dentro il bosco in una città ho trovato un corpo-fernanda ferraresso
Secret Garden – Heart String
e
mi stai davanti
umido segreto
un bosco capovolto dalle impronte
torri di ali pagine di suoni
sotto i piedi
vecchie sostanze il tuo corpo radici inquiete
cammini decomposte vesti
vieni con me spostandoti
in lievissimi fruscii abiti
le foglie i sentieri
sorreggi cordoni di insetti sopra la tua lingua
l’urgenza
il volo la cattura e la preda
lo striscio la trasparente sottilissima muta
la velina di una serpe
la tua pelle contro il mio passo
pesante tra le erbe.
Raccolgo il tuo occhio
dentro gli schianti
mentre ti intacco la schiena
scabra: tu dentro di me una freccia
movimento simultaneo un respiro
senza tracciato un segno
l’approssimarsi del confine.
Secret garden the promise





musica ed immagini, come sempre unite, a te.
mi regali un atiimo di quiete, grazie,a.
c’è quella fusione dell’uomo con il paesaggio, con gli elementi della natura che molti poeti amano (ricordi Padre nel paesaggio di Van Toorn?) e io non faccio eccezione; nè tu, che hai scritto qualcosa di molto molto bello . complimentoni, ferni !
Sai che faccio, ferni? Approfitto della spiegazione che mi hai dato sul tuo blog e metto giù un commento da lasciare le signore a bocca aperta
Anzi, no. Così, se vogliono, vanno a leggerla.
Ho ripercorso con piacere il tuo sentiero. Ciauz!
non vorrei avere interpretato – e letto- “male” ma a me verrebbe da leggere questo testo in una duplice maniera: una immersione panico-sensuale all’interno di un rapporto diciamo sentimentale, oppure uno stingersi drammatico in una riduzione-cancellamento con un che di mortuale , e pure con un che di divoramento …certo, qualunque sia la lettura esatta, il tutto è ben “detto”
Tra arcani
i-deo-grammi
naviga la lingua
nella carta una rotta
in-certa.
Penso cioè che ognuno di noi percorre i testi e la scrittura secondo i propri passi e le proprie mappe,il cartografo nei sensi e nel proprio intelletto…o tra le curve di un cuore che cerca i suoi planetari terrestri.
Un tempo qualcuno, in questo sito, mi aveva detto di non spiegare ciò che portavo,dunque lascio nelle pieghe della parola e ai fotogrammi dei video, ciò che ha mosso me in questi incontri.Buona lettura di entrambe le scritture.Grazie,ferni
io ci leggo, ferni, l’identificazione tra una creatura vegetale (un albero) e una umana ( un uomo, appunto) e l’io che osserva, vive, “palpita” questo rapporto…
Sono fuori strada!?
Un abbraccio
G.
Questa mi pare davvero bella,
bella bella bella
non Arte_fatta
mi ha preso davvero
lucio
all’interno della città ci sono aree dedicate al verde, ai giardini, ai parchi, ma la mappa del corpo della città,un corpo intero anch’esso,mostra i suoi polmoni, i suoi occhi, il suo volto mutevole,le braccia,la bocca,…insomma un corpo completo,in cui vivono i corpi separati degli uomini che la abitano.Un bosco a loro volta, fatto di alberi vecchissimi e tenerissime gemme. Ho insomma invertito, capovolto i ruoli, e visto da angolazioni di volta in volta mutevoli ciò che noi siamo e il luogo in cui viviamo che, solitamente,siamo soliti dividere,confinare e dunque emarginare dentro ambiti precisi,ma meno vitali.La città vive noi mentre ci calpestiamo poichè il corpo di uno è il corpo dell’altro,in un erotismo davvero inquietante e meraviglioso all’un tempo.Dentro questo luogo c’è insomma un insieme di luoghi,che non sono somma di questo e quello,ma un intero che noi non pratichiamo se non con le nostre regole, regole che spesso imbavagliano il sentire,emarginano emarginandoci.C’è anche un cadavere ? Si c’è anche quello, appartiene a chi non sente la vita in ciò che ha intorno e dentro. Un bacio a tutti quelli che ..mi hanno “intaccato” la schiena…ferni.
Tutto bello e struggente, cara Ferni, e tanta tanta malinconia soprattutto nei due filmati ; nelle tue parole invece-quelle che vogliono spiegare e spiegare- l’ansia, appunto, di spiegare… Forse è una tua necessità che non contrasta però col testo, non fraintendermi.
Grazie della proposta
e un abbraccio
lucetta