Po essiri di Flora Restivo – Recensione di Marco Scalabrino

2008 Dicembre 5

PO ESSIRI
DI FLORA RESTIVO – SAMPERI EDITORE 2008

Flora Restivo non è autore che ami bearsi sugli allori: il gradimento, diffuso, univoco, genuino, che ne fanno senza tema di smentita una tra le voci di spicco del panorama dialettale di questo inizio di terzo millennio, piuttosto che appagarla ne ha ampliato gli stimoli, le ha profilato più avanzate frontiere, le ha instillato inusitate “ambizioni”. I quattro anni intercorsi tra il precedente progetto, CIATU, e l’attuale lei li ha investiti negli studi, nella frequentazione assidua dei Maestri, siciliani, italiani o stranieri, nel metodico affinamento, nella inarrestabile ricerca mirati al proposito di puntare all’“elezione” del suo dialetto.
La sua poesia seduce, intriga sia in ordine agli esiti che alla tecnica, offre spunti di approfondimento. A più riprese è stato rilevato che essa muove in una cornice di modernità. In effetti Flora Restivo avverte prepotentemente le pulsioni del nostro tempo, vive l’insopprimibile impellenza di trasporre tali pulsioni in segni adeguati alle mutate sensibilità, si adopera per vergare la sfaccettata realtà che ci circonda, che è sì siciliana ma altresì italiana e planetaria e nella quale lei è anima e corpo inserita, in una struttura confacente.
Naturalmente è ben conscia dei rischi dell’opzione dialettale, che ; ma ciò non le costituisce remora. Un po’ controcorrente lei lo è stata fin da ragazza, il suo temperamento ha sempre mal tollerato convenzioni e costrizioni, la sua etica, la sua indole, la sua formazione la inducono a solidarizzare, a schierarsi al fianco di persone e cose vulnerabili, che soffrono l’onta del pregiudizio, dell’emarginazione, della rimozione.
Colpiscono favorevolmente la liricità, la lievità e al contempo la solennità dei suoi versi, l’articolato equilibrio tra l’inchiostro e gli spazi vuoti, la dovizia dei lemmi tratti dall’immenso patrimonio di etimologia greca, latina, araba che costituiscono il Siciliano.
Suffragata oltre a ciò la severa e meticolosa decantazione della sua parola, che lei svuota di ogni carattere inessenziale, il problema capitale che le si rivolge è quello afferente alla scrittura del Siciliano. Ammesso difatti che in epoche antecedenti vi sia stato, oggi non vi è più un parametro unico di trascrizione del Siciliano e la questione è demandata alla disciplina, al buon senso, al gusto degli scriventi. Gli esperti, in argomento, hanno individuato due grandi aree: quella del metodo etimologico, che si richiama all’origine, alla derivazione, alla ricostruzione dell’evoluzione delle parole, e quell’altra del metodo fonografico, ovvero della trascrizione fonetica della parlata, benché questa sempre diversamente modulata da ognuno dei parlanti. Orbene, la scelta di Flora Restivo è netta, inequivocabile, convinta: è quella di scrupolo filologico della scrittura improntata all’etimologia.
Certo gli strumenti, le tecniche, i canoni ci vogliono. Ma occorre, beninteso, che a monte insista la “materia”, e che questa la si ami, la si conosca e la si conosca bene, per manipolarla, per governarla, per estrarne quelle figurazioni che già vi sono costrette e che aspettano una mano amorosa ed esperta che le liberi, le faccia emergere. E bisogna poi che un quid luminoso, la grazia speciale della Poesia, ammanti il tutto. E perché ciò avvenga, perché si possa allestire un perfetto universo di parole, necessitano studi, esercizio, consapevolezza di ciò che si fa e di come si fa, occorre porsi al servizio della Poesia con esclusiva dedizione, abbandonarsi completamente ad essa.
La cifra di Flora Restivo contempla inconsueti accostamenti di parole, di suoni, di immagini, schiera visioni, invenzioni, illuminazioni che le derivano dalle diuturne applicazioni e dall’apprezzamento che la scommessa della poesia dialettale siciliana moderna si vince, in buona misura, sulla forma, nella continua ri-creazione della forma in costanza di contenuti eterni: la vita, la morte, l’amore, la natura, Dio … E la ricerca inesausta, la cognizione della dignità, delle prerogative lessicali e sintattiche, della compiutezza espressiva del nostro dialetto, unitamente al “mestiere” temprato allo zelo della disciplina che sa mettere a frutto gli strumenti, le competenze, l’intelletto di cui dispone generano esiti assolutamente innovativi e pregevoli.

