Senza meta 11: il blog di Ferrugnonudo e diciche

2008 Settembre 30
by alivento

I due blog che desidero segnalare oggi appartengono al genere diaristico, cioè blog in cui l’autore racconta di sé: i propri pensieri, emozioni, esperienze. Il blog si presta ad essere un diario, perché una sua peculiarità è quella di essere strutturato per data, pur essendo possibile una ripartizione dell’archivio per categoria, la prevalenza dell’elemento temporale lo  differenza dal sito web nel quale prevale invece la strutturazione per contenuto.
Nella maggior parte dei blog ogni articolo è pubblicato in una data e ora ben definiti e visibili, quasi a segnare il passo, una tappa. A fermare nel tempo un momento della vita. Un sorta di pietra miliare del percorso esistenziale di quella persona che narra di sé.
In questo senso i blog diaristici sono un muoversi dell’ambito privato verso il pubblico, verso l’esposizione,  condivisione dei proprio intimo, in questo senso si possono trovare ragioni di prossimità in radice con i reality, cioè con filmati che non costituiscono una  rappresentazione in differita più o meno immaginaria di una storia, ma riprendono la vita in tempo reale nel suo svolgersi. Si potrebbe ipotizzare nella diffusione dei  blog-diari informatici pubblici e, parallelamente nel diffuso gradimento del pubblico televisivo per il reality, un forte bisogno di recupero della parte umana, più autentica, quella fatta di emozione, di sentimento, di passioni, di relazioni, di condivisione e compartecipazione. Un bisogno in senso lato di contrastare il falso, la rappresentazione, la similitudine, la metafora, l’arte o l’artefatto, un bisogno di essere, di profondità se non nel ragionamento o pensiero, quanto meno in visione/lettura di quello che di autenticamente umano e intenso la vita può offrirci . Ciò che i produttori di reality cercano di propinare è che i filmati trasudano verità ed emozione autentica, e ciò  anche quando essi sono assolutamente costruiti nei minimi dettagli, analogamente i blog-diario, gli autori si pongono rispetto al lettore con sincerità di accenti tali da emozionare, coinvolgere, appassionare. Gli autori di alcuni di essi hanno raggiunto successo e notorietà proprio sul convincimento di una presunta verità della narrazione nel blog, trasformatasi in delusione dei lettori dopo la scoperta che si trattava di pura invenzione letteraria. Cito per tutti il caso di Anonymouslawyer 

Altri diari in rete si sono trasformati in pubblicazioni cartacee: Stephanie Klein ed il suo “Nuda e cruda”, Abby Lee e “Il chiodo fisso” e la più recente e nostrana Pulsatilla.

Quelli che oggi segnalo sono due blog del cui successo non so più di tanto, ma che, quando li ho incrociati sul web, ho apprezzato particolarmente per una mia personale preferenza per la scrittura di riflessione e di introspezione, interrogativi, pensosità.

Si tratta di Ferrugnonudo (che ho scoperto per tramite di pessimesempio segnalato nel  mio precedente senza meta 10) e diciche, già citata dal mio amico virtuale Stefano Guglielmin.

Delle autrici non so dire granché, eccetto il fatto che sono autrici, perché di donne si tratta, almeno così appare, e non c’è da stupirsi perché quanto a scavo del sé (poetico e non) non credo che le donne siano seconde a nessun altro contraltare maschile. Non so dire granché, dicevo,  tranne il fatto che diciche si presenta come Renée, scrive anche poesie ed insegna.  Qualcosa mi dice che insegna ben oltre i programmi scolastici. Insegna quel che significa vivere. Nonostante.

Di  Ferrugnonudo posso anticipare l’irresistibile vena malinconica/ironica che pervade ogni post, linkare la presentazione che è tutto un programma, e raccomandarvi di non tralasciare di lanciare un’occhiata all’inquietante e affascinate occhio “impellicciato” del template, al cui sguardo, inevitabilmente, per solo cliccare sul link, non potrete sfuggire.

