CARILLON di Francesco De Girolamo

Sogni di camminare sui lustrini
in una camera di carta rosa,
a piedi nudi, in cerca di qualcosa
che si nasconde forse dietro l’ombra.
Respiri piano, quasi a non svegliare
gli angeli-ballerine accoccolate
sui sofà del salotto scintillante,
cui i tuoi soffi solleticano il cuore.
Vorresti essere chiuso in uno scrigno,
come un anello che si vuol serbare
dal tempo, pur senza valore:
un po’ di latta e vetro colorato.
Hai un carillon nel petto che tintinna
sempre la stessa nota, ed una lacrima
ti solca il viso, come ad un bambino
cui si è rotto il giocattolo più amato.
Ti sforzi di vedere oltre le cose,
ma scorgi solo la bigiotteria
della vita, odor di cipria stinta,
tende lise, cuscini in simil-seta,
sedie zoppe, tappeti impolverati,
visi di un rosa finto, ricoperti
da vecchi fondotinta a buon mercato.
Chiedi aiuto a una madre sconosciuta,
ad un amico, al principe, al custode
dei tuoi libri di fiabe spaginati.
Sei come una moneta fuori corso,
dimenticata un giorno in un cassetto:
un po’ più luccicante delle altre,
ma che nessun mercante può accettare
per il frutto più acerbo.





Bellissima e malinconica. Forte e penetrante. Davvero complimenti. Erika
vien voglia di abbracciarla, questa creatura che si sente così lontana dalla felicità, così triste da far pensare, un momento, che possa essere la ballerina di un carillon con un cuore che batte. dolcissima, come tutte le tue poesie.
Grazie, Erika! Lusingatissimo della tua lettura e del tuo apprezzamento.
francesco
Il tuo commento mi commuove, Blumy, per la vicinanza e la sensibilità che riesci ad esprimere nei riguardi dello spirito e dell’atmosfera di questa mia poesia un po’ “crepuscolare” che ho voluto proporre in questo momento di intimità domestica, dolce e malinconica insieme, specie se non si è più bambini, e quasi tutti i sogni sono diventati ricordi o rimpianti. (Ma non proprio tutti…)
Un abbraccio, comunque, te lo mando io, con affetto.
francesco
Sì, Francesco, in certi passaggi mi ricordi Gozzano…
Evochi un’atmosfera di passato ma anche il precario equilibrio, o meglio la ricerca di esso, tipico dell’adolescenza.
Piaciuta molto.
Un caro saluto
Gisella
Grazie, Gisella, della tua lettura mirata…e del riferimento, molto lusinghiero, a una della figure da me più amate della nostra poesia di sempre…
Un abbraccio.
francesco
…sempre più bravo Francesco….
cogliere certi dettagli dell’animo umano è da pochi…
un abbraccio
Monica
Grazie infinite, Monica, della tua costante attenzione alla mia scrittura poetica…e di queste tue parole.
Un abbraccio anche da parte mia.
francesco
Quella nota sa dire molto di ogni cosa incontrata
Ciao Francesco
Sì, bisognerebbe ascoltarla di più…ma a volte è una nota troppo alta e non si riesce a seguirla.
Grazie. Ciao.
francesco
Produce una melodia quasi insostenibile quel carillon incantato. Perchè è vero che il riverbero apre una porta che dà su un universo intero, verticale come il gorgo degli accadimenti. La dolcezza e la poetica di questi tuoi versi, Francesco, nasconde il sapore agrodolce della disillusione, dell’arcobaleno che si restringe. Una grande capacità questa tua di figurare il doppio delle cose.
Complimenti.
Alessandra*
Splendida la tua lettura, Alessandra, suffragata, come sempre, da una potente “profondità di campo”, che rende nitidi anche i minimi dettagli, le ombre e i riflessi delle cose.
Grazie. Un abbraccio.
francesco
se il grande Guido Gozzano fosse vivo adesso, avrebbe scritto questa poesia.
I miei vivi e puntuali complimenti, caro Francesco
lucetta
E’ un complimento grandissimo, cara Lucetta!
Non oso accostarmi alla sua intima altezza, alla sua umile, ostinata, e raffinata, genuinità, sempre perseguita nella sua poetica; anche se ringrazio anch’io il Signore, come lui, di avermi fatto nascere “un po’ scimunito, ma greggio…”.
Un abbraccio.
francesco
un sogno dal fascino luccicante e leggero diviene ricerca della verità oltre l’apparenza, preghiera di aiuto: ma nessuno accorre in soccorso del bambino a piedi nudi, con un carillon nel cuore, che ripete per sempre la stessa nota…nessuno può salvarlo dalla disillusione , dall’inutile bigiotteria della vita…nessuno fuorchè la magica nota del carillon, l’occhio incantato del bimbo stesso, che si ostina – giustamente – a trovare bellissimi quei lustrini nella camera rosa: che importa se sono di scarso valore, come moneta fuori corso?
un poeta come te non va mai fuori corso, Francesco!
ciao
marina
“O non assai goduta giovinezza,
oggi ti vedo quale fosti, vedo
il tuo sorriso, amante che s’apprezza
solo nell’ora triste del congedo.”
(da “I Colloqui” – Guido Gozzano)
No, “le buone cose di pessimo gusto” non andranno mai fuori corso.
