Da Imperfetta Ellisse di Giacomo Cerrai: Roland Barthes – Haiku, segni, senso


Estratto dall’articolo apparso in Imperfetta Ellisse di Giacomo Cerrai che ringrazio per aver concesso di pubblicarne una parte in VDBD:

“Pubblico qui alcune delle riflessioni che Barthes scrisse intorno all’haiku nel suo celebre libro “L’impero dei segni”, dedicato alla cultura giapponese.

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“Perché il Giappone? perché è il Paese della scrittura: fra tutti i Paesi conosciuti, è in Giappone che ho incontrato la pratica del segno più vicina alle mie convinzioni e ai miei fantasmi, o, se si preferisce, più lontana dai disgusti, irritazioni e rifiuti che suscita in me la semiocrazia occidentale” (R. Barthes)

L’EFFRAZIONE DEL SENSO

Lo haiku ha una proprietà un poco fantasmagorica: che ci s’immagina sempre di poterne comporre da se con facilita. Ci si dice: che cosa di piu accessibile alla scrittura spontanea di questo haiku (di Buson}?:

È sera, autunno, io
penso soltanto
Ai miei parenti

Lo haiku fa invidia: quanti lettori occidentali non hanno mai sognato di passeggiare per la via, taccuino alla mano, annotando qui e la delle “impressioni”, la cui brevità garantirebbe la perfezione, la cui semplicità attesterebbe la profondità (in virtù d’una doppia mitologia, una classica, che fa della concisione una prova d’arte, l’altra, romantica, che attribuisce un valore di verità all’improvvisazione)?

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7 risposte a Da Imperfetta Ellisse di Giacomo Cerrai: Roland Barthes – Haiku, segni, senso

  1. m.gisella catuogno scrive:

    L’haiku m’intriga particolarmente perché costringe all’essenziale, alla rinuncia a ogni “orpello”
    Gisella

  2. giacomo cerrai scrive:

    grazie del rimando, cara Sandra. Il discorso di Barthes naturalmente trascende l’haiku per allargarsi al linguaggio più in generale. Rimane in questo uno dei maestri.

  3. Antonio Fiori scrive:

    Credo che Giacomo Cerrai abbia presente Jack Kerouac, che ha amato e praticato l’haiku come pochi altri in occidente (vds in Italia, lda ultimo, l’edizione Mondadori del suo Libro degli haiku, 2004). Gli vorrei chiedere un giudizio sul significato da dare a operazioni di ‘importazione’ di questo tipo. Sappiamo ad esempio che le 17 sillabe su 3 versi e conoscono innumerevoli varianti e deroghe in sede di adattamento alle diverse lingue occidentali. Non sarebbe ad esempio più utile, dopo essersi pure esercitati con la forma dell’haiku, arrivare ad una rarefazione del testo di tipo caproniano per liberarsi di ‘orpelli’ e approssimarsi all’essenziale?

    grazie

    cari saluti a tutte/i

    Antonio

  4. ho già avuto modo di intrattenere con l’amico giacomo un piccolo ma interessante scambio di opinioni inerenti la forma haiku.. ottimo post!
    roberto

  5. fernirosso scrive:

    personalmente amo quelli del regista iraniano Abbas Kiarostami.di cui è uscita anni fa una raccolta corredata anche da immagini che caricano il testo in modo impareggiabilie e nitido. Poi, naturalmente, tutti quelli di origine orientale, in cui il senso è decisamente diverso dalle proposte occidentali. Molto interessante anche questa proposta per cui ringrazio Sandra Palombo.

  6. Pingback: Da Imperfetta Ellisse di Giacomo Cerrai: Roland Barthes - Haiku, segni, senso | Yourpage live news aggregator

  7. sandrapalombo scrive:

    Grazie a te Giacomo che mi permetti di segnalare i tuoi post. Un caro saluto Sandra

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