QUESTA NOTTE FACCIO FAGOTTO- fernanda ferraresso

2008 Agosto 16

P.P. Pasolini- Profezia

m’imbarco sulla catalana
una barca un’ isola un’arca una balena
piena di lividi e tagli
un vecchio legno tarlato
un foro di pensieri che scarico fuori bordo ogni ora
per sfasciarmi anche io lì
dentro un (r)acconto di dolore
pescato dal nero dentro la pancia del mare
di questa notte che ci ingoia.
Sì, questa notte faccio fagotto
la faccio finita con la cattività in lingotto
scappo dalla riserva
che mi riversa dentro la taglia di un animale di piccola misura
infilzato dal canino puntatomi addosso da altri
animali da fiera
buoni come schiavi tanto quanto noi lo siamo da ventenni.
No questa notte rischio la cancrena
raschio la rena della mia vita di catene
mi faccio strada dentro il continente che mi ha pre/dato
padre madre e fratelli tagliandomi in pezzi che già non riconosco.
Mi farà da guida il niente che ho messo
dentro il mio sacco: un dente di serpente e il veleno
nell’istinto le mani il silenzio e quest’oscuro dentro la fronte
la mia lingua dentro il cavo dell’osso
una pelle vecchia come lo era il mio paese
sopra vento fino a queste cos(t)e
arrotolate dentro la storia che ora è mia.
Nella barca non vedo: tutti sono lo stesso nessuno. Abbiamo tutti lo stesso fragore
dentro le onde di un pensiero che ci uguaglia
e sento che è viva
questa barca
fatta di un unico legno cui ci siamo aggrappati.
Le vele gonfie hanno dentro il nostro fiato
forzano la manovra di abbandono
stridono le sartie degli affetti e gli antichi alberi
delle memorie lasciate a riva, l’altra
cui non faremo ritorno.
E/vita di chiamarla sorte: questa vi(t)a cresciuta per forza
dentro un obbligo che ci ha cerchiato la fronte e la bocca
navigata dentro la rovina che crediamo
sfami la nostra attesa di pane e famiglia.

Noi siamo battesimi dentro la sorte
l’acqua santa di un nuovo mar rosso
siamo l’antico fattosi sangue
dentro le storie tratte dai venti
di viaggi e di burrasche che l’affondano
un anno alla volta

sotto la volta disarmata di questo cielo che ci crepita dentro:
vite di una vita incuneata
presa e p(r)estata milioni di uomini fa.

12 Responses leave one →
  1. 2008 Agosto 16

    terribile e angoscioso, ma vero, questo testo lo immagino scritto per il teatro, recitato da un grande attore (o una grande attrice), su un palco con una tenda agitata dal vento e una scenografia scarna, quasi nulla, ma che parla.

  2. 2008 Agosto 16

    un viaggio livido, sanguigno, visionario – metafore in movimento, parole forti, che dissociandosi moltiplicano i loro significati, e graffiano: che non sia l’inizio del viaggio di un moderno Ulisse, o meglio ancora di un moderno poeta – vate? non ti vedo proprio come una Beatrice, Ferni, ma butterei lì l’analogia con un corrusco Dante tuffato nel caos contemporaneo, perchè no?
    marina

  3. 2008 Agosto 16
    antonia p. permalink

    viaggio sanguigno e sanguinario, che si rifrange sui nostri lidi, distruggendo speranze a chi si dissangua, nel viaggio, nel trovare un panico schizzato di privilegiati, già rinchiusi nelle proprie gabbie, costruendone di nuove per la dis/umanità nomade.
    grazie, ferni. antonia.