Per converso so bene invece che entrambi i blog meriterebbero ciascuno approfondimento ad evidenziare le peculiarità, l’approccio, i pregi, la versatilità, la sensibilità dell’autore, ma questa segnalazione si allungherebbe oltre misura, perciò ve li raccomando semplicemente, avrete modo, visitandoli, di scoprire alcuni post qui e lì di gran bella, colorata, appassionante, brillante e profonda scrittura o, tanto per restare in tema con quanto detto nel resto di questo post, di gran bell’ inventiva e talento, nel caso non di verità si tratti ma di immaginazione. Arte di rappresentazione per scrittura. 

 

31 Responses leave one →
  1. 2008 Settembre 30
    fernirosso permalink

    eppure una cosa che fondamentalmente non sopporto è l’esibizione del privato, di quel privato che vuole restare tale ma che si mostra oltre ogni decenza e amore di sè. A che pro? Personalmente non so a cosa serva.Condividere? Con-di-vedere:questo sì, soddisfacendo la curiosità spesso morbosa che vuole l’esibizione del corpo anche per ciò che riguarda ciò che il corpo sente, esibito come parte intima, ginecologia del sentire. Non serve. Meglio un blocco di carta o un quaderno dove spillarsi il sangue giorno per giorno, dietro il proprio estratto di sangue quotidiano.ferni

  2. 2008 Settembre 30

    Ferni io amo discrezione e riservatezza.
    Non ho voluto scriverlo nel corpo dell’articolo, ma non condivido nemmeno questo gusto per i reality.
    Quel gran successo del grande fratello letteralmente mi faceva annoiare.
    Invece leggere certi diari, specialmente certe pagine così ben scritte, è come se mi stessi a specchiare, o sprofondassi, o percorressi, scivolando, meandri mentali. Insomma tutta un’altra storia.

  3. 2008 Settembre 30

    bè non so che dire. grazie.

  4. 2008 Settembre 30
    fernirosso permalink

    I reality, che poi sono sempre manovrati per fare audience su persone che evitano di pensare a se stesse e alla realtà che vivono e su cui fa conto ormai persino la classe dirigente attuale,non li seguo. Le buffonate sono già così tante che quelle sono troppo. quanto ai diari dovrebbero restare tali: chiusi alla vista altrui, assolutamente personali, altrimenti sono letteratura più o meno buona.ferni

  5. 2008 Settembre 30

    :)
    su questo non concordo, ferni, certi diari, poterli leggere è come se facessero bene all’animo, non solo a quello dello scrittore, ma anche e soprattutto a quello del lettore.
    Mi viene in mente ad esempio Giuseppe Berto ed il suo Male oscuro, altro non è che un interminabile diario.
    Mi viene in mente Bevilacqua ed il suo “Questa specie d’amore”.
    E la lista della scrittura autobiografica, di confessione o diaristica potrebbe allungarsi a dismisura.
    Del resto nello scrivere credi sia così facile prescindere dai risvolti d’esperienza, dalla storia personale?
    Letteratura sì ed io questo ho voluto dire, certe scritture diventano, a prescindere dalla loro verità, nel senso illusoriamente cercato in altri ambiti dagli spettatori di reality, letteratura.
    Così io penso ma tu, se vuoi, puoi pure restare della tua idea, ammesso che poi sia diversa dalla mia, cosa che in definitiva non mi pare.

  6. 2008 Settembre 30

    ciao Ferrugnonudo!
    grazie di che? è stato un piacere, lieta che lo sia stato anche per te.
    ti avrei avvisato io stessa, ma, purtroppo, come tu ben sai, sul tuo blog non si può e poi, sempre che sia gradito, trovo adorabile l’effetto sopresa :) ))

  7. 2008 Settembre 30
    fernirosso permalink

    Non concordo sul fatto che il diario sia leggibile mentre lo si sta vivendo, poi, a diario chiuso, postea (non è detto che si tratti di morte, può morire anche la scrittura)si può anche decidere di darlo in lettura agli altri, in ogni caso non è un’operazione sulla visibilità.ferni

