z.beksinski
Guardavi le stelle le toccavi nessuna moriva:
vivevi frontalmente.
Ora fra le dita tristi le parole
sono luci spente.
Le mie
volano ti sfiorano
le ascolti
me le riconsegni.
Forse sei stata
lontana dal mondo assorta
in un altro.
Perché non basta scuotere la testa nulla
si capovolge si placa o scintilla
resta così.
Ai tuoi versi dicevi: statemi intorno
fatemi caldo voglio il tepore
la pelle l’odore
e nessuna metafora nessuna
finzione: da voi voglio
realtà.
Ma come possono
sensi assopiti non fingere?
Li hai contraffatti in parole
piccola Circe paurosa
come rimedi adesso?
Scrìvili a ciglio asciutto e congédali
insieme alla gioia rimasta
nei vetri e a quel dolore
dietro le nostre finestre sul mare.
Anch’io coperta di troppe piaghe
alla fine non soffrivo più.
Me n’ero andata da un pezzo
mentre si affannavano ad aprirmi la bocca
lavarmi bucarmi senza trovarmi le vene.
Troppo tempo è entrato nel mio respiro
ora sono nel vuoto:
tu méscolalo
alla bellezza che ti ho insegnato
e ricorda
mentre stai scrivendo di me
la confusione
di chi perde il fuoco e il disegno.
Mi è difficile dirti da dove parlo:
qui ho continuato il silenzio
che tanto amavo da viva
ma senza la solitudine.
Qualche volta risentirai l’odore
della mia fronte all’attaccatura dei capelli
- ma solo qualche volta:
chiamami a te così
nel modo più semplice e soltanto nostro.
Buttatemi nella cesta dei morti
questa frase della mia agonia
l’hai scritta sul taccuino degli appunti
come un endecasillabo.
Credi che non abbia visto?
Chi era più impazzita di dolore
io oppure tu che l’hai voluta subito fermare
- si è aperto un cratere uno strazio
occorre il ghiaccio subito il ghiaccio…
Cielo azzurro cielo ultimo
ultimo cielo azzurro
ad occhi chiusi dicevo
alla luce il mio congedo.
I cieli estivi e i loro brevi incanti
con me giovane e tu bambina
te li rendo perché tu soffra meno il freddo.
Vorrei dirti che sono stanca
stanca di essere ancora tua madre
stanca di ricordare la vita
e la mia attesa di viverla.
E stanca di questa morte illimitata
che pare interrompersi
quando mi chiami.
Da viva ero assillata da un sogno:
mi ricopriva un’enorme testuggine
io, sotto, annegavo.
Quanta acqua dolorosa
da riva a riva
per ritornare onda.
Presto ci parleremo più da vicino
è questione di quello che voi chiamate ancora tempo
dovrei dirti così ma non so consolarti
parlare di resurrezione
educarti alla morte.
Non conosco che il lutto e l’ebbrezza -
l’oscura radice dei nostri nomi.
Sei una maga – dicevi.
Il mio esorcismo ora
è quello di farti scrivere di me.
Fa’ che possa tacere
mentre continui ad alzarti al mattino
e prepararti il caffè
sorretta dalla tua spina dorsale silenziosa.
Congédami da te
e da un’idea del mondo.
Basterà soffocare ogni stupore
e non udrai più la mia voce.
Lucetta Frisa- Poesia inedita.







Bellissima, Lucetta: dolore, intensità, struggimento, malinconia…Senza voce sai arrivare al cuore
Un abbraccio Gisella
è vero, l’ho letta in anteprima, Lucetta; ma adesso, dopo aver ‘sentito’ le tue parole, la trovo ancora più bella e straziante e, ti confesso, oggi ho pianto anch’io.
un abbraccio
Blumy
prendo la chiusa,la sento vitale anche se sembra listata a lutto. Trovo che il congedo sia necessario,la vita è un continuo incessante atto di fede agita e congedo. Ci sono profondità che spaventano tra le rive della tua parola.grazie,ferni
da un punto finale:
…
Congédami da te
e da un’idea del mondo.
Basterà soffocare ogni stupore
e non udrai più la mia voce.
l’inizio del tutto..
roberto
Lucetta! Che bella! E non so come definire l’idea che hai avuto di far parlare tua madre del tuo dolore per la sua perdita… geniale?! Ma quando uscirà questo libro? Ti abbraccio forte, Lucianna
commovente, originale e geniale nella scelta del punto di vista “voce/senza voce” Mapi
emotivamente c’è da lasciarci le labbra, con tutta la voce che resta. bellissima
Splendida.
fm
Mi associo ai complimenti già espressi.
Bella poesia!
lina salvi
in me la tua voce
a volte più forte
del sole accecante
quando l’asfalto
cuoce lucertole
nello sferzante
miraggio nell’afa di morte.
in me la tua voce
lontana nel vuoto
nel corpo in cui nuoto
distante dal mondo
come un fanale
a cui la falena
si abbevera e sbatte.
dentro la voce
che muove il mio corpo
quando egli urla
e che strazia alla foce
del mondo col fiume
di morte che dentro
mi porto. un cortome…
…traggio la tua voce (dentro)
che recita il canto
di un agosto meriggio
bruciante di plastica
e di sortilegio
“Senza voce” è stupenda e struggente. Ti abbraccio oltre che complimentarmi. Sandra
-si è aperto un cratere uno strazio…
Punto culminante, drammatico di qualcosa che si è cnsumato prima.
