In bocca franta
Fiorire dentro l’arpa che respira
le tue amate corde separate
aspirando asfissia morale
frasi costruite sui non so
che bisogna fare
è una didattica apparente
artatamente formativa
l’isola invece è sempre
esattamente
dove deve stare
al centro esistenziale
dell’ambito sottratto
dove l’alto fionda
sempre morto
in basso
crepe milionarie
premute a litri sulla bolla
che in fango soffocato
per prigione piomba
dove non è scampo
fine tomba
sia parola lingua
per anelito di voce
almeno bocca
franta.






Consapevolezza e speranza. Sapere che ‘l’isola invece è sempre/esattamente/dove deve stare”, sapere anche che “non è scampo/fine tomba” ma covare la speranza “che sia parola lingua/per anelito di voce/almeno bocca/franta”.
Sulla grandezza e le potenzialità della virtù della Speranza ho letto un paio di giorni fa un bellissimo articolo di Claudio Magris sul Corriere…
Buona giornata
Antonio
Gradito il tuo commento Antonio, gradita anche l’indicazione.
Ho letto anch’io l’articolo e ne cito la bellissima ultima parte qui sotto.
“Oggi, nella nostra realtà e nelle nostre società, la speranza è ancora una virtù difficile, perché prevale l’idea che il mondo possa essere solo amministrato, anziché redento o almeno cambiato e migliorato; prevale l’ottusa convinzione che il nostro ordine sia immutabile. Ci crediamo vittoriosi e chi crede di aver vinto non spera, perché si illude di aver già ottenuto ciò che voleva.
Ma chi crede di aver vinto definitivamente, di aver stretto con la vittoria un matrimonio indissolubile, diventa facilmente — scrive Manès Sperber — un ridicolo «cornuto della vittoria». Vivere veramente è sperare — sperare «nonostante», l’ultima parola farfugliata da Ibsen sul letto di morte.”
dal “Il Corriere della sera” Alberto Magris “Speranza. Per ebrei e cristiani è la forza rivoluzionaria che va oltre la storia.”
Buon fine settimana.
fiorire dentro
l’arpa che respira
…e mi sono fermata qui, forse per la durata di un’era, non riuscivo ad andare oltre, tanta è la vastità che si apre, la voragine e la vertigine. Poi qualcosa, come un filo o un richiamo mi ha portato sulla crepa millenaria che ha creato milioni di parole là ,giù, in basso, dove la bocca schiuma il fango e ne trae senso che ancora s’infrange in altro,voci tutte dell’essere.ferni
Tutta bella e intensa, ma l’esordio è mirabile…
Gisella
Poesia bella e difficile tanto quanto la mediazione tra speranza e destino.
Un umore e un ritmo aspro, precipizio e “anelito di voce”. Anch’io sono stato sospeso e sospinto dallo spazio vasto aperto dai primi due versi, verso il “centro esistenziale”. Complimenti!
ferni, che bel commento, s’infrange è un verbo bellissimo, l’essere un dubbio universale e irrisolto, il fango la condanna. la poesia ha un andamento circolare nel senso che chiude nello stesso senso in cui apre:
parola-lingua-voce-bocca
fiorire dentro l’arpa che respira
maria gisella, si scrive spesso senza aver consapevolezza del risultato, se sia bello o meno, se renda o meno l’animus, perciò ti sono molto grata di aver definito questo mio scritto bello.
La poesia, questa non meno di altre, è in molta parte oltre il mio volere (dire un’esatta cosa) e le parole…
(evento, che piacere incrociarti qui, manco da molto tra gli ibridi…)
Proseguendo il discorso avviato con gisella nel precedente commento, non si scrive per dare un respiro di speranza o esistenziale al proprio scritto, si scrive per quello che sta oltre la zona di consapevolezza, che si forma in scrittura del pensiero quasi inconscio.
E’ bellissimo constatare che il sentimento, lo stato d’animo, l’emozione, tutto l’intimo (d’esperienza, di vita, di percezione) introitato/ riversato/fuoriuscito giunga agli altri come messaggio di bellezza, di speranza, come profondità esistenziale
L’aprezza della voce come taglio duro senza concessioni, Gaetano, è cosa che altri, prima di te, mi hanno fatto notare in altri testi.
Sollecitato l’animo cosa esso restituisce in parole non è che si voglia necessariamente modulare in mobidezza.
Non desidero, non mi rammarico che la mia poesia non abbia sempre afflati di dolcezza, ben venga che si apra a volte ad asperità, a durezze, e persino, ove occorra, ad invettive…che sono la radice della resistenza.
Il centro esistenziale è d’isola che sta esattamente dove deve stare ed il senso della sua esistenza chissà, potrebbe essere tutto in quello stare nello spazio “sottratto” esistenziale.
Cara Alivento, per chiarire, eventualmente, le mie parole sulla tua poesia “In bocca franta”. Quando parlo di un “umore e ritmo aspro” non voglio dare connotazioni negative, anzi. Amo le asprezze di alcuni brani di strumenti musicali a fiato, in particolar modo la tromba e il sax, come apprezzo molto il carattere ruvido (a mio sentire) di questi tuoi versi.
Non l’avevo inteso in senso negativo, Gaetano.
Del resto hai colto una radice di senso reattivo e presente, come c’è, convertita in speranza, la disperazione dell’inesplicabile.
Sono io che ho voluto estendere il discorso ad altri miei testi, per i quali non escludo che lo stesso Marco abbia osservato quanto tu hai notato adesso.
caramente
è una didattica apparente
artatamente formativa
l’isola invece è sempre
esattamente
dove deve stare
al centro esistenziale.
Anch’io voglio sottolineare questi versi della tua ” In bocca franta”, poesia decisa nel suo percorso sino alla chiusa.
Sandra
Interessante poesia anche per l’impasto sillabico e molto bello il finale
complimenti
lucetta
grazie Sandra, e complimenti davvero accetti, lucetta ed incoraggianti per questa mia ricerca poetica che si rarefà in frequenza ma sembrerebbe (nel senso di mi auguro, spero, confortata anche dagli autorevoli apprezzamenti qui raccolti) migliorare nel tempo per risultati