  8. 2008 Ottobre 1

    Mi permetto un’intrusione per dire ciò che penso. Sono abbastanza a disagio di fronte a qualsiasi tipo di definizione. Diario o reality che sia. Per quel che mi riguarda, visto che in qualche modo mi sento coinvolta da questo discorso, non so se ciò che “faccio” nel luogo dove scrivo, si possa definire diario o reality , ma garantisco l’assoluta verità di ciò che, a modo mio e come so fare, racconto. Non c’è finzione e tutte le descrizioni sono basate su di me, indi per cui mi verrebbe da escludere la parola reality suonandomi questa come qualcosa di finto. Ma. Sono, io per prima, “sconvolta” dall’esposizione cui mi espongo (scusate il gioco di parole) e tentenno continuamente sull’”eticità” di questo comportamento. Ho adottato la filosofia del cancella tutto (=tutto quello che stona dopo averlo scritto) per sentirmi più tranquilla laddove la scrittura comporti un carico che non riesco a gestire. Ma. Scrivo per prendere coscienza di un divenire che mi riguarda ed è reale così come è reale il mio corpo e doveroso prenderne atto. Scrivo per esercizio e per tenermi in allenamento, ma non credo che durerà per sempre. Detto questo non credo che, a proposito di esposizione e opportunità dell’esporsi di cui parla ferni, cambierebbe qualcosa se invece di parlare di me come faccio (trascuro sempre di dire ciò che conta), parlassi chessò di libri, di politica, di attualità, di musica o teatro. Non penso che il mio privato e cioè quello che scelgo deliberatamente di dire, sia più privato di quello di altri. Nel momento in cui si pubblica un blog si diventa tutti non-privati e si cade, seconod me, nella forma del diario. Solo pensieri. Mi scuso per la lunghezza.

  9. 2008 Ottobre 1
    fernirosso permalink

    ti ringrazio invece per tua specificazione che condivido, per certi aspetti. La riservatezza lasciata dal nik potrebbe mantenere un grado di privatezza alla scrittura,ma, d’altra parte evita che chi scrive si prenda la responsabilità di ciò che scrive.Una esposizione ambigua,direi. Un diario è un percorso in cui nulla viene cancellato, altrimenti non c’è crescita se si in-dice una censura.Davanti a se stessi non ci dovrebbe essere limite, ma ricerca del con-fine. Nel diario si cerca la massima es-posizione di se stessi,cosa che non si fa in ogni scrittura, casi particolari a parte. Da parte mia penso che ogni scrittura nasca dal nostro profondo, sia che sia leggera, addirittura inconsistente la filatura, sia che sia densa, intricata,complessa. Leggerci, non far leggere, è il primo compito,sempre secondo me. Ogni altra lettura purtroppo ci sfugge e non ci compete, non si può spiegare ad altri il percorso seguito.Ad un certo punto c’è un atto di fede nei confronti di quanto vivrà per sé negli altri,diventando un diario d’altri,interiore.
    Spero di essere riuscita a spiegarmi abbastanza chiaramente. Ringrazio ferrugnonudo, per aver specificato quanto, in fondo, differisce dalla lettura di alivento, mi pare. ferni

  10. 2008 Ottobre 1

    Spero di poterci tornare con un po’ di tempo perchè mi interessa molto il punto di vista di altri su questo argomento. Sono in linea generale d’accordo con te, ferni, anche sulla posizione ambigua del nome in relazione a ciò che si scrive. Significa lavoro ed elaborazione, traguardo per me ancora molto lontano. Ma sulla responsabilità no. Non sono necessariamente interessata all’esposizione in quanto tale, delle mie “scritture” e al loro diventare dei fossili in rete. Mi interessa raggiungere un piccolo approdo scrivendo (lo raggiungo davvero), riconoscerlo e ingoiarlo. Il fatto che non si veda più, non siginifica che lo abbia rinnegato ma, piuttosto, che lo sto rimasticando. E questo E’ DAVVERO un fatto privato che prescinde rete, blogs e lettori. Forse farei prima ad andare dall’analista, ma al momento non ho voglia di “pagare” per questo.
    Sara

  11. 2008 Ottobre 1
    Alivento permalink

    Scusate l’assenza, solo ora posso connettermi. E scrivo poche cose in relazione al limitatissimo tempo che ho, ma tornerò a chiarire.
    Ferrugnonudo, il parallelismo con i reality è da leggersi come desiderio del pubblico (televisivo o in rete), di penetrare il privato, e di sentirlo quanto più vicino e vero. Cercherò poi di spiegare meglio, di distinguere i reality e la loro finta verità, i diari in rete e la loro possibile verità, la pregevolezza perciò ai miei occhi dei blog che ho segnalato.
    Sempre rapidissimamente.
    Per Ferrugnonudo e sul discorso dell’approdo. Ho tenuto il mio primo blog in cui, sempre in poesia, ho scritto esattamente che il navigare e lo scrivere erano una percorso. Io comprendo perfettamente la tua posizione. Permettimi di condividere la mia esperienza con te, in questo luogo, ma più tardi.
    Un abbraccio, a presto.

