Byron traduttore della “Francesca da Rimini” di Silvio Pellico

2008 Ottobre 15
by juliette1804

Silvio Pellico è conosciuto per il suo libro di memorie (Le mie prigioni, pubblicato dall’editore Bocca di Torino nel 1832 e tradotto nel giro di pochi mesi in inglese e in francese), ma era considerato dai contemporanei un apprezzato autore di testi teatrali. Nel corso della sua vita, come ricorda nei Capitoli aggiunti alle Mie prigioni (pubblicati nell’edizione parigina del 1843), aveva composto dodici tragedie, di cui otto erano state pubblicate e tre (Francesca da Rimini, Iginia D’Asti e Gismonda da Mendrisio) avevano avuto un buon succeso, mentre una (Corradino) era andata in scena nel 1834 al Teatro Regio di Torino tra fischi del pubblico e contestazioni di tipo politico.

La prima tragedia di Pellico, la Francesca da Rimini (composta tra il 1814 e il 1815 e pubblicata a Milano nel 1818) è stata senza dubbio, sia per il numero di rappresentazioni sia per le frequenti ristampe del testo, uno dei maggiori successi teatrali dell’Ottocento ed è stata rappresentata in tutta Europa grazie a due attrici famose dell’epoca: Carlotta Marchionni ed Adelaide Ristori. La tragedia di Pellico inserisce rispetto al testo dantesco un elemento nuovo ed originale: Francesca è convinta di odiare Paolo che in guerra ha ucciso suo fratello, ma quando lo rivede, dopo diversi anni di lontananza, scopre di amarlo. Nella realtà storica Francesca aveva conosciuto Paolo prima di incontrare Gianciotto, perché Paolo era stato inviato dal fratello per sposare Francesca “per procura”. Paolo era un bel giovane a differenza del fratello Gianciotto che era zoppo. L’elemento della bruttezza di Gianciotto non viene mai ricordato però nella tragedia di Pellico.

Pellico inserisce inoltre nella tragedia un’allusione alla situazione dell’Italia, divisa in numerosi stati e sottoposta alla dominazione austriaca. Gli accenti patriottici, usati da Paolo, che vuole imbracciare la propria spada e versare il proprio sangue “non per lo straniero”, ma per la propria patria, erano particolarmente graditi al pubblico e contribuirono al successo della tragedia nel periodo risorgimentale.

3 Risposte leave one →
  1. 2008 Ottobre 15
    api permalink

    cara, riesci, con le tue proposte, a portami alla ri-valutazione dei miei scolastici
    studi, già poveri, a quanto pare, qualche gelmin’azione anche allora?
    mi metterò sulle tracce del silvio teatrale, m’incuriosisce!
    ti ringrazio, api.

  2. 2008 Ottobre 15
    Cristina permalink

    Questa è la prima parte dell’articolo, la seconda parte la posto, appena ho un po’ di tempo.
    Scusate se sono poco presente sul blog ultimamente, ma nelle ultime settimane ho letto e recensito in media 4-5 libri a settimana per lavoro, e per quanto posso assomigliare al topo Firmino di Savage, ogni tanto con qualcosa resto indietro…
    Grazie comunque a Sandra per il commento sotto alla segnalazione del romanzo di Laura e ad api per questo commento.
    Cristina

  3. 2008 Ottobre 15

    Pellico lo conosciamo soprattutto per quell’autobiografia di confessioni dal carcere, che il Ministro austriaco Metternich ammise danneggiare l’immagine dell’Austria più di una guerra perduta. Leggo però con piacere che le tragedie vivono di spirito risorgimentale affine. Mapi

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