Callimaco, 310 ca. a.C. di MARCO SCALABRINO

2008 Settembre 2
by antonellapizzo

“O tu ca passi … / ricordati ca sugnu … patri / d’un Callimacu natu nta Cireni / … pueta”;
“Passanti, tu si’ accantu di la tomba / di lu figghiu di Battu, / bravu comu pueta.”

Biografia essenziale – luogo di nascita, paternità e (ribadito) status di poeta – fornitici di prima mano, rispettivamente dagli epitaffi per il padre, Batto, e per se stesso.
A corredo di questo succinto elaborato su Callimaco, poeta, erudito, precettore, catalogatore della Biblioteca di Alessandria d’Egitto, ricorreremo a taluni convenienti cenni e, quanto a ciò che più ci preme in questa sede: la poesia, come egli la percepì e la realizzò, al supporto dello stesso autore.
E ci avvarremo – in apertura un anticipo – di un risicatissimo numero di versi, per giunta nella loro traduzione in Dialetto operata da Salvatore Camilleri, poeta e letterato siciliano tra i più insigni del secondo Novecento, il quale in proposito appunta: “Con Callimaco la poesia greca si rinnova, e per le mutate condizioni politiche, quali sono quelle che seguono il grandioso sogno di Alessandro, e per una nuova concezione della vita, a misura d’uomo, più legata alla realtà, al contingente. Di questa poesia, egli è il poeta più alto, il teorico più illuminato, l’artista più completo.”

La poesia di Callimaco rompe col “canto unico e continuato”, non celebra più il mito degli dei e degli eroi. Essa predilige “la brevità e la leggerezza”, congiunte alla raffinatezza dello stile, e per prima intese indirizzarsi non alla moltitudine ma a un uditorio selezionato che ne cogliesse e apprezzasse lo spirito, l’erudizione, la grazia, l’ironia.
Ma l’aspetto più rimarchevole, determinante, che in definitiva ci incanta, è quello del poeta dalla consapevolezza e dalla originalità assolute, dell’innovatore il quale concepisce che la poesia deve inoltrarsi per i sentieri inusitati e non già ripercorrere le piste battute, deve trovare in sé la propria autonoma giustificazione – la nozione dell’arte per l’arte – e sottrarsi ad ogni finalità morale, pedagogica, civile, religiosa …

“Pueta, si addevi / ‘n-animali pi fari un sacrifiziu, / criscilu beddu grassu. / Però la puisia l’hâ fari sèngula. / Pi di chiù ti cumannu di non fari / la stissa strata di li carriaggi / unn’è ca tutti passanu a fudduni. / Non mettiri li roti / di li to’ carrioli / unni ci sunnu già li ntacchi fatti, / nta la carrata granni. / Pigghia trazzeri novi / puru si sunnu stritti.” E ulteriormente proclama: “Odiu la puisia fatta a stigghiola / e la strata cumuni, ca la fudda / scarpisa d’ogni parti. Non m’attira / n’amanti ca si duna a chistu e a chiddu. / Non bivu a la funtana di la chiazza. / Disprezzu chiddu c’apparteni a tutti.” Quest’ultima altresì nella versione in lingua allestitane da (un altro illustre siciliano) Salvatore Quasimodo: “Non amo la poesia comune e odio / la strada aperta a chiunque. / Odio un amante goduto da tutti / e non bevo a una pubblica fontana. / Odio ogni cosa divisa con altri.”

Non senza ragione dunque, Callimaco fu definito il più moderno tra i Greci, si è parlato della sua quale l’archetipo di una visione nuova della poesia, antesignana quasi di quella moderna.

In polemica con le accuse mossegli: “Dicinu ca non aju / mancu scrittu un puema, granni e grossu, / di milli e milli canti, / dicantannu li re / o li superbi eroi di lu passatu, / ma sulu puisii di pocu versi, / com’è ca li po fari un picciriddu”, egli ribatté: “Canciati sistema; / mparati a giudicari / la puisia cu l’arti, / non cu la longa ammàtula / pertica pirsiana, / e non m’addumannati / canti comu li trona ca ribbùmmanu! / Non è còmpitu miu, / ma còmpitu di Giovi truniari.”

Callimaco, dopo oltre duemila anni, ancora esemplare.

Marco Scalabrino

8 Responses leave one →
  1. 2008 Settembre 2
    Flora Restivo permalink

    Ohibò, Callimaco più moderno di Tizio, che ha quarant’anni, Caio , di ventotto, Sempronio che ha scritto la sua prima poesia di cinquanta versi, convinto di aver dato vita al capolavoro del secolo, ridondanti, stracolmi di sè, grassi e panciuti? Lo sai, Marco, che le battaglie da anni combattute in nome di un concetto di poesia alto e altro, hanno portato qualche sacchettino di monete d’oro, il grosso del bottino resta ancora in ben serrati forzieri, duri ad aprirsi.Ma è giusto, anche, non arrendersi; batti e ribatti tu e perchè no, io e altri che hanno veramente a cuore il “fare” una breccia bella grande la apriranno anche presso i retrivi. Sogno? Allora,sogniamo.Intanto chi non conosce il testo che tu proponi, che se lo goda, ci pensi su e tiri qualche conclusione.

  2. 2008 Settembre 2
    m.gisella catuogno permalink

    “Grosso libro grosso malanno”, secondo Callimaco…Ricordo che mi rimaneva simpatico anche al Liceo. Grazie d’avercelo (ri)proposto come “moderno”: del resto, si sa, il futuro ha un cuore antico; tanto più il presente, dunque…
    un caro saluto
    Gisella

  3. 2008 Settembre 2
    fernirosso permalink

    Ultimamente mi sto convincendo, prove alla mano, che tutto ciò che sta “dietro” è ciò che è avanti, molto avanti a noi.Marco lo rende tangibile.

  4. 2008 Settembre 2

    Nell’alessandrino, l’epigonismo e il citazionismo già
    post-moderno che imperversa nelle patrie lettere non a caso Callimaco:è il padre nobile del genere…Viola

  5. 2008 Settembre 2
    juliette1804 permalink

    All’epoca della scuola superiore stava simpatico anche a me per la brevità delle sue poesie, ho sempre pensato che quando si scrive in versi sarebbe meglio essere limpidi ed essenziali…
    Cristina

  6. 2008 Settembre 2

    Callimaco……mi hai fatto tornare la voglia di rileggerlo e con lui i poeti greci. Nel leggere ho respirato l’aria e l’aurea liceale. Credo che dovremmo più spesso tornare sui loro versi.
    Grazie Marco
    Sandra

  7. 2008 Settembre 3
    marco scalabrino permalink

    Callimaco e Scalabrino ringraziano Antonella e VDBD per la pubblicazione dell’elaborato, e Flora Restivo, Gisella Catuogno, Fernirosso, Viola Amarelli, Cristina e Sandra Palombo per avere loro dedicato un po’ del proprio tempo. A tutte/i un cordiale saluto, Marco Scalabrino.

  8. 2008 Settembre 3
    margheritarimi permalink

    Brevità fulminante ed incisiva, nei versi di Callimaco, linguaggio innovativo che tu rendi bene in una sintesi di anima greco-siciliana.

    la poesia deve inoltrarsi per i sentieri inusitati [...] deve trovare in sé la propria autonoma giustificazione – la nozione dell’arte per l’arte – e sottrarsi ad ogni finalità morale, pedagogica, civile, religiosa …

    un caro abbraccio Marco e grazie
    Dimenticavo…salutami Callimaco :)

    Pigghia trazzeri novi / puru si sunnu stritti.

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