La signorina a colori – n.17


Quando comincia una storia? In genere dall’inizio. A volte, però, è la fine di una storia che ne fa cominciare un’altra. Così ci sono due categorie di storie, quelle che cominciano dall’inizio e quelle che cominciano dalla fine. Ci sono due categorie di donne, quelle che raccontano la loro storia e quelle che non la raccontano, poi ce n’è una terza, quelle che non la raccontano giusta. La signorina a colori…

… beh, lei faceva storia a sé. Qualcosa raccontava, ma solo accenni. Il tanto che bastava per tener desta la curiosità. Cosine buttate lì, con nonchalance; cosine strane, spesso. Mezze frasi che aprivano scenari improbabili.
Era proprio a colori, la signorina a colori. Elegantissima e bizzarra nelle sue mises anni trenta, truccata come una cantante lirica, sempre seminascosta da una veletta che non riusciva a celare del tutto uno sguardo ingenuo e sfacciato insieme.
Se ne stava tranquilla al tavolino del caffè con davanti un bicchierino di qualcosa di colorato e vecchio stile come lei, qualcosa che si faceva durare per tutto il pomeriggio centellinando a minuscoli sorsi.
Tutti la salutavano, lei salutava tutti con un sorriso e un cenno del capo. Ascoltava le conversazioni che si svolgevano intorno intervenendo di rado, ma sempre con osservazioni che lasciavano spiazzati. Cose tipo ”Tanto una cara persona, Carl Gustav. La prima cosa che faceva, appena presentati, era chiederti il segno zodiacale. Strano, per un medico, no?” oppure ”Il povero Vincent non si riprese mai dalla brutta esperienza con quell’antipatico di Paul. Facile, per lui, ché voleva solo andarsene ai tropici” o peggio ”Amedeo era un ragazzaccio: maleducato, volgare, sboccato. Eppure quando suonava si trasfigurava, e gli perdonavi tutto.”
Dicevano fosse stata ricchissima, che avesse viaggiato molto. I più malevoli insinuavano un passato da mantenuta, da artistoide. Nessuno però azzardava ipotesi sull’età. Tra i quaranta e i duecento, dicevano i più spiritosi. È un vampiro, sussurravano i ragazzini. Ma aveva un’aria tanto civile e innocua che alla fine veniva accettata così, per quello che sembrava essere: una donna sola, dotata di cultura e fantasia.
Non venne, un giorno, e nemmeno quello seguente. La trovarono morta i vicini di casa. In poltrona, tranquilla e silenziosa come era vissuta.
All’epoca, ero giovane e irrequieto, mi pagavo gli studi aiutando un rigattiere negli sgomberi. Fummo incaricati da un lontano parente della signorina di liberarne l’appartamento in vista della vendita. Mobili vecchi più che antichi e cianfrusaglie varie, biancheria d’antan e foto sbiadite.
E, in un cassetto, un pacco di lettere legate con un nastro azzurro. Mi vergogno un po’ a dirlo, ma, pensando che sarebbero comunque state gettate via, vinto dalla curiosità le misi in tasca.
Quella notte la passai a leggere, sempre più allibito.
C’erano lettere in francese firmate ”Louis Ferdinand”, ”Vincent”, ”Emile”; in tedesco: ”Amedeus”, ”Ludwig”, ”Wolfgang”, ”Thomas”; in inglese: ”Edgar”, ”Percy”, H.G.”.
La carta era differente, gli inchiostri visibilmente dal vecchio all’antico. Pensai sul momento che fosse stata una collezionista, e che quella roba aveva grande valore. Poi mi resi conto che c’era un problema: erano tutte lettere d’amore, e tutte indirizzate a lei.
Non dormii per settimane, arrovellandomi: se le era scritte da sola, imitando grafie e stili con gran perizia? O c’erano state generazioni di signorine a colori che si tramandavano i segreti di madre in figlia? Ci doveva essere una spiegazione razionale..
Una mattina, all’alba, dopo l’ennesima notte insonne, mi resi conto che non avevo scelta: accesi la stufa a legna e vi gettai l’intero pacco, con tutto il nastro.
Le guardai bruciare, e mentre le parole si accartocciavano e annerivano, promisi alla signorina a colori che avrei dedicato la mia vita a raccontare. Di lei, e di altre persone. Gente a colori o in bianco e nero. Gente.
Ma questa, appunto, è un’altra storia.

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14 risposte a La signorina a colori – n.17

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  2. stefano scrive:

    Capisco che ” è un’altra storia” ma a me è rimasta una certa curiosità, sulla signorina… e l’autrice/ autore, ha poi mantenuto la sua promessa?
    stefano

  3. Carloesse scrive:

    Un racconto enigmatico e non risolto: le soluzioni dei misteri infatti spesso deludono. Meglio lasciarli così, in sospeso, e magari bruciarne le tracce nel fuoco. La storia rimane così ammantata di un fascino particolare, alimentato dalla curiosità inappagata. Bello.

  4. enrico gregori scrive:

    una scuola di pensiero recita che il “17″ sia un numero che porti sfortuna. questo racconto lo trasforma in un numero magico, esoterico, impalpabile, affascinante, emozionante.

  5. fernirosso scrive:

    Davvero splendido anche se…fatto di niente, di piccole cose raccattate qua e là, dalla storia dell’arte e dal piacere di mischiare le carte.ferni

  6. sandrapalombo scrive:

    Molto carino davvero. sandra

  7. Silvia Leonardi scrive:

    Davvero emozionante, non trovo termine migliore per definirlo. è tenero, sospeso, pieno di poesia. Bel racconto. Proprio bello.

    P.s. il 17, come fa notare Enrico si dice porti sfiga. La tradizione deriva dall’anagramma latino della parola VIXI (XVII), che significa “ho vissuto”, quindi…sono morto.
    E direi che qui calza a pennello. La signorina a colori muore, ma rimane straordinariamente viva in quelle parole che bruciano. E il 17 diventa un numero magico :-)

  8. eventounico scrive:

    è un’altra storia !

  9. cristina bove scrive:

    mi spiace non aver seguito questo bello svolgersi di racconti.
    Ora ho letto questo, che trovo bellissimo, colto, elegante, magico..
    anche altri che ho letto sono splendidi…
    se questo è il tenore dei racconti in questo blog, la prossima cernita non me la farò scappare di certo.

  10. Piero Pessina scrive:

    Complimenti. Davvero un bel racconto e, a mio parere, uno dei migliori in questa seconda fase.

    Il mistero affascina. E ora, tra me, non faccio che pensare a questo misteriosa signorina a colori.

    Mi piace. Mi piace molto. Lo rileggo.

  11. paolarenzetti scrive:

    Sì… misterioso e quasi allucinatorio. Tutto quel bruciare nella stufa! So di scrittori che hanno dato alle fiamme le loro opere, in momenti molto particolari.

  12. pani scrive:

    non capisco la scelta finale, del perchè abbia gettato nel fuoco le lettere della signorina a colori. Mi piace, fino ad un attimo prima.

  13. Elle scrive:

    Mi piace molto questa signorina, grafomane (se è stata lei a scriversi quelle lettere) o semplice collezionista (se invece le conservava solo) che sia.

    Molto convincente pur conservando quell’alone di mistero non svelato (dal bruciare le lettere al “questa è un’altra storia”) che a volte è anche giusto lasciare. E che qui non mi dispiace affatto.

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