La scrittrice del piano di sopra

2008 Dicembre 19
by donatellarighi

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Nell’appartamento sopra al mio abita una scrittrice. Non conosco il suo nome. Per me e per tutta la mia famiglia è “la scrittrice del piano di sopra”.
Di sicuro di notte da lei accadono cose strane. Mentre cerco di prendere sonno nel mio letto e mi trastullo con i pensieri, sento i suoi passi che si muovono instancabili, piccoli tonfi che si rincorrono inquieti, uno stropiccìo  che si arresta lieve di tanto in tanto e poi riprende cadenzato in una danza arruffata di silenzi e movimenti. Lei vive sola, ma sembra che nel buio la sua abitazione si popoli di misteriose presenze.
“La scrittrice del piano di sopra” è mia amica, almeno così penso, perché quando ci incontra per le scale non dimentica mai di sorridermi in modo buffo, arricciando il naso e le guance con un muso da coniglio  e quando la mamma le fa notare che indossa la maglia al rovescio o scarpe male assortite, beh, lei mi strizza l’occhiolino e continua la sua strada come se niente fosse.
Un giorno, mentre mamma puliva le scale del palazzo, mi ha invitata in casa sua, che è proprio nel sottotetto. Io una casa così non l’avevo vista mai. Lì lo spazio è davvero spazio, nel senso che non c’è quasi nulla di quello che si vede nelle nostre case. L’unico mobile è un letto, ma messo in modo strano, proprio nel punto in cui il tetto quasi tocca il pavimento, vicino a una piccola finestra.
Vieni -  mi ha detto invitandomi a coricarmi vicino a lei – ti mostro qualcosa di speciale–  e  ha indicato il paesaggio oltre i vetri.
Io mi sforzavo proprio di guardare, ma vi giuro che non vedevo altro che un rettangolino di cielo grigio sopra tetti ancora più grigi, qualche antenna, la cima spelacchiata dei pini del cortile, ormai seccati da estati troppo aride e dal fumo della fabbrica chimica.
Ma lei insisteva e così, piano piano, seguendo la punta del suo dito che me li indicava, ho cominciato a scorgere in lontananza la striscia sottile e lucente del fiume, i pioppeti delle golene e le distese di campi,  ognuno con un colore diverso, e più oltre la strada bianca che porta alla garzaia.
Adesso torna vicino a noi con lo sguardo – mi ha suggerito, e sui tetti, che in un primo momento mi apparivano senza nessun interesse, ho notato un gruppo di colombi che intingevano le piume nell’acqua della grondaia  e un po’ più oltre le cinciallegre a cercare cibo tra gli aghi rinsecchiti dei pini. E anche il cielo, che  sembrava uniforme nel suo colore, ha cominciato ad assumere le tonalità che la sua voce calma e ferma elencava.
Ora capisco cosa vuol intendere quando dice a mia madre che scrivere significa portare alla luce quello che c’è ma nessuno vede.
La mamma quando parla di lei scuote la testa e alza gli occhi al cielo.
“ Con le parole non ci si pagano le bollette” sospira.
Al papà invece credo sia simpatica, perché inevitabilmente commenta che se non ci fossero fantasie e sogni , la vita sarebbe una vera c… poi si trattiene, mi guarda, sorride  e completa: “una vera costrizione”. Tanto io lo so cosa avrebbe voluto dire.
“La scrittrice del piano di sopra” possiede molti libri, ma non li mette nella libreria, come facciamo noi con l’enciclopedia che guai a toccarla troppo  sennò si rovina, li tiene tutti accatastati sul pavimento, quasi fossero dei mattoncini della Lego da farci le costruzioni. Io credo però che lei ci si diverta per davvero, perché quando li apre, li sfoglia e legge qua e là delle piccole parti ha gli occhi luccicanti e spesso rimane immobile col libro aperto e lo sguardo perso come di chi è incantato.
Quando mi vede un po’ immusonita mi legge qualche storia e devo ammettere che non mi dispiace ascoltarla perché quella che sento è una voce diversa dalla  solita, è …   la voce della storia. Non so come spiegare bene, ma ho l’impressione che siano le parole stesse a uscire dal libro e a farsi storia davanti ai miei occhi.
Non ridete. Chiaro che ho molta immaginazione, lo dice sempre  la maestra alla mamma che le chiede come vado a scuola.
“La scrittrice del piano di sopra” tiene la porta di casa sempre socchiusa, perché dice che non c’è nulla da rubare in casa sua, tutto quello che possiede è dentro di lei e nessuno può rubarglielo, mai.
Quando pronuncia quel “mai” appare davvero strana, gli occhi si fanno gelidi e le sue labbra carnose diventano sottili, come quelle di mio fratello quando è infuriato con me.
Poi dice pure che la porta aperta è un invito alla vita ad entrare.
Io, questa cosa mica l’ho capita bene, ma mi imbarazza chiedere spiegazione, così le ho fatto sapere che invece la mia mamma la nostra porta la chiude sempre a doppia mandata e torna pure più volte ad accertarsi di averlo fatto per bene…
sarà forse perché la mia mamma ha paura della vita?