La voce di un rimprovero…il dialogo breve, storia di quel confronto che dura una vita,il testa a testa d’amore e di dolore che caratterizza la femminilità.
E’ un ritrovarsi, come è possibile raramente.
Perchè, mi chiedo, così tanto sofferto dolore tra queste indissolubili sponde, così vicino alla morte, così distante dal caffè quotidiano.
Quanti drammi si consumano inespressi. Quanta voce sa dare la poesia. Fino a penetrare nella carne.
una mano che cresce attorno al cuore e alla gola
una rosa scorsoia.
e quell’ amore mano grande albero isola totem
ti fa crescere la carne e te la taglia e te la cresce
e te la taglia. Poesia grande. davvero grande.
paola
Cara Lucetta
leggerti è sempre un continuo
riscoprire emozioni e sensazioni
vissute nel tempo.
Ammiro il modo schietto e vero
nel far parlare la madre.
Intensa ed emozionante
poesia
Josè
comincio col RINGRAZIARE di cuore chi ha letto la mia poesia con tanta partecipazione.
Maria Gisella
Blumy
Ferni
Mi avete molto colpito anche perché qui, in questo blog, le parole hanno un vero peso e valore e dato che- un po’ parafrasandomi- i versi, le parole, possono riscaldare,consolare e dare un po’ di quella realtà che ci sfugge continuamente (almeno, così ci piace credere).
lucetta
e Grazie a Roberto
e a Lucianna
alla quale dico….il mio nuovo libro dovrebbe(e sottolineo il condizionale) uscire il prossimo anno.
E GRAZIE per questo interessamento che è, ovviamente, graditissimo
vi abbraccio
lucetta
Grazie molto anche a Mapi e
a Francesca
che belle espressioni che avete trovato, non so dirvi altro
siete voi che mi commuovete
lucetta
Francesco, quell’aggettivo solitario e lapidario…
mi ha colmato di gioia dato che proviene da un poeta e da una persona (senza aggettivi) come sei tu
lucetta
E infinite Grazie anche a Lina Salvi che stimo molto ( e lei lo sa).
si, mia madre: non so se si è capito che….l’ho amata molto e continuo ad amarla. Il dolore per la sua scomparsa è immedicabile.
Vi chiedo scusa.
lucetta
E grazie a bimodale. Per la prima volta questo strano nome è venuto a trovarci
lucetta.
E GRAZIE a Sandra
Paolarenzetti e
Alivento
con le loro splendide definizioni che non merito
e alla tenera José Grilli – sei giovane, vero? Non so perché ma sento la tua delicatezza e la tua giovinezza, se sbaglio, mi perdonerai
lucetta
una particolare e piacevole sorpresa mi ha suscitato l’intervento di Paola Lovisolo – che stimo molto come poeta, seppure i suoi versi siano piuttosto lontani dai miei, ma forse proprio per quello- e che so (giustamente) severa nei giudizi.
lucetta
penso carissima Lucetta che tu sia riuscita a”concretizzare”con questi tuoi versi l’imperativo a te rivolto da tua madre, ora nel “vuoto”, hai saputo mescolare il vuoto, l’assenza con la bellezza
seppure i suoi versi siano piuttosto lontani dai miei, forse proprio per quello-
ecco.
le “lontananze” facendo tutto il giro alla fine si toccano, a mio parere.
grazie.
paola
coniugare assenza e bellezza…
Si, cara Dominique, dovrebbe essere un impegno quotidiano, molto molto difficile.
Grazie per il commento
lucetta
sono perfettamente d’accordo con te.
Stili diversi ( di-versi) ma la terra (l’Heimat rilkiano?) è la poesia.
ancora grazie
lucetta
Cara Lucetta
è dentro che sono giovane
in ogni istante e in tutto quello
che vivo!
La tua grande sensibilità è riuscita
a percepirlo.
un caro saluto
Josè
“Scrìvili a ciglio asciutto e congédali
insieme alla gioia rimasta
nei vetri e a quel dolore
dietro le nostre finestre sul mare”.
Leggo un vuoto mescolato a bellezza che lei ti ha insegnato, che ora vive in te, in questa poesia
grazie,elina
Carissima Lucetta,
che emozione! Che commozione, questi tuoi straordinari versi: ma che dico versi… Questa tua alta “lezione” di vita “in morte” di Colei che (per te, per noi) è (stata) vita. Anzi, la Vita.
Grazie, con tutto il cuore
Mariella
ti ringrazio molto, Elina, del tuo bel commento.
Si, è necessario cercarla sempre la bellezza, dentro di noi e dappertutto…
lucetta
Mariella carissima, che piacere leggerti, che piacere ricevere un commento simile proprio da te.
Un grande GRAZIE in attesa di leggere i tuoi versi, le tue “lezioni”…
un abbraccio
lucetta