  4. 2008 Agosto 18
    fernirosso permalink

    scrivendolo non ho pensato proprio ad una sua probabile lettura o ad una ambientazione scenica. Guardavo le facce dei tanti che arrivano in Sicilia, ma anche altri clandestini,che arrivano via mare,come a bordo di un’arca o della barca di un ulisse che ha già nome nessuno e,per la prima volta, è un vinto,un dis-perso. Ho pensato di provare a calarmi in quella situazione,a pensare di essere io a lasciare il mio paese,le cose le persone per raggiungere luoghi che non conosco, senza altro che me stessa. Ci provo a volte, a vivere così, a rinunciare a tutto, a rinnegare tutto e poi mi ritrovo a dovere fare i conti con bollette, tasse e tutto il resto. E se non mi/ci restasse più niente? Basta un attimo:un terremoto, un…improvviso e..siamo come loro,senza terra,lavoro,casa,affetti,naufraghi,clandestini,senza documentazione e documenti,senza ciò che sembriamo essere, anche noi.Riusciremmo a sentirci fratelli,capiremmo la parentela umana?Nutro seri dubbi in proposito.Grazie a voi tutte,ferni

  5. 2008 Agosto 19
    subhaga gaetano failla permalink

    Mozzafiato la lettura di Pasolini, e molto bella la tua poesia, cara Fernirosso. Solo un piccolissimo dubbio: sento che talvolta, per un attimo, viene interrotto il fluire musicale dei tuoi versi dai segni grafici di parentesi e di barre che ogni tanto usi. Ti segnalo inoltre un refuso, all’inizio del decimo verso: Si, da correggere in Sì.
    Complimenti per la scelta pasoliniana e per il tema trattato. A tal proposito, si apprende in questi giorni, da numerose notizie, di proprietari di casa che rischiano fino a tre anni di carcere per aver affittato abitazioni a immigrati irregolari. Avranno quest’ultimi, anche in situazioni di regolarità, enormi difficoltà a trovare una pur misera stanza. E complimenti infine per i tuoi versi caldi e accesi come le terre d’un mediterraneo luminoso (ho lasciato ieri quella luce, di ritorno dalla Calabria e dalla Sicilia).

  6. 2008 Agosto 19
    fernirosso permalink

    Ti ringrazio per la precisa attenzione che hai dedicato a questo pezzo. Il si, che ho scelto al posto di un no,è una affermazione, non sta cioè al posto di così (sic) e dunque non l’ho accentato. Sbaglio? Se sì ricordarmelo, per favore.
    Pasolini toglie l’anima, la pelle e anche l’intelletto visto che ha letto da così lontano i fatti che oggi viviamo, e non è quello l’unico, perchè a portare a quelle conseguenze c’è un comportamento anarcoide della democrazia che trasforma se stessa, o quella che tale viene chiamata, in tirannide. Grazie per ogni tua parola, per ogni riflessione che susciti. ferni

  7. 2008 Agosto 19

    i flussi migratori sono parte integrante – ora dolorosa, per necessità; ora per l’avida ebbrezza che permea la sete di confronto con altri lidi e altre culture; ora per fortuiti accidenti antropologici – del percorso umano. La visione (auto)profetica di Pasolini ben si accorda con il tuo intenso, crudo, pre/storico brano che già ci parla, in acuta pre/visione, di una civiltà post-occidentale che, per ragioni ataviche, mai ci appartenne.
    Al contrario, la civiltà mediterranea è il ricco contenitore di usi e culture che si diversificano e il cui confronto, piaccia o meno agli illusi fautori di una non bene qualificabile e presunta “supremazia”, è inevitabile.
    Il tema atemporale del Nòstos rivive nel tuo linguaggio aspro, pur così vivo, e che non concede sconti né idilliache prebende.
    Non si fugge ‘da’, ma si fugge ‘per’…
    Grazie, Ferni: questa è alta poesia.

