La canzone di Marinella assomiglia a Tutti mi chiaman Mario? agli esperti l’ardua sentenza.
Pubblico qui un commento che è passato inosservato ma che invece credo sia molto interessante. Pare che il motivo della Canzone di Marinella di Fabrizio De Andrè somigli in modo scandalosetto alla vecchia Tutti mi chiaman Mario ma son Marino, non solo nella musica ma anche nel nome dei protagonisti “marinella” e “marino” . Che sia solo un caso? Forse anche il grande De Andrè da bambino avrà cantato la vecchia canzonetta di mario e da adulto, senza volerlo, ne avrà ricalcato in parte la musica? Forse le due canzoni non si assomigliano per nulla e la nostra è solo un’impressione. Sarebbe interessante se potesse intervenire alla discussione qualche esperto della materia. Ne esistono? Certamente. Così speriamo che prima o poi qualcuno di loro passi da questo blog e ci tolga questa piccola spina nel fianco
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Io ne ho ancora un’altra versione, cantata ai tempi delle colonie estive dalle suore (Lavinio – RM), nei primi anni ‘70. Ero abbastanza bimbetto e ricordo solo la prima strofa:
“Tutti mi chiaman Mario, ma son Marino.
Vivo di cortesie e son sincero.
Ho combattuto a lungo sul Montenero,
per liberar la patria dalla vera schiavitù.”
Ora il motivo che accompagnava i versi era abbastanza simile, seppur non così lento, a quello de “La Canzone di Marinella” di De André (tant’è che quando conobbi quest’ultima, sempre da bambino, pensai: “O mamma, ma questo ha ricopiato ‘Tutti Mi Chiaman Mario’!”
- Che il grande De Andrè mi perdoni ed abbia pietà di me, povero peccatore!-).
Comunque, canticchiando le altre versioni sul motivetto da me conosciuto, mi rendo conto che per l’ultima riga non mi combaciano le sillabe!
Quindi mi chiedo se oltre alle varie versioni dei testi non esistano anche delle varianti sulla musica.
Ciao!
Gabriele Serrelli





Beh molte favole iniziano con una volta c’era una bella signora…e finiscono anche in maniera uguale…piuttosto proprio mi sembra due giorni fa sentivo su Rai Tre, in una trasmissione dedicata a De Andrè, che questa di Marinella, canzone richiesta “sempre” quando andava a cantare e magari d’estate c’erano quei bravi ragazzi pieni di soldi e saccenteria che gliela chiedevano,…lui non la cantava mai e passava a ben altre storielle…e i soldi li dava poi agli anarchici.
Così è se vi pare. Sapessi quanti non glielo hanno mai perdonato, Gabriele…altro che le strofe che quasi combaciano…Trova pure la musica, quella giusta per certe orecchie…
Non posso toglierti “questa spina dal fianco” Antonella, voglio solo dire che anche se fosse, nulla toglie alla bella canzone di De André che può essersi ispirato a un altro testo, creandone uno suo. Sandra
non conosco il testo della canzone “mi chiaman Mario” conosco quella di De Andrè, perchè non chiedere direttamente al figlio di Fabrizio, penso che, se suo padre si fosse ispirato, magari ci spiegherebbe anche il perchè.No?ferni
non conosco quella canzone, ho sentito il titolo e ho cercato su internet almeno un midi: niente
ma sei sicura ? hai già detto che La canzone di Marinella non ti piace. a me si, e molto. non credo, come dici tu, che sia stucchevole (non ricordo il termine preciso) o, almeno, per me non lo è. è una canzone bellissima, ma bisogna tornare indietro negli anni, Antonella, quando si andava all’università in cinquecento o in treno e si portava (io portavo) un registratore grande grande in cui c’ero io, c’era tutta la mia gioventù e quella dei miei amici (sai il Geloso, che non ne hanno mai fatto uno così buono? ) , con le canzoni di De André , di Battisti (lui ti piace, te lo leggo in faccia!), di Paoli, di Tenco ecc. Ma sono canzoni eterne , e non soltanto perchè legate alla mia/nostra giovinezza; perchè davvero belle, bellissime !
Beh, De Andrè non si è mai fatto grandi problemi a “copiare”.
