CANALETTO, VENEZIA E I SUOI SPLENDORI A CA’ DEI CARRARESI A TREVISO
23 Ottobre 2008- 5 Aprile 2009
Nell’antica disputa Canaletto-Guardi, le mie preferenze sono sempre andate alle visioni del secondo, nel contempo più buie e più luminose – intendendo la luce diurna come maliconia, e quella notturna come guizzo nel buio, macchia quasi estemporanea a contrasto con uno sfondo coloristicamente drammatico.
Canaletto mi sembrava scolastico e “tirato col righello”, in confronto a lui. Mi piacevano alcune sue vedute limpide e serene del Palazzo Ducale o del Canal Grande, ma non arrivavo a comprendere l’autentica importanza della sua luminosità.
Dopo aver visto la mostra “Canaletto – Venezia e i suoi splendori” nella casa dei Carraresi a Treviso, la mia passione per le lagune ed i canali di Francesco Guardi è rimasta intatta, anzi si è consolidata; però ho imparato a capire meglio il valore della luce e la qualità pittorica di Antonio da Canal.
In effetti, la mostra è organizzata in modo da far comprendere per immagini, attraverso i quadri esposti, la nascita e lo sviluppo del vedutismo; si scopre il soggetto Venezia come protagonista, dapprima come sede di eventi politici e mondani, poi di per se stessa; si può confrontare la qualità dei primi vedutisti, a partire da Van Vittel, e di quelli minori, con quella più limpida e superiore del Canaletto, continuando poi ad osservare lo sviluppo del movimento in diversi soggetti pittorici, variamente caratterizzati e sempre interessanti, ma quasi mai in grado di competere con quello, che ormai veniva considerato l’indiscusso maestro del vedutismo a livello europeo.
Finchè non si presentano, nelle ultime stanze del Palazzo dei Carraresi, le vedute, struggenti e un po’ distorte, del Guardi…e allora, per chi ama questo pittore, non c’è competizione: si gusta con gli occhi e con l’anima, e basta. Il suo, è un altro buio, rispetto a quello dei colori opachi e pesanti di molti paesaggi del Seicento e Settecento; è un buio che viene dopo la trasparenza del Canaletto.
Confesso che è strano, per me, accorgermi di non aver mai prestato la dovuta attenzione a questo fenomeno; avevo visto decine di vedute di questo pittore, senza guardarle nell’ottica storicamente giusta, e quindi anche esteticamente più piena ed approfondita.
Vorrei aprire una parentesi. Diverse componenti concorrono all’esplosione del vedutismo: in primo luogo, si moltiplica il desiderio dei principi, degli ambasciatori ed altri importanti personaggi di commissionare e possedere una testimonianza, appropriatamente lussuosa, delle loro visite ufficiali nella Serenissima Repubblica; successivamente, si verifica il fenomeno del Grand Tour, per cui nobili e ricchi inglesi e tedeschi scendevano in Italia per completare la propria cultura, facevano una tappa a Venezia e quindi ne riportavano, come prestigioso souvenir, uno o più quadri di Canaletto, Marieschi, Carlevarijs, Bellotto o altri ( i meno ricchi si accontentavano – si fa per dire – di ottime stampe).
Questi fatti storici sono il presupposto per la diffusione, ma non bastano a spiegare la linea evolutiva del vedutismo; tecnicamente parlando, l‘evoluzione dei colori e delle inquadrature sono dovuti ai progressi scientifici nel Settecento, agli studi sulla camera oscura e sulla natura della luce.
Il secolo dei “lumi”, giustamente, porta la sua luce, fisica e metafisica, nelle tele di questi pittori, che contribuiscono – da parte loro – a configurare e “materializzare” l’estensione di questa scoperta. Osservando, l’uno dopo l’altro, i diversi talenti degli artisti esposti nelle stanze dei Carraresi, si vede proprio l’avanzare della luce sulle tele; i cieli di Carlevarijs sono stupefacenti, ma i suoi palazzi hanno ancora, spesso, una pesantezza di pietra, che si stempera e scompare nel Canaletto.
