Pasteggiando con l’eucarestia, di Doriana Goracci

Quando ero piccolina mi veniva fatto divieto di seguire la messa a capo scoperto, ero una Maddalena evidentemente in fieri. Le prime domande che cominciai a porre a Don Diego, animatore di Gioventù Studentesca, furono quando avevo 14 anni e cominciavano ad andare in voga le messe cantate con chitarra e a testa femminile scoperta.
Cominciava ad apparire tutto un altro mondo possibile: pane al posto dell’ostia, la scuola di Don Milani, contaminazioni gitaiole con agnostici e primi capelloni contestatori a convegno cattolico.
Mi convinsi, pur non abbracciando niente, che interpretare la vita come un’ intellettuale di massa, era rivoluzione come quella fatta da Cristo.
Ma già a diciassette anni, i frugali pasti a pane e vino, post pubblica confessione-conversazione, finirono in Azione Cattolica, come Don Diego, da Roma in un’oscura parrocchia di Ostia Lido: prendere o lasciare. Mi posi fuori con rispetto sia mai, d’altronde mi sembravano molti di più quelli che lavoravano e studiavano “gramscianamente”, di quelli che la rivoluzione la volevano fare dentro alla Chiesa.
Il Movimento studentesco del ’68 e ’69 con lo smantellamento dei cardini baronali e del signoraggio, fossero pure della Chiesa e dell’Università e della Fabbrica, mi travolse con la sua valenza culturale e creativa ma non al punto di entrare nella lotta armata, e nè amarla per niente: già mi era sempre pesata la croce delle guerre coloniali e missionarie, preferivo i fiori dentro i cannoni.
Non entrai in fabbrica, ’che a Roma non ce n’era una vera davvero, diventai una bancaria, quella classe sfottuta da Venditti, dove si fabbricava l’usura del risparmio, capii ben presto la Finanza creativa per le masse.
Il marxismo-leninismo nella versione della Terza Internazionale, così all’apparenza rivoluzionario come il Cristianesimo, mi era andato subito molto stretto, come il nodo del fazzoletto sotto alla gola da portare a Messa.
Nulla poterono i papi buoni e gli scout libertari frequentati per un po’ dai miei figli, gli spretati e missionari di periferia, tantomeno le suore che giocavano a pallone o le tonache a Sanremo: chi voleva poteva accomodarsi per la Comunione e alla sua liberazione, non io.
Preferii le lotte per il divorzio, l’aborto, l’antinucleare: mi sembrarono poi negli anni 90, tutte faticosamente assodate.
E poi guarda un po’, mi ritrovai nel 2002, giovane invecchiata a tempo perso, di nuovo di fronte alle parrocchie e ai mercati di periferia, a vendere bandiere arcobaleno con volantini fieri di No Logo e a raccogliere tante, tante firme, come i contratti di Borsa…
Genova vissuta davvero, mi offriva un’altro mondo possibile, alla pari di una Rifondazione della politica: manina nera, corpo a mo’ di tatzebao, lacrime e sorrisi, piovvero come i lacrimogeni e i randelli e la violenza della non violenza propugnata.
Sabati infiniti, che finivano con altri migliaia magari a Piazza Venezia, come in quei primi anni anni ’70, dove appena 100 metri più in là, un cordone montano di polizia, divideva il mondo possibile dallo struscio indisturbato in acquisto per le vie del Corso, dove si scioglieva sfinito ma contento come un beota, quello impossibile.
Stavo molto male quando morì Wojtyla, non c’era altra notizia che la folla in attesa di piangere la sua morte: ero sconvolta da questa partecipazione e me la sorbii da un letto.
Se ne avvicendò un altro di Papa, assolutamente uguale come tutte le fumate bianche e nere dei Padroni, che sono dovunque come Dio.
E se non taccio oggi come ieri, è perchè non trovo un altro Movimento possibile contro la Menzogna, e assisto alla perdita dell’Italia contro la Spagna sul Campo, ai divorziati divini e puri che ripasteggiano ad ostia, alle vergogne dei missionari di essere italiani e cristiani, alla rivendicazione dell’arcobaleno e del nucleare, della Vita e del Feto, della Guerra in missione di Pace, della Rifondazione europea e globale del liberismo trasformista, al rimbombo mediatico con suono austero ed imperiale di chi dice:“ Lottare senza sosta per l’accoglienza ai poveri”.
E’ l’annuncio del regno di Dio e la proclamazione della sua presenza nel mondo, tra gli uomini: lo rimando ai nostri debitori, come la fede la speranza e la carità, a quei pochi che non pagano mai e continuano a pasteggiare lautamente con ostie ed etica, sbafando, minacciando e marciando in nome di tutte le donne e gli uomini di buona volontà che li sostengono.
Sulla distruzione di Sodoma e Gomorra esistono “varie” versioni, solo il Mar Morto è rimasto tale perchè è un lago e i pesci non ci possono vivere, tale è la concentrazione di sale ma i suoi fanghi giovano a livello cosmetico come i rotoli rinvenuti che descrivono il Manuale di Disciplina, la Regola dell’Assemblea, il Documento di Damasco, la Regola della Guerra.
Il Grande Leviatano organizza come sempre “lauti pasti,” altro che ultime cene… magari in autunno, se vi mettete in lista.
Doriana Goracci
[23 giugno 2008]





Hai evidenziato una “MODA”più che un modo di porsi che tenga conto della capacità di fare sempre i conti con se stessi, con nitidezza ,anche con forza,ma con chiarezza di presupposti e di obiettivi.E il modo si fa modalità continuata,da secoli per secoli.Amen.
