cattivi esempi n. 1 – Jago

Il primo esempio di “cattivo esempio” di verme umano che presentiamo, quindi esempio assolutamente da non seguire, è Jago. Ci sono moltissimi esempi nella storia e nella letteratura di pessime donne (vedi Lucrezia Borgia) ma qui attualmente si è scelto di ricordare gli uomini. Jago è cattivo per scelta, usa la sua intelligenza per fare del male, trama la sua fitta rete, ogni sua mossa è studiata alla perfezione, come giocatore esperto di scacchi sa cosa accadrà dopo aver mosso le sue pedine, nulla è lasciato al caso. Jago è freddo e determinato, vuole il potere ed è disposto a tutto pur di conquistarlo. “La malizia non mostra il suo vero sembiante se non quando è in opera” . E’ un traditore che insinua il sospetto di tradimento nella mente del Moro. A differenza di Jago che non capisce l’amore “L’amore di Desdemona per il Moro non può durare” il Moro ama appassionatamente ma si lascia dominare dalla passione, la gelosia gli annebbia la vista e la ragione, il male che Jago gli ha inoculato lo distrugge, soffoca l’amata e dopo essersi accorto dell’inganno si toglie la vita. E così a guardar bene anche il Moro è un esempio da non seguire, pessimo esempio chi crede al suo alfiere e non ha fiducia nella sua sposa e regina Desdemona. Ciò che sembra cattivo è il bene, ciò che sembra bene è il male, e il male è Jago il bianco e anche il nero buono che il male bianco, il finto buono, ha sporcato.
Da qui il seguente enunciato: Ciò che sembra reale non lo è, le apparenze ingannano, i sogni non sempre sono veritieri e veri, e neppure i colori.
Arrigo Boito, Otello [libretto per l'opera di Verdi]
L’opera si svolge alla fine del XV secolo, in un porto di Cipro.
….
IAGO
Pace, signor.
OTELLO
Sciagurato! mi trova una prova secura
che Desdemona è impura. . .
Non sfuggir! nulla ti giova!
Vo’ una secura, una visibil prova!
O sulla tua testa
s’accenda e precipiti il fulmine
del mio spaventoso furor che si desta!
(Afferra I il fulmine
del mio spaventoso furor che si desta!
(Afferra Iago alla gola e lo atterra)
IAGO
Divina grazia difendimi!
(alzandosi)
Il cielo vi protegga. Non son più vostro alfiere.
Voglio che il mondo testimon mi sia
che l’onestà è periglio.
(fa per andarsene)
OTELLO
No. . .rimani. Forse onesto tu sei.
IAGO
(sulla soglia fingendo d’andarsene)
Meglio varebbe ch’io fossi un ciurmador.
OTELLO
Per l’universo!
Credo leale Desdemona e credo
che non lo sia. Te credo onesto e credo
disleale. . .La prova io voglio!
Voglio la certezza!
IAGO
(ritornando verso Otello)
Signor, frenate l’ansie.
E qual certezza v’abbisogna?
(cupo)
Avvinti verderli forse?
OTELLO
Ah, morte e dannazione!
IAGO
Ardua impresa sarebbe; e qual certezza
sognate voi se quell’ immondo fatto
sempre vi sfuggirà? Ma pur se guida
è la ragione al vero, una si forte
congettura riserbo che per poco alla
certezza vi conduce. Udite.
(avvicinandosi molto ad Otello e sottovoce)
(mezza voce)
Era la notte, Cassio dormia,
gli stavo accanto.
Con interrotte voci tradia
l’intimo incanto.
Le labbra lente, lente movea,
nell’ abbandono
del sogno ardente, e allor dicea,
con flebil suono:
(sottovoce parlate)
“Desdemona soave! Il nostro amor s’asconda.
Cauti vegliamo!
(legato, strisciando e ancora più piano)
L’estasi del ciel
tutto m’innonda.”
Seguia più vago l’incubo blando;
con molle angoscia
l’interna imago quasi baciando,
(parlando) molle angoscia
l’interna imago quasi baciando,
(parlando)
ei disse poscia:
(sempre sottovoce)
(cupo)
“Il rio destino impreco
che al Moro ti donò”.
E allora il
(dolcissimo)
sogno
in cieco letargo si mutò.
OTELLO
Oh! mostuosa colpa!
IAGO
Io non narrai che un sogno.
OTELLO
Un sogno che rivela un fatto.
IAGO
Un sogno che può dar forma di prova
ad altro indizio.
OTELLO
E qual?
IAGO
Talor vedeste
in mano di Desdemona un tessuto trapunto
a fior e più sottil d’un velo?
OTELLO
È il fazzoletto ch’io le diedi,
pegno primo d’amor.
IAGO
Quel fazzoletto ieri
(certo ne son)
(cupo e lento)
lo vidi in man di Cassio.
OTELLO
Ah! Mille vite gli
(con forza)
donassse Iddio!
