Mal d’Africa

Testimonianza (riportata da un opuscolo di Medici senza frontiere) di una ragazza di 26 anni della provincia di Ouham, Repubblica Centrafricana, che mi ha suggerito la poesia:
“La mia casa è stata bruciata, così come tutte le case intorno al mercato, tutto è andato perso. I soldati hanno ucciso quattro uomini del mio vicinato, accusati di essere ribelli e la cui unica colpa era quella di nascondersi nella loro casa. da mesi e mesi vivo nascosta nella boscaglia e proprio qui è nato il mio bambino, prematuro. Sono ferita e malata. Non ho un riparo sicuro e non ho più scorte di cibo nè riserve di semi. vorrei ritornare al mio villaggio, ma ho troppa paura di essere uccisa”
Corri, piccino, corri con me:
la nostra casa è stata bruciata,
le case di tutto il villaggio
sono soltanto fumo e tizzoni.
Intorno al mercato nulla si muove:
la vita che c’era, il chiasso, i colori
i bimbi vocianti, i vecchi sdentati
sono spariti come ombre la sera.
Brucia il sole, è lama di fuoco
volano i piedi ma sono piagati
Laggiù, laggiù è la salvezza.
Come un uragano sono arrivati
i soldati: “ribelli” hanno urlato
[schiuma di rabbia la bocca
fiamme di odio gli occhi sbarrati]
quattro di noi non sono sfuggiti.
li hanno ammazzati come bestie al macello.
Brucia il sole, è lama di fuoco
perdona piccino i sobbalzi.
Laggiù, laggiù è la salvezza.
Fuggi veloce, sei un lieve fardello
sei vita e speranza, ti devo salvare.
A nascere, aspetta, che batta più piano
il mio cuore d’affanno, che amaro
non sia questo cielo innocente
che il sole non porti più lutto né sangue.





E’ un omaggio, inadeguato e indegno, all’Africa delle mille tragedie dimenticate, che non riescono a coinvolgerci e sconvolgerci come quelle degli altri continenti…
Gisella
Non avevo mai visto una donna di colore incinta, giuro, nonostante abbia studiato all’università su libri opportunamente illustrati e fatto addirittura due corsi (all’epoca..) sulla vita in Africa.
L’immagine mi ha attratto e molto volentieri mi sono fermata. Ho apprezzato questi versi in particolare:
Brucia il sole, è lama di fuoco
volano i piedi ma sono piagati
e poi ancora
..ti devo salvare.
A nascere, aspetta, che batta più piano
il mio cuore d’affanno..
Mi hai commosso, Gisella.
Rina
Africa che non sei casa mia e ti tengo dentro la testa
Africa deserto di pensieri che si ammazzano a vicenda Africa non mia Africa senza guerrieri
senza savane e leoni che attaccano la preda
Mi sei antenata per ogni palmo di pelle
per ogni storia scritta in forma di leggenda
Africa come un fiume fatto di polvere e di sole
colma di sguardi pronti a salpare
Quante volte ti ho veduta e svenduta
insieme ai compratori di schiavi di avorio di caffè
Tu mi hai profumato di ogni spezia
ingioiellato delle tue canzoni
e ti ho sentita dentro il battito dei tamburi
come fossero nate dentro il mio ventre
tutte le tue genti.
Africa che mi germogli in bocca
come un seme che non cresce
Africa inginocchiata
avvilita,manomessa
Africa su cui si gioca col piattino della frode
col denaro che si fa dolo del dolore
Africa spergiurata e giudicata
guardata e analizzata
come un male incurabile che ci fa bene guardare
oltre un vetro di penosa compassione.
Africa distenditi nel mare
covane le uova e chiudi le stagioni in una morsa
tra le tenaglie del tuo sole
Agisci Africa
fatti sovrana tale e quale tu già sei
anche se ormai sembra persa la memoria.
Grazie.Ho pensato di battere sulla mia pelle di vecchio tamburo e risponderti come un tempo si faceva tra le tribù,come se a un battito un altro facesse eco.Grazie,ferni
@Rina, a pensarci bene, forse nemmeno io…grazie dell’attenzione
un abbraccio
Gisella
Africa che mi germogli in bocca
come un seme che non cresce…
bellissimi versi Ferni…grazie
un abbraccio
Gisella
L’immagine che accompagna il post è positiva, ma l’argomento affrontato dalla poesia è tragico, perché rimanda a tutte le guerre civili che sono in corso in Africa.
Cristina
Sì, Cristina…l’immagine di positivo ha quel ventre, che racchiude una vita, ma basta guardare l’espressione di questa ragazza, per comprendere il contesto tragico in cui vive…grazie, un caro saluto
gisella