Dal punto di vista testuale lui stesso afferma (in intervista) che usava mettersi alcuni libri di poesia sul tavolo e da lì partivano le idee (il metro, l’argomento, la struttura…) per una canzone. Anche per quanto riguarda la musica non ha mai avuto idee esplosive, e intelligentemente si è spesso appoggiato a musicisti più “bravi” (Piovani, Bubola, Pagani, PFM, Fossati…)
“Tutti mi chiaman Mario… ” esiste (è in un libro di Roberto Leydi, il titolo mi spiace ma non lo rammento). Trattandosi di musica popolare io non ci trovo niente di male, anche Bella ciao in origine era un canto delle mondine, e fischia il vento è un aria popolare russa.
saluti a tutti
Carlo
Scusatemi, quando scrivo una parentesi chiusa dopo un punto mi esce fuori la faccina.
risaluti
carlo
coleottero colpa di wordpress che fa le faccine in automatico. è vero che faber non si è mai fatto problemi a “copiare” – copiare fra virgolette – così come lui stesso afferma, e quest’ultima somiglianza (più nella musica che nel testo) è un’ulteriore conferma. certo ciò non toglie nulla al suo valore. a.
blumy per me è stucchevole e sdolcinata, per me una delle sue meno belle anche tornando indietro negli anni, sarà che non sono mai andata all’università e non ho mai posseduto un geloso. ciao a.
Per Antonella,
certo, ho usato “copiare” fra virgolette perchè lui “copiava” da primo della classe, mica a asino!
ciao
carlo
copiato da me paroparo
in un saggio sul drammaturgo Massinger, descrivendo appunto la tecnica da lui usata ne La terra desolata e in altre opere:
I poeti immaturi imitano; i maturi rubano; i cattivi poeti svisano ciò che prendono e i buoni lo trasformano in qualcosa di migliore o almeno diverso. Il buon poeta salda il suo furto in un complesso di sensi che è unico, interamente diverso da ciò da cui è avulso; il cattivo lo getta in qualcosa che non ha coesione. Un buon poeta prenderà di solito a prestito da autori remoti nel tempo, o diversi per lingua o interesse.
http://viadellebelledonne.wordpress.com/2008/01/21/il-plagio-la-copia-limitazione-creativa-forme-doriginalita-in-era-digitale/
Io ho recentemente visto a Torino uno spettacolo teatrale su De Andrè, in cui gli artisti prendevano le canzoni e le trasformavano, cioè, cantavano le melodie originali, ma gli arrangiamenti erano lontanissimi e a volte usati in modo da stravolgere il senso; per esempio usavano “la canzone dell’amore perduto” velocissima come se fosse un tormentone buffo (capisco che detta così sembra offensiva, ma in realtà funzionava tantissimo) .
Il commento di Antonella mi ha fatto pensare che hanno fatto un lavoro simile a quello che faceva il Mastro: hanno preso materiale poetico e ne hanno fatto cose nuove, che forse è il miglior modo per rispettare i maestri
saluti
carlo
anche io ero rimasta colpita da questo commento di gabriele servelli inserito nellla parte commenti del mio racconto intitolato appunto come la canzone di cui si parla “tutti mi chiaman mario, e son marino”, e che certo non immaginavo che avrebbe visto così tanti contributi “specifici” che sembrano in qualche modo spingere a venire a recuperare la stesura vera e originaria di questa canzone…
)
Eccola!
la traccia è effettivamente uguale a marinella tranne che nella chiusa del quarto verso
Tutti mi chiaman Mario ma son Marino
vivo con la poesia e son sincero
ho combattuto tanto al Monte Nero
Per liberar la patria di schiavitù
Un giorno di licenza la incontrai
ed era accompagnata da un tenentino
ella mi disse Mario, mi bel Marino
son fidanzata e non lo lascerò
Trassi la sciaboletta dalla cintura
ero accecato ormai dal mio furore
ella mi disse Mario, non ho paura
un colpo al cuore a terra s’accasciò
Mamma perdona me del mal che ho fatto
Era il mio primo amore che mi ha tradito
era il mio primo amore che mi ha lasciato
era il mio amore e non lo scorderò
saluti
Carlo
Io ho due domande suggeritemi dalla lettura dei post precedenti, e mi scuso in anticipo con Antonella se vado in off topic:
- perchè secondo voi De Andrè è così tanto un mito?
- quanto è legittimo nella canzone popolare il processo di “copiatura”?
