Canto Bruno – di Silvia Molesini

2008 Luglio 14
by Molesini

“Ah!  Come ho grosso il cuore

e come vorrei versarlo”

la triste, la smargiassa, l’aspra

dicono sbiascicando -

Nessuno le ha persuase

per una, diciamo, sensatezza

a rinunciare al pianto -

Il pianto non ci sprezza:

è quel ritorno consentito

ai posti lontani – Un’inezia

soprannaturata eternata e

sovra stante – Durante

me,

dicono ’ste tre donnicciole,

passa un movimento fermo

e passano mille rose rose

mai dedicate (al tuo fratello

minore!)

 

ma queste ore

ma questo caldo

e questo luglio         cantano:

 

ah!   come ho grosso il cuore!

e come vorrei versarlo

sulle palpebre di chi

guarda il dolore accadere

e sulla schiena di chi

non lo vede -

 

“Quanto poi, Gelsomina

soccorrerti il digiuno

e la notte che non finire

e la notte che non dormire

perché proprio ora

nessuno

nessuno

(e piange)

nessuno

venire.”

8 Responses leave one →
  1. 2008 Luglio 14

    che bella e raffinata questa tua, i miei complimenti sentiti
    roberto

  2. 2008 Luglio 14

    bravissima

  3. 2008 Luglio 15
    linguaromana permalink

    Ma quando si scrivono versi, dire brava, vuole dire qualcosa? Si, perché tra i tanti che ho letto, questi sono versi.

  4. 2008 Luglio 15
    antonella permalink

    è la gelsomina di fellini?

  5. 2008 Luglio 15
    Molesini permalink

    Grazie per la restituzione.
    La Gelsomina è un po’ del Fellini, Anto, come dici, ma un po’ anche del fiore e un po’ della femmina d’uomo.
    Un caro saluto.

  6. 2008 Luglio 15
    m.gisella catuogno permalink

    …è quel ritorno consentito ai posti lontani…
    bellissima definizione di pianto
    Gisella

  7. 2008 Luglio 18

    mi prende, Silvia, questa sapiente commistione di linguaggi “aspri” e culti con la risultanza di alta poesia.
    Un caro saluto.

    mirko

  8. 2008 Luglio 19
    fernirosso permalink

    sembra uno di quei dialoghi che si lasciano rubare se solo poni orecchio a quello che sta vicino a te e,se solo poni attenzione che basta,senti che sono tue quelle parole, quella stessa dolorante parola che è nata da un cuore grosso,un concertato dolore per l’umanità che si ritrae,in tutti i sensi. Un bellissimo pezzo di animata memoria:poesia che si dice senza grafismi.Grazie Silvia,letto più di una volta e a distanza di giorni,ed era ancora parlante, proprio come le voci nell’aria che poi diventano corpi nel tuo corpo.ferni

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