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Text by Marguerite Duras- music by Erik Satie

Ho incontrato, la prima volta, Marguerite Duras, tra le mani di un’ amica. Stava leggendo Occhi blu capelli neri. Glielo chiesi in prestito e poi me lo comprai, dopo aver letto solo poche pagine.L’amai subito. L’ho amata, penso, come molte altre donne, poiché nelle parole di Duras si ritrovano le proprie pagine, quelle che si vivono, nella vita quotidiana: la semplice complicata e intrigante tessitura in cui tutte le tensioni emotive, gli scambi caotici, le apprensioni e i conflitti di ogni relazione si caricano in virtù dei sentimenti, a volte lievi, sottili, addirittura minimi,e altre volte fuori misura, cocenti, estremi, drammatici, creando un’apertura tra vero e reale. L’ho amata per quella sua capacità di respirarmi le parole all’orecchio, spezzarle come un pane in bocca, come un bacio,sacra e profana allo stesso tempo, ma viva,estremamente viva, fatta di luce anche quando il gesto si consuma nell’ombra. L’unione avviene a porta aperta. L’amante, Occhi blu capelli neri, Il dolore,Moderato cantabile, La vita tranquilla, Giornate intere tra gli alberi, Testi segreti, Il viceconsole, Emily L., La pioggia d’estate, Il rapimento di Lol V. Stein, L’amante della Cina del nord, Yann Andrea Steiner, Scrivere, Il marinaio di Gibilterra, Nave night , sono i testi in cui l’ho cercata, spesso rincorrendola, perdendola e ritrovandola in città diverse, dentro librerie mai visitate una seconda volta,solo per ascoltarla,toccare la sua voce “in corpo dodici” che docile,netta e morbida,precisa ti chiama. Ho lasciato per ultimo un altro testo:La vita materiale, fatto di piccole storie a mosaico sulla vita di Marguerite,quella degli ultimi anni.Lo scrive dettandolo a Jérôme Beaujour;forse per questo si sentono le parole, non si leggono le frasi.Secche, asciutte,scandite da un metronomo preciso che è appunto la parola da dire, mentre si respira,si guarda,si vive.

Dice Duras: -..non è un libro. Non è un diario, non è giornalismo, è staccato dal quotidiano. Diciamo che è un libro di lettura…quell’andare e venire fra me e me, fra voi e me in questo nostro tempo.-Dentro ogni parola, in ogni frammento della sua vita che lei stessa ci racconta, ci sono,scatto dopo scatto, dentro la memoria che lei rincorre, le sue foto.Un capitolo da vedere:Le fotografie, che Duras presenta così: -Alla fine dell’Ottocento, la gente andava a farsi fotografare dal fotografo del paese come facevano nell’Amante gli abitanti di Vinh Long – e questo, per esistere di più…Io credo che, contrariamente a ciò che la gente avrebbe pensato e che ancora si pensa, la fotografia favorisca l’oblio. Nel mondo moderno essa ha tendenzialmente questa funzione. Il volto fisso e piatto, a portata di mano, di un morto o di un bambino piccolo è sempre soltanto un’immagine su un milione d’immagini che abbiamo nella mente. E la pellicola del milione di immagini sarà sempre la stessa pellicola. Il che conferma la morte.-

Nell’intervallo tra il prima e il poi, tutto ciò che è la brevità e la vita stessa, un attimo che si tende,fino a dove noi ne siamo capaci.Fino al mare, un mare che abbiamo scritto e che Marguerite raccoglie nelle sue gocce minute o spesse.Si tratta de Il mare scritto, una raccolta, tra l’altro delle fotografie che Hélène Bamberger scattò al seguito di Marguerite Duras per 14 anni, dal 1980 al 1994, durante le vacanze estive. Una specie di compito assegnato da Duras, durante i suoi ultimi anni di vita, all’amica e al compagno Yann Andréa, che guidava l’auto diretto da lei, Marguerite. Hélène Bamberger scattava le fotografie. Duras commenta immagine per immagine. Ogni testo,unitamente e strettamente imbevuto di immagine,quella della foto, ma anche quella che Duras scatta in sé, costituisce un micro-mondo, una storia inter(r)a del cosmo di Duras, una specie di nuova era: il Durassico, un universo a sé, un’era così perfetta nella sua piccola dimensione all’interno della geologia di Marguerite, fitta di rimandi, di riferimenti come stratigrafie autobiografiche e artistiche, insetti- sensazioni, zolle- emozioni così lievi da disfarsi, ambra-stupore e meraviglia per il mondo, la sua natura.Certo non manca di disperazione, impotenza poichè è pienamente consapevole che il dolore è mosso da uomini nei confronti di altri, uomini allo stesso modo. Un congedo in cui il suo mondo si apre al nostro, o forse ci soffia i semi di una visione che ha trovato nel teatro e nel cinema la terra per fiorire copiosamente, non trascurando tutta la storia, i movimenti politici e sociali di cui si sente forte, spesso la voce, non solo la eco.

Opere pubblicate in italiano di M. Duras: “Il pomeriggio del signor Andesmas” (1962) “L’Amante” (1985), “Il dolore” (1985), “Moderato cantabile” (1986), “Suzanna Andler” (1986), “Il viceconsole” (1986), “Testi segreti” (1987), “Occhi blu capelli neri” (1987), “La vita materiale” (1988), “Emily L.” (1988), “Il rapimento di Lol V. Stein” (1989), “Giornate intere fra gli alberi” (1989), “La pioggia d’estate” (1990), “Il marinaio di Gibilterra” (1991), “L’amante della Cina del Nord” (1992), “Yann Andrea Steiner” (1993), “La nave Night” (1993), “Scrivere” (1994), “L’amore” (1994), “Estate ’80” (1994), “La vita tranquilla” (1996), “Il mare scritto” (1996), “Agatha” (1997), “Storie d’amore estremo” (1997), “Il nero atlantico” (1999), “C’est tout” (2002). “Distruggere, lei disse” (s.d.)

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