Marco Scalabrino

MAZZAMAREDDU

Fu dda ghiotta
di pisci
carrica d’agghia e spezzi
ddu mari di vinu e minchiati
chi ni sacciu…

Strata strata
truppicava nna fantasimi
nsivati di tossicu
e fumeri
sintìa ieni scaccaniari
squartariannu
caddozzi di ragiuni ancora viva…

Poi
nna lu scuru di chiusi stiddi
l’occhi
di tutti li nnuccenti
sacrificati bistimiannu omu e Diu

scuppiaru

e foru botti luci culuri
masculiata di jocufocu.

Sulu tannu
vitti la Pietà:

sugghiuzzava
aggiuccata davanti a la so porta

comu na vecchia buttana.

INCUBO. Fu quella zuppa/di pesce/troppo ricca d’aglio e pepe/quel mare di vino e cazzate/che ne so…/Lungo la strada/incespicavo/in parvenze spaventose/insudiciate da veleno e letame/sentivo iene sghignazzare/sbranando/pezzi di ragione ancora viva…/Poi/nel buio di chiuse stelle/gli occhi/di ogni creatura innocente/immolata bestemmiando uomo e Dio/esplosero/e furono botti luci colori/il culmine di un fuoco d’artificio./Solo in quel momento/avvistai la Pietà:/singhiozzava/accucciata davanti alla sua porta/come una vecchia puttana.

SENZA SCANTU

La vogghiu sblaccari
cu tutti li sensi
vigghianti
ssa porta scancarata
chi lu tempu
lassa apposta
sicca d’ogghiu
p’amminazzarini
cu ddu cicchi ciacchi.

Nun portu nenti
nun cercu nenti
sugnu
na truscia vacanti
postu ni pigghiu picca
e trasu

senza scantu.

SENZA PAURA. Voglio attraversarla/con tutti i sensi vigili /questa porta sgangherata/ che il tempo lascia/deliberatamente/priva d’olio/per intimorirci/con quel cigolio./Non porto nulla/non cerco nulla/sono un sacco vuoto/posto ne prendo poco/ed entro/senza paura.

UN JORNU DI MARZU

Era scrittu
nun ti pigghiari pena:

finu a quannu
m’abbasta lu ciatu
matina pi matina
mi ci nsaccu
nna dda cammisa
stritta e scòmmira
chi m’accullasti
un jornu
di Marzu.

UN GIORNO DI MARZO. Era scritto/non te ne crucciare:/finché/ne avrò la forza/ogni mattina/mi costringerò/in quella camicia/stretta e scomoda/che mi hai affibbiato/un giorno/di Marzo.

16 Risposte leave one →
  1. 2008 Dicembre 5
    flora restivo permalink

    Grazie infinite a Marco e Antonella, a tutta VDBD, a chiunque dovesse trovare spunti interessanti nella mia scrittura.

  2. 2008 Dicembre 5

    assolutamente si, scrittura di intensità notevole, incide attraverso i suoni e non solo il senso delle parole, partorisce feconde allucinatorie visioni, che spalancano l’occhio e lo stralunano,lo portano oltre l’incantamento della luce, lo iniettano nell’oscuro della vita. Grazie a Flora Restivo, ma anche a Marco che saluto con piacere e Antonella cui mando un bacio, altrimenti s’imbroncia se le mando solo un abbraccio.ferni