Saluti
Carlo
non sei OT, mi sembrano domande molto pertinenti (e difficiline) ma alle quali così su due piedi non saprei rispondere
Non rispondo Carlo, tento di scrivere e ragionare sulle cose che hai detto.
Parto dalla fine quando seppure virgolettato parli di copiatura.
E perchè non di lettura? Copia chi vuole raggiungere un’identico risultato, riprodurre le medesime sembianze o parole. Partire da un testo, da uno spartito, da un’altra testimonianza artistica per trasporla nel proprio tempo, riadattarla con le mani e la voce, ti sembra copiatura?
E perchè poi mito? Mito rimane per chi ha bisogno di riferimenti indiscutibili, anche se la loro vita è tutta da poter mettere in discussione.Il mito nasce come il racconto favoloso agli albori della vita, quello che creò favole, dolci e terribili.
De Andrè ne ha raccontate molte suonando e cantando, e molte sono sconosciute, come tanti testi Gaber. Entrambi erano anarchici e l’anarchia forse è un mito, o piuttosto un’utopia e prevede regole di comportamento individuale. Entrambi questi cantautori ne hanno indicate alcune.
A Torino hai visto arte, un modo per sorridere incantati e pensare, che non fa male se fatto ridendo…
Quando scoprii che certi attori amati da ragazzina erano omosessuali rimasi perplessa ma poi di fatto cosa cambiava?
Il loro modo d’amare mi aveva tolto qualcosa?
Con questo scoprire la fonte d’ispirazione è una cosa appassionante, a me piace farlo con le notizie, tornare indietro, ricollegare …andare alla fonte. Un cammino molto difficile e una strada in salita. Ogni tanto si può anche sostare e rifocillarsi ad un ruscello senza capire da dove venga, sempre che qualcuno non ci abbia buttato veleni…
Doriana
Doriana,
Prima di tutto grazie per le osservazioni, alle quali mi provo a replicare punto per punto.
Parlo di mito, ovviamente con una punta di ironia, perché ho notato in rete e nei commenti dei fans un diffuso e durevole “feticismo” il quale, se non ha prodotto, ha per lo meno incentivato fenomeni tipo l’esposizione di reliquie (la “sua” chitarra) o pellegrinaggi maliziosi (“…qui andava a prostitute con Paolo Villaggio!”) o il proliferare di fondazioni, centri studi, associazioni, cover band, insomma di una “fabbrica di soldi sulle spoglie del Santo”.
Ora, io non mi sogno di buttare tutto questo nel cestino negando a priori sincerità e affetto, ma mi chiedo perché non accade, giusto per prendere un artista che citi nel tuo intervento, con Giorgio Gaber: volendo dare un’inopportuna pagella,vedrei più nella storia di quest’ultimo elementi propedeutici alla nascita di un mito (entra in TV, ci lavora senza svendersi, se ne va con eleganza e decisione, inventa il “teatro-canzone”, si evolve fino alla fine, ha grande cura della sua privacy…).
Io sono convinto che De Andrè sia così mito proprio per la sua “banalità”, per la sua “mancanza di personalità”, in ultima analisi per i suoi limiti. Prima che i suoi estimatori mi sbranino vorrei chiarire questa mia affermazione provocatoria. Quello che Fabrizio De Andrè ha prodotto (ovviamente parlo del materiale precedente a Creuza de Ma, da lì in poi è un altro discorso) secondo me è davvero Musica Popolare, nel senso che ha prodotto canzoni che prescindono da lui. Guerra di Piero, Bocca di Rosa, Via del Campo, Città Vecchia e anche Marinella sono davvero dei “traditionals”, a me sembrano infinitamente più importanti del loro autore. Che mi frega di sapere, a prescindere dal gusto filologico, chi ha composto “Son la mondina son la sfruttata” o “Viddi na crozza” o “Quel mazzolin di fiori”?
