La signorina a colori – n.9
Quando comincia una storia? In genere dall’inizio. A volte, però, è la fine di una storia che ne fa cominciare un’altra. Così ci sono due categorie di storie, quelle che cominciano dall’inizio e quelle che cominciano dalla fine. Ci sono due categorie di donne, quelle che raccontano la loro storia e quelle che non la raccontano, poi ce n’è una terza, quelle che non la raccontano giusta. La signorina a colori – certo non le dispiacerà se il narratore non la chiamerà con altro nome che questo, perché da una fonte misteriosa ma attendibile, di quelle da cui solo i narratori sanno attingere, aveva saputo che tanto tempo fa un suo amico l’aveva definita proprio così: colorata. La signorina a colori, dunque, siede sola ad un tavolo del Caffè affollato di gente e di voci che non disturbano i suoi pensieri, ma anzi questi ci scivolano sopra come un ramoscello sull’acqua di un fiume. La signorina a colori sta pensando che, se ci credesse, vorrebbe avere davanti a sé una cartomante o una veggente, non per sapere qualcosa del suo futuro quanto piuttosto per raccapezzarsi in quel groviglio che le appare essere il suo passato di cui non riesce a trovare il bandolo. Qualcuno che le raccontasse davvero come sono andate le cose, anche se, a pensarci bene, dovrebbe essere qualcuno ad un tempo esterno e interno a lei per sapere come sono andate davvero le cose. A questo punto la signorina a colori vorrebbe rivolgersi al narratore perché pensa che potrebbe aiutarla, darle un’indicazione, la giusta chiave di lettura. Ma il narratore che un certo dono dell’ubiquità lo possiede, altrimenti non sarebbe un narratore, è in difficoltà perché nessuno meglio di lui sa che infinite sono le chiavi di lettura del passato di una persona, tanto più di una del tipo della signorina a colori. La signorina a colori ringrazia ugualmente il narratore anche se aveva sperato che le spiegasse o l’aiutasse a capire perché a un certo punto della sua vita si era ritrovata a spiare le vite altrui. In principio aveva pensato che, tutto sommato, fosse un lavoro come un altro e da un certo lato lo era. Ma la signorina a colori è di quelle persone che credono che le cose che ci capitano nella vita non siano frutto del caso, non credeva nemmeno in un qualche disegno divino, ma che fosse piuttosto qualcosa dentro di noi a dirigere la nostra vita in una direzione o nell’altra. Da tempo, pertanto, la signorina a colori si chiede cos’è che l’ha condotta a fare l’investigatrice privata. Dalla sua ha certo la capacità, una dote innata, di non farsi notare, ma non per una sua insignificanza fisica. E’, infatti, di aspetto piacevole tuttavia non tale da far voltare gli uomini per la strada o da essere notata se entra in una stanza, in un locale. In più il fatto di essere “colorata” come le aveva detto tanto tempo fa un suo amico forse un poco innamorato di lei, l’aveva aiutata a mimetizzarsi meglio. Ogni volta sfoggiava il colore adatto alla situazione. Tutto era filato liscio fino a circa sei mesi fa, quando si era presentata in agenzia una donna più o meno della sua età, elegante e ben curata, convinta che il marito la tradisse e ne voleva le prove certe. Le mostrò la foto del marito e alla signorina a colori piacque subito quel viso che sentì essere di persona schietta e leale, non solo per esperienza, ma per qualcosa nello sguardo dell’uomo che le arrivò dritto nel cuore. Comunque si scosse e si disse che non bisogna fidarsi delle apparenze specialmente quando si tratta di uomini. Cominciò così il suo solito lavoro di appostamenti, pedinamenti, ma la vita dell’uomo risultò non nascondere nulla. Quando la moglie tornò in agenzia e la signorina a colori le disse che poteva stare tranquilla, che nella vita del marito non c’era nessun’altra donna questa parve quasi delusa. Insisté quindi perché si proseguisse con i pedinamenti. Alla signorina a colori non dispiacque per niente dover seguire ancora quell’uomo che l’aveva colpita fin da quando la moglie glie ne aveva mostrato la foto. Seguendolo, infatti, spiandone i movimenti e il comportamento aveva a poco a poco sentito nascere qualcosa per quell’uomo che era risultato essere una persona gentile, generosa, cordiale, ma anche innamorato della moglie e fedele. La signorina a colori capì di aver fatto un grosso errore, uno di quegli errori che nella sua professione non sono ammessi. Si era innamorata dell’uomo che stava pedinando. La moglie dell’uomo dovette rassegnarsi: il marito era irreprensibile e fedele.
