Camminava ormai
in un deserto senza allucinazioni,
nel silenzio animale
di quella piena sua a vorticare,
e a risolversi tutta lì,
nell’umido delubro
di lievi anime bianche
sul punto pieno a frantumarsi sempre.
E come se la santità
altri disanimati culti prevedesse,
si faceva conoscitore allora
delli peccata tutti,
svenandosi nelle mille
ombre di carne,
e nell’algore di quel mondo ipogeo,
lei lì, nella specola,
dei suoi mal protesi nervi, e cappii.
E lei sapeva sola
che il dottrinale corpus intero
-e quel formulario delle rogazioni anche-
diceva dunque, e solo:
che sarebbe stato poi ciascuno
salato con il fuoco e infine,
in quella perfezione di una cruenza
finalmente esatta, e senza smancamento alcuno.
E SVENANDOSI LEI IN MILLE OMBRE
Luglio 7, 2008 di domaccia
Pubblicato in # Villa Dominica Balbinot, Poesia | Contrassegnato da tag # Villa Dominica Balbinot, Poesia, poesie | 18 Commenti
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Cara Dominica, ci troviamo curiosamente postati accanto.
Se la poesia è, o finisce con l’ essere anche una “lingua straniera” e straniante, allora non è facile dalla lettura di un singolo componimento tentare di decrittarla, specialmente poi quando si usa un linguaggio indiretto, distante dal ridursi ad un mero potenziamento dei contenuti.Ecco il mio “azzardo”:
il mondo ipogeo, oltre alla rievocazione della visita del Cristo nel regno dei morti, mi fa pensare alle caverne senza fondo del nostro mondo interiore difficilmente raggiungibile da qualsiasi forma consolatoria salvifica e risolutrice della tradizione giudaico-cristiana.Qualcosa di simile mi trasmette questa poesia, alle prime letture.
la santità e la sanità, dif-ferite tra loro per una T.Domine domi-nato e creato,intersecato tra un peccato rimosso e un altro da mondare.Lei,vergine santa che sana noi, tutti, fuor che suo figlio, dentro cui noi, tutti, inermi e non colpevoli del destino che ci calza come luoghi, de-serti spazi alloggio di locuste e paura,desiderio stellato da un firmamento di pensieri e ansie.Dentro, quell’ombra, ciascuno nella sua tomba, già dal primo giorno dentro il girone infernale,da cui nessun si toglie e da cui la fine non toglierà l’inizio d’altri uomini:un precipitato di anima e animali.
Molto complessa e inquieta questa scrittura che non concede spazi per letture canoniche, che richiede tutta l’attenzione e la tensione dell’altro,corpo e mente,dentro la parola che s’inchioda,nella croce della nostra ignorata comunione.Grazie Dominica,ferni
Camminava ormai
in un deserto senza allucinazioni,
nel silenzio animale
di quella piena sua a vorticare,
e a risolversi tutta lì,
nell’umido delubro
di lievi anime bianche
sul punto pieno a frantumarsi sempre.
Timbro forte, tagliente, quasi delirante.
Mi è piaciuta molto. Mapi
facile leggerti seguendo il ritmo fascinatore ed evocatore delle parole, difficilissimo penetrare dentro i significati: sacedotessa laica, rifletti verso di noi il tuo tormentato cammino attraverso un mondo alieno, lontano eppure stranamente familiare, forse perchè la conclusione (così io leggo, e la sento sotesa a tutto il testo) è che “sarebbe stato poi ciascuno/salato con il fuoco”…oltre i credi, le interpretazioni, le culture, la sofferenza accomuna l’umanità di ogni luogo e di sempre
ciao
marina
caro antonio, è vero, per una strana coincidenza i nostri testi appaiono accostati:-)
e circa la interpretazione da te azzardata, a me pare che fin dalla tua prima lettura di un mio testo tu, con un intuito notevole, hai già letto con estrema acutezza….eccome, eccome! per ciò ti ringrazio tanto.
un carissimo saluto, ciao.
devo dire, carissima ferni, che ogni tuo intervento mi dona qualcosa, e fa polarizzare la mia attenzione su alcuni specifici punti, che magari estrapolati o messi in evidenza addirittura possono aprire a letture-interpretazioni possibili..”un precipitato di anima e animali” ..bello..! e pure “la parola che si inchioda nella croce della nostra ignorata comunione”.. e poi..ancora altro..il tutto inquieto, naturalmente!( e grazie di notare il tono dominante!)
un abbraccio a te, grazie tante.Ciao!
grazie, carissima Mapi!
grazie per il tuo generoso apprezzamento, e anche per il “delirante”..sai. come so delirare io, ben pochi, ehh:-)( spero nell’accezione positiva, eh!)
un grosso abbraccio, e un caro saluto, ciao
grazie tantissime a te, carissima marina: grazie di quanto dici
sul ritmo “fascinatore e evocatore delle parole”( accipicchia, grazie, non è poco già questo, a dire il vero), ma grazie anche di una interpretazione esatta del significato sotteso, e ben chiaro- come fai notare- nella conclusione…. grazie di esserti soffermata, grazie del tuo intervento..e un carissimo saluto, ciao.