Sembra davvero che non se ne esca, il tempo è lo stesso anche se sembra che siamo qui, in questo oggi dove si pasteggia con l’ostia della vita di molti che se la sentono scappare da dosso,rubata con false ragioni di economia e falsa morale.
Ciò che affiora qui è l’oscurità di ogni “manovra” che si trasforma, a ben guardare, in raggiro, in fraudolenza, in falso all’unico scopo di raggiungere un potere su chi è esattamente come chi crede di possedere le chiavi per governare.Che sia re-ligione o legione militare o politica non cambia da quanto tu dici a ragione.
Un’analisi amara e diretta, ma va fatta:un rendersi conto, senza sconti e infingimenti.Grazie,Doriana per l’attenzione che poni nel vivere.ferni
Grazie a te Ferni, di sostenermi, sapessi tra caldo e pensieri…come mi viene di vacillare e disattendere, distrarmi e fingermi sorda e cieca…ma quella “modalità continuata” mai abbandonata e da te così ben descritta, mi risveglia uno spirito di ribellione, non sedato.
Un bacio cara e grazie
Doriana
è questo il punto, Doriana: tutti ci indigniamo o ci commuoviamo, molte/i di noi hanno vissuto direttamente o indirettamente il ‘68 (senza fare manifestazioni come un mio collega che andava in processione con l’effigie di Mao …), vicino alla casa dello studente, a Cagliari, c’erano la sede del MSI e la facoltà di Lettere era ROSSA che di più non si poteva. ergo un continuo andare e venire ci camionette della polizia, pestaggi senza troppe conseguenze dopo le assemblee … diamo a cesare quel che è di cesare. il ‘68 ha avuto i suoi meriti (e i suoi eccessi !).
tutti seguiamo le vicende del mondo ma, forse perchè tu sei una giornalista ti infiammi di più per tutto (o forse è il contrario) e non so se tra dieci, vent’anni avrai ancora voglia di scaldarti tanto. hai visto quel bellissimo film (bello e vero che è La meglio gioventù ? ecco, quello è uno stralcio di vita e di storia. in chi ti riconosci ?
Sono molto contento di percepire una ventata di vitalità, in questa Italia dove il richiamo al carcere e alle punizioni (non certo per Lui) sembra sia l’unica questione importante da trattare. In una Italia che sembra preda d’una narcosi ipnotica collettiva, mentre si attuano disastri economici, politici, giuridici e morali. Per quel che hai descritto, Doriana (facendo un po’ di conti con i fatti narrati siamo più o meno coetanei), ci sarebbe molto da dire. Aggiungo solo che Nietzsche aveva giustamente intuito nel comunismo una forma più raffinata di cristianesimo (proiezioni sul futuro, ad esempio: la speranza comunista del “sole dell’avvenire” e quella cristiana di “una esistenza migliore dopo la morte”, l’elogio della debolezza, ecc.). E se oggi il caro Fredrich vedesse un Veltroni dovrebbe mestamente complimentarsi con sè stesso per la giustezza della sua analisi (e io ho votato Veltroni nel tentativo di scongiurare un danno molto maggiore).
Concludo con una domanda: cosa ne pensi della manifestazione di oggi a piazza Navona? A mio parere è molto importante.
Un abbraccio,
Gaetano
P.S. Molto bella la foto che hai inserito a commento.
Cara Blumy, vidi in anteprima, ancora abitavo a Roma, il film che hai citato…non mi riconobbi se non in figuranti speciali e comparse nello stesso. La mia frequentazione della Sapienza, fu di poche lezioni e non dei miei professori, lavoravo da quando avevo quindici anni e mi laureai mentre ero in banca, dove sono stata per 31 anni. Oggi scrivo, e sono un’attempata signora di quasi 58 anni, senza avere l’onore e l’onere di essere giornalista. Le mie riflessioni-sommovimenti non hanno un blog- un sito privato e personale, come le poesie che scrivevo da quando ero bambina. Non ho mai pubblicato niente , nè avuto editori che hanno puntato sulle mie evidentemente scarse capacità autopromotrici. Veramente una volta vinsi un concorso di poesia, indetto dal Circolo dell’allora Comit, con una giuria presieduta da Bevilacqua. Fu fonte di scoperta, apprendere che in centinaia, più di uomini che donne, scrivevano poesia e narrativa, in un disperato e gioioso anelito di affrancarsi dagli obblighi abitudinari del lavoro: una pazza voglia di dire ed esporsi. Vinsi anche la pubblicazione di un piccolo racconto-cronaca, post Genova 2001, in un libro che devolveva i suoi introiti al comitato Giustizia e Verità per Genova. Era intitolato “Giorni di ferie” , come quelli che presi per “accompagnare” mia figlia allora sedicenne e i suoi 4 amici. Ma oggi le mie ferie continuano indisturbate, sono in pensione, anzi ancora rimango per qualche mese in esodo volontario.
Le mie muse ispiratrici, sono le donne e gli uomini che ancora riescono ad avere guizzi di vita, che vivono accanto e lontano da me, che scrivono lettere privatissime, a volte amare, a volte in cerca di ascolto e comprensione. Mi infiammo leggendo Renzo di Genova, che è cieco e legge con il sistema vocale, per Enrico di Terni che mi invia rassegne di articoli che circolano quasi nel mistero, per ragazze e donne anche anziane che ancora si infiammano, per le commesse dell’alimentari che vogliono prendersi una vacanza di alcuni giorni, per le romene alla ricerca di un lavoro non “per la strada”, per i preti che si ostinano a stare alle dipendenze della Sacra romana Chiesa, per Emanuela Orlandi che l’aveva vista Chi l’ha visto, nelle segrete…
Mi infiammo per certe poesie che capitano quì, racconti di vita assolutamente comune, tale e quale a quella che conduco da sempre.E ancora ad una presentazione pubblica di un libello scritto in provincia, alla repressione dell’Informazione, al buonismo che seda, alla delega che lascia a pochi l’aspirazione di vivere decorosamente, mi infiammo anche per i semi che ho messo nell’orto quì vicino a casa mia e scopro che le formiche combattono e liberano dai pidocchi il limone e non si sa come, sono nate le margherite buone per la camomilla, quella che forse dovrei prendere quando mi infiammo ma per fortuna soccombo almeno sei ore continuative di sonno, alla notte. Amo il mattino come una contadina e mi piace immaginare alla notte una liberazione privata e collettiva con un sogno che non so descrivere.