    mirko

  8. 2008 Agosto 19

    i flussi migratori sono parte integrante – ora dolorosa, per necessità; ora per l’avida ebbrezza che permea la sete di confronto (a volte di conquista) con altri lidi e altre culture; ora per fortuiti accidenti antropologici – del percorso umano. La visione (auto)profetica di Pasolini ben si accorda con il tuo intenso, crudo, pre/storico brano che già ci parla, in acuta pre/visione, di una civiltà post-occidentale che, per ragioni ataviche, mai ci appartenne.
    Al contrario, la civiltà mediterranea è il ricco contenitore di usi e culture che si diversificano e il cui confronto, piaccia o meno agli illusi fautori di una non bene qualificabile e presunta “supremazia”, è inevitabile.
    Il tema atemporale del Nòstos rivive nel linguaggio aspro, pur così vivo, che non concede sconti né idilliache prebende.
    Non si fugge ‘da’, ma si fugge ‘per’…
    Grazie, Ferni: questa è alta poesia.

    mirko

  9. 2008 Agosto 19

    per ragioni inspiegabili, ma senz’altro da attribuire ad un mio errore “tecnico”, il mio commento è apparso due volte..! Non me ne voglia Ferni e chiunque altro cui abbia sottratto spazio: si tratta, ripeto, di un deplorevole quanto involontario errore :)

    mirko servetti

  10. 2008 Agosto 19
    fernirosso permalink

    mirko non dolerti di così poco,qui lo spazio è tanto quanti sono i granelli di sabbia di ogni mare.Dopo il tuo ulteriore intervento non posso cancellare,tradirei quanto poco sopra hai detto.Comunque capita anche a me, a volte, di scrivere doppio.Accade perchè mi pare impieghi troppo e clicco ulteriormente su “invia commento”. Questo mostrare l’intoppo solleva me dal pensare che capita solo a me e,penso, anche ad altri cui accade lo stesso inconveniente. E POI COSI’ VALE DOPPIO TUTTO QUANTO HAI SCRITTO e di cui ti ringrazio,poiché poni l’accento su radici e origini oltre che sulla ricchezza della diversità,sulla mancanza di memoria di coloro che si credono vanamente superiori mentre ancora non sono nati e non vivono ancora. Grazie per la schiettezza e per la retta che tracci nelle tante curve di cui si compone ogni visione di questa nostra tragica realtà. ferni

  11. 2008 Agosto 19
    subhaga gaetano failla permalink

    Cara Fernirosso, anch’io in passato pensavo al sì da accentare solo nel significato di così, ma va accentato anche nelle forme affermative (cioè opposte al no). Penso che sia bello, nella scrittura, condividere anche queste piccolezze.
    ***
    Ho amato e amo Pasolini: l’uomo, lo scrittore, il poeta, il regista, il polemista, l’autore di incredibili (per la tv di oggi) inchieste televisive, il “profeta” di questa società e della sua stessa umana esistenza, della sua morte. Ho visto praticamente tutti i suoi film, e per anni avevo nella mia cameretta solitaria un poster con lui nei panni di Chaucer, in un fotogramma dei “Racconti di Canterbury”. Alcuni suoi splendidi film non li rivedrei perchè mi terrorizzano, ma ho rivisto più volte, e rivedrei ancora, “Il Vangelo secondo Matteo” e il meraviglioso episodio “Che cosa sono le nuvole?” (inserito con altri episodi in “Capriccio all’italiana” del 1967): altissima poesia in forma di immagini in movimento.
    Grazie ancora per i tuoi versi e per l’omaggio a Pasolini e alla nostra umanità ferita. Un abbraccio,
    Gaetano

  12. 2008 Agosto 19
    fernirosso permalink

    Grazie ancora una volta Gaetano,me lo sono segnata in rosso,per la prossima volta che mi capiterà di usarlo e qui sostituisco con sì. Grazie anche per la condivisione di memorie personali che in parte sono anche mie (ho rivisitato i films di Pasolini perchè tenevo un seminario di cinema e le sue opere erano al centro di un lavoro di composizione sia tematica che tecnica,in cui recuperavo l’uso tutto pasoliniano di ritrarre e riprodurre opere pittoriche nei quadri delle sue inquadrature.Il Vangelo secondo Matteo,che tu citi, è una delle tante sue rivisitazioni visionarie. A presto spero,ferni

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