Calpesterò la nostalgia come una radice secca
Calpesterò la nostalgia come una radice secca.
Questa è la città che un tempo fu bosco.
Non c’eravamo né io né te a parlare
del bosco.
Ci chiamavamo
alberi foglie rami e uccelli stupiti.
Cantavamo il nostro stupore senza nome.
Non parlarmi del bosco come della nostra infanzia
di Hänsel e Gretel e della casa
che ci aspettava nel folto
per bruciare.
Noi si andava nel bosco ad occhi chiusi
si sognava come chi vede l’aperto.
E’questa la radice da calpestare?
Possiamo sempre alzare gli occhi e il bosco
lassù
vola nei suoi veli di fumo bianco
si congeda volando e ritorna.
Ma adesso
da questi sassi snudati di geometrie
vorrei descriverti tutte le sue foglie
la sinfonia
il disegno stupendo
di quell’antica città che ora abita il cielo e il sottosuolo
con questi versi ingialliti d’erba
inciampati
tra le lucide lastre dei marciapiedi.
* L’immagine é un acquerello di Claudia Sansone






già la prima strofa è una poesia compiuta, carica di nostalgia, nel rimpianto di quell’eden meraviglioso che è stata l’infanzia.
Quella radice si può incontrare anche camminando su una lastra di marciapiede in città.
Non l’inciampo, ma davvero una salvezza.
Che bella, Lucetta! Il bosco, l’infanzia, la dimensione favolistica, il passato, il presente, la nostalgia che riaffiora nonostante…Molto apprezzata. Un caro saluto
Gisella
Ringrazio Blumy, – e, in questo caso, anche l’altra Bloomy- per la sua puntuale visita e il bel commento graditissimo.
Ringrazio Paola per la stessa ragione: si, scrivere poesia- anche se “ingiallita”- salva sempre, malgrado tutto.Non vedo, in fondo, almeno per noi che scriviamo, un antidoto migliore.
Vi abbraccio
lucetta
Un grande Grazie anche a Gisella,ovviamente, ma vorrei aggiungere qualcosa a riguardo di questa poesia.
Fa parte di un bel calendario-12 stagioni e 12 poesie di poeti liguri- corredato dalle belle foto di un bravo e noto fotografo di nome Alberto Terrile. Ma ho voluto, per questo post su VDBD(per il quale ringrazio la gentilissima Morena) che i miei versi fossero accompagnati da un acquerello di Claudia Sansone. E desidererei anche che un esperto come il nostro Roberto Matarazzo, si pronunciasse in merito.
Grazie ancora, Gisy e un abbraccio
lucetta
versi e struttura che riescono a ricreare immagini
di un mondo perduto e antitetico rispetto alla nudità dell’esserci che si è determinato poi quasi fatalmente ( sassi snudati di gemetrie/ la casa che ci aspettava per bruciare)
ottima la tua lirica lucetta e con immagine al pari, i miei complimenti a claudia sansone per delicatezza e forza espressiva
r.m.
Dominica, commenti molto acuti i tuoi rispetto a questa spogliazione che ci porta all’osso delle cose, a opera del tempo.
Quando la nostalgia è troppo forte e insidiosa, tanto da diventare una sorta di malattia, occorre proprio calpestarla sotto i tacchi…
Grazie della tua gradita visita
lucetta
Roberto, grazie per la tua generosità nell’apprezzare i miei versi ma un grazie particolare per aver commentato l’acquerello di Claudia Sansone, che ha una certa riluttanza a mostrare i suoi lavori e bisogna quasi “costringerla” a farlo, come in questo caso.
un caro saluto
lucetta
Ogni volta che leggo i tuoi versi
ammiro la delicatezza che scuscitano,
colgo la raffinata ricerca dell’essere
e ti vedo.
Un caro saluto
Josè
Grazie, sensibilissima José, i tuoi commenti hanno sempre il potere di commuovermi un po’.
lucetta
Era l’autunno la “tua” stagione Lucetta? I tuoi versi sanno d’autunno…. la stagione in cui tutto si prepara al sonno dell’inverno e forse la natura intera soffre di nostalgia per la bella stagione. La nostalgia però non è mai una radice secca anzi la sento come un potenziale fertilizzante quando proietta la sua luce di vita vissuta su quella che si sta vivendo…
Un abbraccio Lucianna
Lucianna cara, è proprio l’autunno la mia stagione, ma un autunno che si avvia all’inverno. La sofferenza che procura la nostalgia è talmente forte che si vorrebbe calpestarla, appunto, come una radice ormai secca. Nella vita arrivano momenti- che spero sempre di breve durata, dato che tutto cambia- in cui si patiscono sia il freddo che il caldo. Si patisce tutto. E poi, miracolosamente, non si patisce più, oppure molto meno, tutto si attenua, con i dolori anche i colori. Ma anche questo ha il suo aspetto duplice. da una parte è un bene ma dall’altra un male. Un male perché se la sensibilità perde la sua forza, la sua forza vitale (compresa quella della sofferenza)….significa che siamo invecchiati anche dentro di noi. Ma stai tranquilla, che, dentro di me, ho sempre cercato e continuerò a cercare la luce( e il suo tepore)
GRAZIE della tua graditissima visita
lucetta
Non avevo dubbi Lucetta sul fatto che dentro di te cerchi (e c’è) la luce. Un abbraccio, Lucianna