Tante parole sono state dette sulla poesia.
“La poesia dovrebbe parlare solo d’amore” affermò qualcuno una sera, in un convegno con partecipanti noti e molto bravi, causando sorpresa e reazioni decise nei presenti.
Ma la poesia non dovrebbe occuparsi di ogni cosa che susciti in noi sentimenti ed emozioni? Quindi anche dell’amore, certamente, ma non solo.
Non possiamo pensare di isolarla e segregarla in un angolo del nostro sentire. La poesia è libera di andare e infiltrarsi ovunque.
D’altra parte l’amore è riscontrabile e rintracciabile in ogni nostro momento e in ogni sguardo che riesca a cogliere i colori della vita.
Tra le tante voci note, quella sera ne ascoltammo una sconosciuta ai più, me compresa. Una voce che, seppure semplice e senza farsi troppo evidente, ci seppe coinvolgere già dalle prime parole. E’ davvero poeta chi sa coniugare se stesso ai colori che lo circondano e li sa tradurre in parole, liberando così i propri pensieri. L’urgenza di scrivere e di trasferire questi pensieri in parole è un impulso che Vincenzo Celli conosce bene:
la poesia è un vizio
cade ancora un giorno
dal ramo d’aprile
un filo di nebbia
cuce un’asola al sole
la mia maschera è là
raspa contro la porta
è un cane impaziente
questo vizio di scrivere
La poesia nasce spesso dal “nulla”, da ciò che per un altro è il nulla, e in questo gesto affiora e si nutre l’amore che nasce da visioni sotterranee e sottaciute, da immagini da ricomporre nella scrittura. Non si chiede il motivo, il poeta. Scrive perché gli è necessario e perché sa che la poesia non ha bisogno di movimenti astrusi ma nasce dalla semplicità dei gesti:
senza bisogno di sedurre silenzi
né di comporre ossa
una poesia
nasce anche così
solo guardando il coraggio
di una casa a picco sul mare
E gesti semplici sono anche quelli dell’amore, stavolta davvero. Mani aperte in un gesto che non ha nome e non ha patria. La semplicità è la forma più vera della poesia. Sono gli occhi di chi guarda a dare un senso e un nome alle cose:
per sempre amerò di te
per sempre
amerò di te le mani
perché in tutti questi anni
mai una volta
le ho viste chiuse
Infine il poeta è un uomo e come noi ricompone se stesso e cerca il suo posto nel mondo. Perché il poeta è inscindibile dall’uomo che è, e non può che essere composto dello stesso tessuto e della stessa carta. Dopo essersi scisso nelle sue opere – e nei suoi testi -, l’uomo si riunisce nelle sue parti e recupera il posto che gli spetta, quello che sente suo tra le parole e i sentimenti, e diventa una figura nel disegno del mondo, perché è solo questo che noi siamo:
la bella statuina
pesto ogni carta
di cui sono fatto
prendo il mio posto
nel presepe della sera
* Vincenzo Celli nasce a Rimini il 2 luglio 1960, città in cui vive. Dopo avere conseguito il diploma di maturità tecnica e dopo una breve parentesi, come dipendente, entra nel mondo del commercio, attività che svolge ancora oggi.
Nell’ottobre 2005, scopre alcuni siti di scrittura su internet ed inizia, prima, a leggere le poesie degli altri autori, poi, a cimentarsi nello scrivere le proprie.
Sue opere sono presenti su FaraPoesia e sul blog dello scrittore.






Bellissime queste poesie nella loro essenzialità e liricità assolute…Gisella
Bellissime poesie, un dono. Grazie Vincenzo, grazie Morena.
cari amici, grazie della lettura attenta.
Vincenzo Celli è una voce che non urla, che usa l’umiltà di chi non vuole imporre ma desidera comunicare, dimostrando così che per comunicare non importa alzare la voce, basta usare le parole vere, quelle sincere che escono da sole. Niente di costruito in Celli, ma tanta materia.
Gaetano, noi eravamo seduti vicini quella sera in cui udimmo
di quelle mani mai viste chiuse e l’emozione è stata sul tuo viso come sul mio.
Sì, Morena, e poco fa avevo pensato di scrivere proprio dell’emozione che mi aveva suscitato quella poesia… Una “poesia d’amore”, potrebbe essere definita “per sempre amerò di te” di Vincenzo Celli. Ma tu sottolinei, trovandomi del tutto d’accordo: “… l’amore è riscontrabile e rintracciabile in ogni nostro momento…”.
Un abbraccio,
Gaetano
essenziali, dirette, evidente prova di come la semplicità di parole sentite facciano la poesia.
ringrazio morena che nelle sue proposte è vitalissima ed inarrestabile ma, soprattutto vincenzo, mio “fedale” che offre sé stesso con una limpidezza d’emozioni. api.
sono d’accordo con tutti: un poeta con un linguaggio semplice, essenziale ed elegante. felice di conoscerlo!
Ho letto con piacere questo articolo e le poesie di Celli, perchè troppi amanti della poesia credono che questa sia tale solo se sa parlare d’amore o del dolore di vivere.
