POESIA ARABA/ Non ho peccato abbastanza

Queste tre poesie sono tratte da Non ho peccato abbastanza - Antologia di poetesse arabe contemporanee, Edizioni Mondadori, 2007.
Tutta la raccolta è pervasa da una lucida ed appassionata sensibilità femminile. Versi che risuonano dentro un linguaggio di rottura con la cultura tradizionale dominante, ma allo stesso tempo alla tradizione si rifanno, quando si ricompongono, nel recupero di elementi di distinzione, come quelli rappresentati da Enheduanna poetessa-sacerdotessa sumera vissuta tra il 2285 e il 2250 a.C. capace di essere stata un esempio di “trasgressione” nella sfida e nella opposizione a rigidità e schemi costrittivi.
In molte poesie della raccolta la passione si spoglia, si esprime in tutta la sua forza e semplicità, in un linguaggio chiaro ed esplicito, nella descrizione delle emozioni del corpo, delle sue sensazioni.
Consapevolezza della sensualità e del piacere, consapevolezza di guardare dove porta il desiderio.
La libertà di una nuova visione, viene ricercata nell’affermazione di una identità femminile in un contesto sociale e politico chiuso ed oppressivo. Le parole e la poesia si aprono ad una dimensione che è confronto e frattura con il passato, che è diversa consapevolezza di sé e dell’altro.
Una lingua poetica dunque capace di assumere il rischio della “verità” del corpo, della ribellione, del desiderio, della libertà, del dubbio.
(M.R.)
SONO UNA DONNA
Nessuno può immaginare
quel che dico quando me ne sto in silenzio
chi vedo quando chiudo gli occhi
come vengo sospinta quando vengo sospinta
cosa cerco quando lascio libere le mani.
Nessuno, nessuno sa
quando ho fame quando parto
quando cammino e quando mi perdo,
e nessuno sa
che per me andare è ritornare
e ritornare è indietreggiare,
che la mia debolezza è una maschera
e la mia forza è una maschera,
e quel che seguirà è una tempesta.
Credono di sapere
e io glielo lascio credere
e io avvengo.
Hanno costruito per me una gabbia affinché la mia libertà
fosse una loro concessione
e ringraziassi e obbedissi.
Ma io sono libera prima e dopo di loro,
con loro e senza loro
sono libera nella vittoria e nella sconfitta.
La mia prigione è la mia volontà!
La chiave della mia prigione è la loro lingua
ma la loro lingua si avvinghia intorno alle dita del mio
desiderio
e il mio desiderio non riusciranno mai a domare.
Sono una donna.
Credono che la mia libertà sia loro proprietà
e io glielo lascio credere
e avvengo.
[Joumana Haddad (1970) Libano]
***
AMAMI
Mi trasporto in punta di piedi
mi trasporto nel galoppo della mia vista.
Mi avvolgo nelle fasce della mia pelle.
Mi abbraccio desiderandomi.
Benedico il mio flusso, lo zampillare che da me proviene.
Mi cullo sul mio seno.
Alle mani germoglianti infilo i guanti della poesia.
Reclamo la rivelazione,
le mie incisioni sono su pietra.
La mia immagine reca acqua alla sete
ed esche alla rete dei pescatori.
Trascorro i rintocchi delle campane della sera
scolpendo.
Dormo nella mia stessa ombra.
Indosso la mia natura beduina
quando sono stanca.
Entro in un giardino
che non mi istiga contro me stessa.
Amo la mia anima impossibile,
quella i cui piedi
sono ignoti alla terra.
[Amal Musa (1971) Tunisia]
***
DONNA D’ACQUA
L’acqua non è scivolata verso di noi
ardendo con la violenza della sete.
Perché l’acqua segue le mie tracce
dimentica dei sui canali
e delle pianure alluvionali?
Perché non poggio il mio viso
sull’orlo dell’acqua
per sapere
come ha potuto nasconderci il suo colore,
come le abbiamo fatto perdere l’odore?
Perché non divento il segreto dell’acqua?
Perché non divento femmina per il suo maschio,
e lo aspetto nella caraffa
fino al sopraggiungere dell’estate?