E ora eccoli lì, moglie e marito seduti ad un tavolo un po’ discosto, leggermente spostato verso destra rispetto quello da cui la signorina a colori li sta osservando da quando sono entrati. Prima loro e poi lei. Sono settimane ormai che li pedina. E’ diventata quasi un’ossessione. Ora la moglie è tutta protesa in avanti sul piccolo tavolino rotondo e si rivolge al marito con tono animato, mentre lui tiene la schiena poggiata alla sedia quasi respinto dalla veemenza del fiume di parole che lei gli riversa addosso. Ogni tanto l’uomo volge lo sguardo intorno temendo che qualcuno stia osservando l’imbarazzante scena, ma tutti sembrano attenti solo a ciò che accade entro l’area del loro tavolino. Solo una volta il suo sguardo si è incrociato con quello della signorina a colori e vi si è soffermato per un istante. La signorina a colori pensa che gran parte della sua vita ha passato a spiare le vite altrui. Vi si è intrufolata nel peggiore dei modi, rimanendone fuori, spiandole, fotografandole, registrandone, le voci, le parole, ha vissuto anni e anni osservando l’altra parte della facciata umana, ha visto di quali inganni e tradimenti sono capaci gli esseri umani, di quali e quante ipocrisie. Il narratore prova un po’ di pena per lei e pensa che non può lasciarla lì, seduta a quel tavolino ad osservare due sconosciuti e a macerarsi per qualcosa che non ha mai vissuto e forse mai vivrà né può trovare per lei un rimedio banale come l’improvvisa entrata in scena di quello che potrebbe essere l’uomo della sua vita perché anche delle storie narrate non ci si può fidare e non si sa mai come possono andare a finire. Allora il narratore, sicuro che anche la signorina a colori avrebbe apprezzato e condiviso la sua scelta, approfitta di un momento in cui nel Caffè sta entrando un chiassoso gruppo di persone che attira l’attenzione di tutti e con un magnifico colpo di penna trasforma la signorina a colori in una bellissima farfalla.






sorprendente. un volo di fantasia. un nulla che attrae.
in alcune parti ho trovato anche un velo d’angoscia, in quella vita così ai margini dell’osservazione delle vite altrui
Finale a sorpresa e trama originale così come lo stile con il quale è scritto. Sandra
Originale trovata quella di far vestire i panni di un’investigatrice alla nostra signorina a colori!
Tuttavia, a me piacciono soprattutto le parti del racconto in cui la protagonista tenta, a più riprese, un dialogo col narratore.
Personalmente avrei scelto di incentrare e sviluppare tutto il racconto su questo aspetto, tralasciando il discorso dell’investigatrice che viene trattato forse in modo poco convincente.
Ed il finale è un po’ troppo fiabesco rispetto al resto, però nel complesso piacevole e ben scritto.
Autore uomo, penso…
a proposito di autori:
siete pronti per conoscere i nomi?
fatemi sapere
@Morena: per me va bene conoscere i nomi, anche se non riuscirò a fare nessun abbinamento…vi leggo da troppo poco tempo per poter individuare il nome dell’autore dallo scritto.
Posso solo provare a vedere se riconoscerò quello di Pani che seguo da più tempo e leggo sempre
Sì Morena, siamo curiosissimi. Questo racconto non mi è dispiaciuto, è molto carina l’idea ed è lieve e curato. Devo dire che mi sembrano tutti ben scritti e ognuno con una sua particolarità. Sarà dura!
Autore uomo, anche secondo me.
non avrei tra-mutato la signorina a colori in farfalla, semmai in una falla del narratore. L’idea, per me, era buona finchè i ruoli del narratore e di lei che si vorrebbe narrare in barba alla logica piaceva, è il voler trovare una soluzione, lo sciogliere i due così intrecciati con tutto il resto che li in-veste e li attraversa che non condivido molto. ferni
Scrittura originale e curata (come dice Silvia); divertente il modo di inserire il narratore, vero deus ex machina, nella storia. Però il tutto risulta carino ma un po’ artificioso ed il finale una soluzione fin troppo evanescente. Forse è un ottimo incipit di una storia che meriterebbe ben altri sviluppi.