Ti abbraccio
Doriana
Carissimo Gaetano, hai citato un’autore che mi è molto caro, come Pasolini…Sono andata a ripescare il titolo del libro per il quale vinsi la pubblicazione del mio raccontino, è ‘GENOVA, LUGLIO 2001: IO NON DIMENTICO’ . Ecco diciamo che non mi faccio sedare, cerco di mantenermi sveglia. Sono diventata in sette anni una professionista di manifestazioni, presidi, sit in…i girotondi non li ho mai partecipati. In un certo senso questo di oggi ri-vive una stagione alla ricerca di verità e giustizia, quel che rimane di una Italia che ricorda alcuni articoli della sua Costituzione. Se non fossi nel mezzo di una cistite da stress, penso che sarei andata, anche perchè ci sarà sicuramente anche il Gruppo di Roma Megachip, con il suo Canale Zero e il neo nato format Pandora. Fu lanciato alcuni mesi fa e continua un appello che diceva “una vera e propria emergenza democratica impongono di rompere indugi e timidezze, divisioni e recriminazioni…Per farlo è ormai indispensabile dotarci di strumenti di comunicazione di massa che realizzino un’informazione democratica e che ingaggino una battaglia per la difesa della democrazia e del Bene Comune.Noi riteniamo che milioni di persone, in Italia, aspettino questa proposta e siano pronti a sostenerla.
Ma farla richiede un impegno finanziario non indifferente. Non vi sono partiti, sindacati, imprenditori disposti a finanziarla. Se vi fossero vorrebbero controllarla. Cioè non servirebbe allo scopo. Quindi dobbiamo fare per conto nostro. Ciascuno di noi, di voi, diventi editore e protagonista”.
ci saranno altri oggi, spero anche per questo tema. In proposito concludo così il mio sfogo quotidiano dal titolo “Il punto G: tra Genova e Giappone”
*In Italia si fa girotondo sul ventre del potere l’ 8 luglio, Grillo il 25 dello stesso mese…un po’ con le sue Parole- Blog, si sconsacrano i confini con esiti e mete forse diverse ma comunque un solletico particolarmente fastidioso, per alcuni forse una buona opportunità per saggiare la capacità del sollazzo. Quanto da Genova al Giappone nel punto G si sono rafforzati con raffinata perversione il potere e l’oscurantismo, l’ignoranza e la mancanza di informazione? Già, vivere in piacere la vita, quella che una volta veniva definita “sacra” e mai diventò libera magari anche pagana, danzata alla luce della Luna e del Sole*.
se vuoi sorbirtelo per intero lo trovi a questo link:
http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Lettere&op=esteso&id=4682
Ti sono grata e mi piacerebbe rileggerti nuovamente.
Ciao Gaetano a presto.
Doriana
Bellissima testimonianza, complimenti. Ora l’ho letta una sola volta, ma poi ci torno sopra con calma.
Cara Doriana, ho letto il tuo interessante articolo su Arcoiris (molti anni fa, quando abitavo a Padova, ho assistito ad uno spettacolo, molto bello ed emozionante, d’una band, tutta al femminile, che si chiamava proprio Arcoiris, e suonava musica del Sud America. C’è qualche attinenza?). E poi, poco fa, vagando su internet, ho letto una tua intervista del 2005 dove parlavi anche dell’associazione “Donne in nero”. Qualche anno fa ho conosciuto e intervistato la scrittrice palestinese Suad Amiry, e presentato con alcuni amici qui in Toscana il suo primo libro, “Sharon e mia suocera”, in anteprima europea. Ho poi saputo che Suad ha collaborato (o collabora ancora) con “Donne in nero”.
Un abbraccio,
Gaetano
Cercando di darti una risposta Renato, ho trovato dapprima che Arcoiris (www.arcoiris.tv) è una televisione accessibile gratuitamente da Internet e scriveono riportando Fellini “Non voglio dimostrare niente, voglio mostrare”.
Poi trascrivo anche questa spiegazione di una ditta…”Arcoiris significa arcobaleno in greco e questo nome fu scelto nel 2004 dai 6 soci fondatori. Tutti noi soci siamo impegnati a vario titolo nel settore delle produzioni o trasformazioni di prodotti da agricoltura biodinamica o biologica ormai da molti anni. La quasi totalità di noi coltiva bio e ha acquisito esperienze nel settore da decenni”. Mi sembrano entrambe buone pratiche di semina e raccolto…In quanto a pratiche, la tua vita è senza meno più intensa e da tempo della mia. Ho letto il godevolissimo libro di Suad, non la conosco, cosi come invece conosco bene Luisa Morgantini. Mi sono impegnata molto a Roma e poi nella Tuscia dove creai un piccolo gruppo di donne straniere e locali nelle Donne in Nero, con le quali ancora oggi intrattengo relazioni di stima e amicizia, senza più però condividere (da fine 2005 hai scritto bene) alcuni, a mio avviso, fondamentali incontri contro la guerra. Il loro impegno è volto sopratutto nei confronti della Palestina. Da alcuni anni ritengo che la guerra ce l’abbiamo in casa e dovremmo creare dei ponti con chi ci è molto vicino anche senza andare lontano e altri inopportuni e “amichevoli” buttarli giù, guadando se vuoi…Sono una rompiballe hai capito, vero?
