In bocca franta

2008 Settembre 26
by alivento

Fiorire dentro l’arpa che respira

le tue amate corde separate

aspirando asfissia morale

frasi costruite sui non so

che bisogna fare

è una didattica apparente

artatamente formativa

l’isola invece è sempre

esattamente

dove deve stare

al centro esistenziale

dell’ambito sottratto

dove l’alto fionda

sempre morto

in basso

crepe milionarie

premute a litri sulla bolla

che in fango soffocato

per prigione piomba

dove non è scampo

fine tomba

sia parola lingua

per anelito di voce

almeno bocca

franta.

15 Risposte leave one →
  1. 2008 Settembre 27
    Antonio Fiori permalink

    Consapevolezza e speranza. Sapere che ‘l’isola invece è sempre/esattamente/dove deve stare”, sapere anche che “non è scampo/fine tomba” ma covare la speranza “che sia parola lingua/per anelito di voce/almeno bocca/franta”.

    Sulla grandezza e le potenzialità della virtù della Speranza ho letto un paio di giorni fa un bellissimo articolo di Claudio Magris sul Corriere…

    Buona giornata
    Antonio

  2. 2008 Settembre 27

    Gradito il tuo commento Antonio, gradita anche l’indicazione.
    Ho letto anch’io l’articolo e ne cito la bellissima ultima parte qui sotto.

    “Oggi, nella nostra realtà e nelle nostre società, la speranza è ancora una virtù difficile, perché prevale l’idea che il mondo possa essere solo amministrato, anziché redento o almeno cambiato e migliorato; prevale l’ottusa convinzione che il nostro ordine sia immutabile. Ci crediamo vittoriosi e chi crede di aver vinto non spera, perché si illude di aver già ottenuto ciò che voleva.
    Ma chi crede di aver vinto definitivamente, di aver stretto con la vittoria un matrimonio indissolubile, diventa facilmente — scrive Manès Sperber — un ridicolo «cornuto della vittoria». Vivere veramente è sperare — sperare «nonostante», l’ultima parola farfugliata da Ibsen sul letto di morte.”
    dal “Il Corriere della sera” Alberto Magris “Speranza. Per ebrei e cristiani è la forza rivoluzionaria che va oltre la storia.”

    Buon fine settimana.

  3. 2008 Settembre 27
    fernirosso permalink

    fiorire dentro
    l’arpa che respira

    …e mi sono fermata qui, forse per la durata di un’era, non riuscivo ad andare oltre, tanta è la vastità che si apre, la voragine e la vertigine. Poi qualcosa, come un filo o un richiamo mi ha portato sulla crepa millenaria che ha creato milioni di parole là ,giù, in basso, dove la bocca schiuma il fango e ne trae senso che ancora s’infrange in altro,voci tutte dell’essere.ferni

  4. 2008 Settembre 27
    m.gisella catuogno permalink

    Tutta bella e intensa, ma l’esordio è mirabile…
    Gisella

  5. 2008 Settembre 27

    Poesia bella e difficile tanto quanto la mediazione tra speranza e destino.

  6. 2008 Settembre 27
    Subhaga Gaetano Failla permalink

    Un umore e un ritmo aspro, precipizio e “anelito di voce”. Anch’io sono stato sospeso e sospinto dallo spazio vasto aperto dai primi due versi, verso il “centro esistenziale”. Complimenti!

  7. 2008 Settembre 28
    alivento permalink

    ferni, che bel commento, s’infrange è un verbo bellissimo, l’essere un dubbio universale e irrisolto, il fango la condanna. la poesia ha un andamento circolare nel senso che chiude nello stesso senso in cui apre:
    parola-lingua-voce-bocca
    fiorire dentro l’arpa che respira

  8. 2008 Settembre 28
    alivento permalink

    maria gisella, si scrive spesso senza aver consapevolezza del risultato, se sia bello o meno, se renda o meno l’animus, perciò ti sono molto grata di aver definito questo mio scritto bello.
    La poesia, questa non meno di altre, è in molta parte oltre il mio volere (dire un’esatta cosa) e le parole…

  9. 2008 Settembre 28
    alivento permalink

    (evento, che piacere incrociarti qui, manco da molto tra gli ibridi…)
    Proseguendo il discorso avviato con gisella nel precedente commento, non si scrive per dare un respiro di speranza o esistenziale al proprio scritto, si scrive per quello che sta oltre la zona di consapevolezza, che si forma in scrittura del pensiero quasi inconscio.
    E’ bellissimo constatare che il sentimento, lo stato d’animo, l’emozione, tutto l’intimo (d’esperienza, di vita, di percezione) introitato/ riversato/fuoriuscito giunga agli altri come messaggio di bellezza, di speranza, come profondità esistenziale

  10. 2008 Settembre 28
    alivento permalink

    L’aprezza della voce come taglio duro senza concessioni, Gaetano, è cosa che altri, prima di te, mi hanno fatto notare in altri testi.
    Sollecitato l’animo cosa esso restituisce in parole non è che si voglia necessariamente modulare in mobidezza.
    Non desidero, non mi rammarico che la mia poesia non abbia sempre afflati di dolcezza, ben venga che si apra a volte ad asperità, a durezze, e persino, ove occorra, ad invettive…che sono la radice della resistenza.
    Il centro esistenziale è d’isola che sta esattamente dove deve stare ed il senso della sua esistenza chissà, potrebbe essere tutto in quello stare nello spazio “sottratto” esistenziale.

  11. 2008 Settembre 28
    Subhaga Gaetano Failla permalink

    Cara Alivento, per chiarire, eventualmente, le mie parole sulla tua poesia “In bocca franta”. Quando parlo di un “umore e ritmo aspro” non voglio dare connotazioni negative, anzi. Amo le asprezze di alcuni brani di strumenti musicali a fiato, in particolar modo la tromba e il sax, come apprezzo molto il carattere ruvido (a mio sentire) di questi tuoi versi.

  12. 2008 Settembre 28

    Non l’avevo inteso in senso negativo, Gaetano.
    Del resto hai colto una radice di senso reattivo e presente, come c’è, convertita in speranza, la disperazione dell’inesplicabile.
    Sono io che ho voluto estendere il discorso ad altri miei testi, per i quali non escludo che lo stesso Marco abbia osservato quanto tu hai notato adesso.

    caramente

  13. 2008 Settembre 28
    sandrapalombo permalink

    è una didattica apparente

    artatamente formativa

    l’isola invece è sempre

    esattamente

    dove deve stare

    al centro esistenziale.

    Anch’io voglio sottolineare questi versi della tua ” In bocca franta”, poesia decisa nel suo percorso sino alla chiusa.
    Sandra

  14. 2008 Settembre 29
    lucetta permalink

    Interessante poesia anche per l’impasto sillabico e molto bello il finale
    complimenti
    lucetta

  15. 2008 Settembre 29
    alivento permalink

    grazie Sandra, e complimenti davvero accetti, lucetta ed incoraggianti per questa mia ricerca poetica che si rarefà in frequenza ma sembrerebbe (nel senso di mi auguro, spero, confortata anche dagli autorevoli apprezzamenti qui raccolti) migliorare nel tempo per risultati

Lascia un commento

Note: You can use basic XHTML in your comments. Your email address will never be published.

Abbonati ai feed di questi commenti tramite RSS