”È difficile notare quello che vedi tutti i giorni.”
(David Foster Wallace, scrittore statunitense)
”È difficile notare quello che vedi tutti i giorni.”
(David Foster Wallace, scrittore statunitense)
I commenti sono chiusi.
“Ma cos’è mai la poesia?
Più di una risposta incerta
è stata data in proposito.
Ma io non lo so,non lo so e mi aggrappo a questo
come alla salvezza di un corrimano. “
Wislawa Szymbowska
Sfronda le molte parole che ti vengono in mente,
non farne d’una cento, ma di cento, una:
la parola è come la perla e il poeta n’è il palombaro;
non è facile cosa afferrare una perla speciale!
[Nezāmī in Khosrov-o-Shīrīn]
Eh, ironia con te la disperazione è filosofia! Ma senza di te, ahinoi, la poesia è pura (mera) melanconia. (Pietro Pancamo)
"Il poeta è prima di tutto cittadino" Antonio Fiori
"Io credo che una poesia al giorno tolga il conformismo di torno..." Narda Fattori
"Cos’è la poesia? non chiedermelo più, guardati nello specchio, la poesia sei tu." (La tigre e la neve, R.Benigni)
Scarica in pdf - Viadellebelledonne n. 4 - luglio 2009
Feedelissimo è un aggregatore web creato appositamente per raccogliere tutte le news provenienti dai blog italiani e per permettere ai lettori di trovare facilmente gli articoli più interessanti della rete.

Ciò che abbiamo sempre sotto gli occhi, diventa la “normalità” e diventa, perciò, invisibile.
Anche le brutture e le miserie si uniformano sullo sfondo e non le notiamo più.
Verrebbe da dire: E lui che ha notato, non ha retto il colpo. Forse.
E lui che ha notato, non ha retto il colpo. Forse.
sono d’ accordo, Morena.
grazie.
paola
dicono che perseo tagliò la testa di medusa,penso invece che per-sè-o perse la battaglia con la gorgone poichè il suo sguardo ancora si annida nelle cose e, chi le guarda e nota la materia di cui si compongono,resta inevitabilmente violato, violentato. Resta una pietra, ogni verità che nello sguardo si annida e alla parola cerca di annodarsi, una serpe, una “striscia”,come la chiamò Dante.
eppure la vita è violenza: non una ma diecimila teste di medusa, non un nome ma diecimila non-nomi che si annidano nel ventre di una sola serpe a episodi.
diecimila piste striscianti di suoni senza ascolto.
credo che non esista il “togliersi (dal)la vita” ma piuttosto un esimersi dal finirla (dalla finitudine?)
tenendo conto che gli appuntamenti al buio hanno il 50 % di possibilità di non essere troncati – sul nascere –
interessante, il tuo pensiero, Fernanda, io lo apposterei sulla pagina in attesa o così o anche pensando a uno sviluppo.
a volte i commenti sono di una bellezza perchè si sta più appartati e più – sciolti – in qualche modo.
un saluto e grazie
paola
Vero. Forse è questa incapacità la causa di tanti rapporti che finiscono (anche quelli con la vita), rapporti d’amore, rapporti d’amicizia… Persa (riprendo ferni) la capacità di stupirci…
Un caro saluto, Lucianna
Krishnamurti lo disse prima di Wallace e ne fece uno dei cardini del suo insegnamento: quando una cosa o persona diventa “abitudine” questa muore.Altra cosa è guardare ogni volta con sguardo nuovo, come fosse la prima volta, ma chi di noi ci riesce?
@ lucianna argentino
riusciamo anche a stremarci di domande.
a volte farsi troppe domande impediscono di “vedere”
le risposte del silenzio
sul rapporto con la vita certo che Wallace era un uomo
curioso – forse – e come scrissi in un altro commento
a volte due sole mani un solo cuore una sola mente non bastano e sia per contenere le cose che vediamo sia
per contenere quelle che non vediamo.
forse ora sta raccogliendo da qualche parte le prove su Dio
e lo sta facendo con lo stupore di un bambino. chissà.
solo supposizioni posso e oso osare fare.
@ Antonio
che bastino quelle poche volte – anche una sola – in cui lo sguardo ci precede e ci travalica lasciandoci sopraffatti senza ritorno e con tutti i ritornie strade possibili da scegliere: è allora che si muta
e parlano i fiumi silenti che ci portiamo sotto il tappo.
almeno io la pensa più o meno così-
grazie a Voi per gli interventi
a rileggersi
Paola
mi scuso per gli errori.
p.