Ti abbraccio davvero anche io, dannato pc…
Doriana
La foto del post non è opera mia ma di qualcuna ben più tecnicamente e artisticamente preparata di me, che a mala pena conosco solo la tecnica dell’inserimento commenti. Chi ringraziare ? Non so forse Mapi, Fernirosso,,,
grazie
faccio solo una stupida considerazione, chissà perchè quasi tutti quelli che facevano i comunisti poi sono finiti a lavorare in banca
compreso mio cugino eh
Ne ho conosciuti molti che sono entrati in banca comunisti e ne sono usciti,molto presto, per diventare grandi firme del giornalismo o della finanza economica.
Per quanto mi riguarda, non mi sono mai definita tale, preferisco essere definita libertaria, che è un po’ diverso.
Un’obiettivo difficile da praticare e che non prevede iscrizioni o tessere.
sai doriana, allora a noi neodiplomati disoccupati e figli di operai vedere i compagni comunisti lavorare in banca ci faceva un certo senso, insomma un certo nonsochè. oh ma bastava fare una domandina e avere il paparino con un bel conto in banca
ciao a.
no, non ho collaborato alla ricerca dell’immagine:forse Alessandra o Rina o Sandra o anche Antonella, che ultimamente è diventata un’artista nel dipingere e impostare la pagina madre. Ciao Doriana,f
Cara Antonella credevo di essere stata nel testo fin troppo esplicativa nell’excursus della mia vita, a quanto pare non basta e non mi spiace narrare di me e dei miei ex colleghi.
Veniamo agli “avi”, i nonni paterni. Uno toscano credo unico nel suo genere, si trasferì a Roma nel 33 per fare il portiere e tale rimase fino a quando andò in pensione, ed ebbe un figlio, mio padre, che fece dopo i vari “lavoretti”, intervellati dalla guerra e un po’ di resistenza come partigiano, l’impiegato in una società mineraria. L’altro profugo dalla Libia, dove erano già da generazioni come mia nonna, l’impiegato al ministero della Guerra, diventato poi del Tesoro, ebbero una figlia, mia madre che studiò e si diplomò in pianoforte. Da quando avevo quindici anni ho lavorato, facendo di tutto, tranne battere la strada, e scrivevo. Non c’era un liceo nel quartiere dove abitavo e allora mio padre cominciò a farmi peregrinare tre scuole appresso a lui e in quartieri molto diversi da dove risiedevo, alti. Mi abituai a cavarmela con la parola. Intanto lavoravo, poi mi iscrissi a Lettere e facevo l’assicuratrice, l’insegnante di ginnastica, l’impiegata in una ditta, la commessa, la baby sitter, le comparsate e gli interventi in radio, le ripetizioni, la tappabuchi per le amiche…e leggevo e scrivevo, avevo un sogno, quello della giornalista…un cugino di un’amica (sempre c’è un cugino…) mi invitò ad entrare in Paese Sera alla cronaca, senza una lira ma entravo…nello stesso giorno, fui chiamata alla Comit, c’era un’infornata di donne e mio padre aveva chiesto ad un suo amico ritrovato, se mai potessi entrare anche se era l’ultima cosa che poteva desiderare quella di vedermi impiegata come lui, che voleva ben altro avere fatto nella vita. Andò così che preferii le 120.000 lire più favolose supermensilità di allora, alle 60.000 che guadagnavo come commessa da un anno da Accossano, articoli per uffici. Ero certa che me ne sarei andata presto, ci rimasi 31 anni e non sputo davvero in quel piatto. La mia migliore amica con cui divisi l’ufficio nel primo anno aveva la madre, una comunista, nell’unica fabbrica romana che ricordo del tempo a cottimo: la Fatme . Mi insegnò l’umiltà e il prendere quello che di buono la vita mi offriva, in cambio mi chiese dei libri da leggere. Il primo che le passai fu “Cioccolata a colazione”. E’ morta a 40 anni, di tumore. Non so quale rancore animi la tua polemica sui bancari. Da quando sono andata via, mi è stata offerta una rubrica di cultura e posta per l’Anpec, quasi 4.000 iscritti pensionati ed esodati Comit. Dovrei farti leggere certe storie, certe pagine di vita. L’ultima è quella di Anna, che spero mi permetterà a breve di pubblicarla. Non vorrei tediare ancora chi mi legge…
Doriana
cara doriana non nutro nessun rancore nei confronti degli impiegati di banca, figurati che mia figlia e mio genero ci lavorano entrambi. non mi riferivo a te, non ti conosco, mi riferivo invece alle persone che ho conosciuto, “figli di papà” che facevano i comunisti in base alla seguente formula matematicopolitico: sinistra sta ad intellettuale come destra sta ad ignoranza. insomma faceva più figo fare il comunista
poi posto in banca, questo riguardo i piccoli. i grandi invece hanno lo iot (yacht) e vestono solo cascimir (cashmere) ciao antonella
e poi se proprio devo dirla tutta mi girano le palle che i comunisti qualunque cosa diciate ci mettete in mezzo Gesù Cristo, ehi ma avete proprio una fissa?! ma che vi importa di Gesù Cristo? io non sono musulmana ma quando scrivo non è che ogni due e tre ci metto Maometto nel mezzo come il prezzemolo.
forse anche cristo ci penserebbe su, su cosa vuol dire vivere inchiodati alla croce del salario da dover rispendere tutto, fino all’ultima lira, per riempirsi la pancia e rivendersi di nuovo. E se poi ci aggiungi tutto il resto, perchè anche i condannati hanno il giro d’aria, allora anche cristo avrebbe voglia di una vacanza e di tante altre scemenze che ti fanno dimenticare che dopo le ferie ritorni lo stesso schiavo di prima,anzi lo sei già anche stando in ferie, perchè questo è il sistema dei quaranta denari e il giuda lo fai da solo contro te stesso che ti ritrovi sempre più povero cristo impiccato a quel giuda che ti vorrebbe morto per fare qualche cosa fuori posto,magari una rapina in banca, per non venderti fino all’ultimo che crepi,magari di tumore e la vita…la vita non ce n’è più da spendere in parole.