Una salvezza che non salva, pure nella sua potente aureolata Santità, che non ci raggiunge insomma col suo raggio tanto benedicente quanto “disanimato”( una tua parola ), fino alla “specola” che sa di realtà terrestre e immanente. Non so, forse è una mia proiezione, ma sento anche lungo tutto il componimento come un sotterraneo, carsico, “risentimento” che vuole però rimanere indiretto, vago…è possibile Dominica?
Mi piace molto la poesia, tutta.Ogni parola ha un suo”peso specifico”.
La stessa sensazione di complessità di cui gli altri hanno già scritto prima, non riesco a trovare appigli…forse un viaggio nella carne e… mi avvicino a quel senso di frantumazione delle anime.
E quella santità?
Un caro saluto “Dominica difficile”
margheritarimi
caro antonio, no, non sbagli, anzi: pur derivando il tutto da una specie di estenuazione ( che naturalmente spinge - o almeno spinge me- verso il basso) si può poi alla fine delineare un tono “risentito” forse forse da invettiva ..o non tanto forse…poi( grazie dell’annotazione sul “peso specifico” delle parole, mi piace proprio come definizione…!)
ciao…thankyou..!
io lo ammetto, e del resto l’ho sempre riconosciuto: certo non sono facilissimi i miei testi, carissima margherita, forse esigono una certa concentrazione in sovrappiù e magari delle riletture per meglio penetrarle, ma dal mio punto di vista al termine “difficile” sostituirei il termine “ostiche”, difficili da capirsi( ma qui piena libertà deve essere del resto lasciata al lettore stesso)ma contemporaneamente “dure da sopportarsi”..forse!( forse però non è vero che non hai poi trovato nessun appiglio, rassicurati..quei riferimenti che riporti possono esserlo..magari..!)
Ciao, un caro saluto.
ti giuro che ho letto e riletto tanto i tuoi versi…avrei potuto di più, se fossi, forse, meno difesa…difronte alle parole
alla prossima…
un abbraccio
margheritarimi
carissima margherita, io penso che tu non ti debba scusare di niente:-)) anzi ti vorrei ringraziare di aver lasciato un commento di avvenuta lettura, pur nella consapevolezza di averla trovata “difficile”( avresti potuto soprassedere,..o no?
grazie..seguimi..se vuoi…ehh:-))
Un viaggio così profondo, in luoghi di difficile accesso, costellati di difficili consapevolezze e intuizioni carnali e spirituali, non poteva che richiedere un linguaggio inusitato e allusivo ad altri viaggi infernali.
allora , carissima donatella, consideri in un certo senso che ci sia una perfetta aderenza tra tema ispiratore e linguaggio usato per renderlo..te ne ringrazio, lo reputo un “giudizio” positivo per questo testo..
un carissimo saluto, grazie, ciao :-))
Non mi lascia mai indifferente un tuo testo, cara Dominica.
Cosa posso ancora dire oltre al fatto che mi seduce la tua scrittura tragica e arcaica di viaggiatrice nei luoghi inferi dell’anima?
Ma non tutti coloro che possiedono un mondo interno simile al tuo possiedono anche l’arte di tradurlo in versi…
Un abbraccio
lucetta (anche infera)
e allora, carissima e attenta e generosa Lucetta, mi puoi leggere più profondamente, visto che anche tu ti definisci “infera”, che noi certo intendiamo nell’accezione più esatta di ciò che riguarda il sotterraneo, lo sprofondo, ciò che attiene all’anima, e anche dunque al senso e alla visione della morte, non solo nostra ma del genere umano nel suo complesso…te ne ringrazio tanto, di avermi “giudicata” capace in qualche maniera di riuscire a dare forma a un tale mondo interiore così complesso e gravido di movimenti non del tutto lineari..d’altra parte davvero è una specie di fortuna potere dare forma( naturalmente poi ognuno lo fa a suo modo e secondo la propria personale visione)a ciò che da un certo punto di vista è preda del caos …!
un bacione,e grosso…e tante grazie..( i tuoi interventi, le tue parole mi “piacciono”…e anche il riconoscimento del mio impianto “tragico”!)