La donna degli accendini – un racconto di Zop
“Ha da accendere?”
L’uomo le porse un accendino rosso. Xavia si rigirò dall’altra parte come per riparasi dal vento. Il vento portò il rumore dello sfrigolio della pietrina diverse volte.
“Non funziona.”
“Aspetti faccio io.” L’uomo provò a farla attizzare dalle sue mani ma l’accendino era scarico.
“Strano. L’ho comprato ieri.”
La donna sorrise, come a dire non fa nulla, e si allontanò senza parlare rinchiudendosi nel suo cappotto con la sigaretta spenta tra le labbra.
Incrociò una signora che fumava.
“Mi farebbe accendere per cortesia?”
Quella cavò dalla borsetta un accendino blu, di quelli trasparenti.
Xavia si accostò contro il muro. Poi si rigirò, restituì l’accendino e ringraziò. Se ne andò di fretta. E la sigaretta era ancora spenta.
Passava i suoi pomeriggi così, chiedendo da accendere ai passanti. L’interno del suo cappotto era costellato di asole a cui erano fissati tutti i modelli di accendini più diffusi come in una cartucciera. Un catalogo completo di ogni colore e dimensione. Sulla sinistra quelli scarichi. Sulla destra quelli buoni.
Le bastava un attimo. Si avvoltolava nel cappotto come per ripararsi dalla brezza e ne approfittava per fare lo scambio. Restituiva ogni volta un accendino apparentemente identico. Stesso colore e stesso modello. Ma scarico.
Come tutte le sere tornò nella sua baracca e scaricò il suo bottino. Afferrò quattro o cinque accendini nuovi e li legò con un elastico in un mazzetto. Diede ad ognuno un colpo deciso con una forcina, per sfondare la valvola, in modo che il gas uscisse senza bisogno di tenere pigiato l’erogatore. Li accese e li posò sul fornello. Cuoceva a quel modo la minestra. Altri li metteva sui candelabri, per illuminare la stanza. Intanto ricaricava la cartucciera all’interno del suo cappotto per l’indomani. Frugò in uno scatolone colmo di accendini scarichi trovati in discarica e rimpiazzò quelli che aveva esaurito colmando gli spazi vuoti.
Da quando le avevano staccato il gas e la luce sopravviveva così. Con il furto degli accendini. E se faceva quella vita non era perché fosse pazza, ma perché non sapeva che altro fare. Non era colpa sua se non le era rimasto nulla e se non trovava lavoro. Nonostante la laurea. Per anni si era data da fare come aveva potuto con mille impieghi, compresi i più umilianti. Eterna precaria, si era trovata con un curriculum sempre più assurdo e dispersivo. E con una certa età. Nessuno le dava più da lavorare neanche per brevi periodi, ormai.
Ripensò al suo ultimo datore di lavoro, cinque anni prima. Il giorno in cui le aveva offerto una sigaretta e aveva cominciato un sermone che sarebbe culminato con il licenziamento. Xavia non aveva mai fumato prima di quella volta. Aspirava e ascoltava. Prima di rendergli l’accendino, con la gomma da masticare bloccò l’erogatore del gas. L’uomo se lo ficcò nella tasca dei pantaloni senza farci caso. La licenziò nell’esatto tempo di una sigaretta. Nell’uscire Xavia urtò la scrivania. Il posacenere con il mozzicone ardente precipitò tra le gambe dell’altro. Ci fu un’esplosione. L’uomo si inginocchiò a terra. Teneva le mani sui genitali e gridava. Fu quel giorno che Xavia morì. Al suo posto era nata la donna degli accendini.
***************






Mi piace. Mi assomiglia molto. Per completare l’opera devo solo procurarmi un cappotto.
Zop ha una scrittura originale e spiazzante. Zop è ironico, arguto e sorprendente. Questo racconto ha anche un’anima dolce ed è anche un po’ triste. Io lo trovo molto bello e ben definito.
Consiglio un giro turistico sul blog di Antonio Zoppetti, in arte Zop, indicato qui sopra. Ne vale la pena.
… chissà; magari prima o poi faccio un giro turistico.
Infondo non c’è neanche l’autobus da prendere per questo giro fuoriporta, e neache il ristorante da prenotare.
Basta un “clic”, che poi è anche il rumore di un accendino scarico.
tremendo e allo stesso tempo:FULMINANTE! Scritto con uno humor nero e sarcasmo, graffia davvero e mostra la reale cancrena della società attuale, oltre alla legge praticatissima del taglione. Non manca la creatività di chi è costretto a qualunque espediente, ma con una intelligenza infiammabile e infiammata. Bella scrittura, dotata di forza, carica.ferni
Mi piace assai, la scrittura è curata, la storia scorre e sorprende finale compreso e poi…..con la crisi che gira chissà.
Conosco una donna che vive senza luce perché non può pagare la bolletta. Complimenti a Zop e saluti a Morena. Sandra
sicuramente Zop sa raccontare: comincia fluido, preciso e colorato, continua svelando un retrogusto amaro e finisce con un fuoco d’artificio…
marina
Grazie della vostra attenta lettura.
So che Zop legge i commenti. Magari avrà voglia/tempo di scriverne uno
certo che ne lascio uno… stavo zitto per timidezza. son contento di questi apprezzamenti. quello che cerco di fare è lavorare su dei racconti che stiano nelle 3.000 battute, pensati per essere letti a monitor. uno sforzo di sottrazione di ogni dettaglio non essenziale e di sintesi che non è facile. questo mi è venuto meglio di altri, credo. un saluto a tutti!
z
Complimenti, Zop, con un nome così non potrai scrivere che di questi deliziosi e “fulminanti” racconti surreali!
Grazie a Morena per la proposta
lucetta
un po’ triste, surreale, quasi calviniano, mi è piaciuto moltissimo. antonella
apprezzato molto, originale e ben portato avanti.
Grazie anche a Lucetta, Antonella e a Dominica. apprezzo molto la scrittura di zop e mi fa piacere trovare riscontro nelle vostre parole.
Riferisco all’autore