“Il semiotico è il livello musicale della poesia..”-Alfredo Riponi

2008 Agosto 5

JAN SAUDEK

Il semiotico è il livello musicale della poesia. Retrospettivamente, è ciò che il bambino articola con il suo balbettio prima di imparare le parole…” (J. Kristeva)

Ecolalie, una sinfonia di testi su una sola lingua, una sinfonia di lingue per un solo testo.
La perdita dei suoni: ecolalia infantile plurilingue, lingua di Dio (aleph), fonemi silenziosi – La morte delle lingue, la loro reviviscenza sotto altre forme, la lingua perduta o proto-lingua – Lingua (della) madre, sfide grammaticali, Canetti, Wolfson, Abu Nuwas, Landolfi – Babele, abitare la lingua.
Il libro di Heller-Roazen è formato da capitoli che s’intersecano, dove la linguistica, la psicanalisi, la letteratura, s’incontrano a partire dal dubbio sollevato dall’origine del linguaggio, sintomo creativo che diviene a sua volta segno di una mancanza originaria, di una perdita che perdura. Nell’infanzia avviene il vero processo d’apprendimento d’una lingua che si struttura sopra frammenti ecolalici. Infiniti nella loro varietà, questi frammenti contengono potenzialmente tutte le lingue. Per apprendere la lingua madre il bambino dovrà sacrificare questa molteplicità all’uno. “Rimane l’eco di quel balbettio indistinto, immemoriale…”. L’ecolalia che ancora portiamo in noi.
A quella prima perdita necessaria di cui non ci dimentichiamo, faranno seguito altre perdite: la perdita degli dèi (cap III Aleph), la perdita di fonemi inutilizzati (cap. IV Fonemi in via di estinzione). Più o meno necessarie, più o meno traumatiche, struttureranno il nostro inconscio e riappariranno nelle espressioni visibili della religiosità e creatività umana, nella poesia.
La parola, l’alfabeto, la scrittura “custodisce l’oblio” della voce. La scrittura diventa il segno di una metamorfosi dolorosa per la ninfa “Io” di Ovidio (cap. XIII La mucca che sapeva scrivere), come per scrittori e poeti in esilio (Arendt, Brodskij). Dalla voce può anche sorgere un divieto di metamorfosi (Canetti – cap. XVI), parola d’ordine o sentenza di morte simbolica che significa “tu sei già morto”. “Quella che ascoltiamo” scrivono Deleuze-Guattari in Millepiani, a proposito di Canetti (enantiomorfosi) “è una parola d’ordine che è sentenza di morte, simbolica, iniziatica, temporanea”. La “lingua-senza-corpo che scrive” nel racconto Valdemar di Poe (cap XV Aglossostomografia).
La lingua materna può diventare anche prigione, la madre di Canetti (nel primo tomo della sua autobiografia, La lingua salvata) lo imprigiona nella “sua” lingua materna, che non è più la lingua di famiglia, ma la “lingua della madre”, il vincolo affettivo. L’incontro con la scrittura si rivelò decisivo per Canetti, ma capì che per la madre “il tedesco era la lingua dell’intimità e dell’affetto”, “il bambino era solo il sostituto del padre morto e dei loro colloqui d’amore spezzati”. L’acquisizione della nuova lingua non fu una lingua straniera, ma “una lingua madre innestata con ritardo e con vero dolore… una seconda nascita”