Autore uomo? Non ne sarei così sicuro.
Quanto ai nomi da abbinare ai racconti attenderei il momento della prima selezione (al 12? o ricordo male?)
mi piace! questa di inserire il narratore ricorda alcuni scrittori dell’800 che dialogavano con il lettore. L’unico neo è , per me chiaramente, la mutazione in farfalla… più da disegnatore che da scrittore.
Hai ragione Silvia, riguardo alla qualità degli scritti, sarà davvero difficile la scelta… comunque, meglio così, no?
stefano
Un racconto magico, fantasioso, elegante nella scrittura. Però sono d’accordo con ferni sul finale, una signorina a colori investigatrice non l’avrei tramutata in farfalla.
Chi scrive? Uhm … forse un uomo.
Però però…
… l’ho trovato un po’ intricato negli sviluppi, ma questa dimensione lettore/narratore è affascinante, sembra quasi di poter leggere/scrivere insieme all’autore.
A tratti mi aspettavo che si cheidesse al me/lettore di decidere il da farsi del lui/scrittore.
Quasi ossessivo il ripetersi de “La signorina a colori” ma, infondo, il narroscrittolettore “non la chiamerà con altro nome che questo” la signorina a colori.
Of course.
carloesse mi ha anticipato nel dire ciò che io avrei detto. quando verrà pubblicato il prossimo racconto mi sveglierò prima
comunicazione
scrivo qui, su suggerimento di una richiesta in mail, alcuni dettagli sullo svolgimento della votazione:
* in coda alla signorina n.12 inizieremo a votare citando (in ordine di preferenza) i sei racconti che vogliamo portare in finale.
poi in coda al racconto n.24 faremo la stessa cosa con i racconti dal 13 al 24.
alla fine avremo dodici racconti tra cui scegliere (sempre in ordine di preferenza) i nostri primi tre.
io sommerò i voti in ogni fase della votazione (ho un bellissimo pallottoliere colorato in formato excel) e comunicherò tutto sul blog.
Intanto esprimo la mia soddisfazione (mia e di tutto VDBD) per la bella riuscita di questa sfida. Ringrazio tutti gli autori che, con la loro scrittura e il loro modo di proporsi stanno rendendo questa signorina a colori sempre più bella e interessante.
OK Morena, ricevuti i chiarimenti
mi piacerebbe che prima delle votazioni in coda al racconto 12 e poi al 24 rendessi noti i due gruppi di 12 autori, per poter illazionare le “combinations”
certo si potrebbe tentare l’accoppiamento autore racconto alla fine, ma 24 testi sono molti, anche 12 lo sono…
comunque la mia è solo una proposta, bisogna vedere se piace
PS. il racconto lo commento in seguito
@ alivento
scriverò i nomi degli autori tutti in una volta. solo per complicare un po’ le cose. sarebbe troppo facile altrimenti.
e poi ho già preparato la lista in modalità casuale, e con abbinamento dei relativi blog (di chi ho conoscenza. gli altri mi scuseranno. e le BD hanno i loro blog qui a destra, oppure nel loro nick)
non ne dubitavo, morena
allora io le associazioni le tento di volta in volta, poi non so se avrò tempo
questo racconto è di pani, anzi no, memore dell’altra volta, questo è di ferni
Mi dà l’idea di un racconto pensato passo per passo, in progress, e non abbozzato preliminarmente, come se il narratore non avesse avuto un’idea in testa ma si fosse fatto condurre dal racconto stesso via via che procedeva.
Alla fine il narratore si è trasformato in un pittore, facendo colare una macchia di colore su una conclusione che non poteva trovare.
Molto gradevole.
Che delizia questo racconto che indaga anche il rapporto narratore/storia e si congeda con un inaspettato e bellissimo colpo di farfalla…complimenti all’autrice, credo
gisella
Questa signorina a colori è un po’ tutti noi. Quando seduti ad un caffè, sull’autobus o nella sala d’aspetto osserviamo gli altri, spesso investighiamo e fantastichiamo sulle loro vite. E qualche volta io mi chiedo che razza di storie si starà creando la persona che ho a fianco.