La poesia è molto di più, vive illimitatamente in ogni luogo e in ogni oggetto, nelle grandi e nelle piccole cose, come può essere il guardare “una casa a picco sul mare”.
Sara Ferraglia
@ Gisella, grazie, cerco di essere essenziale e lirico anche se
so che non ci riesco sempre: mi piace molto la semplicità.
@ Grazie anche a te Gaetano, il dono lo fate voi a me
con le vostre parole. La poesia, è per me gesto
d’amore che ricerco nelle piccole cose e nelle persone
umili. Quella sera, sei stato uno dei primi a farmi i
complimenti dopo la mia lettura e mi hai anche stretto la
mano insieme a Morena e Stefano. Per me è stato
importante, perchè ho sentito il vostro calore.
@ Api, mia fedale, spero la parola abbia più che il
significato di coetanei e che racchiuda anche una affinità
emozionale. Grazie per il tuo passaggio.
@ Blumy, grazie per quello che hai detto del mio scrivere
spero ripasserai, come in passato dalle mie parti
@ Sara, sono d’accordo con quello che dici della poesia,
proprio per quel coraggio che sta nelle cose vere.
@ Morena, come ti dissi tempo addietro, tu sai dire meglio
di me ogni cosa, e sai leggere molto attentamente tra
i miei versi, le cose che si intravedono, o che solo si
“sentono” e non c’è scuola che lo possa insegnare.
Grazie di cuore, per tutto questo e altro che qui non so
dirti. Vincenzo
Ciao Cino, che bello ritrovarti ancora, anche qui. Tu parli di poesia come quel “troppo pieno” che non possiamo trattenere, consapevoli che poesia, ciò che chiamiamo poesia, vivrebbe anche senza che noi lo dicessimo. L’attenzione a cogliere quelle cose, che sfuggono, è però ciò che ci accomuna, in qualche modo, rendendocene parte, alla poesia stessa,viva, vitale. Grazie del tuo dire, immediatamente in noi. ferni
eh sì, caro vincenzo, ha maggior significato il termine fedale,
nelle mie parole per te. spero a presto, api.
E’ un espediente, si sa…quello che immagina la poesia, come un’astrazione dotata di vita propria, che sceglie dove andare a posarsi!
Mi piace di più pensare al poeta come a una persona qualsiasi: un artigiano che trova sempre più dimestichezza con parole, emozioni, immagini e pensieri…
Come la donna che fa il pane o cuce. Come il cane impaziente che cerca….come il meccanico che fa il suo lavoro di riparazione.
Ciao Vincenzo a me non sembra che tu “zoppichi parole” come ho letto di recente in una tua poesia, ma che anzi tu prosegua spedito sulla strada della poesia che anche per me dovrebbe solo parlare d’amore. Amore per tutto il creato, per la bellezza delle sue creature compresi, anzi forse in primis di noi esseri umani che quando vogliamo sappiamo rendere bello il mondo intero! Ti abbraccio, Lucianna
Un saluto a Morena che ci ha offerto questo bel momento di poesia.
un grazie a morena fanti per avermi consentito di conoscere Autore a me ignoto e che trovo interessante e dotato.. appena posso vorrei visitare il suo blog..
roberto
Credo che l’atto d’amore sia generosità e dono di sè. E Vincenzo riesce molto bene. Lo ringrazio per questo. E grazie anche a Morena per la sua nitidezza, dote così rara, e per aver riportato qui cino
Un abbraccio,
Alessandra*
finalmente!
Sara ha espresso benissimo il mio pensiero: “…perchè troppi amanti della poesia credono che questa sia tale solo se sa parlare d’amore o del dolore di vivere.”
E’ stata questa impressione che mi ha allontanato dalle varie manifestazioni poetiche che si svolgono nella mia città. A volte sembra proprio che una poesia, per essere tale, deve parlare di morte o amore.
Io preferisco quelle quotidiane, quelle che mettono in musica anche il semplice gesto di mettere la caffettiera sul fuoco.
Come dice Morena, la poesia nasce dai gesti semplici.
A me non importa di cosa parlano le poesie, morte, amore, felicità, una caffettiera, mi importa invece come lo dicono, se sanno accompagnare il contenuto con le parole adeguate a farti credere, almeno per un momento, che in nessun altro modo poteva essere detto.
O, come in quelle di Vincenzo Celli, fanno pensare che tutto è venuto spontaneo, nato dal nulla, perfetto da subito.
sì, è vero anche questo. Però la poesia non è solo amore o dolore, non è solo gioia o tristezza. La poesia è anche divertimento, gioco, semplicità.
Es muy interesante tu reflexion de la poesia diria ademas que es una forma esencial una forma de respirar para quienes conocemos el oficio o creemos conocerlo …
bueno un saludo Vicenzo desde Chile
ademas saluda a Antonella y Emilia
È molto interessante la riflessione della poesia che ulteriori dire che è una forma essenziale una forma di respirazione per coloro che conoscono il commercio o credere conocerlo… Traducion non è molto buona speranza me per capire
@ cara ferni, ogni tanto ci riincontriamo
ed è un grande
piacere. Il concetto del “troppo pieno” lo sento mio.