Ci sono autori anche bravissimi per i quali questo discorso non vale. Non potremmo dirlo di Paolo Conte o di Ivano Fossati o dello stesso Giorgio Gaber, giusto? Ogni loro canzone è maledettamente “loro”. Invece a me sembra che le vecchie canzoni di De Andrè vivano di vita loro, e che più si cerca di appiccicargliele addosso, più si sforzino di scappare via. Gli attori-musicisti che ho visto a Torino cantavano come un pezzo punk la ballata dell’amore cieco” e recitavano parlata su una specie di gospel Preghiera in gennaio, e funzionava tantissimo perché era materiale popolare (che se non si rinnova continuamente si secca e muore). Io ascoltandoli mi sono dimenticato di “Fabrizio De Andrè – Cantautore”, e con un po’ di presunzione con questa mia “dimenticanza” spero di fargli un bel complimento.
scusami se mi sono dilungato, saluti a te e ai partecipanti
Carlo
Siamo ad un nuovo giorno, almeno lo è per me che sono sveglia e sono le 7, 36. Diversa “fortuna” delle spoglie…
condivido ampiamente ciò che hai scritto e non voglio riaprire, anche se sarei tentata, discorsi sulla fortuna anche di certe spoglie, piuttosto che altre…
tornando agli “avanzi” musicali e penso con questo di chiudere questo interessantissimo post, lascio il testo di un altro, che fu così s-fortunato, da diventare noto malgrado la sedia a rotelle, e non ci andava leggero. Questa canzone Carlo, la dedico a te, spero tu la conosca o la possa ritrovare anche in musica…è Pierangelo Bertoli, non c’è più ma lo ritroviamo ancora…
Eppure soffia
E l’acqua si riempie di schiuma il cielo di fumi
la chimica lebbra distrugge la vita nei fiumi
uccelli che volano a stento malati di morte
il freddo interesse alla vita ha sbarrato le porte
un’isola intera ha trovato nel mare una tomba
il falso progresso ha voluto provare una bomba
poi pioggia che toglie la sete alla terra che è vita
invece le porta la morte perché è radioattiva
Eppure il vento soffia ancora
spruzza l’acqua alle navi sulla prora
e sussurra canzoni tra le foglie
bacia i fiori li bacia e non li coglie
Un giorno il denaro ha scoperto la guerra mondiale
ha dato il suo putrido segno all’istinto bestiale
ha ucciso, bruciato, distrutto in un triste rosario
e tutta la terra si è avvolta di un nero sudario
e presto la chiave nascosta di nuovi segreti
così copriranno di fango persino i pianeti
vorranno inquinare le stelle la guerra tra i soli
i crimini contro la vita li chiamano errori
Eppure il vento soffia ancora
spruzza l’acqua alle navi sulla prora
e sussurra canzoni tra le foglie
bacia i fiori li bacia e non li coglie
eppure sfiora le campagne
accarezza sui fianchi le montagne
e scompiglia le donne fra i capelli
corre a gara in volo con gli uccelli
Eppure il vento soffia ancora!!!
Tutti mi chiaman Mario è ben più lunga, la tristissima ragazza si fa proprio tutto l’esercito, ricordo che qualche tempo fa si era arrivati al generale, mi pare proprio su belledonne, ma qualcuna sosteneva che ancora mancava qualcosa…
Vedo l’elemento popolare in De André come un’enorme ricchezza che, miracolosamente, il bravo cantautore ha saputo utilizzare al massimo, in progress, e non mi pare si possa fare frattura a Creuza de mà, al lavoro sui dialetti, al recupero di strumenti tradizionali.
La collaborazione continuativa con persone eccellenti ma bisognose del suo enorme senso dell’insieme, della poesia, della musica è ancora segno dell’intelligenza artistica di De Andrè, ubriaco quanto basta e profondamente dato al racconto poetico, al dissenso, e alla perfezione, caravaggio della canzone, ci è capitato di chiamarlo.
L’enorme coerenza poetica, la continua crescita dovrebbero bastarci a vederlo come uno ed intenzionato, così come lo conosciamo in tutti i gioielli musicotestuali che ci ha proposti.
Io continuo a trovarne di nuovi, pur conoscendolo molto bene.
Tra le mie molto amate c’è Rimini, ma tutti i primi straclassici a metà e a metà misconosciuti volumi, La buona novella che ci ha voluta riproporre da sobrio, Storia di un impiegato col polBentivoglio, la bella rivisitazione di Masters sulla quale Masters avrebbe a mio vedere pianto, la Creuza : direi che davvero pochi hanno così compiutamente parlato del mondo.
Riguardo al pertinenete commento di Antonellapizzo N. 10,
vorrei aggiungere, visto l’appropriata sede, che anche la nostra Antonella Anedda ha parlato dei suoi furtarelli e dei grandi debiti rispetto agli amati autori, con molta onestà.