    PS. naturalmente ferni, i chiarimenti saranno anche sui dubbi e problemi che tu sollevi

  12. 2008 Ottobre 1
    Alivento permalink

    Fisso nel vento
    il mio caos interiore
    lo agghindo
    di astrusi simbolismi
    scorgo l’ipotesi di approdo
    di questo lento navigare
    Volevo solo
    uno spazio vuoto
    per sentire echeggiare
    all’infinito
    la mia pena
    del vivere e d’amare

    Queste le prime due strofe di una poesia che celebrava il momento del’intuizione che lo scrivere nel blog potesse essere un attraversamento verso…
    Attraversamento del proprio intimo e una progressione verso l’altra umanità uguale e diversa da me.
    Scrivere e vivere sono state la strade per ricucire lo strappo interiore con esiti e cicatrici, ma con la nuova capacità di incontrare e riconoscere sorrisi pure e speranza e dolcezza.
    Ho desiderato condividere con Ferrugnonudo questo momento in poesia e questo pensiero, per restituire in apertura la sua apertura.

    Adesso torno invece al post che commentiamo.
    Ho anticipato nel mio precedente commento che il parallelismo tra reality e scrittura in rete di tipo diari stico consiste nel solo fatto che entrambi, a mio avviso, hanno in comune questa ricerca: il bisogno di vero, di autenticità. Parlo infatti di parallelismo in radice, riferendomi al fondamento e non al risultato.
    E’ un’affermazione provocatoria forse, non lo escludo. Io per prima m’interrogo sul perché oramai si preferisca la verità alla bellezza. Perché si tende a identificare il bello col vero. Perché si resta delusi quando ciò che piace, o comunque si considera bello, risulti non vero. E’ una cosa che sto studiando.
    Anche se oggi è acclarato che i reality sono in massima parte costruiti a tavolino, ciò non toglie che quando essi apparvero qualche anno fa erano apprezzati per la voglia di avvicinarsi al vero, vissuto, mostrato, manifestato. Non bisogna confondere la questione morale, (se sia giusto che ci si esponga o meno –dalla parte degli attori -, se è condivisibile o meno questa voglia da guardoni – dalla parte degli spettatori-), con le ragioni per cui socialmente si afferma un genere che diventa fenomeno di costume, di media, di massa.
    Non intendevo neppure che il parallelismo tra scrittura e reality fosse nei risultati. Tant’è che non mi è venuto in mente di segnalare una trasmissione di reality, ma due blog di scrittura che io considero interessanti ed in certe pagine pregevoli. E considero questo loro scrivere letteratura anche quando nessuno s’è sognato di pubblicarli. Non per niente ho citato due mie letture, le prime che mi sono venute in mente simili ad un diario o autobiografiche, nelle quali l’unica cosa che manca sono le date e poi oggi potrebbero stare come pubblicazione su un blog.
    Se svolgiamo invece un discorso di qualità, di valore e guardiamo la massa dei blog, ci renderemo conto che il tipo diaristico è il più diffuso, ma se anziché scrivere: “Oggi in classe è arrivato il nuovo compagno fighetto e m’ha guardata. Dio che emozione.” oppure “La mamma non mi manda alla festa e m’ha fatto incazzare”, la scrittura di tipo “diaristico” raggiunge certe profondità, è spiazzante, costringe a guardarsi dentro, a specchiarsi, quando si percepisce che è un percorso di introflessione, soprattutto quando è scritta da chi sa ben scrivere, non importa a mio avviso neanche se è vera: è bella e basta.
    Questo ho inteso scrivere.
    Infine mi sembra opportuno chiarire il mio pensiero sul nick e la responsabilità.
    Due cose ben diverse e ben distinte.
    Il nick è il nome con cui ci si identifica in rete e, anche se non corrisponde al nome anagrafico, ciò non toglie che, se si commettono reati, non c’è nick che tenga. L’autore può essere perseguito.
    Il nick può essere l’equivalente di uno pseudonimo. Il diritto d’autore dello pseudonimo è tutelato anche legalmente al pari del nome e cognome.
    A prescindere dai casi di reato, non è il nome con cui ci si identifica in rete che rende responsabili di ciò che si scrive rispetto alla comunità frequentata, ma la volontà di ricondurre il proprio scritto a sé, come ora sto facendo io motivando e chiarendo con questo commento lunghissimo il mio pensiero. Condivisibile o meno poco importa.
    Sono alivento, firmo alivento e non ho mai scritto niente in rete senza firmarmi con questo nome.
    D’altro canto nel dire questo so bene che altre persone si firmano ordinariamente con il nome anagrafico e poi con nick del momento riversano in rete frustrazioni e veleno.
    Ad essi si riconduce la responsabilità, spero per loro solo morale, di non avere il coraggio di assumersi le proprie responsabilità.
    Detto ciò per me Ferrugnonudo è Ferrugnonudo ed a lei vanno i miei complimenti per la ricerca interiore che sta conducendo per mezzo della scrittura.