Le altre lingue che si mescolavano nella sua infanzia nomade hanno relegato il bulgaro nell’oblio del paese in cui era nato. Nel mettere su carta i suoi ricordi d’infanzia, scrive Canetti, “la traduzione si è compiuta spontaneamente nel mio inconscio”, quindi non c’è alcuna deformazione. La lingua dell’infanzia dimenticata trova una nuova musica attraverso una nuova lingua, ma quei suoni infantili della lingua dimenticata sono ancora dentro di lui, agiscono inconsciamente, sollevano veli, echi, designano una perdita. “È perdendo la madre che si scopre che la propria lingua madre è sempre già perduta”. Come la lingua della poesia, che è sempre un’altra lingua tradotta dalla lingua madre, scrive Marina Cvetaeva.
Un autore che non figura nel libro di Heller-Roazen, Samuel Beckett, potrebbe introdurre al capitolo “schizofonetica” e costituire l’anello mancante della catena, tra parola d’ordine, lingua affettiva e metamorfosi linguistica. In Beckett (Compagnia) la voce dice “Tu sei questo e nient’altro”: corpo riverso nel buio, immobile. È il libro della sua infanzia mescolata indissolubilmente ad un presente costruito sulle parole. La voce sembra rivolta ad un altro e inventata per tenersi “compagnia”. “Parla di sé come di un altro. Immagina anche se stesso per tenersi compagnia”. Come Beckett, Wolfson scrive il suo libro in francese e parla di se stesso alla terza persona. In “Logica del senso” (LS), Gilles Deleuze scrive che la lingua materna è “alimentare e escrementizia”, legata cioè alle funzioni del corpo, lingua inglese e cibo indigeribile sono le due minacce della madre al bambino Louis Wolfson (LS, p. 81). I suoni della lingua materna sono dolorosi e devono essere soffocati traducendoli in un’altra lingua. Si potrebbe dire che lo schizofrenico ha bisogno di questa nuova “lingua straniera solo espressiva” (LS, p. 81) per staccarsi dall’oggetto amato-odiato che è il seno materno. Il seno non esiste in funzione, ma preesiste alla bocca che succhia. La voce materna minaccia di sottrarlo: non odore di latte, ma di senso, un senso alterato dagli ordini a cui il bambino dovrà sottrarsi per scoprire “le proprie profondità”. “Per il bambino il primo approccio con il linguaggio consiste appunto nell’afferrarlo come modello di ciò che si pone come preesistente, come rinviante all’intero campo di ciò che è già lì: voce familiare che veicola la tradizione, in cui si tratta già del bambino per via del suo nome e in cui deve inserirsi ancor prima di capire” (LS, p.171). Beckett sceglie il francese sottraendosi alla lingua materna che “ordina” di tornare a casa, impone gioghi affettivi e impedisce di scrivere chiaramente. Ma tornerà all’inglese, all’infanzia, negli ultimi libri. Badiou, analizzando “Worstward Ho” di Beckett, scrive: “Beckett non lo ha tradotto in francese, tanto che “Worstward Ho” sembra esprimere per lui l’irriducibilità della lingua materna. […]. Esistono alcuni testi in inglese che Beckett non ha mai tradotto in francese, e che costituiscono i resti di un qualcosa di più originario della lingua inglese per questo autore…” (Inestetica, Mimesis 2007). Per Wolfson è la costruzione di una “Tour de babil” (Torre di balbettio) che nel suo “cervello ecolalico” guarisce, o cerca di guarire, “le ferite inflitte dai suoni della lingua materna”.
Il libro si conclude con un apologo sulla vita di Abu Nuwas, l’analisi di un racconto di Landolfi e un ritorno a Babele. Siamo tutti eredi degli abitanti senza memoria dell’ultimo “frammento” della Torre di Babele. Forse, conclude Heller-Roazen, “non abbiamo mai lasciato la torre, ma non sappiamo di abitarla”, ovvero di “abitare la lingua”, un’unica lingua dimenticata, respirando l’aria di molte lingue.