Una è povera preda al furor mio!
Iago, ho il cor di gelo.
Lungi da me le pietose larve!
Tutto il mio vano amor esalo al cielo,
guardami, ei sparve.
Nelle sue spire d’angue l’idra m’avvince!
Ah! sangue! Sangue! Sangue!
(s’inginocchia)
(solenne)
Si, pel ciel marmoreo guiro!
Per le attorte folgori!
Per la Morte e per l’oscuro mar sterminator!
D’ira e d’impeto tremendo presto fia
che sfolgori questa man
(levando le mani al cielo)
ch’io levo e stendo!
(fa per alzarsi Iago lo trattiene inginocchiato)
IAGO
(s’inginocchia anch’esso)
Non v’alzate ancor!
Testimon è il Sol ch’io miro,
che m’irradia e inanima
l’ampia terra e il vasto spiro
del Creato inter,
che ad
(cupo)
Otello io sacro ardenti,
core, braccio ereato inter,
che ad
(cupo)
Otello io sacro ardenti,
core, braccio ed anima
s’anco ad opere cruenti
s’armi il suo voler!
IAGO e OTELLO
(alzando le mani al cielo come chi giura)
Si, pel ciel marmoreo guiro!
Per le attorte folgori!
Per la Morte e per l’oscuro mar sterminator!
D’ira e d’impeto tremendo presto fia
che sfolgori questa man ch’io levo e stendo!
Dio vendicator!
ATTO PRIMO
Isola di Cipro, esterno, notte.
La folla, radunata fuori dalle mura del castello, attende l’arrivo del comandante del nuovo presidio veneziano per acclamare il suo trionfo nella campagna contro i turchi. E’ un’attesa carica di angoscia: nel mare imperversa una tempesta e la nave di Otello non si vede all’orizzonte.
Finalmente l’imbarcazione compare e raggiunge la riva: Otello scende a terra tra gli schiamazzi festosi del popolo e si dirige a grandi passi verso il castello.
Gli unici a non esultare per l’ arrivo del moro sono Roderigo, segretamente innamorato di Desdemona, e l’alfiere Jago, divorato dall’invidia. I due restano in disparte a tramare nell’ombra.
Alla cena in onore di Otello, la stessa sera, Jago versa da bere a Cassio fino a farlo ubriacare e lo spinge a sfidare a duello Montano. Scoppia la rissa. Il moro calma gli animi: vedendo le ferite subite da Montano decide di degradare Cassio, poi si allontana per trascorrere la prima notte di nozze, abbracciato a Desdemona.
ATTO SECONDO
Jago ha messo a punto il piano: colpirà Otello nelle certezze, lo metterà contro Desdemona. A Cassio, invece, suggerirà di rivolgersi alla signora per chiederle di perorare la sua causa con il marito; al moro racconterà di aver visto Cassio e Desdemona parlare a bassa voce in un angolo nascosto del giardino. La trama è pronta.
Una volta insinuato il sospetto del tradimento nella mente di Otello, Jago aspetta di vederne i frutti: conosce la natura passionale del suo signore, la fiamma della gelosia lo divorerà.
Il moro, sentendo il calore dell’amore di Desdemona, riesce a cacciare i brutti pensieri e non ci fa più caso.
Ma, appena si accorge che la moglie cerca di intercedere a favore di Cassio, l’ira lo acceca e la manda via insultandola.
Desdemona, incredula, corre via piangendo e, allontanandosi, perde il fazzoletto di seta ricamato: lo raccoglie Jago che medita di tirarlo fuori nel momento più opportuno.
Otello cerca conforto, l’alfiere affonda il coltello: fingendo di farsi pregare, confessa al moro di aver sentito Cassio invocare nel sonno il nome di Desdemona e perfino di averlo visto custodire gelosamente un fazzoletto ricamato della signora.
Otello esplode. Il dolore, l’odio e il desiderio di vendetta gli offuscano la mente.
ATTO TERZO
Jago dice al moro di aver fissato un appuntamento con Cassio: se vorrà, potrà nascondersi e sentirlo parlare.
Anche Desdemona torna a parlare di Cassio, cercando ingenuamente di far ragionare il marito, ma si trova di fronte un muro di ostilità ottusa. Otello non vuole parlare dell’amico, non tollera nemmeno più che lo si nomini. Piuttosto, chiede amaro alla moglie come mai non le si vede più tra le mani il fazzoletto ricamato che lui le aveva regalato. Quando Desdemona ammette di averlo perso, Otello la caccia un’altra volta in malomodo.
Jago, a colloquio con Cassio, riesce a orchestrare una conversazione su misura per Otello, che ascolta di nascosto. Riesce a far dire a Cassio di avere trovato in casa il fazzoletto di una misteriosa corteggiatrice.
Otello ha una fitta di dolore: ormai è certo dell’adulterio e decide che ucciderà i colpevoli.
