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I versi dei bambini e 22 riflessioni di Sebastiano Aglieco per la mostra L’Albero Viola

by Lucetta Frisa

Il 21 marzo scorso per la Giornata Mondiale della poesia, siamo a Milano invitati dalla Casa della Poesia (di cui la poetessa Giusi Busceti è presidente) nel parco Trotter. Ci perdiamo nel parco, dato che le manifestazioni non avvengono più nel teatrino – chi se lo ricordava? – ma nella deliziosa ex-chiesetta del parco, rimessa a nuovo e riscaldata, con funzione di auditorium. La manifestazione si dividono in quattro parti, ma accenno brevemente solo alle prime tre. La prima si intitola Lezione di poesia a cura di Sebastiano Aglieco (poeta, critico e insegnante elementare), la seconda riguarda la presentazione dell’antologia di prosa e poesia Il cerchio e la conchiglia, edizioni La Voce della luna, a cura di Luigi Cannillo (anche lui poeta e critico, insegnante alle scuole medie) che raccoglie testi di studenti vincitori del premio “Marina Incerti” nel decennio1998-2008. Tra il folto pubblico in sala, molti bambini e ragazzi. A seguire, Marco Ercolani parla del suo libro saggistico sulla poesia contemporanea Vertigine e Misura (Edizioni La Vita Felice), un intervento appassionato e coinvolgente della poetessa e saggista Gabriela Fantato (direttrice sia della collana di poesia e saggistica per La Vita Felice, sia della rivista La mosca di Milano) e quindi letture di versi di alcuni dei poeti citati nel libro. L’ultima parte, a cui non possiamo assistere, è quella musicale.
Arriviamo mentre Sebastiano Aglieco sta parlando della poesia dei bambini. Parla con una tale sensibilità e serietà, che ci emoziona tutti. Un grande lavoro con i ragazzi, per educarli a una particolare percezione della vita, al suo mistero e alla sua bellezza; parla soprattutto di libertà, amicizia, accoglienza della diversità, in modo non generico, molto partecipato, e non utopico. Nello stretto vano accanto alla sala della manifestazione è esposta la mostra L’ albero Viola, mostra di poesie di bambini delle elementari. Sono scritte su tanti piccoli fogli bianchi attaccati a pannelli di cartone. In mezzo a quei foglietti, qualche foglietto lilla: riportano le riflessioni del poeta-educatore. Un’esperienza molto arricchente per lui come persona e come poeta. Bellissimo il video realizzato da lui stesso, con immagini di alberi che scivolano sui visi minuti dei bambini, intrico di neri rami invernali e di visetti infantili mescolati al sottofondo delle loro voci e strilli, e poi i loro versi sul video ai quali il maestro ha apportato, ma solo in rarissimi casi, – così mi dice – modifiche quasi insignificanti. Eccone alcuni che lascio al vostro commento:

ALBERO NUDO

Non volevo

farti del male

non volevo

ferirti

non volevo

farti soffrire

non volevo

farti cadere

le foglie, mi ferisco

da solo, mi rattristo.

***

IL MIO MAESTRO PENSA

Quando sei triste

piove e quando sei

felice c’è il sole.

La tua gelosia è

il colore che scende,

la tua volontà è

un guerriero.

E poi?

E poi?

Niente.

Quando hai paura

trattieniti

e poi respira

sei innocente

quando hai

un maestro.

***

[…]

Abbraccio il mio amico

con tutto il mio cuore

come si tratta una piuma

con delicatezza.

Se la strappo

l’amicizia si spacca.

***

I tuoi occhi luccicano come il falco che sta in alto.

Le particelle della tua anima sono nel mio cuore.

Il mio cuore è il tuo.

Ci vogliamo bene nello stesso momento.

Voglio bene il mondo.

Voglio bene me!

***

Ma ecco le riflessioni che Sebastiano Aglieco mi ha consegnato in esclusiva per VDBD.

22 PICCOLE RIFLESSIONI PER LA MOSTRA “L’ALBERO VIOLA”, poesie di bambini, parco Trotter 21 marzo 2009.

1

Scrivere è un atto di libertà. Non è dovuto neanche al maestro.

2

Insegnare ad essere non è possibile. Eppure la poesia riguarda un po’ il come si è.

3

Il bambino imita, quindi occorre che abbia dei buoni esempi da imitare. Ma anche dei buoni motivi.

4

Scrivo se so guardare con altri occhi. Allora posso vedere la pelle dell’albero che diventa viola: è il mio albero. Posso sentire la sua voce che mi parla. Allora scrivo per fare un dialogo con il mio albero.

5

Se scrivo, scrivo sempre a qualcuno, ma mentre scrivo sento la mia voce che mi parla.

6

Non è importante, alla fine, che i bambini sappiano scrivere poesie – perché dovrebbero? E’ importante che percepiscano chiaramente i loro pensieri e che siano capaci di darne una forma compiuta. Per sé e per gli altri.

7

Questi testi non sono poesie, sono approssimazioni a una compiutezza. A un desiderio compiuto.

8

Queste poesie vengono innanzitutto da uno sguardo che poi diventa parola.

9

Abbiamo letto poesie. Il maestro non le ha spiegate. Piuttosto noi abbiamo dovuto cercarne un senso.

10

La poesia è un linguaggio. Come apprendere a imparare a leggere.

11

La poesia è presa di possesso del mondo che il linguaggio sociale spesso censura.

12

Non si può insegnare nulla ai bambini se non si è liberi. Altrimenti si può solo insegnare la censura del linguaggio sociale.

13

Il mio vero quaderno non è quello dove avvengono le correzioni e le valutazioni. Il mio vero quaderno è quello che scelgo io.

14

Che cosa “valutare” di un testo? La corrispondenza interiore; l’attenzione; l’essere capaci di sentire il mistero di una piccola cosa.

15

Si può scrivere da soli? Credo proprio di no. Si scrive in ascolto e in risposta.

16

La metafora è la vera chiave che apre le porte alla comprensione del mondo. Bisogna insegnarla. Ma quando la porta è stata aperta,

la chiave non serve più.

17

Non si approfondisce nulla. Il bambino non è interessato ad approfondire. Bisogna, piuttosto, abituarlo a cogliere al volo. Sentire subito è un esercizio dell’attenzione.

18

Le parole sono oggetti; hanno tutte le qualità dei sensi. Scrivere, dunque, è attività sensoriale. La mente arriva subito dopo.

19

Se, come diceva Maria Montessori, l’amore non è un sentimento ma un senso, scrivere per amore vuol dire voler conoscere il mondo.

20

I bambini scrivono veramente solo quando sono concordi: cum cordis, col cuore. Questo lo affermano apertamente.

21

La loro scrittura, per noi adulti, dovrebbe essere già oggetto di teoria perché essa viene dall’esercizio della pratica di qualcosa che si conosce perché sta accadendo sotto ai nostri occhi.

22

Gli incipit, le variazioni servono a mettersi in contatto, a innestarsi nella voce degli altri. Vario e invento per capire l’altro: da dove viene, cosa vuole da me, cosa posso io donare a lui.

[Sebastiano Aglieco]

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