E A LEI BASTAVA ESSERE di Villa Dominica Balbinot


Per non assestare il morso
al bisogno letale,
in sè medesma si volgea coi denti,
primo atto di un dramma già logoro,
in quell’ interminabile ascensione
verso il bianco di un occhio senza pupilla.
E nel suo generoso sforzo
di avanzare un’ipotesi
che non degradasse infine
la stessa Causa Prima
(quale sopraffazione forse
dell’Inanimato sul flebile piccolo fervore)
lente le ore faceva scorrere
nei mondi paralleli delle effimere,
dove a lei quasi bastava essere
la funesta, la arcana,
a implorare e corrompere
quei guardiani a guardia
in perpetuo dei limiti .
Nel cerchio di silenzio di quella ininterrotta
istigazione al massacro
- e dinanzi al roseto scenerito-
le sue parole erano
scosse finverso la radice,
escusse quale un unico osso,
e nel suo proprio incavo,
e risuonare potevano solo al pari
dei sonagli dei lebbrosi,
quelli di san lazzaro:
eppure lei non delirava, non aveva mai delirato,
aveva osato reritrarsi tuttavia
dallo sguardo dell’inquisitore,
terribile quanto quello offerto
- e nel processo imposto-
a degli iscarioti il giuda.

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4 risposte a E A LEI BASTAVA ESSERE di Villa Dominica Balbinot

  1. lucetta frisa scrive:

    La funesta, l’arcana…
    siamo ai tempi delle streghe messe al rogo…
    Potrebbe essere l’inizio di una raccolta di tue poesie. L’inizio di una narrazione di un’antica storia….E, sullo sfondo, rimbomba, sordamente,un cupo suono di tamburo….
    Dominica, sei la solita evocatrice di immagini.
    Grazie e i miei complimenti
    lucetta

  2. fernirosso scrive:

    eppure mi ha ricordato persino una visione infernale di Ugolino rivisitato al femminile e gli ambienti della tortura che avevo foscamente intravisto alla mostra “gli strumenti di tortura del museo di San Gimignano ” di alcuni anni fa e di cui ho acquistato un volume alquanto illuminante sullo spirito che animava l’inquisizione e gli altri governanti,non difforme da quello odierno.ferni

  3. domaccia scrive:

    E io( mi tocca dirlo) ti trovo assai convinta dopo la lettura che fai dei miei testi, carissima Lucetta: va bene, prima di tutto utilizzerò le tue osservazioni che ben vedono il nucleo del mio dire per eserne io stessa più convinta che mai ( pur essendone io stessa convinta, man mano che il mio scrivere sembra prendere una ” calligrafia” e tematiche precise, dico) e poi, senz’altro ti potrei tenere presente come “introduttrice” di spessore ai miei testi qualora si concretizzasse una eventuale loro pubblicazione… grazie, sei …sei..sei :-) ) mi intendi, vero?
    ciao, un bacione

  4. domaccia scrive:

    tu doni sempre a piene mani, vedo, carissima ferni: i tuoi riferimenti, le tue sensazioni complesse , riescono puntualmente a darmi impulsi in altre direzioni, e magari farmi ritrovare nei miei scritti stratificazioni implicite ma che si potrebbero portare a galla, magari… e poi, trovo non male l’immagine di un conte ugolino al femminile.. anzi, pressocchè straordinaria…!:-))
    ciao, un caro saluto, ferni generosissima

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