
Noi siamo qui per ammonire
di non fermare una vita innocente
di chi ancora non c’ è, ma già sente,
anche a costo di far impazzire,
o far cadere in un abisso,
chi invece già sa di soffrire,
senza scorgerlo in sé, il crocifisso,
cui intonare, sanguinante, gli osanna
nel diritto degli altri, l’inviolabile
dovere del più debole, la condanna,
sacra a qualunque costo,
di ogni atroce sentenza, anche ignota,
di ogni sventura o violenza,
stupro morale, demenza,
inconsapevole di dover essere
sempre grata a qualcuno
della propria insensata sofferenza,
benedetta da Dio,
ben accetta dal padre,
accolta dalla madre,
attesa dallo zio, compassionevole,
dal prete di frontiera che farà
che i bambini vengano a lui,
e che lui venga in essi.
Ma sia salva “la vita”,
sempre e comunque,
anche quando fa invidia l’inferno,
che non può essere peggio
di questo infame fardello,
di questo fraterno obbligo
di venire alla luce
nel buio dell’odio, della paura,
dell’innocua, farisaica pietà;
in santa alleanza
con l’unica verità
strenuamente difesa
a oltranza:
quella dell’ignoranza.
(Prima uscita su Nazione Indiana, il 6 aprile 2008, nel post “Giro di vite”)
“farisaica pietà in santa alleanza”… ben detto, Francesco. E’ un’ottima prova poetica!
ahi ahi ahi francesco
le parole se non controllate ci si ritorcono contro
e il senso “altro” è sempre in agguato
gli ultimi due versi della prima strofa
a un lettore malizioso come me
vanno in tutt’altra direzione dalla tua volontà
almeno così mi pare
“che i bambini vengano a lui,
e che lui venga in essi.”…
sperando che il contraccettivo offerto nell’immagine
dalla mano compassionevole
non permetta il misfatto
ciao
sergio
« Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore. Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell’altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato » (Luca 18,10-14)
Ma questi tempi…sembrano essere piuttosto propizi a chi si esalta, si incensa e si erge ancora a baluardo di antichi, assurdi pregiudizi mortiferi.
Grazie, Meteosès.
francesco
No, caro Sergio, nessuna “ritorsione” involontaria… da quelle parole, che si riferiscono, purtroppo, proprio a quel misfatto, che troppe volte non si è saputo scongiurare, né adeguatamente perseguire.
Grazie.
francesco
Caro Francesco
questa poesia è una perfetta incisione tra le pieghe dell’ipocrisia più maligna, che connota alcune azioni e anche prese di posizioni pubbliche, di organizzazioni diverse, dalla politica alla religione (soprattutto quando quest’ultima si presta a convenienze di varia utilità).
Ho saputo di una giovane, che con fatica è riuscita a trovare un ospedale, in cui sottoporsi a un aborto terapeutico (i medici sono nella stragrande maggioranza obiettori): è malata gravemente e il suo bambino sarebbe nato, portando con sè altrettanta gravità e sofferenza.
Grande la poesia, quando porta alla luce certe contraddizioni.
Un saluto
Chiara ed esplicita questa poesia, qui la santa alleanza non gioca in casa.
Versi piena di denuncia e di cercata ambita voluta coerenza.
Un saluto
Gabriella
La tua poesia, caro Francesco, è di forte impegno civile ed artistico.
Ti confermi autore che non teme critiche e non cerca l’applauso.
La tua arte porta sempre un importante contributo al dibattito sociale.
Io credo che una paternità responsabile sia la base della civiltà, ma non sono padre e resto qui, avvinghiato al narcisismo. Grazie per avermi messo in crisi, su una problematica così necessaria alla poesia e alla vita. Leggo con molto interesse i commenti e spero ci siano sviluppi. Con molta stima e riconoscenza, vostro lontano ma vicino ed affezionato Antonio M.
E’ molto dura questa tua poesia Francesco. Senza dubbio giustamente dura visto l’argomento trattato e la condanna di ipocrisie e falsità insostenibili e dunque certamente da condannare.