[Amal Musa (1971) Tunisia]





acuta sensibilità femminili e immagini inconsuete: ri-scoperta del corpo nell’eterno rapporto maschio-femmina
Gisella
Grazie per questa bella proposta. Si scopre affinità e familiarità con queste donne arabe, che hanno un sentimento ancora così forte del legame con la natura e insieme la consapevolezza della loro giusta pretesa di libertà.
Versi pieni di vitalità, di amore per la propria natura femminile, per l’affermazione della propria persona, nonostante le privazioni, i divieti, i controlli della cultura araba maschile.
“Mi trasporto…mi avvolgo… mi abbraccio…benedico il mio flusso…mi cullo sul mio seno” : donna, amante, madre di se stessa.
Particolarmente condivisa la prima poesia qui riportata, vicinissima a quello che ogni donna,credo, anche in occidente,sente in sè poichè anche questo nostro mondo commerciale, che crede di dettare i connotati di una donna,in realtà reclamizza solo la mercanzia di una schiavitù.Grazie,davvero molto intensi i testi,ferni
credono di sapere
e io glielo lascio credere
e io avvengo.
ogni verso di questa poesia è particolarmente incisivo; ho apprezzato anche le altre, ma questa mi ha trovato in sintonia emozionale…credo abbia qualcosa di universale, la si può immaginare inserita in contesti di diversi secoli e luoghi
marina
‘Mi trasporto in punta di piedi
mi trasporto nel galoppo della mia vista.
Mi avvolgo nelle fasce della mia pelle.
Mi abbraccio desiderandomi.
Benedico il mio flusso, lo zampillare che da me proviene.
Mi cullo sul mio seno’.
Mi colpiscono questi versi che cingono e cullano a bozzolo anima e corpo di un universo femminile-crisalide.
Grazie della lettura Margherita
Mapi
La prima poesia ha , a mio vedere, un valore universale se mentre la si legge non si pensa all’autrice. La poesia araba contemporanea è una delle più vivaci di questo tempo forse perché nei loro paesi la sofferenza sociale o personale è più profonda e il Canto si leva limpido. Sandra
La lettura di questo libro è stato per me un viaggio ricco di visioni e di un forte sentire… intenso di domande e solitudine.
Percorrere il coraggio di tutto un mondo poetico femminile nelle parole di un linguaggio solido e diretto.
Ringrazio
Maria Gisella, Paola Renzetti, Donatella, Ferni, Marina, Mapi, Sandra
ognuna di voi come in uno specchio.
margheritarimi
La finezza di questi versi mi colpisce.
Affina i pensieri questa lettura intensa.
Un caro saluto
Josè
In questi testi c’è un urgenza assertiva e di affermarzione (mi riferisco al primo componimento) della propria individualità celata dietro stereotipi culturali e religiosi. La parola arriva diretta, nuda come una pietra. Qualsiasi tipo di “sperimentalismo” e auto-compiacimenti letterari sarebbero fuori luogo, ed è indubbio che anche noi europei portiamo addosso molteplici “veli”.La poesia così, senza volerlo, può avere come referente un universo umano,
uguale e diverso allo stesso tempo.
grazie Josè
sono contenta che la lettura dei versi abbia avuto in te questa risonanza è successa la stessa cosa a me.
per questo più vicine…un rispecchiamento che ritorna
un caro abbraccio
margheritarimi
Si Nello, versi che hanno l’urgenza di emergere senza “veli” che fanno sentire forte l’impatto… l’odore… un forte bisogno di libertà.
Grazie per il tuo intervento preciso
un caro abbraccio
margheritarimi
Bellissime poesie, di grande sensibilità, riconducibili a una realtà femminile non solo prettamente islamica, ma universale…
Saluti
@ janette
versi connotati da una forte identità femminile, una forte impronta del proprio modo di pensare e di essere.
Valori come tu dici di una storia universale
grazie a te
margheritarimi
sono grazia
ho letto le poesie di questw donne arabe ed essendo una donna anch’io mi ci sono rivista.
Io sono italiana ma ciò che dicono in queste poesie queste donne è verità. Gli italini non sono diversi dagli arabi nel sottomettere le donna, sono solo i modi che sono diversi.
Faccio l’ins e ho una bambina araba a scuola
scrivetemi
grazie
saluto