mare di Barents 12 agosto 2000

2008 Agosto 9
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by antonellapizzo

mare di Barents 12 agosto 2000 ( a mio padre morto il 12 agosto del 2000)

Seimila leghe sotto i mari, le sette,
e sotto
le coltri nere e spesse degli anfiossi
e nelle brighe che ti prendesti
dell’assolata moltitudine dei sanguinacci
che si vendevano agli angoli delle macerie

grette e nelle frasche sonnolente
restavano ossari in decomposizione
corpi pattume e liquidume
che colava giù, grasso saturo di rimosso
come chi non sa dare alcuna spiegazione
ieri sempre sia, erano e saranno
sempre si trovarono le ragioni
le giustificazioni per la tormenta
che sale e per il sole che sorse
l’ultimo giorno ma poi si sprofondò nel buio
negli abissi dove i tritoni
solevano passeggiare discutendo
sull’andazzo delle onde
sulle maree che rivoltavano le sabbie

I
c’era un sommergibile e quel giorno
c’era una mancanza di notizie e d‘aria
la gente era stesa ad asciugare
al sole che la pelle bronza
ma loro erano finiti dentro
e tagliare la lamiera non si poteva
neppure discutere sui loro nomi
che erano impronunciabili
ma le lacrime delle loro donne sono lacrime
che sono di sale e scendono
come le lacrime di tutte le donne
che sanno che oggi tu vedi un sorriso
e domani quel sorriso si è spento
come un fuoco bagnato da secchio di acqua implacabile.

II

Ora io non so la spiegazione e cosa accadde
ma so la gente e i pianti e so le ossature
divelte e so che se ne parlò per qualche mese
e poi di nuovo tutto tacque
solo si sentono le maree che salgono
e le onde che si rifrangono in un mare comune
che si chiami tuo o nostrum o poco importa
che si chiami nero o poco importa
se loro non ci sono più e se le loro donne
ancora oggi si portano in petto il peso
e il marchio di una mancanza atroce.

15 Risposte leave one →
  1. 2008 Agosto 9
    alessandrapigliaru permalink

    La mancanza di notizie e d’aria di cui parli e quei tritoni che solevano discutere sull’andazzo delle onde. I volti appesi come panni ad asciugare, stesi nell’attesa che qualcosa si muova. E il sommergibile è sempre lì a ricordare che si può stare sotto quelle leghe e si può riemergere quando le acque si sono calmate. L’unico rimedio è saper prendere fiato al momento giusto.
    Questa tua Antonella ha il ritmo del moto ondoso, come quel pianto e la risacca che non cessano mai come l’asfissia del dolore e il tumulto inferto dalle maree.
    Grazie, mi hai commosso.
    Un abbraccio.
    Alessandra

  2. 2008 Agosto 9

    Con il titolo scelto questa tua si apre ad un senso profondamente tragico.
    Un mare e una data infausta per 117 membri d’equipaggio del sottomarino kursk e per i loro familiari
    Il senso di mancanza che lascia ogni lutto, più doloroso ancora quello lasciato da chi muore nel mare. Angoscianti profondità percorse da uomini dimenticati o nascosti da tutti.

  3. 2008 Agosto 9

    anche mio padre (dolorosa coincindenza) se n’è andato il 12 agosto di molti anni fa (1984).
    anche se parlano di mare, questi versi hanno il ’sapore’ degli altri , dove la tristezza non si stempera , o forse alla fine, quando hai tutto raccontato, tutto detto, tutto rivissuto, con quel linguaggio che sa d’infanzia e di vecchiaia, dove le parole , per non farsi pianto, giocano tra loro. bellissime, come le altre.

  4. 2008 Agosto 10
    m.gisella catuogno permalink

    un dolore privato e uno “pubblico” che si intrecciano con sofferta intima partecipazione
    un saluto
    Gisella

  5. 2008 Agosto 10
    antonella permalink

    grazie a tutte, sapete dire più voi nei commenti che io nella poesia. blumy questa la dedichiamo pure al tuo papà. antonella

  6. 2008 Agosto 10

    mi hai fatto pensare anche al mio papà, Antonella, lui era stato nei sommergibili nella seconda guerra mondiale, ci raccontava a volte, a noi figlie, di quella terribile mancanza d’aria, di come si fosse ammalato di claustrofobia, finì all’ospedale militare e poi diventò capitano di navi, dove la vita era dura lo stesso ma riusciva a sopportarla
    come scrive alessandra, la tua poesia ha il ritmo del mare e di un respiro in affanno – è carica di umanità
    marina

  7. 2008 Agosto 10
    sandrapalombo permalink

    …le loro donne
    ancora oggi si portano in petto il peso
    e il marchio di una mancanza atroce.

    e tutto diventò silenzio doloroso per loro e indifferente per il mondo. In fondo il dolore ha sempre la stessa faccia ovunque.

