall’abbracciarti, Blumy, dopo aver letto questa poesia.
Antonio
e l’abbraccio è reciproco, Antonio.
I tuoi splendidi versi, Blumy, mi hanno riportato ad uno dei libri italiani più belli, di questi ultimi decenni, che ho letto, ad alcune delle cui struggenti pagine patrebbero degnamente accostarsi:
“Un altare per la madre” di Ferdinando Camon.
Grazie per questo tuo dono di un ricordo tanto intimo e prezioso che fai a tutti quelli che potranno accoglierlo in sé.
francesco
si sono tempi in cui si riesce a perderlo, il tempo, e vengono fuori grumi alati, meravigliosi
alla tua scintilla, Blumy
Per me questa poesia è oltre l’ arte: è una testimonianza di vita!
Un caro saluto,
Rosaria
a Francesco che ringrazio due volte, per esserci ancora e per esserci per me: ho letto, molti anni fa, Un altare per la madre e mi ha trascinato via lungo percorsi che ho perduto, di una bellezza struggente e infinita.
il tuo assenso è per me grande gratificazione, Silvia, perchè amo il tuo modo di essere e di scrivere.
testimonianza di vita, Rosaria, si, ma non credo sfiori l’arte.
Bellissime struggenti parole, Blumy: il suggello prezioso di un amore infinito
Gisella
ciao, gisy, grazie.
“quanto avrei conservato di te”: ce lo chiediamo sempre, prima che si spengano le persone che abbiamo più care; dopo, può rimanere solo il rimpianto di non aver dato, fatto, e poi ricordato di più. Personalmente, io di questi rimorsi ne ho parecchi; sono convinta invece – per quanto io possa conoscerti, Blumy – che riguardo tua madre tu abbia umanamente dato e fatto tanto, il riflesso di ciò rimane sublimato in poesia ed è un altro modo di continuare la celebrazione del ricordo, sopra un piano differente ma analogo, e più duraturo
marina
Le poesie più belle sono sempre quelle che parlano del vissuto, e qui di vissuto se ne sente tanto tanto.
M.
io dico: quanto avrei conservato di te, quanto avrei tenuto te … non perchè rimpianga di non aver fatto o aver fatto poco, anche se rimpianti e/o rimorsi, in casi come questi ce ne sono sempre; lo dico perchè avrei continuato a tenermela così com’era, mamma/ bambina da accudire, un peso si, spesso, e anche un grande sacrificio. Ma l’avrei tenuta con me , l’avrei voluta ancora, ancora …
grazie, Marzia, anche se in questi casi il coinvolgimento emotivo prevarica la capacità critica.
L’essere accuditi che diventa accudimento, amore puro che ritorna frazionato in mille, piccoli, infiniti gesti e dettagli.
E’anche in questo scambiarsi le parti il mistero che avvolge la maternità.
Poesia toccante.
Sono commossa, Blumy, molto, credimi. Non solo perché anche per me mia madre era figura mitica e da morta lo è sempre di più- quindi i nostri vissuti in qualche modo coincidono- ma perché hai saputo trasmettere questo amore e questa assoluta emozione a chi ti legge con grande “sapienza” di scrittura(quando contenuto e forma si fondano indissolubili e indistinguibili).
un abbraccio
lucetta
si, Donatella , la maternità è un mistero, perchè siamo madri anche quando non lo siamo.
mi commuovo anch’io, ogni volta, Luce, che ricordo quella mia madre bambina così incapace di autogestirsi, così indifesa, così confusa.
e poi, l’ultima mattina, la mattina che l’ho trovata …
prima la poesia di Margherita Gadenz e ora la tua, avete scritto due poesie dedicate alla madre veramente belle e commoventi, poesie vere, versi struggenti che toccano il cuore. antonella
devo dire una cosa a Margherita, sai, Antonella. grazie per essere passata e per il commento affettuoso.
Ovunque siano le nostre madri
sono sempre vicine a noi
mia cara Blumy
e noi continuiamo a cercarle
disperatamente
Un caldo abbraccio
Josè
è così, Josè, guai se così non fosse. un abbraccio a te.