Corpo a corpo di Aglaia Viviani

2008 Dicembre 22
by viadellebelledonne

corpo-a-corpo

Aglaia Viviani, Corpo a corpo, Morgana ed. Firenze 2008

Narrare emozioni è tutt’altra cosa dall’essere emozionati.
Qui Aglaia Viviani vive una simbiosi con figure femminili e anche scrivendone si emoziona e ci fa emozionare.
In queste figure mitiche: Eva, Melusina, come nel dialogo con le scrittrici: Blixen, Aleramo, Lonzi…si accetta la nostra fragilità, si apprende, si rispetta e si ama sia la figura “archetipa” ma anche noi stesse che, confrontandosi e mettendosi “corpo a corpo” con tutte loro rispecchiamo vicendevolmente le nostre ansie, i nostri perché.
Sapere che il cuore non si può ingannare, che siamo in ogni momento parte di danze interattive più grandi di noi.
Non c’è comunicazione nell’arte e nella poesia se prima non c’è “fusione” con la vita. Il linguaggio del poeta è l’accettazione entro il quale episodi, conoscenze, dialoghi lasciano il calco.
Un contemplare soffocato ma vigile.
Presente in ogni luogo e momento aiuta a darci la percezione della propria fine ma anche quella di una felicità possibile.
L’evento giunge dal profondo, come afferma Breton in “Costellations”, scuotendo il tessuto della rappresentazione, e nascono stupore, sorprese e interrogazioni per imparare a concedergli spazio.
Il linguaggio perde l’astrazione del dizionario e produce un senso o meglio ancora “sensi”, valori distinti dalla pura significazione.
“..le parole, per loro natura, significano più cose…una frase delle più semplici risveglia l’immaginazione, la memoria, l’occhio e l’orecchio concertano tutti nel leggerla…

(V.Woolf, “Una stanza tutta per sé” La Tartaruga ed).
P.Breton: Elogio della parola, Eleuthera Milano 2004
Concepire l’infinito di A.Buttarelli, La Tartaruga 2006
M.Proust: Del piacere di leggere, Passigli Firenze 1998

Abbiamo necessità di una lingua che possa far attraversare i confini.
Perché noi vogliamo parlare e siano i confini fuori dalla parola,…” e per nostalgia attraverseremo i confini / e saremo in armonia in ogni luogo…” (La lirica di I.Bachmann, Cosmopoli Bologna 1996)
La forza della nostra sensibilità e intelligenza possiamo coltivarla solo dentro di noi, nella profondità della nostra vita spirituale. Ma proprio quel contatto con altre coscienze è appunto la lettura…permette l’educazione dei modi dello spirito.
La sequenza dei versi è corporale, richiama il ritmo del respiro: occhi, muscoli…ma soprattutto viscere, parola intimamente legata ai meandri più oscuri del nostro corpo.
La nostra parola parla per noi.
Non fluttua in uno spazio virtuale perché attaccata ad un corpo vivente, ad una persona.
In questo: “Corpo a corpo” le parole restano invischiate ai loro rispettivi miti, e nella parte più personale e intima sono sempre incollate alla persona che ha suscitato i versi, i tremori, le gioie.
Nella Grecia il corpo era come un trasmettitore di contenuti culturali e attraverso l’analisi dell’elaborazione di una identità-alterità avveniva il passaggio dall’oralità alla scrittura. La Biblioteca di Alessandria ne è un grande esempio.
Il corpo è stato (e purtroppo è ancora) un luogo di controllo sociale.
Corpo dove si “giocano” violenze, dolori e gioie. Come nel rapporto corpo /natura / mondo (vita) dove le donne restituiscono altri corpi, non soltanto nella scelta di una maternità consapevole ma anche nella ricerca di fusione tra anima e corpo. “Corpo a corpo” è l’espressione della nostra aspirazione al dialogo fecondo e reale, alla nostra ricerca e al nostro passaggio di un “testimone”.
Le toccanti pagine di un viaggio di dolore e di malattia ci segnano non solo di lacrime ma anche di orgoglio: rammentano di una donna vivace e attenta, aperta e leale:” un kilim turco alla testa del letto”.

Dal libro di Aglaia Viviani (rielaborazione di Gabriella Gianfelici):

Corpo a corpo,
una di fronte all’altra
ci guardiamo. Siamo.
Feci uno scambio – patto col diavolo:
scrittura in cambio di ogni mio dolore.
Conosci già la storia, non è vero?
Aggrappati per non cadere:
tremavi.
Io non ti assolvo dai tuoi peccati.
Tieni, riprenditi questa costola
e che sia finita una buona volta
a me non serviva, non la volevo…
E tesso e canto al centro di me stessa.
Fiori gialli fuori dalla tua finestra….
E che io sola ti…
… guida piano……metti la maglietta di lana.
Come se quella che partiva fossi io.

Gabriella Gianfelici
Roma, 7 dicembre 2008

4 Responses leave one →
  1. 2008 Dicembre 22

    a primo impatto mi colpisce (positivamente) l’inusuale immagine del libro, poi la recensione, infine i versi, assolutamente originali e ‘vivi’: una poetessa da approfondire.

  2. 2008 Dicembre 23
    Sabine Pascarelli permalink

    Una magnifica recensione, bellissimi i versi citati. Leggerò questo libro e auguro alla poetessa di proseguire e scriverne altri.
    Sabine

  3. 2008 Dicembre 23
    francescodegirolamo permalink

    Grazie, Gabriella, di questa interessantissima, singolare recensione “creativa” di un libro che si presenta davvero emozionante, di grande ricchezza tematica e originalità di impostazione.
    francesco

  4. 2008 Dicembre 23
    luciannaargentino permalink

    Ritrovo in questa interessante recensione-riflessione di Gabriella Gianfelici temi a me cari tra cui quel corpo a corpo con la parola che sento molto come una lotta feconda con la parola che vive dentro ognuno di noi, quella parola in cui siamo raggiunti dall’infinito. Ancora e infine quella parola che ci giunge da donne che l’hanno ascoltata e vissuta per tutta la vita. Grazie per questa segnalazione. Un saluto, Lucianna

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