Poco dopo viene richiamato in riunione con i dignitari. Il Doge lo vuole di nuovo a Venezia, gli spiegano. Ma Otello non riesce più a pensare ad altro: insulta la moglie di fronte a tutti e, in preda a una crisi isterica, sviene.
ATTO QUARTO
Nella sue camera Desdemona ha appena congedato la dama di compagnia Emilia e si prepara al sonno.
Entra Otello: l’accusa di adulterio e mentre la donna invano tenta di difendersi, la soffoca con le proprie mani.
Accorre Cassio terrorizzato: Lodovico e gli altri hanno teso un agguato per ucciderlo, lui è riuscito a salvarsi per miracolo, ma, fuggendo, ha colpito a morte Roderigo.
Il moro capisce l’inganno. Mentre Montano e Jago ancora fuggono, Otello guarda la sua Desdemona innocente, prende un pugnale e, dopo averla ancora baciata, si trafigge.






Sante parole! “Ciò che sembra reale non lo è, le apparenze ingannano”, siate vigili con luci e lanterne accese!
ma Jago aveva una testa tanto quanto il Moro, e Giuda aveva una testa e Adamo e Caino…la lista è lunga.E senza Jago non esisterebbe il Moro,la storia di Desdemona né quella di Cristo, né quella di Adamo,di tutti noi, insomma. Ci sono “i miti” e ci sono le storie,ma le passioni sono le stesse. grazie, ferni
# 1 sì, e come canta battiato, niente è come sembra, niente è come appare…
http://viadellebelledonne.wordpress.com/2008/05/10/niente-e-come-sembra-di-franco-battiato/
ciao antonella
# 2 non è la testa o le passioni, l’intelligenza, che fanno la differenza ma come queste si utilizzano, se al servizio del bene o del male, a noi la scelta. ciao antonella
Senza i cattivi non ci sarebbero i buoni nel nostro mondo in bianco e nero.
Jago agisce per invidia, avrà anche un cervello ma lascia offuscare la sua razionalità da questa stupida “passione” e così manda gli altri in rovina e va in rovina anche lui…naturalmente anche il Moro va in rovina per una passione, almeno è la passione per una donna; però, come risultato…pessimo anche il suo !
i miti e le grandi opere letterarie sanno rappresentare le eterne passioni e gli eterni dilemmi dell’uomo: quelli che invano la scienza la filosofia la psicanalisi cercano di penetrare, ad esempio qui si potrebbe anche riflettere sul libero arbitrio, Otello e Jago sono liberi o no nelle loro decisioni, oppure dove finisce la loro libertà e inizia la sottomissione ai sensi, gli inganni, al subconscio, a Satana o quant’altro si voglia tirare in ballo?
marina
Tradimento e vendetta. L’onore dev’essere lavato col sangue, solo così la collera potrà essere digerita. Ci sono tantissimi esempi nella letteratura e Shakespeare ce ne offre tantissimi nel suo teatro. Quello che leggo in Otello è la cieca volontà che si spinge oltre la ragione. Jago è solo un bravo suggeritore, il braccio è del Moro. Il dubbio, l’infamia sulla reputazione altrui: questo su cui si dovrebbe indagare. Il finto onore, quello che proviene appunto dall’opinione altrui, è la molla di tante efferate vendette e conseguentemente di tante rovine. Certo è che, come tali, le vendette sono mosse da passioni ferine. L’intelligenza non ha invece qualità morale, pensano alcuni. Altri invece dicono che chi è intelligente dev’essere necessariamente buono. Leggere attraverso (intelligere) può essere al servizio sia del bene che del male. In questo caso si tratta di intelligenza che dopo aver letto tra le viscere di Otello, ne sa intravedere le debolezze, così inizia il calcolo. Quasi matematico aggiungerei. Si fa leva sulle debolezze altrui per ordire i propri calcoli. L’inganno e la menzogna che arrivano in concomitanza al tradimento, sono figure e metafore letterarie affascinanti. Bella anche la foto che Antonella ha scelto tratta dal film Othello per la regia di Oliver Parker ( Jago è Kenneth Branagh; Desdemona è invece interpretata dalla bellissima e bravissima Irene Jacob).
Bel percorso, ricco di personaggi interessanti. Chi sarà il prossimo?
Sono curiosa.
Alessandra*
il fascino eterno di Shakespeare, il suo affondare il bisturi nei meandri più oscuri dell’animo umano…
un caro saluto
Gisella
Passioni e “possessioni” arcaiche supportano la logica di un processo e di comportamenti votati al danno dell’altro per il raggiungimento del “potere”.
Un procedere verso la distruzione da cui nessuno si salva.
Grazie Antonella
margheritarimi
come usare l’intelligenza, se mai la possediamo? sta a noi la scelta, non ci piove,antonia.
Great information.Thank you for your sharing