Scende dalle cosce rosa e si diventa cosa
la pelle s’avvizzisce e il seno ciondola
si scommette sul numero di ferite infette
sul quarto invasato e sul malato
se suona una volta è normale
se due volte è grave
quando passi davanti al pronto soccorso sorridi
ci sono occhi che ti stanno guardando
giudicano il tuo incedere pesante
la tua calvizie il grasso tondo e il ventre
le animosità le sigarette e i tuoi rientri
le angosce e le angherie del tempo
poi flebo e cisti, poi barellieri e tu domani cosa fai
se sei di turno o vai a ballare
***
Si spendono le forze per prendere e afferrare le quattro cose
da dividere, le quattro sacche delle biancheria ed i cassetti in legno
chiaro e di ciliegio l’armadio e gli specchi macchiati
dove si sono specchiati i volti giovani e i bambini
i seni alti e le cosce magre, dove davanti e dietro
si vedeva la composizione e l’atteggiamento da tenere a un ballo
dove una maschera veniva provata per l’ultima scena
si spartiscono un bottino gramo di preoccupazioni e pianti compunti
di piccole foto in bianco e nero, di cornicette a intarsi
d’argento e d’oro anelli, catene che legano alla terra
ma le ossa nessuno le vuole, le ossa si sbriciolano, non servono
non durano. Si raccontano di vomiti e diarrea, di scariche, di sparatorie
di quando morì Falcone e Borsellino che loro erano in campeggio
e quando lo seppero non fecero neppure il bagno in mare







interessanti questi – grovigli – come alter ego meccanico dei grovigli corporei. o anche come proiezione di aventuali strumenti chirurgici: ecco il pronto soccorso, quasi il rumore dei ferri /ossa (o solo io vedo l’ ambivalenza) comunque bella davvero l’ immagine ad accompagnare le ferite tra le righe – le feritoie tra le ferite, ciò che le ferite ascrivono a se a ricordare il tempo di guarigione non concesso alla guarigione.
buona giornata e piuttosto interessante l’ Antonella fotografa.
paola
la vita nel suo tumulto faticoso e affaticante, le vicende private e collettive che s’intrecciano in un groviglio inestricabile…
un saluto
gisella
Bellissima poesia cara Antonella. Difficile aggiungere altro. Un grande abbraccio,
Gaetano
aprire i cassetti e trovarsi a rovistare tra i fatti accaduti, i pensieri accesi tra le paure e le attese,i sogni, la carne ferita, le nascite e le morti come fossero tante,mentre s’intana in noi lei, l’unica scomponibile e irremovibile figura della dissoluzione,della fine che nessuno sa e di cui tutti attendiamo senza conteggi, se non quelli del frastuono degli incontri,il racconto finale, in assoluta soggettiva,una proiezione con atto unico, un solo attore e regia sconosciuta. Tragiche, corruttibili parole, poichè anche la lingua si fa e si disfa come i giorni, il tempo,il corpo, gli affetti, per formare un solo impasto che ci salva, che ci aggiunge materia al corpo da sgravare.Grazie,ferni
carnale e forte, come sempre Antonella, nei suoi versi tanto riconoscibili.
L’esperienza ospedaliera, la frequentazione in quei luoghi così dolorosi e umanamante “terreni” viene ripagata dal dono-bello e terribile- della poesia.
Comunque, devo dire, che i commenti di Ferni, certe volte, sono dei veri capolavori. Vale la pena postare un testo per poi leggere quello che a lei suscita…(non solo il suo, sia chiaro)
Un abbraccio speciale ad Antonella e complimenti anche per la foto.
è tanto che non mando in rete le mie poesie (che equivale a farle leggere giacchè le uniche persone che le leggono sono in rete) e meno ne mando e meno mi viene da mandarne, e meno ne faccio leggere e meno mi viene da farle leggere. non so se qualcuno si è accorto che a volte le metto e dopo qualche ora le levo, queste le ho lasciate perchè stamattina non ho avuto tempo per levarle. però dopo aver letto i vostri commenti son contenta di non averlo fatto. anche per quello che ha scritto lucetta riguardo ferni. grazie di cuore a tutti, a Paola, a Gisella, Gaetano, Fernanda e Lucetta.
buona serata antonella
Il tempo cumulo di ferite, la “malacura” infetta della vita, ma le “ossa” sono più di ogni altra cosa il segno da cui si riprende che ricongiunge che impone di salvare.
Un caro saluto Antonella
margheritarimi
si scommette sul numero di ferite infette
sul quarto invasato e sul malato
se suona una volta è normale
se due volte è grave
ciò che ho scritto,detto, se fossi stata fisicamente presente, è riflessione mossa da tutto ciò che Antonella ha toccato, come fosse una sequenza di storie dentro lo specchio fluido in cui la vita s’immerge. Sono rimasta ferma a guardare e ad ascoltare,non c’è merito in questo.Ringrazio io del percorso che, attraverso le sue letture, fa, anche di avvenimenti cruenti e crudeli, un mezzo per continuare il cammino.Grazie ferni
PS: e non toglierle più,le tue poesie!
un bacio a te e anche a Lucetta
A volte ci si immerge nelle cose
tanto che pare quasi non esistano
poi… arrivi tu con i tuoi versi crudi e veri
a risvegliare il torpore delle menti a sobillare
i pensieri.
un caro saluto
Josè
un caro saluto a voi e un grazie di cuore per il dono che mi fate della lettura. antonella
e pensare che risiedo vicino al pronto soccorso del locale “fatebenefratelli” e vivo un po’ l’atmosfera poetizzata dalla bravissima antonella pizzo, bravissima e acuta nel suggestionare..
Ieri sera ascoltai “Melma e sangue” di Rebora dalla voce di Valduga, e col commento di Cortellessa, ma non ce ne era bisogno..ad Archivi del ’900.
Ho ripensato qui, a cosa accada alla’anima quando si infetta di corporeità, come qui.Copsa accade alla lingua anche.
il bene e il male della vita, il tutto,e assieme-
maria Pia Q.
vi ringrazio per l’ascolto
antonella
Sono versi che trasmettono emozione , è palpabile la precarietà della vita in ogni passo. Molto bella la chiusura della seconda :
di quando morì Falcone e Borsellino che loro erano in campeggio / e quando lo seppero non fecero neppure il bagno in mare.
Belle poesie Antonella. Complimenti.
Ciao Sandra