Alfredo Riponi

*

Daniel Heller-Roazen, Ecolalie. Saggio sull’oblio delle lingue, Quodlibet, Macerata 2008

21 Responses leave one →
  1. 2008 Agosto 5

    interessante, e con tracce di autori da cui trarre spunti per ulteriori approfondimenti.. oltretutto il linguaggio non è da specialisti , ma può essere ben compreso da molti…( e meno male)

  2. 2008 Agosto 5

    l’origine del linguaggio è un argomento che mi ha sempre attirato, come in un vortice che potrebbe rivelare “altro” insieme alla specifica, ma molto improbabile scoperta…
    ho letto Canetti, e l’ho trovato affascinante, qui nella tua presentazione, poi, ci sono talmente tanti spunti di riflessione e ricerca !
    grazie, ferni:-)
    marina

  3. 2008 Agosto 5

    già presente su Imperfetta Ellisse nei post del 7 giugno e del 27 giugno scorsi, con ampliamenti. Vale comunque la pena di riproporlo. perchè interessante.
    saluti

  4. 2008 Agosto 5
    fernirosso permalink

    Lo avevo trovato in un altro sito che spesso visito con molto interesse,lascio il link a chi come me nutre magari le stesse curiosità:

    http://www.psychiatryonline.it/ital/alfredo2008.htm

    e mi ero riproposta di leggere il saggio visto che un altro noto psichiatra e psicanalista,Salomon Resnik , di cui ho letto e studiato alcuni testi, aveva fatto nascere in me un particolare interesse per la lingua. Devo aggiungere anche gli studi di Semerano che, per altre vie, ha nutrito in me,quelle che poi risultano le ferite gravide della lingua con cui mi esprimo.
    C’è da aggiungere che avevo trovato anche quest’altra interessante recensione in rete,in aprile,
    la lascio qui per chi ha interesse,come link visto che il pezzo è molto lungo:

    http://materialiresistenti.blog.dada.net/post/1206921784/balbettio

    Di Resnik consiglio:
    Il teatro del sogno,di cui so è stata riproposta una nuova edizione.
    Sul fantastico. Impatti estetici.

    Di Semerano la lista è lunga e diretta in moltissime vie, poichè rintraccia e ritraccia la base fonetica,non solo di contenuto e senso, delle diverse lingue del pianeta. Un lavoro immane e appassionato che ritengo all’apice della conoscenza in fatto di lingue.
    Di Daniel Heller-Roazen mancano purtroppo le traduzioni agli altri suoi testi. Buona lettura.ferni

    PS: sto lavorando ora su parola e suono oltre che scrittura e memoria,partendo dall’odissea e rivisitando i personaggi come fgure di questi temi più vasti e storicamente senza limiti,tali e quali li porge a noi, ancora oggi il mito.Bacio,f

  5. 2008 Agosto 5

    divagazione (sul tema) tra ‘cosa’ e ‘parola’

    La parola/cosa (”das ding”), l’oggetto, è per Lacan un ‘rien’, un niente, qualcosa di indefinibile in quanto residuo dell’ordine significante; ciò che è deietto da tale catena, ciò che è perduto si caratterizza in quanto mancanza di significante.
    La cosa non è assimilabile al significante se non nella funzione di quest’ultimo di ciò che Leclaire chiama ‘cache-fantome’.
    Il significante quindi non coglie la cosa che nella sua assenza.
    Nel discorso lacaniano l’oggetto (la ‘cosa’) si presenta sdoppiato in una funzione di oggetto sempre perduto, e in quanto tale abbiamo conosciuto il suo rapporto con la catena significante, e in secondo luogo quale rappresentante dell’oggetto della mancanza. In qualunque delle due accezioni l’oggetto riferisce della mancanza ad ‘essere’.

    mirko

  6. 2008 Agosto 5

    Bell’articolo!

    Passo un link che forse può interessare… http://ripensarebateson.wordpress.com/

    Bye

  7. 2008 Agosto 5

    articolo interessantissimo, per me che amo l’etimo delle parole, la filologia, la psicologia e la psicanalisi e molti degli autori citati, Beckett in primis.

  8. 2008 Agosto 5

    poliglotta è la lingua e chi / me l’ascrisse!

  9. 2008 Agosto 5
    antonia p. permalink

    davvero interessante, vado ad approfondire perchè l’ecolalia, la fase di lallazione, è stato oggetto e lo è tuttora della mia formazione professionale, con tutti i legami alla psicologia ed alla psicanalisi, vedi la spiegazione di mirko su lacan, che noi abbiamo sviscerato a lungo, la cosa mancante, l’oggetto che
    scompare e ricompare, solo allora il b. si rende conto dell’esistenza della “cosa”….curiosità: la foto che posti , cara ferny,è sui muri di casa mia, sotto forma di cartolina incorniciata! ho questa manie, i miei gioiellini sono poche cose, come cartoline o foto appiccicate nelle varie stanze perchè mi piacciono!! grazie dei link consigliati. ciao.