Un po’ intricato ma interessante. Qualche perplessità sullo svolazzo finale. A momenti mi piace, a momenti no. Dipende dal personaggio nel quale mi immedesimo.
Interessante l’idea. Anche a me ha ricordato la forma di alcuni romanzi dell’800. Apprezzo la presenza del narratore ed il suo dialogo, anche se non esplicito, con tutte le controparti.
Il passaggio dalla parola all’immagine è una buona scelta. Come tutte le transizioni è costretta a mediare tra cio che acquista e ciò che perde. Al lettore è richiesta analoga mediazione. Il risultato mi sembra positivo.
Grazie per le delucidazioni sulle fasi del voto.
Anche i lettori si incuriosiscono, ora.
Nessuno me ne voglia…
)
… l’auto-re/-regina di questo nettare ha pigiato 6431 acini d’uva, pressa-poco. (la pressa è per il vino
pierop il mio “contaword” dice:
pagina 1
parole 902
caratteri 5142 (escluso l’incipit comune)
via non fare il fiscale, non è la lunghezza che fa un bel racconto….
@alivento
il fiscale è quello delle tasse? Non volevo farlo. Era una osservazione la mia. Lo so, sono pedante.
Abbiamo difformità di numeri, comunque, alivento. senza incipit sono 6019, ma forse sto dando i numeri
Concordo pienamente: la lunghezza non è che un bel racconto fa.
la tua conta probabilmente include gli spazi vuoti, anche tu usi il “contaword”
Andavo in giro per trovare il minimo imponibile per il gratuito patrocinio e vi ho scoperto.
Ho letto tutto.
Ho gradito molto.
Ma ho capito poco.
Non mi faccio illusione: ho sempre capito poco e tardi.
ah, Mimmo, qui non c’è tanto da capire ma solo da leggere.
Sul minimo imponibile invece…
non so perchè alivento lo attribuisca a me, le far-falle mi piacciono quando …per-dono la liv-rea e si trasformano in colore, ma le uso poco nella scrittura, anzi è assai raro…forse questa è una di quelle volte? Ciao ali e grazie,ferni…ma l’arcano resta irrisolto.
@alivento
Include gli spazi, sì.
Bèh, se stiamo parlando di battute, include include. Ma non battute tipo “di colore era il cavallo bianco di Napoleone?”. Ehehehehehe.
Aihoooo
alivento e piero p
a che gioco giocate ? fa ridere?
a me sembra patetico e fuoriluogo
nonchè maleducato.
p.
patetico paola e perchè?
dare un limite di 5000 battute e poi contarle con word (basta cliccare sul tasto sinistro sull’icona del documento word e cercare tre le proprietà avanzate la funzione di conta dei caratteri) non ha neinte di patetico, nè di fuori luogo, specie quando si ammetta contemporaneamente che è un limite orientativo.
perchè così tranchant il tuo intervento? prima chiedi spiegazioni no?
è come se sospettassi sempre la malafede anche quanto non ce n’è neppure l’ombra
pierop, non mi sembri un frequentatore abituale, perciò io che lo sono, mi sento in dovere di fare la “padrona di casa” che non sono, e ti prego di scusare l’irruenza della mia amica paola cara polvere, probabilmente il suo intervento è frutto di un equivoco
proseguendo il discorso, anche nella precedente sfida mi ero accorta che alcuni racconti sfondavano il limite di battute, ma l’ammissione alla sfida non mi sorprese più di tanto, nel senso che, essendomi cimentata con i racconti solo di recente, ho chiaramente percepito, proprio perchè neofita, quanto un racconto nasca con un certo quadro/disegno/percorso, un puzzle che si compone, un filum che si snoda tra le mani nel quale lo stesso scrittore si rende conto che non può stare lì a contare le battute, ma deve comporre la stroria secondo il fiorire del momento, un po’ come la poesia
baciozzi a tutti anche a paola, ma di più a pierop anche se non so chi è
)
no. nessun equivoco. e nulla v’è da scusarmi. e se reputo ci sia da scusarmi mi scuso da sola… semmai con chi ha scritto il racconto non con l’ anonimo signor P… visto il vostro ameno discutere ironico sul numero delle battute. se l’ amico P
ha problemi con le battute di questi racconti scriva privatamente alla direzione senza tanto ammenicolare
a piè di testo.
p.
scriva alla redazione
mi piacerebbe sapere che frega del numero che sfronda di poche battute in questi racconti. . sembra che non ci si riesca più a dormire. ogni racconto che esce è un ciarlare sui numeri di battuta.
se avete reclami scrivete in pvr alla redazione. ripeto.
p
ma è peter pan in versione nazionale:pietro pane!
