Ho in odio le nasali lamentazioni autobiografiche, i corrucci lirici e allusivi; né vi indugerei ora, se non per introdurre e far ragionevole la storia che ora si narra, non per insolente narcisismo, ma per custodirne la qualità testimoniale.
Inospite ed irto, io vivo in una gibigianna di tetri prodigi; fuggo le voci registrate dei vivi, indugio in gutturale conversazione con i fiati biascicati, i rochi ronzii dei peluriosi imprefetti; i non nati, i non morti, i misti di vita e morte; annoto gli scricchi compitati dei sassi, le smozzicate ragioni degli insetti, raccolgo le confessioni dei vegetali agonizzanti. Amo la compagnia, tra tutte discretissima, dei morti.
In queste vite, quale la mia, tracciate a matita contro l’impudico technicolor dell’universo, in queste esistenze lucìfughe, gattesche, accade talora una irruzione di luci crude e pungenti, un frastuono sardonico e rovinoso atterrisce la casa deserta, il cui silenzio è per solito appena intaccato dal gemere di un rubinetto consunto da mani ormai morte. Tenebre arcaiche, silenzi tombali, sono senza difesa contro il raschio di un’unghia, una lucciola. Talora una fosca euforia, un subito disamore della puerizia delle nostre tenebre ci fa sleali a noi stessi; la notte sfinita della propria compattezza, si inabissa nel suicidio dell’alba.
[Giorgio Manganelli, Testimonianza di un giovane solitario, in Hilarotragoedia, Adelphi, pp. 62,63]







Eccoun bell’incipit per iniziare la giornata.
Sandra
Per aggiungere memoria a memoria uso quella donataci da chi lo frequentò.Sono due testi di Alda Merini e poi uno schizzo di MAria Corti che lo ricorda con la Merini.
Mi sembravi una foca, Manganelli,
bonaria giocherellona
che invitava i bambini allo zoo,
eri grasso e facondo,
ma quella buffoneria animalesca
nascondeva sapientemente l’ingegno dell’io,
maestro di un’epoca intera.
Alda Merini
*
Il gobbo
Dalla solita sponda del mattino
io mi guadagno palmo a palmo il giorno:
il giorno dalle acque così grigie,
dall’espressione assente.
Il giorno io lo guadagno con fatica
tra le due sponde che non si risolvono,
insoluta io stessa per la vita
… e nessuno m’aiuta.
Mi viene a volte un gobbo sfaccendato,
un simbolo presago d’allegrezza
che ha il dono di una stana profezia.
E perché vada incontro alla promessa
lui mi traghetta sulle proprie spalle.
*
Per finire,di Maria Corti , dall’introduzione a Vuoto d’amore: «…ogni sabato pomeriggio lei e Manganelli salivano le lunghe scale senza ascensore del mio pied-à-terre in via Sardegna e io li guardavo dalla tromba della scala: solo Dio poteva sapere che cosa sarebbe stato di loro. Manganelli più di ogni altro l’aiutava a raggiungere coscienza di sé, a giocarsi bene il destino della scrittura al di là delle ombre di Turro».
Un autore che ho incrociato sui libri,come spesso accade,attraverso la citazione ora di uno odi un altro autore.Grazie Alessandra per la rapida occhiata che ci hai proposto. Buona giornata, ferni
‘conosco’ Manganelli poeta, ma non avevo mai letto niente di suo in prosa: potente, carico di uno ‘spleen’ robusto e intrigante, mi attrae molto.
sono felicissima di vedere che esistono altre ostinate fan di manganelli. do anch’io quasi quotidianamente il mio contributo:
http://cosedalibri.blogspot.com/2008/05/per-non-rimanere-orfani-sanniti-o-altro.html
a presto,
anna
Io invece non lo conoscevo…quindi traggo un buon input per cominciare una scoperta. Grazie cara Alessandra. Un abbraccio Erika
Grande !!!
MPia Quintavalla
Un autore che mi ha lasciato il segno fin dall’inizio. Unico nel suo genere, unico in Italia, direi, quel suo stile barocco e grottesco. (quindi tragico) .Grande.
Invece non conosco la sua poesia ma….credo non possa avere la potenza eversiva della sua straordinaria prosa.
Grazie per la proposta, cara Alessandra, specialmente della Hilarotragoedia, uno dei suoi primi capolavori.
un abbraccio
lucetta
Grazie a tutti gli intervenuti.
Terrei molto a riportare altri passi di Giorgio Manganelli, intanto perchè sono di un intellettuale specialissimo, poi perchè trovo la sua prosa di una radioattività fulminante. Nel post è segnato il numero 1 appunto perchè nelle prossime settimane posterò altri testi, non facilmente reperibili in rete, che spero fin d’ora possano essere di vostro interesse.
Avremo modo di parlare più approfonditamente.
Un abbraccio a tutte,
Alessandra*
“Ho in odio le nasali lamentazioni autobiografiche, i corrucci lirici e allusivi; né vi indugerei ora, se non per introdurre e far ragionevole la storia che ora si narra, non per insolente narcisismo, ma per custodirne la qualità testimoniale.”
“…la notte sfinita della propria compattezza, si inabissa nel suicidio dell’alba”.
Mi sono immamorata follemente, perdutamente. Forse toglierà il posto al libro dell’inquietudine di Berardo Soares.