Ma cosa ti succede Antonella? Io rispondo ad una poesia “religiosa” che tu hai messo nel sito e chiedi quì, dove io affronto la religiosità e la religione e ricicci con i comunisti, quale ribadisco io non mi sono mai definita ma così animati almeno teoricamente a quel Gesù che tu ami e ti prende lo stress che qualcuna di noi discuta di laicismo magari nella vita collettiva o nello scrivere ? Sono stata cresciuta sulla vita dei santi e delle martiri nostrane, non di Maometto, e non ho nessuna ambizione di diventare tale. Mi è sufficente quanto ammannito dal lunedì alla domenica, feriali e feste incluse. Ci faccio i conti e me li fanno, laddove sembra “indecoroso” e impossibile nelle loro Casse. Amen, vado a dormire che è meglio, sperando di sognare angeli sotto le spoglie del Serpente…
Ho letto da poco un testo pieno di luce tagliente come ossidiana, riguardo allo straconsunto termine “Libertà”:
“Libertà dal conosciuto” di J.Krishnamurti. Vi assicuro che non ha niente a che fare con “L’india facile” da anni propagandata quì in occidente.Credo che il pensiero espresso dal sopramenzionato autore sia oramai imprescindibile, e spazzi via la presunzione di tutto ciò che tenti di “educare”e “indottrinare”
l’uomo da 10.000 anni a questa parte.
Lo propongo a lei, Doriana, sempre che non lo conosca già.
Con simpatia, Antonio.
Caro Antonio, che bello ricordare (etimo: portare ancora nel cuore) Krishnamurti! Che bel risveglio! Grazie,
Gaetano
Devo dire che ho letto e riletto questo tuo pezzo, Doriana. Mi consentirai qualche appunto che parte tuttavia da una premessa importante. Io non ho fatto il 68, così posso solo descrivere ciò che culturalmente viene fuori da quella rivolta culturale. Non l’ho fatto il 68 dicevo e così la differenza tra me e te sta proprio nella qualità della testimonianza. Non sono entrata in banca e non ho capito la relazione con l’usura del risparmio, non ho mai maneggiato tanti soldi in effetti. Per me non c’è lavoro, non c’è riscontro, non c’è riconoscimento. C’è solo tirare la carretta e alla metà del mese trovarsi con due soldi bucati e la frustrazione di non potersi comprare tutti i libri che si vorrebbero (mica 20 paia di scarpe a punta eh!) e poi ascoltare tanti bei discorsi da radical-chic sulla lotta e sulla contro-lotta. Ma ci si crede veramente, Doriana? C’è solo precarietà, affettiva economica e culturale, io rilevo. E molta angoscia, profonda. Non ho mai visto i capelloni che si amano nell’erba (così poetici) che ho inserito a corredo del tuo post. Insomma non ne so nulla a riguardo. So invece quello che il 68 ha riverberato nella mia generazione; quelle lotte e quella sete di giustizia contro l’arroganza del potere; quelle fabbriche e quel Gramsci che forse ieri qualcuno leggeva più di oggi e che tutti, nessuno escluso, hanno festeggiato nel settantesimo anno della morte. Ecco tutte queste cose non sono state “ereditate” purtroppo, cara Doriana. Ce la siamo zappate (o almeno chi ha voluto l’ha fatto), come si suol dire. Non è che faccio a te una colpa, ci mancherebbe altro. Ognuno di noi è certamente preso nel suo -ci contraddistinto. Tuttavia il signoraggio e il padronato e le roccaforti universitarie e partitiche (e sindacali proseguirei) si sono ben ingrassate, oggi più di ieri. O no? E di chi si sono ingrassate secondo te? Ci sono lobby oggi più di ieri, e sono quelle che sono uscite fuori da una specie di rinuncia e di indifferenza al mondo che ha reso le persone imbecilli.
Chi sono quegli operai che provano orrore per la sinistra e per discorsi di questo tipo? Sono dei dementi? Io non credo. Chi sono questi operai, figli di quelli che scendevano in piazza, di quel popolo di cui tu parli? Hanno subito una lobotomia? E se si, chi gliel’ha inflitta questa lobotomia? O crediamo che siano tutti presi dalla TV, dai cellulari e che sono mezzi analfabeti…ma non scherziamo! Allora per evitare secondo me di fare sempre discorsi a senso unico da intellighenzia (e te lo dice una che purtroppo spesso li fa, esattamente dalla tua stessa parte) cerchiamo di capire perchè quell’afflato critico è andato perduto. Cosa è stato l’errore di tanta dimenticanza? Tu me lo sai spiegare, Doriana? Forse che si continua a parlare di ricordi, con rammarico? Forse perché si continua a fare di tutta un’erba un fascio, ma un Fascio vero (storico e fisico) senza conoscerne le fondamenta? Allora io dico questo: possibile che si prosegua a chiamare le cose con nomi diversi da quelli che sono? Che non ci sia la capacità di dirimere? Possibile che non si senta mai da nessuno dire: ho sbagliato in qualcosa, abbiamo sbagliato, perché non parlo e non parliamo più con la gente (forse) e perché quei nostri figli non sanno nulla della nostra storia, come se volessimo tenerla gelosamente tutta per noi; perché quasi quasi non me ne frega un beneamato piffero di quello che succede al mio vicino di casa e perché mi parlo addosso e l’Altro non lo calcolo proprio, tanto c’ho lo stipendio (o la pensione) e il culo al coperto (ogni mese eh, nessuno escluso). Possibile che nessuno abbia il coraggio di dire che se milioni di persone hanno pianto davanti alla morte di Wojtyla (di un uomo) ci sia un sentimento di pietas che a certa sinistra è mancato (e manca tutto’oggi)? C’è sempre un senso di imbarazzo a parlare di quella pietas. Perché? Cosa c’entra il Padre(Legge)Punitore con la pietas? Cosa? Possibile che di questo bistrattato cristianesimo se ne debba fare solo un vessillo da tenere alto o una bandiera partitica da bruciare? Non esistono persone? Non esiste un senso interno, interiore? Cosa c’entra la religione con il potere temporale? Cosa c’entrano Cristo e le manovre politiche? Ecco, quelli della mia generazione non capiscono la re(l)azione. E, non capendola, sorridono (amaramente) e passano.