  13. 2008 Ottobre 1
    paola lovisolo permalink

    mi autocito (sono schifosamente autoreferenziale)
    “chi nega la funzione della scena è già nella sua masticazione, è già in fondo al gradino a meno di un margine”

    … non dimentichiamo che potrebbe essere tutta una “costruzione” con il suo personaggio ad hoc – e in un certo senso lo è: l’ autrice/o autore (finanche il sesso potrebbe essere costruito) lo premette e “avvisa” il lettore
    di non essere lei a scrivere

    nel post “vostra liberata”

    Io non so niente di questo luogo, nè so di chi scrive. Deve essere una un po’ strana.

    ecco. eccellente questo disimpegno.
    a mio modesto parere un ottimo esercizio diaristico , intimista, o come vogliamo chiamarlo e scritto anche assai assai bene.
    un saluto
    paola

  14. 2008 Ottobre 1

    Paola, concordo.
    E aggiungo. Non me ne importa affatto se è tutto vero o falso. Io non cerco la verità, io cerco ancora la bellezza. Che ci posso fare se sono antiquata.
    Ferrugno, se passi di qua, sappi che me ne sono accorta sai ;)
    degli aggiornamenti intendo.

  15. 2008 Ottobre 1
    paola lovisolo permalink

    Io non cerco la verità, io cerco ancora la bellezza. Che ci posso fare se sono antiquata.

    non ho parlato di cercare la verità a tutti i costi, infatti
    è una tua precisazione. anche a me non importa un ficaccio secco. era solo per sottolineare la probabilità di una
    “recitazione” e non credo di avere tolto o aggiunto merito.
    e non capisco cosa ci azzecchi la parola “antiquata” col fatto
    di cercare la verità. e poi, la verità su cosa? anche lì quello che può essere verità per me per me può essere una grande messa in scena e via così.
    poi comunque la verità non è detto sia bellezza eccetera eccetera

    paola

  16. 2008 Ottobre 1
    fernirosso permalink

    personalmente non mi metto in caccia di alcuna verità:sono consapevole che avrei solo vetri o veti ma di verità assolutamente nemmeno una. L’ignoranza di cui siamo testimoni ancora oggi relativamente a noi stessi è, a mio parere, l’unica celebrazione di cui potremmo “vantarci”.
    Quanto al percorso se sia la bellezza o la pasta di cui siamo fatti ciò che mi interessa dico che la sostanza, mostruosamente sopra ogni congettura, cruda, durissima e lieve allo stesso tempo è ciò che mi muove.Re-ferenti? Tutto/i e non escludo nulla. Il modo? Variabile,a volte è un segno, altre un affresco altre una pietanza o una veste o una canzone o…il diario è qualcosa che non pratico, l’ho già detto, il tempo per me non è un giorno dietro l’altro,ma un tempo dentro un battito dis-eguale. I blog? Un luogo come altri. ferni

  17. 2008 Ottobre 1

    Ma no paola, legavo antiquata alla parola bellezza, non a verità.
    L’arte per lungo tempo fu considerata rappresentazione del bello, solo che oggi la tendenza è ad identificarla con la rappresentazione del vero.
    Sono antiquata nel senso che io considero ancora la ricerca della verità appannaggio della filosofia, e per “dovere d’istituto”, della giustizia, non necessariamente pregio dell’arte.