Per me la vita umana (e la vita in genere) va salvaguardata e rispettata dal ventre della madre fino alla vecchiaia… Un abbraccio, Lucianna
Grazie infinite, Paola, Gabriella, Antonio, Lucianna, per la vostra attenzione a questa mia non facile proposta, che avete saputo analizzare con tanta viva e sofferta passione morale, ciascuno dalla propria personale, preziosissima, visione critica e civile.
Un caro saluto a tutti.
francesco
Apprezzo ancor più la poesia quando sa guardare oltre la sfera intrapsichica, il mondo interiore del poeta, per cogliere aspetti o eventi della realtà esterna, mettendone in luce contraddizioni e incongruenze.
Questa poesia, in particolare, è ben giocata nell’uso del linguaggio che esalta l’ipocrisia delle idee che vuole smascherare.
Felice del tuo lucido, circostanziato apprezzamento per un testo di tematica tanto letterariamente rischiosa e di tono così… spero “misuratamente”, acceso, Donatella.
Essendomi giunta, privatamente, qualche rimostranza, vorrei precisare che non era mia intenzione offendere la sensibilità religiosa di nessuno; e che ho il massimo rispetto per il ruolo della Chiesa Cattolica, nella sua più sostanziale, originaria, ispirazione etica cristiana, popolare, autenticamente caritatevole, nella quale, in gran parte, io stesso mi riconosco.
Buona Pasqua a tutti.
francesco
A volte siamo così umanamente fragili, così terreni e deboli. A volte non abbiamo la forza che Dio pretenderebbe da noi e sbagliamo,.. oh! se sbagliamo.
Ma ho smesso da tempo di giudicare, perchè in certe situazioni bisogna esserci e viverle sulla propria pelle per sapere quale sarà l’ardua scelta…
Grazie Francesco per questi spunti di riflessione.
Un abbraccio e buona Pasqua a te e famiglia
Monica
Parole “sante”…le tue, Monica, davvero: sofferte e pervase di profondo rispetto.
Grazie infinite.
Buona Pasqua anche a te da tutti noi.
Un abbraccio.
francesco
Caro Francesco,
conoscendoti da molti anni, fin troppo bene…posso dirti che questo tuo testo non mi convince del tutto. Sento una certa sincerità di fondo nella trattazione della delicata tematica, ma vi ravviso alcune forzature, alcuni eccessi di violenza espressiva che mi fanno sorgere il sospetto che tu non abbia resistito ad una ricerca deliberata di voler colpire il lettore, al di là di una tua reale, schietta urgenza etica ed espressiva. E questo, in poesia, è imperdonabile.
Pertanto, anche per questa volta, non mi unisco a chi già ti incorona “poeta”…hai ancora molto da lavorare. Cerca di scrivere meno poesie…e fallo solo quando non puoi proprio farne a meno(quando “ne andrebbe della tua vita, se non lo facessi”, come diceva Rilke.)
Dedicati ad altre più salutari attività, magari, per scaricare la tensione a volte insostenobile: un po’ di corsa, il cucinare, che tanto ti piace…e soprattutto stai di più con tua figlia e tua moglie, non trascurarle MAI PIU’ per la letteratura. Ricorda che “una bella azione vale assai più di qualsiasi opera d’arte”… Ma questo chi lo ha detto? Non lo ricordo in questo momento…Però non trovi sia una verità da tenere sempre più a mente, da mettere sempre più in conto, ora che non hai più vent’anni (e da un bel po’…anche).
Ti abbraccio forte (e scusa se a volte posso sembrarti un po’ severo, ma è perché ti voglio troppo bene…quasi come ad un fratello e mi sento legato a te come alla mia ombra, anche se non ci somigliamo poi tanto, in effetti; ma forse sono proprio le nostre diversità che ci attraggono l’uno verso l’altro e ci accomunano).
E credimi, comunque, davvero sempre TUO,
Francesco
In effetti con il passare del tempo si familiarizza con quella parte di noi (o parti) che interviene ed agisce al momento giusto, tanto da farci vedere istintivamente cosa ci farà star meglio.
Un caro saluto.