Cesare Pavese. Due poesie da “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”


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Verrà la morte e avrà i tuoi occhi è una raccolta di sole dieci liriche scritte da Cesare Pavese fra l’11 marzo e l’11 aprile 1950. Le poesie, 8 in italiano e 2 in inglese, furono ritrovate dopo la morte dell’autore. Hanno una dolcezza talvolta disperata, talvolta feroce, ma così esondante da intrappolare la sensibilità del lettore in una primavera che ripercorre la sua nascita e la sua fine in un infinito senza possibilità di fuga. Per questo hanno una malinconia immortale, bellissima. Un suono che si fissa nell’anima e torna.
Lo stesso Pavese scrisse a proposito di queste liriche: “…C’è in esse tutta l’ampiezza di quel che ho sperimentato in questo mese: l’orrore e la meraviglia”.
Propongo da questa raccolta due poesie che amo particolarmente e che trovo di una bellezza struggente.

Hai un sangue, un respiro.
Sei fatta di carne
di capelli di sguardi
anche tu. Terra e piante,
cielo di marzo, luce,
vibrano e ti somigliano ‒
il tuo riso e il tuo passo
come acque che sussultano ‒
la tua ruga fra gli occhi
come nubi raccolte ‒
il tuo tenero corpo
una zolla nel sole.

Hai un sangue, un respiro.
Vivi su questa terra.
Ne conosci i sapori
le stagioni i risvegli,
hai giocato nel sole,
hai parlato con noi.
Acqua chiara, virgulto
primaverile, terra,
germogliante silenzio,
tu hai giocato bambina
sotto un cielo diverso,
ne hai negli occhi il silenzio,
una nube, che sgorga
come polla dal fondo.
Ora ridi e sussulti
sopra questo silenzio.

Dolce frutto che vivi
sotto il cielo chiaro,
che respiri e vivi
questa nostra stagione,
nel tuo chiuso silenzio
è la tua forza. Come
erba viva nell’aria
rabbrividisci e ridi,
ma tu, tu sei terra.
Sei radice feroce.
Sei la terra che aspetta.

21 marzo ’50

The Cats Will Know

Ancora cadrà la pioggia
sui tuoi dolci selciati,
una pioggia leggera
come un alito o un passo.
Ancora la brezza e l’alba
fioriranno leggere
come sotto il tuo passo,
quando tu rientrerai.
Tra fiori e davanzali
i gatti lo sapranno.

Ci saranno altri giorni,
ci saranno altre voci.
Sorriderai da sola.
I gatti lo sapranno.
Udrai parole antiche,
parole stanche e vane
come i costumi smessi
delle feste di ieri.

Farai gesti anche tu.
Risponderai parole -
viso di primavera,
farai gesti anche tu.

I gatti lo sapranno,
viso di primavera;
e la pioggia leggera,
l’alba color giacinto,
che dilaniano il cuore
di chi più non ti spera,
sono il triste sorriso
che sorridi da sola.
Ci saranno altri giorni,
altre voci e risvegli.
Soffriremo nell’alba,
viso di primavera.

Aprile 1950

Nota: nell’immagine Morning Breeze di Pino Daeni

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9 risposte a Cesare Pavese. Due poesie da “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”

  1. Blumy scrive:

    anch’io amo moltissimo Cesare Pavese e la sua malinconia di morte; e amo in particolare la raccolta Verrà la morte e avrà i tuoi occhi e le poesie che hai postato, dedicate, come questa, come tutte, a Constance Dowling:

    E allora noi vili
    che amavamo la sera
    bisbigliante, le case,
    i sentieri sul fiume,
    le luci rosse e sporche
    di quei luoghi, il dolore
    addolcito e taciuto –
    noi strappammo le mani
    dalla viva catena
    e tacemmo, ma il cuore
    ci sussultò di sangue,
    e non fu più dolcezza,
    non fu più abbandonarsi
    al sentiero sul fiume –
    - non più servi, sapemmo
    di essere soli e vivi.

  2. Antonio Fiori scrive:

    Maeba ci propone, con una breve e precisa introduzione, uno scrittore italiano tra i più ‘feroci’ con se stesso, tra quelli in cui, alla fine. è maggiormente evidente la graduale identificazione di vita e scrittura: i gatti (i posteri?) lo sapranno.

    Grazie Maeba
    Antonio

  3. maebasciutti scrive:

    Grazie a voi per la condivisione. Cesare Pavese mi tocca il cuore come pochi. Una considerazione che posso fare solo ora, dopo le riflessioni e gli scambi di opinione che abbiamo avuto nel post “interpretazione o comprensione?”, costruisce un vissuto in cui io-lettrice mi inserisco tanto che non ci vedo le suggestioni (evidenti, urlate) di morte ma solo l’infinita dolcezza. Mi fa sentire piccola in tutti i sensi ma soprattutto d’età.

  4. è incredibile come, leggendo o rileggendo queste poesie di Pavese, si senta fortissima la vita che vibra e germoglia, e insieme la morte in attesa: credo che il segreto di molte grandi poesie , come anche di altri testi in prosa, sia lo sguardo dello scrittore, che vede e crea essendo già “oltre” – il punto di vista di un moribondo, di chi ha un piede nell’aldilà, di chi ci è stato (per esperienze traumatiche, malattie, guerra o altro) ed è tornato qui, ma sapendo di essere in momentanea sosta
    marina

  5. maebasciutti scrive:

    E’ vero, si sente la vita della terra. In queste poesie c’è la potenza della natura che esplode. I germogli, le radici…l’impulso alla nascita nel momento della morte. Una contraddizione? Una consapevolezza profonda? O l’ultimo attaccamento alla vita? In ogni caso, anche senza una risposta, rimane la magia.

  6. morenafanti scrive:

    Un poeta e scrittore che amo moltissimo. Un uomo che si è saputo raccontare con verità e coraggio e che ci ha regalato se stesso. Grazie Maeba

  7. maebasciutti scrive:

    E’ vero Morena, non voglio scordare la bellezza della bella estate o del diavolo sulle colline. Un autore che ha dato tanto alla letteratura italiana.

  8. Josè Grilli scrive:

    Maeba
    come te anch’io vedo l’infinita
    dolcezza
    in questo grande poeta
    Josè

  9. Alessandro scrive:

    Inimitabile, unico e struggente, ma và letto quando si è in pace con se stessi.

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