Ho iniziato a scrivere in un momento particolare,
o forse, ho sempre scritto dentro, accumulando,
aspettando il momento giusto per rendermi conto di
alcuni aspetti della vita e di quelle piccole cose che tu dici.
@ Api, di nuovo grazie e a presto
@ Paola Renzetti, io sono davvero una persona qualunque,
poi però,
che fa una vita normale (sono un ambulante) e spesso
mi chiedo cosa ho a che fare con la poesia
mi accorgo quanto sia diventato importante scrivere:
non dirmi che non devo più scrivere
uccidimi con la pietra
di me non rimane
che un greppo di case
un molo di parole dissimili
il bianco crudo del pane
@ Lucianna, zoppicherò ancora per molto tempo,
forse per sempre, ma sono assolutamente d’accordo
col tuo concetto di poesia e continuerò a mandarti
insieme a i saluti qualcuno dei miei scarabocchi di parole.
@ Roberto, mi unisco ai tuoi ringraziamenti a Morena
e ti ringrazio per le tue parole alle mie cose. Quando
vorrai passare dalle mie parti sarai sempre il
benvenuto
ti faccio i complimenti per le tue opere che spesso
ho ammirato qui nel sito.
@ Alessandra, grazie a te per aver capito. Con te non
servono altre parole.
cino
@ Pani, non solo sono d’accordo, ma sottoscrivo, come ho
grazie
già detto a Sara, il difficile però è riuscirci : continuerò
a provarci
@ Donatella, credo che ci sia una geografia delle parole,
nel senso che i versi devono andarmi in risonananza
e nello stesso tempo la loro posizione mi deve ricreare
un assoluto “visivo” e visionario, come quando guardi
il mare, ma vedi un’altra cosa. Scusami ma è difficile
spiegare:
prefazione
paesaggia un’alba
un respiro
una luce già sbava
su questo mare che sa di terra
@ Gonzalo, grazie per il tuo passare in questi luoghi
non ti preoccupare per la traduzione, il concetto
è chiarissimo
scusatemi per l’impaginazione, i primi due versi delle poesie sono i titoli
già si fa fatica a capirmi quando impagino bene!
un saluto a tutti e buona poesia.
vincenzo
“Non dirmi che non devo più scrivere”
Parole in viaggio, esprimono la realtà delle cose e di noi stessi, che questa realtà chiamiamo a mostrarsi.
Ecco perchè la poesia richiede di nascere, di stare “nascosta” e nello stesso tempo di uscire e affrontare un percorso.
la vita è davvero incredibile, passi accanto alle persone e pensi di conoscerle, non ti fermi e vai per la tua strada… spesso non c’è un’altra occasione di incontro…spesso, non “sempre” per fortuna, per mia fortuna, altrimenti come avrei fatto a re – incontrarti in un pomeriggio d’estate, clandestino in un luogo “non mio”, cosa avrei perso se il caso? di testa sua, dopo tanti anni, non avesse deciso di farci finalmente “conoscere” facendoci quasi scontrare in quella sala del castello sigismondo?
grazie vincenzo, grazie morena.
p.s. amo le tue poesie così intensamente brevi, purificate da ogni orpello… un intero mondo racchiuso in poche parole.
stefano
Scrittore di esaltante in alcune riflessioni che la nostra vita è limitata al momento con il desiderio di apprendere non era in grado di realizzare e allora, come abbiamo queste vite semi è stata completata da ciò che è essenzialmente non credo che può essere il miglior teoria si spedizione di un poema Vincenzo
saludo
La vostra posta enviame e vi verrà poi tratta spedizione e a che cosa possiamo discutere
saluti Gonzalo
Gonzalo non capisco il tuo italiano, forse è meglio se scrivi in spagnolo. ciao antonella
@ Paola, quel”non dirmi che non devo più scrivere” a volte
me lo dico anche da solo, cioè me lo dice quella parte
che pensa che scrivere sia un vizio, come fumare, quella
parte che forse vorrebbe tenere nascoste le parole che
poi invece finiscono sui fogli. Inizia così, il percorso che le
porta fuori, alla luce di tutti e penso che sia anche il mio
percorso verso di voi, che leggendo, inconsciamente mi
fate progredire e crescere nel mio cammino, attraverso le
vostre riflessioni e i vostri commenti.
@ Stefano, grazie per essere passato anche qui, con le tue
parole così piene di luce. Quello che dici a proposito del
conoscerci è vero, spesso ci si frequenta, ma non ci si
“conosce” in profondità e il caso ha voluto che ci fosse
per noi, questa opportunità ulteriore.
Ps: ogni tanto vengo a curiosare nella tua STANZA
@ Antonella, effettivamente, anche per me non è
chiarissimo il post di Gonzalo, se poi lo rimanda in
spagnolo ti pregherei gentilmente di tradurlo
visto che io proprio nada:) grazie anche a te
e a tutte le belle donne intervenute.
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Is vizio is tv?