Scalabrino in latino
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marco.scalabrino@alice.it
Siddharta
Respiru
lu ciumi
chi scinni
eternu
e ascutu
sirenu
li soi
milli
vuci.
Sgriciu
la pirfizioni.
Eccrissi
Lu suli
ncimau
nna lu celu di Austu
l’ultimu buttuni
niuru, di refi.
Unu
Unu …
putissi pariri picca
accomora chi lu munnu
si stenni
cu pampini d’ibiscu
e mennulu
e persicu
a li toi pedi.
Ma unu
unu sulu
st’unu
ti voli beni chiù
di lu munnu tuttu sanu
e ancora sparti.
Siddharta
Traduzione in Latino di Vita Rita Auci
Expiro
amnem
qui perennis
defluit
et quietus
meas aures
praebeo
ad eius
innumerabiles
voces.
Attingo
breviter
absolutum.
Obscuratio
Traduzione in Latino di Vita Rita Auci
Extremum atrum
malleolum
consuit
sol
in sextilis caelo.
Unus
Traduzione in Latino di Vita Rita Auci
Unus homo, qui te amet,
paene nihil tibi est,
ut videris,
usque ad hunc diem
quo omnis orbis terrarum
inter folias hibisci
et amygdali
et persici
tibi patet.
Sed unus,
solus
hic est
qui te amat plus
omni universo
et magis magisque.





A mio modesto parere la traduzione in latino non giova a questi testi in dialetto: si perde completamente la musicalità; i componimenti si coprono di una patina di solennità che non hanno in origine. Che fine fanno tutte le “i”?
Si trasformano versi sorgivi e fluenti in qualcosa di statico ed immobile. No, mi spiace, in latino non sento più la bellezza né il coinvolgimento poetico: questi testi diventano “epigrafi”. Secondo me, muoiono.
Un saluto,
Rosaria Di Donato
trovo che l’ esperimento sia magico e interessante.
premetto che non so nè del dialetto nè di latino, sono andata a sensazione leggendo i suoni ad alta voce di entrambi.
e c’è stata magia per quanto mi riguarda.
saluti
p.
Apprezzabile e ben circostanziata l’opinione di Rosaria Di Donato, che esprime con sincerità e passione il suo punto di vista. Io la penso diversamente e per tante ragioni. Non credo che l’accostamento del siciliano di Scalabrino, così particolare e atipico, al latino provochi, essendo il suddetto “lingua morta”, anche il trapasso della sua carica emotiva ed espressiva; certamente bisogna entrare in un angolo di visuale un pò più ampio e nella progettualità di Marco che voleva dare una sua visione della poesia siciliana che fosse senza tempo e valida in ogni linguaggio. E’ un modo certamente inconsueto di omaggiare la poesia, può essere anche che ci sia un’acquisizione di solennità, dovuta più al fatto che il latino o il greco siano lingue “culte” che ad altro. Alla fine anche il siciliano ha grosse, anzi grossissime con il latino e allora?. Ribadisco la mia ammirazione per una persona che ha saputo esplicitare il suo dissenso in maniera elegante e garbata, ne rispetto fermamente le opinioni, ma personalmente credo che le poesie in oggetto prendano, nella nobiltà del latino, un non so che di eterno e e di eternamente palpitante. Un caro saluto a tutte le belle donne (anche agli uomini, dai). Flora Restivo
Scusate, ho dimenticato di scrivere il termine “affinità” dopo “grosse, anzi grossissime”. Talvolta succede, spero non sia grave. Un saluto. Flora Restivo
Non ho altre parole che queste:capo-lavoro,davvero un eccellente lavoro.ferni
Io dopo i vostri commenti ho fatto una mescolanza andando dal siciliano al latino e dal latino al siciliano…è vero si smorza un po’ quell’aura di solennità.
ciao Marco
margheritarimi
Ringrazio, anche a nome di Vita Rita Auci, Antonella Pizzo e VDBD per la pubblicazione e Rosaria Di Donato e Cara polvere – ad entrambe le quali se gradite e se mi comunicano il loro indirizzo vorrei inviare un paio di mie pubblicazioni – nonché Flora Restivo, Fernirosso e Margherita Rimi, per avermi dedicato un po’ del loro tempo. A tutte un cordiale saluto, Marco Scalabrino.
Bella bella questa contaminazione di poesia e linguaggi. nei giorni scorsi pensavo e avevo nostalgia delle lingue antiche. Questa lettura è stata perciò una piacevole sorpresa. Sandra
in qualunque lingua una poesia venga reintepretata ( poiché di questo si tratta) qualcosa perde e qualcosa guadagna. sfuggono sfumature della lingua originale che non conosciamo e ne acquista di nuove nella ‘rivisitazione’. e certo amerei conoscere lingue e dialetti per penetrare nelle parole dei poeti
ma poi mi dico che forse non sempre è fondamentale. queste poesie in un dialetto 1500 km lontano dal mio mi hanno parlato
con voce nuova, nella progressione di ‘u’come in Eccrissi ed Unu ho ascoltato, come paola, il suono e nel suono il ’sentimento’ in tutta l’ estensione del termine.
e poi il latino.. il latino che non muore, che è connaturato alla nostra lingua e ai nostri dialetti ed ha la solennità dei pensieri eterni nel lungo respiro del tempo che non passa.
grazie per questa lettura
margherita g.
Ringrazio anche Sandra Palombo e Margherita Gadenz per il loro gradito passaggio. Un cordiale saluto, Marco Scalabrino.
per chi come me lavora (anche) sulle trasposizioni non può non apprezzare l’opera in siciliano dell’amico marco e il suo doppio trasposto da Vita Rita Auci, a sua volta nuova opera lirica.. ma è mia semplice opinione da poco addetto ai lavori….
roberto
Bellissima questa traduzione, piena di fascino e musicalità
un saluto a Marco e alla traduttrice
Gisella
Sentiti ringraziamenti a Roberto Matarazzo e a Gisella per la loro attenzione. A tutti, un cordiale saluto, Marco Scalabrino.