Con lui e in lui, acqua e pietra non sono più in contrasto, tutti i colori si alleggeriscono e le sue vedute acquistano un’armonia compiuta: l’aria e l’acqua hanno vinto sulla terra e sulla pietra, l‘illuminismo pittorico è al suo culmine.
Ciò non significa che, nelle sue opere più immature o comunque meno riuscite, non faccia capolino di tanto in tanto un’asciuttezza formale, uno spirito un po’ troppo geometrico; ma bisogna anche pensare all’eccesso di domanda nei confronti della sua produzione, che lo portava a un’attività indefessa, con risvolti non del tutto positivi, che preludono quasi al concetto e alla pratica della produzione di serie del secolo ventesimo. Rimane il fatto che, nonostante ogni critica, è un pittore grande, che condensa in sé lo spirito di un’epoca.
Più grande, anche perché fuori dagli schemi, Francesco Guardi vede tramontare il secolo dei lumi; condensa in sé ed esprime uno spirito di passaggio, le sue inquiete, surreali luci diurne, e le sue spettrali ma vivissime luci notturne danno l’addio al Settecento e preludono con i loro guizzi al romanticismo.









devo vergognarmi se affermo che non conosco Francesco Guardi? Ma, a giudicare dalle opere che hai pubblicato , hai davvero ragione: è incantevole.
Blumy, pensa che all’esame di maturità mi chiesero proprio di Canaletto e Guardi, e presi “solo” 7 – ero un po’ presuntuosa, a quei tempi, pensavo di essere molto preparata solo perchè vevo studiato parecchio, e ambivo alla media dell’8, che non raggiunsi!
mi resi conto, dopo, di quanto poco contassero i voti nella vita…
tieni presente, comunque, che Guardi a Venezia è un pittore di grande rinomanza, in quanto un vedutista; ma prova a cercarlo con Google, ha delle opere deliziose (ad esempio, la gondola del Poldi Pezzoli di Milano)
ciao
marina
Più fascinoso anche per me il secondo che già anticipa le inquietudini romantiche, i suoi chiaroscuri, la sua anima inquieta…Grazie Marina di questo nuovo regalo
Gisella
grazie a te, M.Gisella, per la tua attenzione…devo dire che grazie a questa mostra ho riassaporato e confrontato il senso della luce e dello spazio in differenti declinazioni vedutistiche, e alla fine le visioni di Guardi mi hanno preso come una stretta al cuore
marina
Sono sempre interessanti i tuoi articoli d’arte. Rispetto agli altri questo lo trovo completo a “tutto tondo”, illustri l’evoluzione del vedutismo dal secolo dei lumi all’ottocento, definisci la distanza che c’è tra Canaletto e Guardi riguardo alla luce e all’oggetto. Da non sottovalutare anche altre notizie, come quella di Canaletto artista indefesso perché richiesto. Inoltre vorrei sottolineare come da queste tue righe emerga Venezia meta di viaggio alla fine del 700 e inizio 800.
Grazie ancora Sandra
Come già detto in altre occasioni trovo
questi tuoi “articoli”, cara marina, veramente ottimi, e questo
oltre alla notevole conoscenza e quant’altro mi intriga pr quanto dici sul differente modo di rendere e considerare la luce
cara Sandra, ti ringrazio molto per la tua attenzione davvero approfondita – in questi giorni non è facile! vorrei però sottolineare come il taglio del mio articolo, del resto abbastanza breve, non sia dovuto a mie doti particolari, ma all’impostazione stessa della mostra, priva di ridondanze nella presentazione, ma estremamente chiara.
ciao
marina
grazie anche a te, Domaccia, sei anche una pittrice e immagino tu sappia valutare l’importanza della luce!
marina
a proposito di luce, cara Marina, sai essere limpidamente chiara nei i tuoi articoli, che hanno oltre tutto anche la virtù della brevità, e si leggono con un piacere quasi fisico: sanno esprimere l’essenziale con grazia e acutezza.
Grazie per il dono di questi magnifici dipinti!
lucetta
Ovvio son due pittori completamente diversi del Canaletto ammiro la tecnica laboriosa fotografica e la scelta atmosferica, spesso ci si chiede quanto tempo abbia impiegato per realizzare le grandi tele.Guardi fa battere il cuore e’un talento pittorico un “capriccio”.