Canto Bruno – di Silvia Molesini
“Ah! Come ho grosso il cuore
e come vorrei versarlo”
la triste, la smargiassa, l’aspra
dicono sbiascicando -
Nessuno le ha persuase
per una, diciamo, sensatezza
a rinunciare al pianto -
Il pianto non ci sprezza:
è quel ritorno consentito
ai posti lontani – Un’inezia
soprannaturata eternata e
sovra stante – Durante
me,
dicono ’ste tre donnicciole,
passa un movimento fermo
e passano mille rose rose
mai dedicate (al tuo fratello
minore!)
ma queste ore
ma questo caldo
e questo luglio cantano:
ah! come ho grosso il cuore!
e come vorrei versarlo
sulle palpebre di chi
guarda il dolore accadere
e sulla schiena di chi
non lo vede -
“Quanto poi, Gelsomina
soccorrerti il digiuno
e la notte che non finire
e la notte che non dormire
perché proprio ora
nessuno
nessuno
(e piange)
nessuno
venire.”





che bella e raffinata questa tua, i miei complimenti sentiti
roberto
bravissima
Ma quando si scrivono versi, dire brava, vuole dire qualcosa? Si, perché tra i tanti che ho letto, questi sono versi.
è la gelsomina di fellini?
Grazie per la restituzione.
La Gelsomina è un po’ del Fellini, Anto, come dici, ma un po’ anche del fiore e un po’ della femmina d’uomo.
Un caro saluto.
…è quel ritorno consentito ai posti lontani…
bellissima definizione di pianto
Gisella
mi prende, Silvia, questa sapiente commistione di linguaggi “aspri” e culti con la risultanza di alta poesia.
Un caro saluto.
mirko
sembra uno di quei dialoghi che si lasciano rubare se solo poni orecchio a quello che sta vicino a te e,se solo poni attenzione che basta,senti che sono tue quelle parole, quella stessa dolorante parola che è nata da un cuore grosso,un concertato dolore per l’umanità che si ritrae,in tutti i sensi. Un bellissimo pezzo di animata memoria:poesia che si dice senza grafismi.Grazie Silvia,letto più di una volta e a distanza di giorni,ed era ancora parlante, proprio come le voci nell’aria che poi diventano corpi nel tuo corpo.ferni