Certo altra cosa invece è il vero “plagio” in musica come in poesia, il copia e incolla, che non fa molto onore a chi lo pratica.Non conosco a fondo De Andrè, ma non credo sia un furbetto o peggio un cialtrone, e qualcosa di poco chiaro, visto lo scadimento attuale della musica italiana di un certo genere,gliela possiamo perdonare.Non credete?
Coleottero mi è già simpatico perchè a ragione cita un Grande come Fossati, sempre troppo sottovalutato da certa critica gazzettiera.
all’inizio De André non conosceva neppure una nota di musica. Lo ha detto diverse volte, sempre all’inizio, ma poi non più anche perché, da intelligente e geniale qual’era, si era messo a studiarla.
All’inizio De André copiava, imitava, orecchiava ( e spacciava anche per sue) musiche canzoni e note che non lo erano. L’ignoranza musicale era grande. Pochi conoscevano, ad esempio, Georges Brassens, lui si e non solo.Ma…
Condivido tutto quanto ha detto al 10 Antonella.
Si, l’anarchia è un mito, come dice Doriana.
De André ne ha fatto un bellissimo e sapiente cocktail (passatemi la parola) di quelli che sanno fare solo i veri artisti.
Però, ora, continuare a parlare di De André mi sembra troppo. Personalmente non ne posso più.
Sono intollerante, scusatemi, quando si esagera e sono intollerante delle “mode” letterarie e non.
Lo sono stata da giovane, figuratevi ora che sono vecchia.
Quindi scusatemi se ho detto la mia. Anche a sproposito.
un abbraccio a tutti
lucetta
voglio precisare che il mio commento al 10 non è mio ma l’ho copiato da un articolo sul plagio di carrino che a sua volta ha copiato da altri
brassens non lo conosceva nessuno, almeno io no, così confesso che non conoscevo spoon river originale… ma sì, come ho detto in altri luoghi più tempo passa e più mi disamoro, l’amavo tantissimo una volta
oggi ci ripensavo e più canto le due canzoni e più mi convinco che sono molto somiglianti, epperò se si considera che la fortuna di de andrè cominciò con marinella
un saluto antonella
Questo è il testo che ticordo della canzone che cantavo sempre da bambina….anche se suppongo che le eventuali dimenticanze colmate da bambina potrebbero averla storpiata…
Mi chiamo Mario, ma son Marino
vivo di poesia e son felice
ho combattutto tanto sul Montenegro
per liberar la patria dallo straniero
Avevo una ragazza che mi ha lasciato
come una rondinella di primavera
andava in barca con la bandiera
per liberar la patria dallo straniero
Il primo giorno di licenza la rincontrai
ed era accompagnata da un tenentino
e lei mi disse Mario, mio bel Marino
son fidanzata a lui, lasciarlo non potrò
Il secondo giorno di licenza la rincontrai
ed era accompagnata da un maresciallo
e lei mi disse Mario, mio bel Marino
son fidanzata a lui, lasciarlo non potrò
Il terzo giorno di licenza la rincontrai
ed era accompagnata da un capitano
e lei mi disse Mario, mio bel Marino
son fidanzata a lui, lasciarlo non potrò
Trassi al rivoltella dalla cintura
e lei mi disse “Mario non ho paura”
gridò più forte “non ho paura”
tre colpi di pistola a terra la lasciarono
Ancora giovane, un giovanotto,
in tribunale confessai tutto
Mamma perdonami del mal che ho fatto
è stato il primo amore che mi ha lasciato
è stato il primo amore che mi ha tradito
“Mario io ti perdono, viva la libertà
Mario io ti perdono, viva la libertà”
Dopo molti mesi di prigionia
andai alla tomba della ragazza
sopra la tomba c’era un biglietto
sopra il biglietto ci stava scritto
“Mario io ti perdono, viva la libertà
Mario io ti perdono, viva la libertà”
Ricantando il motivo della canzone, non mi sembra che somigli molto alla canzone di Marinella….ma si vede che il passa parola delle canzoni popolari ha modificato anche il motivo, oltre che le parole…
In effetti però anche in questa canzone si parla di una ragazza che si prostituisce con tutti i gradi dell’esercito…e l’ex fidanzato deluso la uccide.
Un salutone a tutti
Ilaria