Battuta n° 24 delle n(u)ove-cento che devo ancora inventare.
Il umero di battute è una delle richieste che spesso vengono utilizzate in “gare”(?) come questa, nei concorsi con o senza premi. La capacità di starci dentro e di scrivere una storia è maestria,ma spesso, anche nei concorsi serissimi, ( e che questo non lo è forse?), capita che vincano storie con lo stra-foro, cioè con battute in più. Purchè non si tratti dell’intera collezione di:alla ricerca del tempo perduto,penso che i curatori avranno modo di stabilire se essere rigorosi al cento per cento oppure lasciare un margine di libertà. Saluti a tutti,ferni
ma dai paola, non ho alcuna intenzione di scrivere alla redazione, il concorso è serio certo, ma più che serio è bello, il suo bello sta nel fatto che è più un gioco tra amici che un concorso
non ho alcuna intenzione di scrivere alla redazione per le ragioni esposte sopra, e comprese perfettamente da ferni, non è il gioco di chi conta le battute, è il gioco di chi scrive il più bel racconto attenendosi all’incirca al limite di tot battute, d’altra parte nell’ottica di pesare le battute che fa non vanno bene i racconti brevi?
in altri termini, salvo che qualcuno non si metta a scrivere the lord of the ring, o anna karenina e si attenga orientativamente all’indicazione va benissimo.
se poi qualcuno dei partecipanti e votanti ritenga che aver superato il limite sia un limite negativo del racconto lo cassi e non lo preferisca, io per conto mio posso dirti fin d’ora che questo fatto non sarà un condizionamento del mio giudizio di valore
ribaciozzi
))
a paola soltanto stavolta
@ cara polvere
Grazie per darmi del maleducato. Sorvolo questo tentativo di alimentare, qui, polemiche e discussini: mi sembrerebbe patetico e fuoriluogo, nonchè maleducato.
@ alivento
Grazie per i primi baciozzi. Non capisco perchè mi siano stati tolti i secondi.
@ l’autore, e agli altri
mi scuso con quanti avessero trovato sgradevole il mio intervento. Non era mia intenzione. Me ne starò zitto.
Scusate.
Grazie.
gentile signor Piero Pessina, la ringrazio dell’ intervento.
preciso che non ho mai perpetrato per natura nessun tentativo di alimentare un bel niente in tanti anni di frequentazione in rete.
c’è che un bel gioco dovrebbe durare poco,
ne conviene? soprattutto quando tocca l’ impegno letterario delle persone intervenute in questo concorso,
impegno che è tanto.
ribadisco che maleducato nei confronti della
redazione e dell’ autore/autrice dei racconti – è stato l’ atteggiamento intrattenuto da lei a piè di racconti con battutine e risolini sul conteggio del numero delle battute. fatto accaduto non solo una volta. se ha reclami da fare sul numero delle battute scriva alla redazione. ecco tutto.
saluti.
p
@ cara polvere
se Lei fosse così gentile da indicarmi un luogo privato, avrei piacere a risponderLe in forma scritta.
Mi ripeto: qui è fuoriluogo e io non voglio. Anche per rispetto dell’autore e del contesto.
Non mi intendo di impegni letterari. Non intendevo fare niente di male, ne giocare, o essere irrispettoso verso una persona, o un suo racconto. Ho rispetto per i racconti, per le persone e per i loro impegni. Le Sue sono libere illazioni e offese, frutto solo di ciò che Lei, forzatamente, si ostina a vedere e ad attribuirmi.
Porgo ancora le mie scuse a chi fosse rimasto turbato per la mia, che voleva essere solo una considerazione, non certo un gioco o mancanza di rispetto.
Grazie.