Penso,carissima Alessandra,che purtroppo sia molto più facile avere un leader, un capo, ma non il proprio capo-testa-cervello-mente-cuore-pancia:se stessi,ciascuno per sé,con cui fare i conti e non domani, ma oggi, giorno dopo giorno, con il coraggio di riconoscere in sè stessi le proprie velleità (chiamo così tutti i desideri:ne faccio un fascio fresco d’erbe dei desideri) coltivate sulle proprie paure, con il fertilizzante delle paure degli altri (?) che ne hanno fatto un commercio (non guardo le fazioni:politiche o religiose,le intendo fazioni e faziosità in ogni caso).Gestire la propria libertà da tutto questo, in primis dalle paure di non arrivare a fine mese (tu credi che personalmente non ne abbia? la mutevolezza della vita è ciò che considero il fondamento e la precarietà è da parecchio che la pratico anche se sono di ruolo(ma ruolo in che cosa? avere un lavoro non mette al riparo da alcunchè),dalle voglie che comunque nascono, dalla vita attorno al buco di usura esercitato dai propri piedi, di piccola misura poi, e senza l’appoggio nemmeno di un tutore come capita con le piante,né un esercizio affettivo da parte di nessuno e ancora decidere di andare avanti,contro la mortalità dell’essere umani in questo mondo di cose morte,ecco questo è difficile che venga amato e che si faccia religione di ciascuno. Meglio avere degli ideali da perseguire e con i quali,magari, perseguitare altri che sono fuori dal tuo obiettivo,meglio avere un capo che ti dica cosa ripetere in salmi e addomestichi la bestia che re-sta nel re-cinto come cosa su cui lucrare.Ecco, il 68 non è un tempo felice, è un tempo dannato che da quegli anni continua a imperversare ma che di buono ha aperto la via per mostrare di cosa è capace l’uomo,senza nasconderlo.OGGI SI VEDE molto più chiaro ciò che un tempo veniva inchiostrato da una chiosa di silenzio assoluto,oggi ci sono spaccati da cui guardare e guardarsi (perchè la lezione non è scritta sui libri ma dentro l’a-tomo dell’uomoe tutta la spettacolarizzazione degli eventi che dovrebbero essere intimi e profondi si alla(r)ga in stadi di calcio che non servono all’ossatura che ci sostiene) riconoscendo che non c’è qui e là:c’e sempre lo stesso specch’io,senza frattura di discontinuità.Se si continua a vedere l’ambiguità,la dualità allora non ci si vede ancora.Questo è ciò che leggo.ferni
Carissima Alessandra aspettavo un’intervento come il tuo, giovane e amaro. Chi come me gode di una pensione si accolla oltre la croce che non manca mai, anche il senso di colpa di aver scelto all’epoca non la libera professione ma lo stipendio garantito. La vita mi è passata in un soffio, il ‘68 lo conservo come carica vitale, il potere alla fantasia e cerco, ho cercato una misura per testimoniarlo, per capire e far capire come tante e tanti di noi, anche quelli come me a migliaia, lo hanno vissuto con l’arte, quella che ci regalavano sulle spiagge come a Castel Porziano, a villa Pamphili dove non pagavi i concerti, gli Oscar Mondadori a 350 lire, i filetti di baccalà e un supplì al sabato a via dei giubbonari, il viaggio come meta infinita, zaino in spalla e il mondo da conoscere…Da un amore nato al liceo, sono nati due figli, una ha 23 anni e l’altro tra poco 27…precari che di più non si può, in un continuo lavoro all’estero e rientro, di tutto e per fortuna col sorriso, magari amaro come il tuo.
Per la morte del Papa, furono milioni ad accorrere, i caduti sul lavoro oggi non te li conto dall’inizio dell’anno. La fabbrica delle beatificazioni non ha tregua sulla Terra.