  3. 2008 Dicembre 5
    Francesco De Girolamo permalink

    Che bella lingua aspra, e che rude efficacia espressiva in certe immagini: la Pietà che singhiozza accucciata…”come una vecchia puttana”… la porta “scancarata”…”cu ddu cicchi ciacchi” per intimorirci, ma che si vuole comunque attraversare “senza scantu”…”cu tutti li sensi / vigghianti”.
    Ha proprio ragione Scalabrino, nella sua accuratissima introduzione: chissà quanto lavoro per arrivare a questa compiutezza espressiva, con la sua scrittura “scomoda” e la sua materia poetica tanto densa e sedimentata, che “disciplina e zelo”, sicuramente “inesausti”, hanno portato ad esiti davvero originali e incisivi.
    Complimenti, Flora.
    francesco

  4. 2008 Dicembre 5
    flora restivo permalink

    Grazie a Fernirosso e Francesco di Girolamo per l’appassionata, centrata, densa e attenta lettura che entrambi, ciascuno attraverso la propria sensibilità, ha dato del mio lavoro. Me ne sento gratificata.

  5. 2008 Dicembre 5
    Francesco De Girolamo permalink

    “De Girolamo” per l’esattezza, anche se, da voi, in Sicilia è più frequente il cognome con il prefisso “Di”…ma io sono pugliese di nascita e campano di origine…da noi il prefisso è prevalentemente “De”.
    Un saluto.
    francesco

  6. 2008 Dicembre 5
    flora restivo permalink

    Perdono, Francesco.

  7. 2008 Dicembre 5
    marco scalabrino permalink

    Sentiti ringraziamenti ad Antonella e a tutta VDBD per avere pubblicato i testi di Flora Restivo e la mia nota, e a Fernirosso e Francesco De Girolamo per i loro benevoli commenti. Ricambio cordialmente il saluto di Fernirosso e lo estendo a tutti coloro che leggeranno, Marco Scalabrino.

  8. 2008 Dicembre 11

    bravissima la restivo, poi, per inciso, ha un nome stupendo: anche mia madre si chiama così..

  9. 2008 Dicembre 12
    flora restivo permalink

    Grazie anche a Roberto Matarazzo, mi fa piacere di chiamarmi come la sua mamma. Ho sempre apprezzato i tuoi interventi e mi gratificano le tue parole. A risentirci, ma non sono riuscita a trovare la tua mail.

  10. 2008 Dicembre 12

    Bravissima davvero, Flora Restivo. La scelta accurata dei termini e il suono che ne esce è una delle prime cose che si notano nei suoi testi.
    E come sempre, bravissimo Scalabrino che sa trovare i punti giusti su cui farci soffermare.
    Grazie

  11. 2008 Dicembre 13
    flora restivo permalink

    Grazie infinite, morena e a risentirci. Buona giornata

  12. 2008 Dicembre 13
    flora restivo permalink

    Grazie infinite, morena e a risentirci. Buona giornata

    Non so perchè mi dicono che ho già inviato questo commento, quindi o non arriverà o arriverà venti volte. Boh?

  13. 2009 Gennaio 29
    Francesco Leone permalink

    <>: questa citazione, che Flora Restivo pone all’inizio della sua silloge, alla luce di quanto abbiamo percepito,mi pare che, riferita a se stessa, sia abbastaqnza calzante.

  14. 2009 Gennaio 29
    Francesco Leone permalink

    <>: questa citazione, che Flora Restivo pone all’inizio della sua silloge, alla luce di quanto abbiamo percepito,mi pare che, riferita a se stessa, sia abbastanza calzante.

  15. 2009 Gennaio 29
    Francesco Leone permalink

    E’ saltata la citazione, che occorre ripetere:
    <<Occorre avere dentro di sé il caos, per partorire una stella che danzi. (F.W. Nietzche):

  16. 2009 Gennaio 30

    Concordo con Francesco Leone. Ho qui accanto a me Po essiri e i versi di Flora Restivo hanno la musicalità di una danza e la luminosità delle stelle.

    Ciao Flora, un abbraccio
    [non mi sono dimenticata. ho solo tempi molto lunghi]

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