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Elevatorgirl, Fairy Tales, Grandmothers, Hansel e Gretel, Little Red Riding Hood, Miwa Yanagi, Pensiero, Pigliaru Alessandra, Rapunzel, Snow White
Nessun dolore, nessuna tristezza laggiù: solo il mondo del sonno dove precipito con un tonfo.
[B. Yoshimoto]
Le fiabe crudeli di Miwa Yanagi raccontano la rivincita infantile sulle trasformazioni. Sullo sdoppiamento. Sulla distruttività. È un lavoro tumultuoso e affilato quello della fotografa nipponica, un lavoro che soffia, ànemos che spira e sovrasta fino a schiacciare in un gorgo. Ecco come Little Red Riding Hood, rappresenta la quiete viscerale nel raddoppiamento ferino. Le fotografie della serie Fairy Tales [2004] sembrano emergere da un universo femminile stanco di vessazioni che si ribella nei riguardi del solito finale convenzionale. “E vissero felici e contenti” si ribalta nelle mani di Yanagi in un’ipotesi di autodeterminazione. Non sempre le cose si ricuciono. Anzi quasi mai riacquistano la medesima sembianza dopo lo strappo violento. È presente piuttosto l’informe: le vestigia di un incubo allucinatorio dal quale si emerge con le stesse contraddizioni ma finalmente adulti.
La consunzione del reale e il rovesciamento del gioco. Così l’immagine di Gretel richiama alla memoria l’innocenza impotente davanti al nutrimento materno. La casa di marzapane lascia il posto allo sfinimento avvilente e quotidiano di chiamare a se stessa l’affettività in pezzi. Non ci sono sassolini per ritrovare il sentiero di casa. Gretel è sola. Forse Hansel è caduto accidentalmente nel camino e il corvo invece che avventarsi sulla malvagia strega le ha solo lambito la carne senza ucciderla del tutto. Così ora Gretel è la contraddizione stessa, non c’è più bisogno di esorcizzare alcunchè.

I capelli di Rapunzel che crescono senza quasi mai arrestarsi, risentono nell’immagine di Yanagi di un brusco rimaneggiamento. La libertà ama vestire luoghi immaginifici fino quasi a dare l’illusione di esistere per davvero. Può esserci tuttavia libertà se c’è chi ne decide lo spiegamento? La strega è colei che infligge oppure è il riflesso della nostra stessa negazione?
In Snow White il simbolo della specularità acquista una pregnanza tutt’altro che magica. E’ la stessa Biancaneve bambina che indossa la maschera dello scherno e della sua stessa condanna. Lei che tiene in mano la mela della conoscenza del bene e del male sapendo che ne pagherà il prezzo attraverso la vecchiaia e la perdita.
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Miwa Yanagi si serve della manipolazione e della sovrapposizione delle tecniche per raccontarci la società contemporanea giapponese; in particolare la sua attenzione si ferma sull’interiorità prettamente femminile ricostruendone improbabili percorsi e drammatiche prese di coscienza. In Fairy Tales, come nei suoi precedenti lavori, sopprime l’ipotesi di figure maschili di riferimento. Come nella costellazione delle sue Grandmothers e nella sensuale alienazione delle Elevatorgirl, anche i personaggi noir delle sue fiabe riscoprono desideri di possesso e di proprietà del corpo. Sia nel sonno che nella veglia dunque, Yanagi propone un posto di preminente importanza per la donna nipponica; un luogo surreale e gestante dove sia possibile riconoscere il proprio destino e afferrarlo.



potente, questa fotografa giapponese; oggi la fotografia ha raggiunto livelli altissimi, sia nel lavoro estetico sia e, soprattutto, per il mondo significante che racchiude. bella lettura.
Di rimbalzo, qui – forse cercando lo stesso filo sospeso che taglia e fa uscire
il fiato denso delle cose fino a tras-formarci nel luogo che siamo.