Violenza e aggressività regnano con la Pace dei potenti, quali sono diventati anche e sopratutto gli amministratori delle Banche, quelle che grattano interessi a quelle come te, come tanti che si vedono costretti ad aprire un conto e assommano debiti, che non sono mai rimessi a nessuno, mutui per avere una casa che concedono oggi assai malvolentieri, tranne se alle spalle hai un genitore garantito…appuntamenti mondiali che affermano l’onnipetenza delle armi, morti che verranno, clima pesante…per sedare quest’ansia di smarrimento, basta guardare le cifre degli antidepressivi che sono assunti, le droghe, i corpi sfruttati per sesso, i bisogni indotti e ritenuti indispensabili, l’abboffo di cibo e lauti pasti, che seguono all’inizio e alla fine delle “stagioni” del Dialogo. Mi dirai niente di nuovo per te e cosa più di confortante che la pietas per sè stessi e il vicino, per sconfiggere la paura del domani…Ti rispondo allora con oggi, e non con il mio passato. Oggi io denuncio, avverto l’orrore che mi raccontavano da bambina: le purghe, la repressione, l’omologazione a chi parlava da un balcone, il silenzio complice, la tortura, le deportazioni, la privazione degli affetti, i ghetti… Mi dicevo che mai sarebbe potuto accadermi, si sarebbe ripetuto, io lavoravo, amavo…si ripete la Storia, non quella dei testi scolastici ma quella delle persone. Cominciare a dirla e manifestarla, a farla emergere e ascoltare ed entrare in contatto davvero, toccandoci, non ci può far male, anche con la poesia, con la musica con l’arte che tutti noi possediamo, anche quella che pensiamo persa.
La porta non l’ho aperta, l’ho spalancata da un pezzo. Mi fanno timore i muri, le chiusure, le misure di sicurezza inventate giorno per giorno, forse sarà una lotta senza nessuna pari opportunità, beh il ‘68, mi ha insegnato il valore del bene comune, quello da dividere e non da tenere gelosamente segreto.
Un bacio
Doriana
pasteggiavo anch’io, doriana, con l’eucarestia, qualche anno dopo di te….ed il mio 77 lo ricordo bene, e gli anni a venire che mi hanno plasmata così come sono.
hai il dono di raccontarti e di raccontare la storia, e non posso che ritrovarmi con te in questi anni di precarietà atroce. troppi mostri affollano le strade, e non sono incubi che scompaiono dopo una notte agitata.
ti abbraccio, antonia p.
cara Antonia, a volte ricordo certi sogni, chiamiamoli incubi, forse almeno di notte mi preparo al giorno, ad affrontarlo e di notte mi lascio andare anche ai sogni, quelli che non chiamiamo incubi. Poco importa se non si ricorda questa attività onirica, la facciamo tutti, sembra che anche gli animali sognino, magari di non avere più padroni ma di convivere tra loro secondo regole antichissime e a volte in grosso movimento, fino a far sparire certe razze e certe differenze.
Dipende quali sogni si mettano in pratica.Grazie Antonia per aver sentito…e a Ferni, con la stessa lunghezza d’onda.
Grazie ad Alessandra, che pur non avendone visti mai (di caplli lunghi o di amanti su un prato?) ha scelto da sola un’immagine che mi è cara, molto. Che si può ripetere in tutte le fasi della vita: sostare su un prato di un paese qualunque, e baciarsi e provare piacere e godimento nel toccarsi, sfiorarsi con le mani e amare e per favore, senza censure.
Con il commento sopra, concludo la mia collaborazione al sito-blog di VDBD nel quale ho partecipato, e ringrazio, con poesie e testimonianze in prosa. Chiamatele vacanze, anche se non lo sono.
Spero di non essere stata causa di “inopportuni” temi per uno spazio poetico-letterario. Il mio modo di esprimere emozioni e riflessioni è iniziato a tredici anni con la poesia che leggevo e amavo: una fonte inesauribile di conoscenza e viaggio e tale rimane, seppure in movimento. La curiosità per il mondo non mi è passata, attraversa fasi febbrili e a volte molto più serene, dipende…
Non possedendo riferimenti in rete che la mia casella postale, per chi volesse continuare una reciproca scrittura invio…un abbraccio Doriana
dorianagoracci@hotmail.it
Buona strada, “anche le parole sono nomadi”!
Doriana
mi dispiace molto che tu abbia deciso per una”vacanza” quando ,sempre qui, in questo stesso luogo, si dice che sono ammessi tutti i tipi di commenti.Trovo ogni inserimento “un commento” alla vita, a quanto ci accade dentro e intorno di cui non abbiamo altre chiavi che la nostra capacità di interpretare, spesso frodandoci da soli, dimenticandoci che NESSUNO HA LA VERITA’ né in tasca né in bocca:il meno pulito dei luoghi,sempre a mio parere.
Mi dispiace che chi risponde con dovizia di dettagli non trovi il posto per essere letto e chi invece con ostentata maleducata presa di posizione che non spiega (nessuno dei presenti in questi specifici commenti) i suoi (?) punti di vista sia quasi glorigicato e invitato. Personalmente non condivido affatto un tale modo di porsi.Questo sito non mi appartiene, sono ospite su invito, ma se, come di tanto in tanto capita, comincio a disturbare,non farò altro che salutare,ringraziare e andarmene anche io in vacanza.Saluti a tutti/e.fernanda.
ferni trovo questo commento fuori luogo e un tantino esagerato, parli di cose che chi legge non sa, così spiego io. questo è un blog letterario e non tutti i post sono adatti a un blog come il nostro. questa è la questione principale. c’è scritto sai, leggi bene sopra e sotto
viadellebelledonne
blog letterario collettivo
doriana trovo che sia sbagliato parlare di tua “collaborazione a vdbd”, in effetti non sei mai stata una vera collaboratrice, non hai mai voluto la password per pubblicare, hai chiesto di essere esclusa dalla mailing list perchè ti davano fastidio le nostre mail, la tua collaborazione consisteva di mandare a noi, così come facevi con altri cento posti, i tuoi pezzi di propaganda politica, ogni tanto ne mandavi qualcuno che ci piaceva e noi lo pubblicavamo, dunque sarebbe stato più giusto scrivere: non vi manderò più i miei pezzi. solo per fare un esempio il pezzo qui pubblicato si può trovare a questi link e in chissà quanti altri posti.