  18. 2008 Ottobre 1

    Ferni, la verità l’ho amata e cercata con tanta forza, da capire nella resa sfinita, che essa viene a noi per solo attenderla con occhi nuovi.
    Professare l’ignoranza è il mio atto di fede quotidiano.
    La fame di sapere che non trova appagamento.
    Per il resto, eccetto il fatto che più ordinariamente rispetto al tuo pensiero il mio tempo è un giorno dopo l’altro, anch’io penso che i blog sono un luogo come un altro. Dove perdersi o trovarsi.

    Caramente a tutte le intervenute fin qui.

  19. 2008 Ottobre 1

    Ci tengo a dire solo una cosa, aggiornamenti/cancellazioni a parte. Sono io, io doppio, nel senso che non sottoscrivo niente perchè è mutevole, come me. Ma sono una donna, mi chiamo Sara e non conosco finzione a parte i miei turbamenti che sono tutti veri. Ferrugnonudo è il personaggio/autore di un sogno fatto anni fa, anche quello vero. Non sto a parlarne perchè non mi sembra il caso, ma di finto non conosco niente. Sono, ahimè, un’iper-realista.

  20. 2008 Ottobre 1

    Ma forse avete ragione voi. Trovo un po’ fastidiosa questa dissertazione sul vero/falso. Ora che ci penso, trovo anche più fastidiosa me stessa che vengo qui a giustificarmi.
    Saluti a tutti e grazie comunque per l’attenzione.

  21. 2008 Ottobre 1
    paola lovisolo permalink

    ferrognudo, mi permetta. intanto le preciso
    che la lettera finale del username non mi fa nè caldo nè freddo.
    sia che sia una a o una o. non vuole dire un bel nulla.
    Andrea, come anche lei saprà è pure nome femminile eppure finisce con la a :-)
    a mio avviso non era necessario il suo intervento semianagrafico. non era richiesto e non mi sarei mai permessa
    di chiederle di sgamarsi. suvvia… si rilegga quanto ho scritto
    anche il fatto che lei premette molto argutamente di “non essere lei” fa già parte di una scena che lei “recita a se stessa” un po’ uno biglietto di invito a un autopsicodramma, mettiamola così- per il lettore accorto
    che lei sia lei – il suo doppio – va benissimo. mi pare che non ho escluso o negato questa ipotesi.
    comunque anche cancellare è recitare ma anche recitare
    è vivere, no? mettere in scena…

    comunque il mio discorso non toccava lei in particolare pur sfiorandola ma comprendeva un discorso più ampio, spero di essermi chiarita, altrimenti proverò a scremare… non so
    un saluto
    paola

  22. 2008 Ottobre 1
    paola lovisolo permalink

    vede che ci ha pensato e mi ha preceduta.
    mi fa piacere.
    p.

  23. 2008 Ottobre 1

    si.

  24. 2008 Ottobre 2

    intanto che “diciche” non interviene (ma è stata avvisata?), dico per lei che se in rete c’è qualcuno di trasparente, questo è lei. Ringrazio l’amica virtuale (io speravo di essere tuo amico reale) Alivento per avermi citato.

    gugl

  25. 2008 Ottobre 2
    paola lovisolo permalink

    gugl, ma cosa caspita ci azzecca la trasparenza?
    chi a messo in dubbio la trasparenza, ma poi la trasparenza de che? della cristalleria?
    boh:-) e poi in relazione a cosa, di grazia?

    si dovrebbe leggere bene tutta la discussione.
    ma forse a volte è un optional leggere bene
    un saluto
    paola

  26. 2008 Ottobre 2

    paola, vuoi dire che di solito leggo male? :-)

    ho solo evidenziato un attributo di una persona con la quale ho avuto modo di interloquire.

    quello che scrivi tu lo condivido.