Queste immagini – a differenza di quelle di Giusy Calia – portano nel grumo denso della paura: quella che vive e accompagna ogni frazione di respiro: il tremito nascosto: il buiobuio che chiude.
Molto interessante questo tuo lavoro, Alessandra – come cucissi a filo doppio il cuore – dentro l’altro – nostro – cuore.
Così ci si ascolta.
ciò che mi ha messo in all’erta è l’uso della fiaba come se volesse dare una indicazione precisa a qualcosa.Fiaba sono le regole e i dettami di religioni e leggi che, per secoli, hanno tenuto la donna in condizioni di estrema inferi-orità, ma che ancora oggi funzionano incivilmente in alcuni paesi d’oriente, ma in ogni angolo di mondo si riscontra chi approfitta delle donne.Fiaba è la formulazione di queste VESSAZIONI,perchè di ciò a mio parere si tratta.Non può considerarsi logica l’imposizine di trattamenti devastanti oltre che pericolosi, le percosse ricevute da chi ti è parente e ancora altri sopprusi. La strada non ha sassolini che bastano, non ne ha nemmeno quando non si permette alla donna di studiare tanto quanto gli uomini, ma non solo, non le si consente di esercitare la sua professione con lo stesso dispendio di energie di un uomo. Oggi, nemmeno nei nostri paesi, le donne, mediamente, sono alla pari con gli uomini, basti vedere chi occupa le posizioni importanti.Perché? Tutto ciò che rispondono alla domanda è fiaba.Grazie Alessandra, davvero interessante questa ricerca.ferni
Dense di fascino e di inquietudine (come sanno essere le favole) queste immagini che rivisitano le favole classiche. Proposta molto interessante. Grazie Alessandra. Ti faccio notare solo, perchè presente nel titolo d’una favola, quello che a me sembra un refuso: “Cappuccetto rosso” in inglese è: “Little Red Riding Hood” ( e non, con una inversione di consonanti, Little Red Hiding Rood).
Un abbraccio,
Gaetano
Cara Alessandra
notevole post
magnifiche immagini
le fiabe portano con sè
magia.
Un abbraccio
josè
inquieta, spiazzante.
proposta decisamente provocatoria, visione di sogni bui
e reali, spavento e consapevolezza.
grazie, alessandra, per questo diverso taglio che proponi, di sbieco al normale contesto delle fiabe, significati nascosti nelle immagini vitali, crude nel bianco e nero, splendide. api.
Inquieta, sì, e inquietante. Al punto che non so se sono contenta di aver visto queste fotografie.
Anche se riesco ugualmente ad accorgermi che hanno dietro e dentro molto di pensiero e molto da dire.
Ma non mi hanno fatto stare bene.
(il che apre – forse – un’altrettanto inquietante domanda sul compito che hanno/dovrebbero avere opere come queste)
Non le riguardo (per ora, poi chissà), ma sono contenta di avere saputo che esistono.
la crescita è semplicementeuna faccenda mostruosa
: mostruosa nella accezione più originaria del termine e della quale non bisogna mentire ai bambini.
un grande rosa dei venti nei cui petali sono racchiusi
dalle affiche più distruttive agli aliti più fecondi.
queste fotografie sono di carne anche carne putrefatta
di ricerca di una identità sessuale e sensuale adolescenziale fatta a unghiate di una morte in progress – irreversibile ma anche tramutabile – di pezzi di infanzia.
dire bellissime per me, Alessandra, in quello che anche è il tuo punto di vista, è molto riduttivo. grazie per aver(me)le fatte conoscere.
un caro slauto
paola
raffiche e non affiche.
chiedo scusa
p.
Uno strano effetto…quasi di “maleficio” si materializza tra le figure femminili di queste immagini.
Un gorgo di nascondimenti… di specchi. un sorta di… specchio… specchio… delle mie brame.
Post di qualità Alessandra
margheritarimi
Sempre interessanti le cose che proponi.