http://www.womenews.net/spip3/spip.php?article2385
http://lists.autistici.org/message/20080623.102759.7d66a87d.en.html
http://groups.google.it/group/semprecontrolaguerra/browse_thread/thread/68693b9d2a8d69b2
http://www.ildialogo.org/spazioaperto/index.htm#
http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Lettere&op=Search&target=Doriana%20Goracci&lb=30
http://grandenud.blogspot.com/2008/06/pasteggiando-con-leucarestia_23.html
http://helenavelena.com/pipermail/helena-info_helenavelena.com/2008-June/010230.html
http://www.lapillolarossa.it/e107_plugins/calendar_menu/event.php?1199314800.one
http://www.womenews.net/spip3/spip.php?article2385
Scusa Antonella ma a chi scrivi se Doriana non passa più da queste parti? Non capisco certi modi di comportarsi.Volevi trovare giustificazioni davanti a chi? L’interessata a cui dirigi le tue osservazioni non c’è da tempo ,perlomeno non scrive più nemmeno un commento agli scritti di nessuno,non sarebbe bastata una e-mail privata? E adesso non furoreggiare con me,che non parteggio per nessuno,ma che non trovo sia da praticare una simile “politica” poichè anche gestire un blog,lettarario come dici tu per etichetta, significa compiere comunque delle scelte, scelte che rientrano nella politica,del porsi in relazione con una comunità di persone con uguali diritti e doveri ma differenti culture e modi di vedere e se era personale la tua,scelta di schierarti per la difesa dei diritti di una malata terminale,penso lo sia anche quello di pensare in un certo altro modo,laico quanto il tuo alla fine poichè ogni credente è laico, a meno che non si creda cristo stesso, ma questo porterebbe a vedere in ogni altro ugualmente cristo(cosa che ci ha insegnato, per altro), anche se differente.Vuoi solo quelli che la pensano come te? Mi pare di no:lo hai dichiarato più volte e hai dato voce a chi,secondo te,ha le potenzialità per essere considerato un “fuori classe”.Non aggiungo altro.Se intendi “cacciarmi” fallo da qui, e mira bene oppura cancella il mio commento anche se non trovo gli estremi per farlo.
Speravo questa storia conclusa e invece si trascina come le reti nel mare.Buona giornata,f.
PS:quanto a ciò che compare qui non è mai un pezzo inedito,sia che si tratti di lavori miei sia che siano vostri o di quelli di cui ci si fa portavoce, e appaiono anch’essi più di una volta in questo o altro/i sit/i,vuoi che cominci a riportarne i link?Tutto, a mio modo di vedere, è pro-paganda e ciò che paga è la visibilità, e tu lo sai bene come ogni altro scriva qui dentro e/o altrove.
Bacio,ferni
A onor del vero, Ferni, le mail private e la lista si utilizzano anche per esprimere la volontà di abbandonare il blog. Cosa che l’autrice di questo post non ha fatto, lo sai bene. Antonella sta solo chiarendo pubblicamente la situazione visto che è stato utilizzato il blog in primis da parte dell’autrice per dire del suo disappunto e lasciare queste pagine.
Quindi non vedo quale sia il problema.
Qui nessuno censura nessuno, questo spero sia chiaro e trasparente e non ci sono cani rabbiosi che morsicano quelli che non la pensano come loro. Tutt’altro.
Concordo invece sull’ipotesi di chiudere qui la vicenda per la quale abbiamo discusso largamente
Un abbraccio domenicale,
Alessandra
cara ferni come fai a sapere che doriana non passa più da queste parti? io non lo so se passa o meno, però mi è venuto in mente che non avevo risposto a doriana e mi sembrava corretto farlo, l’ho fatto ora anche se con ritardo. ho risposto a un commento pubblico con un altro commento pubblico. precisavo che la situazione di doriana all’interno del blog non era di collaboratrice nel vero senso del termine ma semplicemente di persona che scrive dei pezzi quasi sempre politici e li invia in contemporanea a molti siti, fra i quali il nostro. Figurati che per poter postare a suo nome ho creato un account con il mio indirizzo e mail. quando i pezzi sono stati un po’ meno politici e un po’ più letterari si sono pubblicati, ogni tanto anche qualche poesia (che in verità non ci mancavano
– per dire che noi non censuriamo ma valutiamo, o almeno ci proviamo, altrimenti significherebbe che censuriamo tutti quelli che ci mandano pezzi e che non pubblichiamo. doriana è un vulcano, sforna un pezzo al giorno, leggi qua e fatti un’idea http://www.gennarocarotenuto.it/author/doriana-goracci
vedi?! Le faccio pure pubblicità. chiaro che un blog come il nostro non può darle lo spazio che lei richiedeva. riguardo me ho fatto una segnalazione che sentivo di fare, non ho scritto nulla per motivare la mia scelta e non ho espresso il mio pensiero perchè non volevo offendere il sentire degli altri, volevo essere asettica e fredda per non influenzare. ho copiato i termini della petizione. liberissimi di andare a firmare come liberissimi di spernacchiarmi. In passato comunque mi è capitato di inserire petizioni e segnalazioni che non mi trovavano del tutto in accordo. Ma siccome nel blog non ci sono solo io l’ho fatto. In conclusione cara ferni si dà voce a tutti ma non si può permettere che ci sia sempre e solo una voce, che si pretenda di avere voce ogni momento e ogni giorno. parlo in generale. Così come non si possono inserire sempre video, sempre poesie, sempre segnalazioni, sempre sempre… pasta asciutta, ogni giorno pasta asciutta alla fine stanca no? Questo proprio per dirla terra terra. un coro è piacevole da sentire se ci sono molte voci, alte, basse, acute, ecc. ecc. altrimenti diventa mono-tono. concordo anch’io di chiudere. baci a.