  10. 2008 Agosto 5
    fernirosso permalink

    Grazie a voi tutti per gli ulteriori arricchimenti. Grazie davvero e spero che ancora altri portino la loro ecolalia feconda, ferni

  11. 2008 Agosto 6

    L’etimologia delle parole è la psicologia del linguaggio… – Alberto Savinio

  12. 2008 Agosto 6
    Molesini permalink

    Interessante.
    E poi c’è una lingua paterna, Mirko fa accenno a uno dei suoi idealizzatori primari, che scaravolta via quasi tutto e ne fa stracci.
    S’impone nella scuola e nel funzionamento dei comportamenti utili, aiuta ad allontanarsi dalla simbiosi mortifera ma blocca con rara possibilità d’appello nella direzione normale.

    E così, malgrado la loro bellezza tentata, secondo me niente di meglio di Prévert o Eluard tradotti in italiano, per dire.

  13. 2008 Agosto 6
    margheritarimi permalink

    Lo sviluppo del linguaggio esperienza “simbolica” del bambino che implica una evoluzione ma anche la perdita di uno stato precedente in cui vocalizzi-corpo e madre erano una esperienza simbiotica.
    Dove nasce il linguaggio avviene una perdita…e la possibilità di tollerare l’assenza (come nel gioco del rocchetto di Freud)
    Posso pensare che parte della creazione poetica stia in un regredire verso stadi precedenti come dice la Kristeva.
    Libro complesso ed intrecciato da diverse angolazioni.
    Grazie ferni
    margheritarimi

  14. 2008 Agosto 7
    fernirosso permalink

    ancora una volta grazie a voi,prendo appunti e poi vado in caccia dei testi che possono aiutarmi a trovare il filo di una eco comune.ferni

  15. 2008 Agosto 8

    A proposito di simbiosi materna, come metafora della vita corporea e della morte psichica, e dello squarcio nella relazione imposto dal terzo paterno, che aprendo la via al pensiero interrompe l’universo indistinto dei corpi madre-figlio, c’è un libro molto bello di Racalbuto, psicoanalista italiano morto da poco. Tra il fare e il dire, si chiama… se la memoria non vacilla… Torno con maggiori informazioni.

  16. 2008 Agosto 9
    alessandrapigliaru permalink

    Prendo appunti anche io e cerco di ordinare subito il libro. Sempre un bene leggere qualcosa di interessante inerente il linguaggio :)
    Grazie ferni per la segnalazione.
    Un abbraccio,
    Alessandra*

  17. 2008 Agosto 9
    fernirosso permalink

    Ti conviene farlo per tempo perchè ne occorre un po’ per riceverlo.Non è subito disponibile, per lo meno qui a Padova. Ciao Alessandra,sono in partenza anche io,ci sentiamo presto,ferni

  18. 2008 Agosto 9
    alessandrapigliaru permalink

    Grazie Ferni, lo faccio stasera allora insieme ad un’altra lista di libri della Moretti&Vitali. Ho intenzione di averne il più possibile. Non so se conosci la casa editrice ma meriterebbe più di un post per le scelte editoriali che mette in cantiere; titoli davvero belli. Ora sto ultimando quelli di Italo Valent, mi manca solo Asymmetron. Microntologie della relazione che sarà nelle librerie ad Ottobre. Ma la lista è sempre troppo lunga….
    Lavorare in una libreria comincia ad essere deleterio :)

    Buon viaggio allora e buon riposo :)

    Alessandra*

  19. 2008 Agosto 12
    fernirosso permalink

    grazie anche a te e di nuovo Alesandra,ho ripreso nota e passerò in libreria dove la lista si era già allungata.Purtroppo le ferie non aiutano i trasporti dai magazzini alle librerie.Bisognerà attendere il rientro. Intanto ancora grazie.ferni

  20. 2008 Settembre 8

    grazie, con un invito alla seconda lettura su Imperfetta Ellisse

    a.

  21. 2008 Settembre 8
    fernirosso permalink

    Grazie di essere passato di qua.Non mancherò, personalmente, di venire a leggere al sito proposto. Grazie,fernirosso

Leave a Reply

Note: You can use basic XHTML in your comments. Your email address will never be published.

Subscribe to this comment feed via RSS