  27. 2008 Ottobre 2
    paola lovisolo permalink

    bene. ti ringrazio.
    no che di solito leggi male (anch’io spesso capisco o interpreto male) ma che qui un po’ a mio parere non hai letto tutto del tutto e la parola trasparenza mi pare fuori luogo così stravaccata là. anche perchè se tu dici che la tal dei tali è trasparente significa che qualcuno le ha detto che è il contrario e così non è. cerchiamo di essere un poco corretti
    là dove possiamo e leviamo gli scudi solo quando siamo ben sicuri di cosa andiamo a “difendere”.
    tutto qui.
    un saluto a te

    paola

  28. 2008 Ottobre 2

    Ciao, Stefano, ben approdato qua. La tua rara presenza mi fa piacere.
    E quella di ferrugnonudo naturalmente. Come di tutte coloro che hanno commentato.
    Quanto a Reneé, intervenga solo se lo desidera, non è dovuto, non è necessario.
    Anzi, confesso a tal riguardo che certe volte, insieme al piacere di dare un piacere si accompagna un vago senso di colpa per questa forma di “invadenza” dell’altrui sfera. E lo so che i blog sono pubblici ed esposti al pubblico commento. Che la mia segnalazione si pone come un commento “dislocato” e complessivo, in fondo. Tuttavia mi rendo conto che senza questi miei scritti, il fiume altrui scorrerebbe senza pieghe, senza questa almeno. Sarebbe una piega in meno. Che io vorrei fosse spuma o piuma almeno.
    Adesso di trasparenza vorrei parlare.
    L’esatto opposto del torbido mi pare. Un corpo che traversato dalla luce riflette o brilla. La luce che trapassa. Come cristallo. La trasparenza tuttavia non sempre è un bene per il vaso che la con-tiene. Si accompagna alla fragilità spesso, e al dolore che segue la frattura.
    E’ amata soprattutto da chi sente in sè o ha attraversato l’oscurità, il torbido. Chi è trasparente, mi pare, non cerca l’altrui trasparenza, nè se ne pone il problema. Oppure vi ha rinunciato.

    Tuttavia protestare la verità o la trasparenza delle autrici dei blog segnalati qui non serve, proprio perchè lo scopo era di convincere, evidentemente fallendo miseramente, CHE NON STA IN CIO’ LA LORO BELLEZZA, MA NELLA CAPACITA’ CHE HANNO SCRIVENDO DI FAR STRADA NELLA NOSTRA PROFONDITA’ CON LA LORO PROFONDITA’.

    Infine sul difendere e la levata di scudi. Perchè te ne preoccupi Paola? A che servono gli amici altrimenti?
    Ricordo ancora il nostro approccio – impatto su uno dei poesiaespirito (in n° 2 mi pare), nel quale Stefano dovette intervenire a chiarire che belle cose avevo voluto dire della tua scrittura, visto che, fraintendendo, in quella serie di commenti s’era fatto il gelo. Verso di me s’intende.
    Testimonia Stefano la trasparenza di Reneé, come a dire è una bella persona, ma qui non si parla della persona, bensì della scrittura.
    Apprezzo l’intervento di Stefano ma mi piacerebbero anche commenti pertinenti, mi piacerebbe che intervenissero persone preparate, che mi si dicesse: sbagli, non hai la giusta chiave di lettura. Che poi si argomentasse il pensiero, non foss’altro per farmi cambiare idea.

    Buona notte e buone cose a tutti e a tutte.

  29. 2008 Ottobre 2
    paola lovisolo permalink

    Alivento,
    ecco, appunto. là Stefano intervenì per certi versi con pertinenza, ma qua un po’ meno. non dimentico nulla, Ali.
    non dovrei preoccuparmene? come dici tu qui si parla di scrittura, non di persona. c’è una bella differenza e sono
    due temi piuttosto delicati ed è meglio non confondersi,
    o lasciare spazio a fraintendimenti. me ne preoccupo eccome.
    piuttosto non preoccuparti tu delle mie preoccupazioni:-)
    buonanotte e grazie
    paola

  30. 2008 Ottobre 3

    Appianate le “preoccupazioni”, chiariti i dubbi, deposti i confronti, rammentati i trascorsi, il thread, che appare concluso, ha avuto un suo sviluppo soddisfacente.
    Grazie ancora ai lettori di questo post.

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