    Ti abbraccio

    Sandra

  8. 2008 Agosto 10

    Ciò che la poesia sa compiere di più alto è la comunione del sentire e dell’accadere condiviso. Come qui. Come adesso.
    Un saluto Mapi

  9. 2008 Agosto 10

    marina la morte per acqua e per asfissia è quella che mi fa più paura. nelle litanie dei santi si recita liberaci dalla morte improvvisa e in una preghiera a santa barbara

    Proteggi le nostre navi contro i fuochi del cielo e contro quelli della terra. Copri con la tua protezione gli arsenali che racchiudono la difesa della patria. Ascolta la voce di tutti coloro che t’invocano, sia che essa salga verso di te dal seno della tempesta, sia che parta dalle viscere della terra, e salvaci tutti dal terribile castigo della morte improvvisa.

    ciò perchè nella morte improvvisa non si ha tempo di pentirci

    ma fra la morte per asfissia e quella improvvisa preferirei quest’ultima :-) mi pento ora… ma in ogni caso sia fatta la sua volontà. grazie a tutte per la condivisione
    antonella

  10. 2008 Agosto 10
    lucetta permalink

    Antonella, sei FORTE come sempre.
    In quanto a me, ritengo la morte improvvisa un vero dono divino.
    Se sceglierò io stessa di morire, lo farò per annegamento. In mare, ovviamente. Ritorno all’Infinito o all’Indifferenziato.
    Sai che sono laica e religiosa al tempo stesso.
    Blumy, si vede che i padri scelgono di morire in agosto(mese maschile per eccellenza, essendo sotto il segno del Leone).Anche il mio è morto un 15 agosto di molti anni fa. Il mio rapporto con lui mi ha segnato per la vita.
    Antonella, ti sento vicina quando dici che i premi sono i regali che da bambina non hai avuto(se non ho frainteso). Te ne auguro ancora tanti e sempre più belli. Te li meriti!
    Augurane un po’ anche a me ( mio padre non mi ha mai fatto regali e ancora adesso, con l’autorità- qualunque essa sia- continuo a non avere buoni rapporti, quindi ho un conto aperto coi regali…)
    Un abbraccio grande a te, Antonella, e a tutte voi bellissime e care amiche
    lucetta

  11. 2008 Agosto 10
    fernirosso permalink

    sembra anche una specie di comandamento:-sommergi(bi)le,quelle pene, quelle date-e invece tornano, tornano a galla, a ondate e si fanno sempre più profonde, fiocinate dentro la memoria, precise frecce che colpiscono ogni volta, anche se sembra di aver messo leghe,sotto i mari e leghe di titanio nel nostro cuore.Un testo di grande impatto emotivo. grazie,ferni.

  12. 2008 Agosto 10
    antonia p. permalink

    per una vita che va via, un’altra arriva, fremente di curiosità.
    avrà acchiappato, nel suo volo, i segni lasciati dal mancante?
    tutto può essere, antonella, tutto, anche che festeggi il dodici di agosto perchè ho partorito mia figlia e la vedo crescere, da diciottanni. le date possono giocare sulla nostra vita, ma non sono loro a fissare gli eventi nella memoria; sono il dolore o la festa. la vita o la morte.
    due attimi definiti/vi, che ci colgono sempre alla sprovvista.
    in qualsiasi numero di giorno.
    e credo sia questo che intendevi, belle le tue parole, arrivano sino in fondo alle nostre persone, grazie, antonia.

  13. 2008 Agosto 10

    grazie, Antonella. So che ne sarà felice, perchè anche lui amava la poesia.

    Gli uomini scelgono di morire in agosto, Lucetta? E noi donne ? Che mese sceglierò, io ? Mia madre scelse gennaio, il mese in cui sono nata. Penso che me ne andrò in inverno, magari in gennaio anch’io: il troppo caldo mi da fastidio.

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