LA MORTE DI JOHN UPDIKE
Ieri è morto il famoso scrittore americano John Updike, romanziere, poeta e critico, vincitore di numerosi premi letterari prestigiosi.come il Pulitzer e l’American Book Award.
Poichè proprio in questi giorni mi accingevo a leggere il suo libro più famoso “Corri,Coniglio” [1960] in segno di ricordo ho pensato di postare alcune righe tratte dall’introduzione di Claudio Gorlier ( e vi rimando a un suo articolo su LA STAMPA on-line di oggi).
“Corri, Coniglio” viene ormai riconosciuto come un testo fondamentale, si sarebbe tentati di dire canonico, nella letteratura degli Stati uniti del Novecento, un classico moderno che peraltro non va collocato sullo scaffale, ma che sollecita di continuo una rilettura, provoca nuovi stimoli.
Il suo è un personaggio cruciale, degno di stare accanto al Gatsby di Scott Fitzgerald, all’Augie March di Bellow, allo Holden di Salinger, con una carica allo stesso tempo realistica e simbolica…Nasceva con Harry Angstrom, detto Coniglio, un significativo esemplare americano di uomo senza qualità…
Ventisei anni, un figlio di due, un grigio lavoro di rappresentante, Harry vive in una cittadina della provincia americana con una moglie che sopperisce con l’alcool a una vita senza amore.
Harry ha avuto un solo effimero momento di gloria quando, all’epoca del college, era un promettente giocatore di basket soprannominato Coniglio.
Per sfuggire la condanna a una vita priva di slanci, Harry decide di andarsene , di correre e correre senza una meta precisa: si infila in un’auto e via, uomo senza qualità spinto da una confusa forma di ribellione…
E mi piace anche ricordare la dedica iniziale posta da John Updike a questo suo romanzo:
I moti della Grazia,
l’insensibilità,
circostanze esteriori.
PASCAL, PENSIERI , 507






ecco, dopo averlo letto, posso dire di avere capito a fondo- o almeno così io credo- il signifcato della dedica iniziale fatta riportando quel specifico estratto dai Pensieri di Pascal: infatti nella figura del protagonista e nel viluppo delle sue esperienze ho trovato i moti della Grazia ( in alcuni sguardi e pensieri del protagonista, ma anche nel rapporto conflittuale e doloroso e ambiguo con il personaggio ([che poi si rileverà cruciale] del pastore episcopale), “l’insensibilità” ( o almeno quella che pare come tale nell’ansia di fuga di Coniglio da troppe e incombenti strettoie sociali, e che poi alla resa dei conti si rivela essere un qualcosa di più complesso, e stratificato), ” le circostanze esteriori”, che forse sono quelle che nascono dai rapporti familiari e con amici e donne e tutto il consesso sociale( e che poi quasi inavvertite e in modo scivoloso e inevitabile non potranno che produre che l’accadimento tragico e straziante, descritto magistralmente come pure tutti i rapporti cosidetti sociali con figure molto ben delineate e più che realistiche, vive davvero.
[ e tra l'altro ho letto in giro che i libri successivi con di nuovo protagonista Coniglio sono da molti considerati migliori di questo iniziale ]