@ BLUMY: Si, potente come quella di Yasumasa Morimura (che vorrei proporre prossimamente). Yanagi ha il potere di ipnotizzarmi e di farmi riflettere sull’autonomia dell’opera d’arte, che in epoca contemporanea non è semplice. Grazie, un abbraccio.
@ IOLE: Che piacere le tue parole Iole cara. Intanto perchè hai letto l’altra parte dell’ordito e poi perchè centri perfettamente quel buiobuio. Quello da cui si tenta di uscire con fatica e coraggio. In questo senso credo che l’opera di questa giovanissima e istrionica Yanagi sia da considerarsi una rivincita e una possibilità al contempo. Una rivincita sul lieto fine melenso e idiota (spesso). Una possibilità di libertà: trovarsi dinanzi al baratro della vertigine e sapersi mantenere in equilibrio, sopportando il dondolìo, lo sbandamento. Prodigioso quando l’arte sa scardinare e lenire. Ti ringrazio e ti abbraccio caramente.
@ FERNI: Leggi un aspetto importante di quel lieto fine convenzionale di cui parlavo sopra, Ferni. E ne afferri decisamente nodi interessanti. Ecco, in quella ferocia che è il tentativo di veicolare obsolete convinzioni culturali con la necessità di ritrovare una strada perduta, penso che ci sia il mantenimento di certi dettami. Ecco, le ferite di Bettelheim vengono del tutto ribaltate, stravolte e stropicciate. Yanagi ha una forza creatrice totalizzante. Una piena violenta e dolce che travalica.
Grazie, un abbraccio cara.
@ GAETANO: Sì, Gaetano, una rivisitazione crudele e immaginifica. Grazie mille per la segnalazione del refuso che ho provveduto a correggere. Un abbraccio e a presto.
@ JOSE’: Carissima, la magia di cui parli ha stregato anche me. Un bacio. A presto rivederci.
@ API: Un’ipotesi era quella di proporre le immagini senza testo, a dire la verità. Credo che le foto di Miwa Yanagi abbiano questa potenza. Ma poi la tentazione di dialogarci è stata irresistibile. Non so se abbia fatto bene però di sbieco credo sia l’opportuna direzione dello sguardo quando si viene abbagliati. Grazie per le tue parole. Un abbraccio.
@ ANNALISA: Ora che le hai viste non potrai fare a meno di costruirti un giudizio. Se sia giusto o meno questo non lo so e nemmeno so per certo se l’arte debba avere un compito e soprattutto debba dare un messaggio. Io sono per la gratuità della scelta, in generale. E nell’arte credo che, dovendo individuare un compito, si possa forse stabilire che sia lo scardinamento dell’ordine e della forma ma anche lo smottamento e la contraddittorietà delle sensazioni che riesce a suscitare. Ecco, per questo verso, penso che il lavoro della Yanagi sia eccellente e la tua inquietudine è un’ottima risposta, Annalisa. Grazie e a presto. Un abbraccio.
@ PAOLA: Sono profondamente d’accordo con quanto scrivi cara Paola. Il tratto adolescenziale della ricerca dell’identità sessuale e sensuale credo sia un nodo gordiano inscindibile dal lavoro di Yanagi. La rifrazione poetica che ne deriva è eccezionale. Suggestiva e crudele fatta di carne e sangue. Sottoscrivo tutto. Un abbraccio e a presto cara.
@ MARGHERITA: Specchio delle mie brame, sì, Come il gorgo di nascondimenti che alla fine si svelano e si ri-velano, Margherita carissima. Una sensazione di incantesimo malefico e sublime avvolge le mani di questa artista nipponica. Io ne sono rimasta folgorata e turbata. Grazie per le tue parole. Un abbraccio e a presto cara.
@ SILVIA: Grazie, Silvia per il passaggio e per esserti soffermata. Sei molto cara. Un abbraccio a te.
Alessandra*