13 Responses leave one →
  1. 2008 Dicembre 19

    non so se questa figura di donna sia reale o inventata o un po’ l’una un po’ l’altra, ma è magicamente raccontata e non si può non amarla per quello che lei ha dentro si sè, per la sua grazia e la sua ricchezza interiore.

  2. 2008 Dicembre 19

    gran bel racconto Donatella, un’immaginazione fervida e accattivante la tua che mi ha molto affascinato… Mapi

  3. 2008 Dicembre 19
    donatellarighi permalink

    Sì, Blumy, realtà e immaginazione, spizzicando qua e là.
    D’altra parte così fa anche la scrittrice del piano di sopra.
    Me lo ha confidato proprio lei.

    Grazie, Mapi.

  4. 2008 Dicembre 20

    una bella immagine di vita. una donna che ha tanto da dire attraverso i suoi gesti. e un bel racconto scritto da chi i gesti li sa interpretare.

  5. 2008 Dicembre 20
    monica permalink

    ….è vero! quello che abbiamo dentro nessuno ce lo può rubare… racconto meganifico.
    Monica

  6. 2008 Dicembre 20
    m.gisella catuogno permalink

    Che bel racconto, Donatella! Quel vedere oltre, quei libri come mattoncini Lego con cui si può costruire di tutto…E poi la voce narrante infantile, il suo particolare angolo visuale e quella domanda grande come una montagna alla conclusione…
    un abbraccio
    Gisella

  7. 2008 Dicembre 21

    Letto solo per il piacere di leggerlo fino alla fine. Davvero un bel brano, andamento delicato che nel grigio restituisce fiducia e respiro.
    Complimenti e grazie.

    clelia

  8. 2008 Dicembre 21
    sandrapalombo permalink

    Molto piacevole e ben scritto Donatella. Complimenti! Sandra

  9. 2008 Dicembre 22

    ecco, se sopra di me ci fosse qualcuno, vorrei tanto che fosse una scrittrice così.

  10. 2008 Dicembre 22
    donatellarighi permalink

    Secondo me alla scrittrice del piano di sopra piacerebbe avere nel piano di sotto un inquilino come pani. Insieme ne inventerebbero di belle!

    Ringrazio tutti per i vostri apprezzamenti.
    Riferirò alla scrittrice, è un po’ anche merito suo. :-)

  11. 2008 Dicembre 23
    lucetta frisa permalink

    complimenti, Donatella, per il tuo….poetico “autoritratto” e di tutti quelli che possiedono lo sguardo puro e incantato dei bambini e la bellezza autentica nell’anima. Un raccontino delizioso
    lucetta

  12. 2008 Dicembre 29

    apprezzo sempre un buon racconto..leggiamoci

  13. 2008 Dicembre 29
    donatellarighi permalink

    Grazie, yashanti… va bene, leggiamoci!

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