Grazie del bellissimo intervento, Marina!
francesco
Nel continuo ,delicato suono del carillon
nasce, invadente, una solitudine profonda
che tenta di ricoprire ogni cosa.
Delicatamente magica e vera
trovo, in questa poesia ,tutto il desiderio
che si ha da adoloscenti di amare la vita.
Un caro saluto
Josè
Carissima Josè, sono particolarmente felice della tua nuova visita e della tua tanto limpida e dolce lettura.
Un carissimo saluto.
francesco
Forse per l’atmosfera di questi giorni la tua poesia mi fa pensare alla favola del soldatino di stagno in cui gli oggetti si animano. anche mi vengono in mente le vecchie illustrazioni curate nel singolo particolare e impolverate che si trovano in cantina. (ma il messaggio che comunichi è tutt’altro che impolverato, anzi aspro e vivo).
le poesie in cui le cose, la fanno da padrone come specchio dello stato d’animo di chi scrive sono le mie preferite. E la tua mi è piaciuta tantissimo!
complimenti e buon anno nuovo!
Jacopo
Quanta malinconia emanano questi versi! Il passato chiuso in un cassetto che un giorno verrà gettato via da mani giovani. Complimenti Francesco. Sandra
La mia poesia, forse, attinge anche ad un’iconografia di un ambito favolistico simbolista, e persino un po’ “decadente”, che ho sempre amato molto. Sono contento che tu ne condivida la profonda vicinanza, Jacopo, e che ne ritrovi alcuni aspetti significativi in questi miei versi.
Grazie. Un caloroso buon anno anche a te.
francesco
Grazie, Sandra. Speriamo, invece, che le mani dei nostri figli sappiano tener strette le preziose piccole cose di un passato che costituisce un eredità così intima, troppo presto riposta in quel “cassetto”.
Un caro saluto.
francesco
Il senso di inutilità e di inadeguatezza che si prova durante l’adolescenza mi sembra messo perfettamente a fuoco in questa poesia di Francesco che con immagini e metafore calzanti rende perfettamente l’atmosfera malinconica di questa età così difficile, in cui il mondo è un luogo affascinante e ancora inesplorato e nello stesso tempo fa paura e in cui pare non esserci nessuno che ci comprende. Molto bella anche l’immagine scelta. Un saluto, Lucianna
Caro Francesco, questa poesia non mi è nuova ed, infatti, fà parte di “Bambocciate” del 1995. Non che non ci sia gusto nel rileggerla (per carità, la poesia, non scade mai), ma preferirei assaporare qualcosa di più recente: magari qualcosa che non conosco. Sai come sono gli animi inquieti? vanno sempre in cerca di novità, di qualcosa di stimolante!
Comunque, nel suo genere è perfetta. Mi ricorda i “Trucioli” di Sberbaro…
Ciao,
Rosaria
Grazie, Lucianna, grazie, Rosaria, della vostra attenzione, pur in questi giorni particolari di laboriose “cure familiari”.
Entrambe, certo, conoscerete già questa poesia, essendo stata inclusa nella raccolta citata da Rosaria, in parte da me “ripudiata”, in parte riscritta in alcuni suoi testi, poi proposti on-line in differenti versioni. A volte, come credo suggerisca la stessa poesia, è proprio dal passato che può emergere quella luce segreta che ci ha rivelato quel po’ di identità di “uomini”, di “donne”, di “poeti”, di “Persone”…che segna, come un’effigie indelebile, ogni nostra scelta presente, ogni nostro progetto futuro.
Le mie “novità”, cui sto lavorando, e che, a volte, ho anche qui, in parte, anticipato, non possono farmi trascurare le “tracce” più rilevanti di un passato ancora vivo, che sento il bisogno di rievocare, ancora, riscoprire ed “offrire” agli altri, come quel fiore colorato che esce dalla tenera e pudica immagine adolescenziale, apprezzata da Lucianna, come un dono inatteso che riprende magicamente vita da una vecchia foto in bianco e nero. Di giorni irripetibili…il cui ricordo, mesto e dolce, forse porteremo sempre nel nostro intimo.
Un caro saluto ad entrambe.
francesco
Hai seguito la tua strada, caro Francesco, sviluppando la tua sensibilità artistica e la tua personalità. A me le tue poesie piacciono perchè sono il contrario della paura e ci aiutano a continuare il viaggio nei territori sconfinati dell’amore, tra linee d’ombra, suono e significato. Con tanti sinceri auguri d’un anno nuovo intenso e sereno, a te e famiglia, e a tutte le amiche ed amici di Roma. Vostro sempre vicino, Antonio M.
Grazie infinite, Antonio, delle tue bellissime parole di apprezzamento e di amicizia. Ricambio, con altrettanto affetto, i tuoi auguri per un anno davvero felice.
Un abbraccio.
francesco
Efficace descrizione ma quell’espressione” ti sforzi di vedere oltre le cose ma scorgi solo la bigiotteria della vita ” non lascia scampo! Caro Francesco. E’ una poesia perdutamente
triste e malinconica. A presto Alberto
Certo, caro Alberto, sulla malinconia di fondo siamo perfettamente d’accordo; ma non mi sembra che non lasci scampo…
La tenerezza, di cui si animano i rapporti più profondi con “le cose”, comunque, ne è poi un fortissimo antidoto, io credo.
Grazie.
francesco